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Gondes Opinione inserita da Gondes    28 Agosto, 2013
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GRAZIE AMERICANI!

Conoscevo già quest’autore e non ho avuto nessun dubbio ad acquistare anche questo suo nuovo lavoro. La sua particolarità è quella di scrivere romanzi-documentario, che trattano avvenimenti che hanno segnato la seconda guerra mondiale. Per far questo si avvale di una meticolosa ricerca di testimonianze dirette e di documenti dell’epoca, per poi romanzarli ed ottenere un interessante finestra sugli avvenimenti storici, senza però darne mai una propria interpretazione di carattere nazionalista o politico.

“Il Libertatore” è l’incredibile e vera storia di un ragazzo americano di nome Felix Sparks. Arruolatosi quasi per mancanza di alternativa, nel famoso corpo dei “Thunderbird”. Riesce in poco tempo, grazie alle sua abilità e competenze sul campo, a diventare tenente colonnello. La sue promozioni viaggiano di pari passo con la difficile avanzata delle forze alleate in Europa. Già a partire dal suo “battesimo del fuoco”, avvenuto con lo sbarco sulle coste della Sicilia, capisce che la vita per lui sarà un’ incubo. Giorno dopo giorno vedrà morire a pochi centimetri da a lui i propri compagni, chiedendosi spesso per quale motivo il destino non avesse scelto lui. Il ricordo della moglie e la voglia di vedere il figlio, che la moglie aveva in grembo al momento della sua partenza per l’Europa, saranno le uniche cose che lo terranno in vita e gli daranno la forza di continuare. Il resoconto delle giornate di guerra rendono questo libro un vero diario di guerra, capace di fare provare sensazioni molto forti e nello stesso tempo rivalutare il sacrificio di decine di migliaia di ragazzi americani che hanno perso la vita per la nostra libertà.
Anche dopo la sanguinosa liberazione dell’Italia, con la difficile battaglia di Anzio, le forze americane e quindi il protagonista Feliz Sparks, hanno dovuto purtroppo proseguire nella loro avanzata verso la Germania nazista.

Particolarmente toccante il racconto dell’arrivo dei primi militari americani al campo di concentramento di Dachau.
Nessun soldato, pur avendo combattuto un guerra dura e spietata, era preparato alla visione di una situazione del genere. Lo stesso Felix Sparks non sapeva esattamente cosa fosse un campo di concentramento e racconta in modo vero le propria sensazioni nel vedere tale orrore. Il libro termina finalmente con la caduta del regime nazista e con il suicidio di Hitler, ma nei militari americani non c’è solo gioia per essere sopravvissuti, ma anche tanta tristezza per aver vissuto mesi o anni di morte ed odio.

Il destino così benevolo durante la guerra per Felix Sparks, gli ha però riservato un brutto episodio negli ultimi anni della sua vita, accanendosi contro la sua famiglia. Morì per malattia nel 2012, in età avanzata.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    14 Agosto, 2013
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LA LOGGIA NERA DEI VEGGENTI

Questo è il secondo libro che leggo di questo autore e anche in questa occasione sono rimasto soddisfatto della mia scelta. Non lo riterrei un thriller come invece riportato in copertina perché credo appartenga più al genere avventura. Questa volta Fabio Delizzos si è ispirato alla ormai accertata notizia secondo la quale il Terzo Reich teneva molto in considerazione l’aspetto sopranaturale, affidandosi molte volte hai consigli di qualche veggente per prendere le loro decisioni.
La trama si sviluppa in maniera molto fantasiosa attorno ad un giro spie e contro spie alla ricerca di una ipotetica arma in mano ai tedeschi, capace di cambiare il corso della guerra, che ormai sta sfuggendo di mano ad Hitler. Gli scienziati tedeschi sono ormai prossimi alla consegna di questa super arma (potrebbe anche essere interpretata come la bomba atomica), ma ancora mancano gli ultimi "tocchi finali". Per far questo le famose SS tedesche sono alla ricerca di sensitivi che possano federe nel futuro prossimo e capire se l’arma produrrà i risultati sperati. Fra questi ispiranti sensitivi verrà infiltrato un spia italiana che dovrà carpire i segreti nazisti ed agevolare le sorte della guerra in favore degli alleati.
Ritengo questo scrittore particolarmente bravo a prendere come punto fermo della sue storie avvenimenti o elementi facilmente riconducibili alla realtà e conglobarli in una storia fantasiosa ma sempre ancorata ad un qualcosa di tangibile. In questo modo le sue storie, hanno sempre quella gusta dose di magia, dove la fantasia può viaggiare e abbandonarsi ad una bella avventura all’insegna dell’azione.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    05 Agosto, 2013
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JOYLAND

Quello che sto per affermare potrà risultare strano, ma questo romanzo mi ha ricordato tanto “Marina” di Zafon. Ho trovato JOYLAND molto particolare con un delle atmosfere diverse da quelle che ci ha abituato l’ultimo Stephen King. Sinceramente se mi avessero fatto leggere questo romanzo senza avermi rivelato il nome dell’autore non avrei sicuramente indovinato il vero artefice. Mi viene quasi da pensare che ci sia lo zampino di qualche bravo co-autore del “Clan King”.

A parte questa precisazione che mi sentivo il dovere di condividere, nel segno della massima trasparenza, vorrei sottolineare che il romanzo gode di una atmosfera magica dall’inizio alla fine; non tanto per la presenza di un ipotetico fantasma, ma più cha altro per il favoloso parco giochi di JOYLAND; ormai datato, ma ancora molto apprezzato dai più piccoli. Mi è sembrato quasi di ritornare indietro nel tempo, quando ancora bambino andavo al Luna-Park con i miei genitori. Tutto mi appariva stupendo e non avevo abbastanza occhi per guardare le moltitudine di luci, stordito dalle grida di divertimento delle varie attrazioni che arrivano da ogni parte. Visti oggi questi vecchi Luna-Park sembrano ridicoli; eppure qualche tempo fà erano per noi il massimooooo!

Questa stupenda sensazione mi ha portato a leggere questo romanzo con molto trasporto ed anche con un pizzico di emozione per il rapporto che si instaura fra il protagonista e il bambino, divenuto dopo poche pagine il fulcro del libro, facendo dimenticare il fantasma e tutto il resto.
Pur essendo un romanzo ispirato al magico, con un risvolto tinto di giallo, il messaggio che mi ha lasciato è comunque quello di vivere la propria vita al massimo delle proprie possibilità; non importa la durata ma l’intensità con cui si vive la propria vita

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Gondes Opinione inserita da Gondes    31 Luglio, 2013
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IL MIO NOME E' NESSUNO

Se l’Ulisse di Valerio Massimo Manfredi fosse esistito ai giorni nostri, forse qualcuno lo avrebbe proposto per il Nobel per la pace. Da questo romanzo traspare infatti un Ulisse particolarmente propenso al dialogo piuttosto che allo scontro e alla guerra; come dire che l’intelligenza e l’astuzia a volte possono prevalere anche sulla forza di qualche eroe mitologico tanto caro ad Omero.
Adoro i romanzi ispirati ad opere conosciute già in ambito scolastico, perché riguardano personaggi e situazioni che sono diventati parte della nostra vita e forse lo saranno ancora per le generazioni future. Anche se si conosce già l’epilogo o lo sviluppo di alcune vicende, è sempre interessante poterle rileggere, magari con una visione completamente diversa.

Manfredi in questo è un vero maestro, è riuscito ha sfruttare un opera molto conosciuta, e a farla diventare sua, caratterizzandola con il suo stile. Mi ha convinto molto anche il racconto in prima persona con la voce narrante dello stesso Ulisse, con la sensazione di essere dentro i suoi pensieri e di vedere il mondo con i suoi occhi.
Tutti gli eroi di questo romanzo mi sono sembrati forse meno epici di come le ricordavo, ma più umani e terreni. Forse questa può essere la nuova chiave di lettura cha ha voluto proporci Manfredi.

Il racconto scorre molto velocemente senza mai perdere di tono, ma rimane chiaramente sospeso in quanto ci sarà un secondo volume che andrà a concludere questa bella interpretazione prima dell’Ileade e poi dell’Odissea.

P.S – Per gli amanti del genere, ma in particolar modo del personaggio Ulisse, suggerisco una stupenda trilogia, scritta dallo scomparso scrittore inglese David Gemmell; forse poco conosciuta ma di alto valore.

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Avventura
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    29 Luglio, 2013
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IL TERZO SEGRETO

E’ stato molto interessante leggere questo libro a pochi mesi dall’elezione del nuovo Pontefice Francesco. Il romanzo descrive infatti in modo molto dettagliato e documentato il protocollo seguito per l’elezione del nuovo Papa.

Possono sembrare procedure inutili e anacronistiche, ma meritano il dovuto rispetto in quanto hanno resistito, con alcune modifiche, per più di 2.000 anni. Se siete curiosi ed interessati di scoprire cosa si cela dietro la famosa “fumata bianca”, ed entrare nel vivo delle possibili strategie per arrivare alla definitiva elezione del Papa, questo è il libro che fa per voi.
Grazie a questo romanzo è possibile anche approfondire alcuni fra i misteri più “chiaccherati” della chiesa cattolica e cioè il TERZO SEGRETO (da qui il titolo del libro) di Fatima e le apparizione della Vergine Maria a Medjugorje.

Questo romanzo ha tutti gli ingredienti per sviluppare una bella spy-story in versione religiosa; piena di azione e mistero. Alcune interpretazione sono giustamente frutto della fantasia dell’autore, ma altre sono riconducibili ad avvenimenti realmente accaduti per cui sono stati solamente romanzate ed adattati al libro.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    23 Luglio, 2013
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LA PRIGIONIERA DEL SILENZIO

In questo romanzo Valeria Montaldi ci accompagna in una storia dove le donne ancora una volta si devono arrendere al volere altrui, senza poter decidere della propria vita.

Le due protagoniste di questo libro, Giulia Bondimier e Nicoletta, sono di estrazione sociale completamente diversa, ma entrambe devono sottostare al volere degli uomini, ritenuti nel medioevo nettamente superiori al genere femminile. Tutto questo per colpa dell’influenza della chiesa, che in quel periodo storico aveva un valore predominante.

Sia Giulia che Nicoletta, entrambe rimaste gravide, una per amore e l’altra per una violenza, dovranno separarsi dai loro bambini per evitare lo scandalo a cui sarebbero andate incontro se avessero fatto una scelta diversa. La loro vita e quella dei loro figli si intreccerà in maniera sorprendente ed imprevedibile. Pur rimanendo nei canoni classici del romanzo storico, la storia è stata bene costruita a discapito forse dell’aspetto puramente storico. Questo romanzo beneficia comunque di quel valore aggiunto che si chiama Valeria Montaldi; veramente un ottima interprete ad imbastire storie credibili ma anche appassionanti.

L’unica nota negativa è secondo il mio parete la copertina, che non fa onore al libro, in quanto abbastanza insignificante e poco incisiva, incapace di “catturare” nuovi lettori, che non conoscono questa bravissima autrice.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    17 Luglio, 2013
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LA TERRA DEL SACERDOTE

Un romanzo molto intenso che scava nel profondo dell’anima. Il passato molto spesso non si può cancellare semplicemente scappando o cambiando vita. Forse è solo l’illusione di voltare pagina che spinge Agapino a lasciare la veste sacerdotale e ritornare in Italia, nel suo paese di origine in Molise da “spretato”. Purtroppo per lui il passato pesa come un macigno ed un giorno busserà di nuovo alla porta della sua coscienza. Sarà sempre etichettato come “il sacerdote”, anche quando si sposa e si dedicherà alla coltivazione di un terreno povero e arido come il suo cuore. Ma un giorno troverà all’interno del suo podere una donna straniera che ha appena data alla luce un figlio senza vita. La donna sta scappando da una coppia di anziani che la tenevano prigioniera in una cascina poco distante. “Il sacerdote” soccorre la donna, non però per prestagli soccorso ed aiutarla, ma perché capisce che potrebbe diventare la sua fonte di guadagno. La povera sventurata è infatti utilizzata dalla malavita come “fattrice di bambini”, da dare in adozione a famiglie che non possono avere figli o peggio destinati alla compra-vendita di organi. Il sacerdote diventerà quindi il nuovo carceriere della donna, e scoprirà quanto questo business può essere redditizio. Non ha però fatto i conti con la propria coscienza e soprattutto con il suo passato quando ancora era prete.

La storia ha come sfondo gli Appennini molisani, terra fatta di semplicità ed isolamento. Semplici ed essenziali sono anche i dialoghi presenti in questo romanzo, dove l’uso di espressioni dialettali danno la giusta dimensione alla storia raccontata. Oserei dire che senza questa particolarità, che inizialmente può causare qualche difficoltà di comprensione, non sarebbe lo stesso ottimo romanzo. Le persone raccontate in questo libro non hanno bisogno di parlare con parole forbite, si capiscono con gli occhi e con lo sguardo, perché è la loro cultura che glielo impone.
Un ottimo romanzo, essenziale, ma profondo che affronta tempi che fanno riflette e allo stesso tempo indignare.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    13 Luglio, 2013
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IL SIGNORE DEGLI ORFANI

E’ incredibile come ancora oggi, possa esistere un paese come la Corea del Nord, con una qualità della vita come quella descritta in questo libro. Di questo paese non sappiamo quasi nulla, se non qualche veloce notizia data da qualche notiziario, che riguarda spesso qualche affronto militare ai danni dei paesi confinanti. Grazie a questo sorprendente testimonianza si ha finalmente la possibilità di sapere qualcosa di più, dal punto di vista della quotidianità e del loro stile di vita. Molte cose sono talmente assurde che è difficile credere che ancora oggi con l’avvento di internet e di altri mezzi di comunicazione, un popolo venga tenuta in un tale isolamento.

Il romanzo narra la storia di un comune cittadino nord coreano costretto a subire, come purtroppo milioni di altre persone, un regime totalitario che controlla ogni cosa, compresa la mente delle persone. Assegnato a lavori umili, riuscirà con caparbia ad entrare gradualmente in contatto con il leader supremo della dittatura nord Coreana, il così detto “Caro Leader”. Pak Jun Do, questo è il suo nome, sarà bravo a sfruttare le assurdità ed incongruenze di questo regime, per arrivare quasi al vertice dello stato, fino a sfidare con la propria intelligenza la carica più alta del paese.

Ho trovato questo romanzo molto interessante dal punto di vista dell’argomento trattato, ma non l’ho apprezzato altrettanto per lo stile di scrittura, trovandolo in alcuni momenti un po’ macchinoso nei dialoghi e nella situazioni. Mi sarei aspettato, visto i premi che ha vinto, una fluidità ed efficacia maggiore. Diverse pagine mi sono sembrate ininfluenti sulla dinamica della storia e hanno finito per appesantire il romanzo.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    02 Luglio, 2013
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UNA BELLA SCOPERTA

Una bella scoperta questo giovane autore Luca Filippi!. Un romanzo noir-storico ben fatto, che non ha nulla da invidiare a titoli ed autori più blasonati.

Il lettore per entrare nel vivo non ha bisogno di abituarsi al metodo di scrittura dell’autore, perché scritto con uno schema semplice, ma allo stesso tempo ingegnoso, senza bisogno di fare sforzi di memoria per ricordare situazioni o personaggi incontrati nelle pagine precedenti. Tutto risulta ben calibrato e dosato, compresi gli approfondimenti storici, di tutto rilievo, che fanno da contorno a questo romanzo. Mi è sembra che questo autore abbia le idee molto chiare, muovendosi con notevole destrezza, sia dal punto di vista lessicale che della progettazione della trama.

La concretezza di questo romanzo è da attribuire anche all’ottima riuscita del personaggio principale, Tiberio di Castro, uno speziale in esilio a Gorizia, che diventa, già dalle prime pagine, il fulcro attorno al quale ruota tutta la vicenda.
Mi viene da pensare che l’autore quando ha ideato questo personaggio, si sia ispirato a se stesso, con un salto temporale però di 500 anni, visto che anche lui è un medico.

Tiberio di Castro è un medico tuttofare del 1503, che grazie alla sua scienza, dovrà capire il motivo e specialmente trovare il responsabile di alcuni omicidi avvenuti nel castello di Gorizia. Al genere noir si aggiunge strada facendo, anche una bella parte avventurosa che danno dinamicità alla storia e rendono il libro veramente piacevole. Anche la location è molto varia ed interessante spaziando da Gorizia a Venezia, passando per Capodistria.
Sicuramente dopo questa prima scoperta, mi metterò sulle tracce anche degli altri due titoli, perché sono sicuro che non mi deluderanno.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    24 Giugno, 2013
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COSTANTINO IL GRANDE

Ho iniziato questo libro con il massimo delle aspettative, contento che finalmente qualcuno si era accorto che era arrivato il momento di trattare anche il grande imperatore romano Costantino; lasciando per un momento da parte i soliti Giulio Cesare, Augusto e Vespasiano.
Purtroppo le mie grandi aspettative non sono state del tutto soddisfatte; non perché sia un brutto libro, ma sinceramente pecca in qualche aspetto. Ho avuto la sensazione che l’autore abbia voluto condensare troppe cose in un unico volume, facendolo assomigliare ad un vecchio libro di storia, con una serie di eventi cronologici, senza un interpretazione personale su qualche vicenda storica. Manca in pratica la parte più propriamente romanzata, che avrebbe dato più risalto al romanzo, lasciando magari qualche avvenimento meno importante più a margine. Questo correttivo avrebbe forse giovato al libro, rendendolo più fruibile ad un pubblico più vasto. Il libro riesce a dare il meglio di se nella parte conclusiva, quando finalmente Costantino prende il potere tutto per se, e diventa il primo vero imperatore romano ad “adottare” la religione cristiana. Solo con quest’ultima parte del romanzo si poteva sviluppare una serie interminabile di episodi ed aneddoti e darli in pasto agli appassionati di romanzi storici. Comunque bravo per l'idea e il lavoro di ricostruzione,veramente maniacale.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    16 Giugno, 2013
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UNA STORIA INCREDIBILE

Una storia talmente incredibile, che sarebbe stata impossibile inventarla. Questo è quel tipo di libro, che per la delicatezza dell’argomento trattato, bisogna essere particolarmente ispirati per poterlo affrontare con lo stato d’animo giusto.
Ho trovato questa testimonianza molto particolare, quasi inverosimile ma tremendamente documentata con riscontri storici.
La storia ha inizio nel 1995, quando Alex Kurzem, dopo 50 anni decide di chiedere aiuto al figlio Mark per scoprire il suo vero nome e le sue origini.
Il figlio rimane chiaramente allibito da questa rivelazione tenuta segreta a tutta la famiglia e cerca di aiutare il padre alla ricerca delle proprie origini. I pochi ricordi del padre però sono legati alla memoria di quando aveva solamente 5-9 anni, periodo in cui era stato “adottato” come mascot da un squadrone della morte filo nazista in Lettonia. La cosa sconvolgente è il fatto che pochi sanno che in realtà questo bambino è di origini ebraiche, e il caso ha voluto che venisse preso come icona per la propaganda nazista, dipinto come un piccolo e valoroso soldato di pura razza ariana. Il bambino dovrà mantenere questo segreto, ma dovrà fare i conti con la propria coscienza essendo spettatore di uccisioni di massa proprio ad opera del suo popolo.
Partendo da due sole parole, che il padre ricorda molto chiaramente, come “KOIDANOV e PANOK”, apparentemente senza nessun significato, Mark dovrà dare un nome e una identità a suo padre.
Ho trovato questo viaggio nel passato molto interessante, ma anche avventuroso per la serie di circostanze che hanno comportato questa ricerca. Quello che invece forse manca al libro è un pizzico in più di emotività e coinvolgimento; dovuto probabilmente allo stile di narrazione molto giornalistico come se fosse descritto come una lista di avvenimenti fine a se stessi. La stessa storia, raccontata da uno scrittore di professionista, sarebbe stata a dir poco sconvolgente e strappalacrime. Devo però ammettere che una “lacrimuccia” mi è scappata lo stesso!

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Avventura
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    09 Giugno, 2013
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LA PREDESTINATA

Leggere questo secondo capitolo della trilogia di Simon Toyne, senza aver letto il precedente titolo “SANTUCS”, è decisamente difficile. Molti passaggi, specialmente nella parte iniziale, danno per scontato che si conosca qualche retroscena del precedente romanzo.
Confermo la notevole capacità di scrittura di questo autore inglese, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, dotato sicuramente di un tecnica sopraffina nel tenere il lettore incollato alle pagine.
La trama purtroppo non è certo delle più originali, risultando abbastanza scontata, ma riesce ugualmente ad incuriosire, grazie anche al buon ritmo e cambi di situazioni. Come per il primo romanzo, anche in questo caso, il finale è da accettare per come ci viene proposto senza farsi troppe domande o critiche. Della serie; il mondo viene salvato grazie all’intervento di qualche eroe,che a pochi minuti dalla fine salva l’intera umanità dal disastro.
Detta così sempre molto superficiale, ma per gli amanti del genere non conta se il finale è plausibile o meno, conta solamente se l’autore è riuscito a trasmettere ai suoi lettori l’intensità dell’azione, e la voglia di avventura.
Sotto questo aspetto Simon Toyne è un ottimo interprete.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    01 Giugno, 2013
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ADAMO

Scrivo questa recensione “a caldo”, dopo aver finito di leggere questo libro da pochi minuti. Sono ancora preso dal finale a dir poco sconvolgente. Metterei un bel bollino rosso “vietato ai minori di 14 anni”, perché molto forte e suggestionabile. Consiglio a chi volesse leggerlo di non affrontare la parte conclusiva prima di andare a letto, perché potreste avere una notte piena di incubi; ammesso che riuscireste a prendere sonno.
E’ uno di quei thriller che sono scritti in modo diretto senza troppi ricami o pagine aggiunte per far numero. Già dopo il primo capito si entra subito nel vivo della storia, che appare ben congeniata e ricca di ritmo, alla ricerca del killer che uccide una donna ad ogni novilunio, senza però usare nessuna arma o violenza fisica. Parallelamente alla storia principale viene raccontato in modo molto coinvolgente, la vicenda di due fratellini rapiti in tenera età e mai più ritrovati. Tutto questa parte è presentata all’interno del libro con un'altra veste grafica, come se fosse un reportage di una rivista di cronaca, e contribuisce alla riuscita del libro.

Le ricerca di questo assassino, che uccide le sue vittime facendole ammalare di meningite, dopo averle rapite per alcuni giorni, risultano subito difficile, in quanto attendo a lasciare solo gli indizi che vuole far ritrovare agli investigatori. Sembra quasi impossibile scoprire la vera identità del killer, fino a quando un giorno l’agente del FBI, Daniel Clark, riesce a vedere finalmente il volto del serial-killer che sta cercando ormai da mesi e mesi. Purtroppo a causa della perdita di memoria, dovuta ad un shock, avuto durante la colluttazione per salvare una probabile vittima, non ricorderà il volto dell’assassino e dovrà ricominciare tutto da capo. Questa volta però la sua mente ha registrato da qualche parte il volto di questa persona, ma dovrà trovare il modo per far affiorare questi ricordi.

Mentre gran parte del libro si ispira ad uno schema narrativo legato ai canoni classici del thriller-poliziesco, fatto di indagini sul campo e analisi di laboratorio, la parte conclusiva è invece più strettamente sul genere paranormale-religioso, a cui questo autore è molto legato. Devo dire che in genere non amo cambiamenti di rotta repentini, ma in questa occasione mi è sembrato molto azzeccato, in quanto la dinamicità della storia lo permette.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    25 Mag, 2013
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Una garanzia

Lee Child è ormai una garanzia; riesce anche questa volta a far rivivere il suo personaggio Jack Reacher in una avventura senza mezzi termini. Anche se ormai molto sfruttato questo eroe moderno riesce ugualmente ad entusiasmare con il suo carattere brusco, imprevedibile e decisamente poco diplomatico. Forse piace perché molti vedono in lui quello che vorrebbero essere; non dipendere da nulla e da nessuno e dire sempre quello che passa per la testa. Troppo bello per essere possibile!

In questa avventura Reacher si troverà coinvolto suo malgrado, in una situazione di sottomissione di un intero paese nei confronti di una famiglia del luogo. Da una semplice e presunta lite fra marito e moglie, scoprirà casualmente segreti sepolti da anni, che verranno a galla tra omertà e paura. Solo lui riuscirà a porre fine a questa situazione che dura ormai da troppo tempo.

Particolarmente avvincente scoprire solo nelle pagine finali quali fossero questi segreti, dopo aver avuto la sensazione che si trattasse di tutt’altra cosa. Bravo Lee Child a mischiare avventura e mistero fino all’ultima pagina.

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Romanzi
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    21 Mag, 2013
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IL SOLE CI VERRA' A CERCARE

Se noi ci dimentichiamo del mondo, il mondo si dimenticherà di noi?
Questo è il concetto che ha ispirato la neo scrittrice statunitense ma di origini rumene Ramona Ausubel.
Il racconto non è altro che una lettera che una mamma scrive alla sua bambina a pochi giorni dalla sua nascita, per raccontargli con quanta fatica è riuscita a sopravvivere alle prove che la vita gli ha riservato.
Siamo nel 1939, allo scoppio della seconda Guerra Mondiale; l’Europa si sta preparando ad una catastrofe di proporzione colossali.
In un piccolo e sperduto paesino, fra la Romania e l’Ucraina, una decina di famiglie ebraiche vivono la loro umile vita. Le giornate scorrono da decenni sempre allo stesso modo, in una sorta di equilibrio perfetto per tutta la comunità.
Iniziano però ad arrivare, anche in questo villaggio, le voci di “un uomo con i baffi squadrati che vuole rifare il mondo”. Tutti però sperano che la cosa non li riguarderà, pur essendo consapevoli di essere anche loro di religione ebraica.

Tutto sembra andare per il meglio, fino a quando un giorno vedono un aereo da combattimento passare proprio sul loro piccolo villaggio e dirigersi poco distante. Le detonazioni in lontananza, e l’arrivo dopo qualche ora di rottami trasportati dal fiume, fanno capire che le cose potrebbero presto cambiare anche per loro. Il fiume, per loro sempre sinonimo di vita, porta questa volta rottami e distruzione, ma anche una donna sopravvissuta al bombardamento.
Nel giro di poco questa donna diventerà il loro punto di riferimento e la loro ancora di speranza, portando cambiamenti di vita per tutta la comunità.

Da questo momento il romanzo si spoglia di quel senso di “realistica normalità” per vestire i panni di una favola, raccontata con molta naturalezza, come se gli eventi narrati fossero del tutto normali.
La sconosciuta diventa la custode dei loro sogni, a cui ogni cittadino si rivolge nei momenti difficili, una sorta di intermediario fra loro e Dio. Decidono innanzitutto di mettere tutte le risorse in comune ed abbandonare le comodità, iniziano una nuova vita fatta di cose semplici ed essenziali. Stringono un patto di fratellanza, tanto da scambiarsi anche qualche componente familiare, per dimostrare ancor di più la loro determinazione al cambiamento. Chi non ha avuto figli potrà diventare finalmente genitore, prendendo un figlio da un altra famiglia o addirittura approfittarne per cambiare moglie o marito.
Naturalmente vengono bandite tutte le cose “moderne” coma la radio e soprattutto interrotto ogni contatto con il mondo circostante. Insomma rimanere isolati dal mondo è secondo loro l’unica ancora di salvezza per evitare il baratro. Le cose sembrano funzionare fino a quando……
Mi fermo qui!; perché non voglio rivelare altro per non rovinare il gusto di questa lettura, particolarmente profonda ed intensa che sfiora argomenti che meritano un approfondimento ed una riflessione sincera.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    15 Mag, 2013
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SPERO NON SIA TUTTO QUI

Se il buon giorno si vede dal mattino, non oso pensare al proseguo della famosa saga “La torre nera”. A parte le battute, spero che gli altri romanzi siamo decisamente migliori di questo che ho appena letto.
Purtroppo non ho ritrovato lo Stephen King che conoscevo; lui stesso nella prefazione, spiega come ha dovuto sistemare questo primo romanzo, in quanto scritto quando ancora era molto giovane ed inesperto. Sembra quasi si voglia scusare per quello che ha combinato!

Ho trovato la storia coinvolgente solo in alcuni momenti. Spesso ho perso il senso della narrazione, smarrendomi anch’io nel deserto descritto nel libro. Mi sarei aspettato un romanzo più avvincente, con qualche colpo di scena; invece la storia scorre abbastanza piatta verso la ricerca dell’uomo nero, senza ben specificare il fine. L’aspettativa per l’obbiettivo finale, il ritrovamento della Torre Nera, non è secondo il mio parere ben motivato ed alimentato da una narrazione molto spesso spenta e disordinata.

Spero che leggendo già il secondo libro possa cambiare la mia opinione, non su questo scrittore, comunque fra i miei preferiti, ma sulla saga della “La Torre Nera”, visto il successo che ha ottenuto in tutti questi anni.
Voto 3 sulla fiducia.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    11 Mag, 2013
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LA PORTA DEL PARADISO PASSANDO DALL'INFERNO

Alfredo Colitto ha dimostrato con questo libro una maturità e sicurezza notevole. Ha avuto il coraggio di abbandonare uno dei suoi personaggi più amati, come Mondino de Liuzzi, per dedicarsi coraggiosamente ad un nuovo progetto, con lo stile che lo contraddistingue.
Anche in questo romanzo, ho riscontrato la sua solita attenzione maniacale nella collocazione storica della vicenda, in questo caso particolarmente difficile, per il turbolento periodo in cui è ambientata.
La narrazione non manca certo di scorrevolezza, grazie anche a parti molto avventurose che danno vigore alla storia. Anche se a volte lo sviluppo della trama è abbastanza intuibile e prevedibile, riesce sempre a incollare il lettore alle pagine per arrivare il più velocemente possibile al finale per scoprire le sorti del protagonista di questo romanzo.

Ho apprezzato molto la scelta del finale, che non presagisce una naturale proseguo in futuri libri. Molti scrittori, si fanno prendere un pò troppo dall’aspetto commerciale, confezionando “opere a puntate”, che però possono infastidire alcuni lettori. Ciò non toglie che probabilmente vedremo altre avventure di Leone Baiamonte, visto che questo scrittore riesce a far appassionare i propri lettori ai suoi personaggi già dal primo romanzo. Io sono uno di quelli!!

Purtroppo non sono riuscito a comprendere bene il senso del titolo:”LA PORTA DEL PARADISO”, perché mi è sembrata più una PORTA PER L’INFERNO!; visto le disgrazie che succedono al giovane protagonista Leone.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    05 Mag, 2013
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IL DOTTORE DELLA MORTE

Con questo libro ho ritrovato il Glenn Cooper che avevo conosciuto ed apprezzato con il suo primo di libro. Evidentemente la morte affascina questo autore a tal punto da dedicargli quasi tutti i suoi libri.

Questa volta non siamo di fronte alla possibilità di conoscere il giorno esatto della nostra morte, ma sapere cosa ci aspetta nei primissimi istanti dal nostro decesso. Il romanzo gioca proprio su quest’aspetto che da sempre ha interessato ed affascinato ogni popolo ed ogni religione.
Anche in questa occasione Glenn Cooper ha saputo orchestrare una bella storia di fantasia riuscendo a mantenerla nel binario “impossibile, ma non troppo”.
Per far questo, ha sfruttato la nostra inclinazione nell’accettare le più svariate scoperte nel campo della ricerca scientifica, da cui ogni giorno siamo bombardati. Ormai non ci stupiamo più, visto i grandi passi che la scienza sta facendo. Quindi se un ricercatore, di nome Alex Weller, riuscisse a sintetizzare una sostanza presente nel nostro cervello a pochi secondi dalla morte, e ci raccontasse che finalmente possiamo provare la stessa sensazione che prova una persona al momento del “trapasso”, saremo stupiti? Forse no. E’ per questo motivo che questo libro è da apprezzare, ma sempre da accettare con le dovute attenuanti.
Il romanzo si tinge di giallo quando il protagonista, per poter portare avanti questi studi, a dir poco sconvolgenti, dovrà diventare uno scaltro omicida per procurarsi “la materia prima” di cui ha bisogno. Un scaltro poliziotto dovrà cercare di incastrare con prove certe questo “dottore della morte”, prima che l’umanità impazzisca, facendo uso di questa sostanza, diventata per molti una droga vera e propria.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    20 Aprile, 2013
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QUELLI CHE ERAVAMO, QUELLI CHE SIAMO

Per capire chi siamo è bene ricordarsi chi eravamo. Questo libro descrive in maniera molto chiara quali erano le strategie per arrivare al potere già all’epoca degli antichi Romani. Un ragnatela sotterranea di accordi e tradimenti per poter prevalere sull’avversario, senza tenere minimamente conto delle capacità dell’individuo. Leggendo questo libro, ambientato nel 53 d.c, mi è sembrato di assistere agli stessi giochetti dei politici di oggi, per accaparrarsi qualche poltrona importante. Con l’unica differenza che all’epoca scorreva molto più sangue, ma molto meno diplomazia e finto buonismo di oggi.
Una spy-story in tunica romana, scritta molto bene con un linguaggio scorrevole, anche se qualche passaggio può risultare un pò macchinoso. Questo non per demerito dell’autore, ma per la doverosa attinenza ai fatti, narrati dagli storici del tempo. All’interno della storia non manca però un buona dose di avventura e movimento, descrivendo un Vespasiano molto determinato ed intelligente.
Un buon libro che ho letto con piacere aggiungendo qualche tassello alla mia conoscenza della cultura dell’antica Roma, che sempre mi affascina.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    07 Aprile, 2013
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IL BUOIO ADDOSSO

Dopo aver letto “il senso dell’elefante” avevo molte aspettative per questo romanzo, ma purtroppo sono rimasto molto deluso.
Non sono riuscito ad entrare in sintonia con questa storia che mi è sembra, in particolar modo nella seconda parte, priva di carattere. La noia mi ha più volte preso in occasione dei dialoghi fra “la zoppa” e “il matto”, trovandoli anche molto macchinosi e privi di senso.
Anche la scelta di ambientare una storia in un paese senza nome (chiamato dall’autore semplicemente “R.”), in una località non definita, non è stata secondo il mio modesto parere un scelta azzeccata. E’ come se questa storia fosse staccata da tutto il resto, senza riuscire a darle un collocazione culturale e geografica. D’accordo che il messaggio che si vuole trasmettere con questo libro è quello di porre l’attenzione sulla difficile convivenza del “diverso” con l’apparentemente normale, ma non credo che questo esperimento letterario sia stato molto efficace e gradito a tutti.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    31 Marzo, 2013
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IL TEMPIO DELLA LUCE

Attirato dalla copertina ho acquistato questo libro basandomi solamente sulle sensazioni positive che ho avuto dal momento in cui ha catturato la mia attenzione. Già dalle prime pagine ho avuto la sensazione che il mio “acquisto al buio” fosse stato azzeccato. E’ incredibile come una scrittrice al suo primo romanzo possa riuscire a centrare in pieno sia la struttura della storia, che la fluidità della scrittura. Non si tratta infatti di un romanzo semplice da scrivere perché la parte storica deve essere collegata in maniera credibile e scorrevole alla parte più di fantasia. Daniela Piazza è riuscita, in maniera quasi perfetta, ha creare un storia incentrata sulla costruzione del Duomo di Milano, impreziosendola con una componente mistica-religiosa. Per certi versi mi è sembrato di leggere una libro scritto a due mani da Valeria Montaldi, per quanto riguarda la parte della ricostruzione storica, e da Giulio Leoni per la parte meno razionale e misteriosa. Anche gli stessi personaggi presenti nel libro entrano subito nelle grazie del lettore perché presentati e descritti in una maniera coinvolgente, dando ad ognuno un proprio ruolo ben definito. Aspetto con curiosità il secondo romanzo di questa brava autrice per poterla aggiungere definitivamente alla mia “lista dei preferiti”.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    22 Marzo, 2013
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L'OMBRA DELLA VERITA'

Mi aspettavo un libro molto più coinvolgente, visto il grande successo di questa scrittrice americana. Ho invece dovuto attendere qualche centinaia di pagine prima di appassionarmi a questo thriller. Credo che sia dovuto al fatto che la storia con cui si apre il libro, e cioè il brutale omicidio di un prostituta di Atlanta, non sia stata poi subito sviluppata.
L’autrice ha utilizzato gran parte delle prime 250 pagine, per fare un salto temporale, raccontando la vita di John, un giovane ragazzo rinchiuso da 19 anni all’interno di un carcere di massima sicurezza, lasciando troppo in standby la vicenda iniziale.
E’ chiaro che in seguito questo avvenimento verrà collegato con l’omicidio iniziale, ma quello che non mi ha convinto è il fatto che per lungo tempo non viene più menzionato il nome del detective protagonista di questo e di altri due titoli; Will Trent. Tant’è vero che quanto finalmente è riapparso il suo nome, ho dovuto fare mente locale per ricordare chi fosse. Trascorsa questa difficile fase la storia prende vigore, diventando un thriller carino senza però eccedere in nessun aspetto. Detto ciò, proverò comunque a cimentarmi con un altro titolo di questa autrice, per valutarne meglio il suo schema narrativo

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Gondes Opinione inserita da Gondes    09 Marzo, 2013
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LA CATTEDRALE DELL'ANTICRISTO

Leggendo la trama di questo libro, ho avuto la sensazione che si trattasse di uno dei tanti thriller-storico-religiosi; ed é per questo che ho sempre rimandato la sua lettura. Devo invece ammettere che mi sbagliavo. L’ho trovato decisamente interessante sia dal punto dello scorrimento e organizzazione della trama, ma soprattutto per i contenuti storico-sociali.

Nella mia personale classifica ritengo molto importante che un libro stimoli il lettore ad approfondire alcune tematiche trattare al suo interno; come mi è successo con questo romanzo.

Fabio Delizzos è stato molto abile nel far entrare in una storia di fantasia, un personaggio reale come il famoso filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Questa riuscita “fusione” è riuscita a dare spessore e credibilità al romanzo. Il pensiero filosofico di Nietzsche farà da sfondo, in maniera più o meno travisata, all’inizio dell’antisemitismo e alla convinzione della superiorità della razza ariana. “La cattedrale dell’anticristo”, pur facendo parte della categoria thriller-storico, riesce a toccare temi che ci faranno capire come già alla fine dell’800 si iniziava a porre le basi alla pazzia del nazismo di Hitler, sfociato nella seconda guerra mondiale con le conseguenza che tutti purtroppo conosciamo.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    02 Marzo, 2013
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LA VIA DI FUGA

Personalmente non sono un grande amante del genere fantasy, ma ogni tanto mi fa piacere differenziare le mie letture con qualcosa di diverso ed è per questo che non mi sono lasciato sfuggire questo secondo romanzo di James Dasher. Ero rimasto particolarmente colpito dal suo precedente lavoro e ho trovato entusiasmante e divertente riprendere l’avvincente storia dei “radunari”.

Li avevo lasciati speranzosi che il peggio fosse ormai passato e li ho ritrovati consapevoli che la loro sfida non era purtroppo ancora finita. Finalmente hanno compreso che la loro difficile situazione non è altro che una sorta di test per studiare le reazioni comportamentali dei partecipanti.

Mentre nel primo romanzo le vicende si svolgevano in un luogo apparentemente limitato, come una radura attorniata da un labirinto, questa volta i poveri ragazzi dovranno attraversare un vasto ed insidioso territorio “bruciato dal sole”, per poter arrivare alla sperata meta di salvezza. Molti passaggi, di questa lunga attraversata, mi hanno ricordato il mitico film di molti anni fa “fuga da New York”, dove piccole bande imperversavano in una città priva di regole e sicurezza.

A chiunque decida di leggere questo libro consiglio di iniziare decisamente dal primo titolo (IL LABIRINTO), diversamente sarebbe difficile orientarsi e collegare certi aspetti, dati per scontato dall’autore. E’ comunque facilmente intuibile che facendo parte di un trilogia la storia proseguirà e terminerà con il prossimo romanzo; peculiarità abbastanza comune in questo genere.
Come per il primo titolo, anche questo secondo romanzo può soddisfare tutti coloro che cercano avventura e ritmo, ma anche chi non gradisce letture troppo fuori dagli schemi. Direi che si tratta di un fantasy con le giuste proporzioni di normalità. Aspetterò con trepidazione il finale, perché non saprei proprio immaginare come si potrà risolvere questa storia !

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Gondes Opinione inserita da Gondes    24 Febbraio, 2013
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LA BIBLIOTECA DELL'ANATOMISTA

Definirei questo libro come un thriller “che cuoce a fuoco lento”. La forza di questo romanzo è proprio quella della pazienza. La storia è impostata su tre diverse situazioni; una più storica, ambientata nella Norvegia del 1500, mentre le altre due ai giorni nostri, ma in due differenti paesi; Stati Uniti e Norvegia.

Prima di arrivare al collegamento di tutte queste situazioni bisogna dare il tempo all’autore di districare la trama per poter mettere tutti i tasselli al posto giusto.
Questi continui salti temporali potrebbero essere per alcuni lettori un problema, mentre per altri un valore aggiunto, capace di dare vivacità al romanzo. Personalmente l’ho considerato positivamente, anche perché in questo modo non viene proposto un unico protagonista già dalle prime pagine come succede in molti altri libri, ma una serie di figure, tutte molto diverse ed interessanti.

La descrizioni delle scene del crimine sono molto crude e raccapriccianti. Sarà con un’ intuizione, a dir poco fortunosa, a collegare due orribili omicidi accaduti a qualche migliaio di chilometri di distanza. Forse quest’aspetto è la cosa che l’autore poteva curare maggiormente, optando per una soluzione più ricercata. Forse anche i veri investigatori usano “Google” nelle loro indagini !!

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Gondes Opinione inserita da Gondes    09 Febbraio, 2013
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Vercingetorige

Finalmente un romanzo storico sui romani visto però con gli occhi degli avversari. Una ricostruzione approfondita della vita del grande re gallico Vercingetorige.
In questo avvincente romanzo viene raccontata la grande sete di conquista di Giulio Cesare, non tanto per aggiungere nuovi territori al già vasto impero, ma piuttosto per depredare le ingenti ricchezze delle popolazioni galliche. Proprio per questo motivo dopo pochissime pagine viene quasi spontaneo schierarsi dalle parte dei Galli, proprio come nel famoso cartone animato “Asterix”.
La Gallia diventa quindi la vittima sacrificale per arrivare al poter e al controllo del senato di Roma da parte di Giulio Cesare. Un progetto che avrà però un grosso prezzo di sangue da ambo le parti.
La figura di Vercingetorige diventa predominante su quella di Cesare man mano che la storia prende forma e fotografa una Gallia profondamente divisa in tribù, incapace per questo di contrastare l’avanzata romana. Soltanto uno straordinario personaggio come Vercingetorige ha saputo risvegliare nei Galli quel sentimento di unione e fratellanza per ottenere un obbiettivo comune; la possibile sconfitta di Cesare. La Gallia grazie a lui inizierà ad essere un nazione vera e propria.
Il libro raggiunge la sua massima intensità nella battaglia finale dove Cesare assedierà la città di Alesia per cercare di sconfiggere quello che fu uno dei suoi migliori alleati, ma anche uno dei più tenaci avversari che abbia mai dovuto affrontare.
Absedium è un ottimo approfondimento per conoscere la storia della conquista della Gallia, romanzato in maniera avvincente e sostenuto da un buon ritmo anche nelle descrizioni di scontri e battaglie.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    27 Gennaio, 2013
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PET SEMATERY

Questa volta ho voluto rileggere lo stesso libro 25 anni dopo, con la voglia di capire quali diverse sensazioni mi trasmetteva. Indubbiamente maturando si colgono quelle sfumature che a 17 anni non si notano perché la vita ha giustamente una prospettiva diversa. E’ per questo motivo che da semplice romanzo horror, Pet Sematery mi si è trasformato in un libro profondo che prende spunto dal sopranaturale per approfondire il tema della morte. Un argomento che da sempre ha affascinato l’uomo, basti pensare al sito neolitico di Stonehenge o alle piramidi egizie o a tutte le religioni, per capire l’importanza del passaggio dalla vita alla morte.
Pet sematery prende spunto proprio da un antico e misterioso sito di sepoltura indiano capace di restituire nuovamente la vita ad una persona o animale morto. Purtroppo il prezzo per questa “resurrezione” potrebbe essere molto alto o addirittura insostenibile. Ma la disperazione per la morte di una persona o di un animale molto caro potrebbe portare alla decisione di rischiare questa possibilità. Un strumento però molto pericoloso che l’amore per la persona defunta potrebbe trasformare in un’arma a doppio taglio.
La storia proposta da Stephan King pur essendo una storia di fantasia è sostenuta da tematiche di un certo spessore, che fanno accettare anche qualche risvolto macabro, facilmente “digeribile” anche per palati più sensibili.

P.S – Per sfatare la copertina, ho letto questo libro, con la mia gattina Paffy, appisolata sulle gambe, sperando però che non fosse come Church, il gatto protagonista della storia.
Provate anche voi se avete coraggio!!!

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    20 Gennaio, 2013
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IL PONTILE SIL LAGO

Finalmente un thriller con un sapore d’altri tempi. Qui non serve la scientifica per analizzare il Dna o scoprire qualche impronta lasciata sulla scena del delitto. Non ci sono diavolerie elettroniche come telecamere a circuito chiuso che hanno ripreso l’assassino mentre si avvicinava furtivo alla casa del povero professore, morto sul pontile.
Occorre solamente l’intuito e l’esperienza del vicecommissario Enea Zottìa, che da Milano viene chiamato da un amico ad Orta, un paesino del novarese affacciato sul lago omonimo, per aiutare l’inesperto investigatore della zona.

La tecnica utilizzata dall’autore mi ricorda alcune atmosfere nei libri di Agatha Christie. La scena del delitto e la schiera dei possibili responsabili, sono molto circoscritte e quindi facilmente determinabili.

Leggendolo ho avuto la sensazione di avere in mano poche banconote apparentemente autentiche, ma che in realtà una di essere fosse sicuramente falsa. Inizi a guardarle ed analizzarle attentamente per capire quale siamo i particolari che non ti convincono. Non riesci a capire qual’é quella “marcia”, ma sai che c’è; devi solo guardarle con più attenzione. Poi all’improvviso, quanto meno te lo aspetti, noti il particolare che ti fa aprire gli occhi e ti rende quella banconota diversa da tutte le altre!

Anche il finale l’ho trovato familiare alla “Regina del giallo”, dove tutti i possibili indiziati si trovavano nella stessa stanza e attendono con trepidazione che il vicecommissario pronunci il nome del sospettato. Tutti sanno che nessuno di loro ha un alibi per il giorno della morte del professore, ma neppure un movente evidente. Quindi è tutto ancora avvolto nel mistero più profondo. A questo punto l’autore ha dato il meglio di sè, rendendo questo momento particolarmente avvincente, dando sfogo ad una tecnica molto interessante. Non ha semplicemente fatto pronunciare al vicecommissario il nome del principale indiziato, ma ha iniziato a far uscire dalla stanza uno a uno tutti i “sospetti” ad eccezione di uno. Quindi per conoscere questo famigerato nome, si deve attendere con pazienza l’uscita di tutte gli altri protagonisti: Ad ogni uscita, il cerchio dei sospettati si stringe, fino ad arrivare per esclusione ad un unico nome. Complimenti veramente ingegnoso ed avvincente!

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    15 Gennaio, 2013
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TUTTI PAZZI PER LA BIBLIOTECA

Questo terzo libro ispirato alla famosa “biblioteca dei morti” sancisce la fine di questo filone, non per scelta dell’autore, che anzi lascia la porta aperta ad un proseguo, ma più che altro per esaurimento naturale delle idee.
Quando nel 2009 Glenn Cooper scrisse il suo primo romanzo ebbe un importante seguito di pubblico perché l’idea era geniale. Il segreto era stato quello di scrivere un romanzo che abbracciava un pubblico molto vasto, che andava dagli amanti del thriller, passando dall’avventura e terminando con il genere storico-religioso. Naturalmente dopo il successo iniziale è sempre difficile mantenere le aspettative dei lettori (vedere il caso Dan Brown), ma è ancora più difficile se si vuole insistere con la stessa idea di partenza. Il rischio è quello di stancare e di non stupire più.

Pur rimanendo sempre uno dei miei autori preferiti, capace di scrivere in maniera semplice ma efficace, ho avuto l’impressione che questo romanzo sia stato un po’ forzato. La storia è stata troppo esasperata per poter reggere fino alla fine. Si è passati da un piccola fattoria, sperduta nelle campagne inglesi, alla possibilità di uno scoppio di un conflitto mondiale, per di più fra nazioni appartenenti allo stesso schieramento militare. Forse un epilogo un po’ troppo eccessivo e pirotecnico per essere credibile. Se fosse un film diremo:
“un’ americanata”!

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Gondes Opinione inserita da Gondes    11 Gennaio, 2013
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IL SENSO DELL'ELEFANTE

Questa volta vorrei commentare questo romanzo partendo dalla fine, senza naturalmente svelare nulla per chi ancora deve leggerlo. Il finale è un qualcosa di veramente sconvolgente; da lasciare senza fiato.
Mi sono dovuto prendere qualche minuto di tempo per riprendermi dall’emozione che mi ha causato. Poi ho iniziato a riflettere se l’epilogo “confezionato” dall’autore poteva in qualche modo essere condiviso o accettato come “legittimo”; ma a distanza di ore, non so ancora darmi una risposta. Forse è troppo difficile rispondere a questa domanda, senza cadere nel superficiale, perché è un qualcosa che tocca la propria coscienza. Credo che sia giusto che ogni lettore abbia la propria opinione, senza il bisogno di credere che la propria sia quella eticamente più corretta.

Questo libro apre le proprie pagine a talmente tanti temi che da ognuno di essi si potrebbe prendere spunto per un nuovo romanzo. Forse questa abbondanza di contenuti potrebbe essere per assurdo il limite di questo libro, ma Marco Missiroli è riuscito a trattarli con grande saggezza, senza creare una scala di importanza; mettendoli tutti sullo stesso piano. Ne nasce una storia dove ogni personaggio è un significativo “portatore di disagio", che in qualche modo si intreccia con tutti gli altri abitanti della palazzina. La scelta di sviluppare la storia in un luogo così ristretto, ha fatto si che tutti i protagonisti potessero interagire fra di loro nella maniera più naturale possibile, quasi fossero un'unica famiglia.
Alla fine del romanzo ho avuto la netta sensazione di far parte anch’io di questo condominio e di vivere e soffrire con loro.
Un grazie di cuore a questo scrittore della mia terra, che mi ha fatto vivere una bella storia, dove Rimini diventa protagonista in diversi tratti paesaggistici, ma anche farcita con qualche espressione dialettale a me molto cara.

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Romanzi storici
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    05 Gennaio, 2013
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Colosseum

Non sono uno storico, ma un appassionato di storia è questo libro ha contribuito a saziare la mia voglia di conoscere e sapere. Non il solito libro sulle conquiste dell’antica Roma, ma un’attenta ricostruzione di 3 anni di storia, che vanno dal 77 al 80 d.c., che hanno visto il susseguirsi di due eventi molto importanti. L’eruzione del Vesuvio, con la conseguente scomparsa di Pompei e l’inaugurazione del più grande Anfiteatro della storia antica; quello che poi dopo il medioevo venne chiamato Colosseo.
Simone Sarasso ha sapientemente incastonato questi eventi all’interno di una storia di amicizia e di amore fra due schiavi realmente esistiti, un gallo ed un britanno, che per ritornare ad essere uomini liberi, decisero di intraprendere la difficile vita del gladiatore. Le loro eroiche gesta sono però arrivate fino ai giorni nostri e hanno ispirato questo libro. Chiaramente tutta la vicenda raccontata nel libro, ruota attorno all’attesa per l’inaugurazione del Colosseo, che l’imperatore Tito, figlio di Vespasiano vuole rendere grandiosa e ricordata per sempre.
Gli ultimi capitoli sono i più spettacolari, ma allo stesso tempo anche i più agghiaccianti , in quanto descrivono in modo molto crudo e violento, il modo in cui venivano uccisi uomini ed animali all’interno dell’arena. Un crescendo di morte, ma anche di eccitazione da parte del pubblico, che nel libro è raccontato in maniera molto coinvolgente, quasi in presa diretta.

L’autore dopo aver ricreato, suo malgrado, questa atmosfera di violenza e pazzia da parte degli spettatori, ci porta alla sfida finale; la più apprezzata perché combattuta da veri professionisti della morte come i gladiatori.
La prima di cento giornate si sta per concludere, ma non prima del combattimento fra i due “gladiatori amici” più famosi di Roma. Il problema è che sarà un scontro dove potrà esserci un unico superstite. Vivere o morire!

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Avventura
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    02 Gennaio, 2013
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Recensione

Ritmo allo stato puro. Lee Child, gestisce il suo personaggio Jack Reacher, con una maestria incredibile. Sempre al centro della storia, senza però risultare ripetitivo e noioso. Questo personaggio riesce ancora una volta a coinvolgere il lettore, quasi fosse un supereroe, ma grazie alla sua semplicità e al suo “terreno” intuito riesce ad essere credibile ed umano.
Un vero action-thriller con un trama ben congegnata che ho apprezzato in modo particolare per la sua non scontata attenzione agli indizi; molte volte mal interpretati per una preconcetta soluzione. Quante volte vediamo quello che vogliamo vedere e non consideriamo tanti altri aspetti o possibilità?

Un ex militare viene accusato di aver ucciso cinque persone con un fucile di precisione, solo per il gusto di vedere la propria opera attraverso un mirino ad altra precisione montato sul suo fucile. Tutte le prove raccolte dalla polizia locale puntato entro poche ore ad un unico sospettato. Sembra un caso già risolto, le prove non lasciano adito a dubbi, fino a quando Jack Reacher non inizierà ad indagare su questo personaggio, suo ex collega durante la guerra del Golfo. Una serie di formidabile, intuizioni e colpi di scena porteranno ad una verità molto difficile da scoprire.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    30 Dicembre, 2012
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La Casa dei Furti

Non ho ben capito il progetto di questo libro. La prima impressione che ho avuto è stata quella di leggere un libro con un anima paranormale, concentrando tutta l’attenzione della storia sulla misteriosa “casa in fondo al bosco “. Questo misterioso luogo, sembra custodire anime sofferenti che si manifestano sottoforma di sussurri e strane sensazioni una volta entrati al suo interno. Quindi mi aspettavo un approfondimento in questa direzione, con un crescendo di tensione e mistero.

Poi quasi all’improvviso, l’autore ha scelto di continuare la sua storia in maniera molto più “terrena”, andando a sviluppare una normale vicenda di furti e malavita, dove il protagonista e il suo gruppo di amici si sono trascinati. La cosa potrebbe anche essere accettata se ci fosse una sorta di collegamento fra le due diverse situazioni, ma purtroppo non sono riuscito a cogliere questo passaggio. Molte situazioni rimangono a mio parere senza risposta, e solo l’immaginazione di chi lo legge può dare una risposta a molti interrogativi. Se il suo scopo era quello di far scegliere ad ogni lettore la propria interpretazione dei fatti è stato bravissimo, diversamente no.

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Avventura
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    22 Dicembre, 2012
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La battaglia più noiosa della storia

Adoro questo scrittore, ma questa volta devo ammettere in tutta sincerità che sono rimasto deluso. Il romanzo racconta la battaglia del 1779, fra le truppe Inglesi e i “ribelli” americani durante la guerra di indipendenza. Le truppe inglesi si asserragliarono a Fort George, sulle coste del Maine e dovettero resistere agli attacchi navali e terrestri delle popolazioni locali, non più disposte a sottostare al dominio Inglese.
Cornwell, maestro nella descrizione di battaglie, si è lasciato prendere dall’eccessivo tecnicismo con cui ha descritto le operazioni navali, appesantendo in modo grave la lettura. Tutti questi “termini marinari”, dimostrano una sua adeguata preparazione alla stesura di questo libro, ma dovevano secondo il mio parere, essere dosati meglio e con più parsimonia.
Altro aspetto che ha deluso le mie aspettative è la mancanza di azione da parte delle due fazioni in lotta. Mi è sembrata molto più una battaglia di posizione e di nervi, piuttosto che uno scontro vero e proprio. Per centinaia di pagine, non succede assolutamente nulla e la trama del libro risente di questa inattività . I due comandanti del Massachusetts, uno delle forze navali e l’altro delle forze di terra, avendo idee diverse sulla conduzione dell’attacco, rimandarono l’attacco a Fort George per diverse settimane. Non voglio svelare il finale per chi vorrà leggere questo libro, ma anche in questo caso mi è sembrato raccontato in modo molto blando. Probabilmente l’autore si è conformato con i due comandanti e non è riuscito neppur nel finale a dimostrare il suo indiscusso talento.
A scusante di Cornwell posso concedere la sua dovuta e doverosa attinenza ai veri eventi che la storia dell’epoca ci ha tramandato; ma non poteva rivolgere il proprio interesse su un altro avvenimento storico?

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Avventura
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    18 Dicembre, 2012
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Peccato per il finale

Ho trovato questo libro molto simile al “Signore di Barcellona” anche se ambientato in diversa epoca storica e con un taglio più crudo ed avventuroso.

In comune i due libri hanno invece la presentazione di una Barcellona cosmopolita, come un incrocio di molte culture. In particolar modo fra quella cristiana ed ebraica, fino a quanto la potente inquisizione spagnola non ha contribuito a dividere di fatto le due comunità.

Qui siamo a pochissimi anni dalla scoperta dell’America ed è bello conoscere quali erano le condizioni di vita che fecero da contorno ad un cambiamento tanto importante. Quest’aspetto ha un ruolo nel libro molto marginale, ma la ricostruzione storica fatta dall’autore ci aiuta a entrare nel clima e collocare meglio questo evento. Aspetto invece molto importante in questo romanzo sono i libri. Il protagonista Joan Serra, diventerà infatti un abile esperto nella copiatura e rilegatura di testi antichi. Questa sua passione lo porterà però di fronte al Santo Offizio, accusandolo di contribuire al commercio di libri blasfemi. Il suo obiettivo finale sarà comunque quello di vendicare la morte di suo padre e il rapimento di sua madre e sua sorella, rapite da finti pirati. Il romanzo si snoda, con una scrittura scorrevole, verso un finale che può lasciare il lettore insoddisfatto. Questo non a causa di una lacuna dell’autore, ma per una scelta della casa editrice italiana, che ha scelto di dividere l’intero racconto in due libri. Il finale di questo primo libro termina infatti in modo molto brusco e proprio nel momento più bello della storia. Della serie il profitto prima di tutto!

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    15 Dicembre, 2012
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Un libro da ascoltare

L’idea di creare un thriller storico incentrato su Mozart è sicuramente un’idea accattivante. Quello che invece manca a questo libro sono le caratteristiche basilari del genere thriller. La narrazione risulta troppo blanda, anche se ricca di ricostruzioni storiche. Mancano i cosi detti “colpi di scena” per dare il giusto ritmo alla storia, senza i quali il finale diventa quasi scontato. La stessa scelta di utilizzare come “investigatore” la sorella di Mozart, non garantisce un elevato valore aggiunto, in quanto come sappiamo tutti, la figura femminile del tempo non incuteva certo timore e autorità. Le “indagini” del caso sono fatte quindi un punta di piedi, senza affondare troppo e questo si ripercuote sul risultato finale.
Si arriva quasi alla fine con la sensazione di aver letto un interessante libro storico, ma lontano dal genere thriller a cui era riferito.

L’aspetto positivo di questo romanzo è invece la forte presenza della musica, rifacendosi continuamente ad opere di questo grande compositore. Durante la lettura (questo è stato il mio primo e-book), ho sentito l’esigenza di ascoltare le melodie a cui si facevano riferimento nel racconto. E’ stato per me molto suggestivo ascoltare in sottofondo il famoso “Requiem”, mentre nel libro veniva descritta una scena in cui l’orchestra eseguiva proprio questa opera, durante il funerale di un amico del maestro, atrocemente assassinato.

Direi quindi, che per apprezzare al meglio questo romanzo, bisogna interagire il più possibile con la musica narrata nel libro. In questo modo si può ovviare a qualche mancanza di ritmo della storia.

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Romanzi
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    08 Dicembre, 2012
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GODIAMOCI LA VITA SENZA ASPETTARE IL DOMANI

Chi vuole ritrovare se stesso, dopo essersi perso, rincorrendo il successo e la ricchezza materiale, questo potrebbe essere il libro giusto.

Un lavoro redditizio , una bella casa, una lussuosa automobile ed uno stupendo partner, sono gli ingredienti per una vita senza problemi. Ma cosa succede se la fortuna cambia improvvisamente direzione ed un evento inaspettato, scombina la nostra sicurezza e tranquillità?
Questo è quello che è successo al protagonista di questo romanzo, che in una giornata come tante, viene avvisato del grave incidente accaduto a sua moglie e improvvisamente si vede crollare tutto il suo meraviglioso mondo. Da questo momento la sua vita cambierà, iniziando un lento declino.
Questa è la storia di Alan, ma potrebbe benissimo essere la storia di tante altre persone o sfortunatamente la nostra. E’ proprio questo potenziale realismo che riesce a far presa sul lettore, fino quasi ad immedesimarsi e sostituirsi per un attimo al protagonista. La domanda viene infatti spontanea: “cosa faremo noi al suo posto?”. Difficile però dirlo e quindi non ci resta che proseguire la lettura per scoprire il resto della storia.

Il libro ha un linguaggio semplicissimo e facile da assimilare. Ad inizio di ogni capitolo viene proposta una frase d’effetto, che ha il semplicemente il compito di farci riflette sui veri valori della vita.

Non ho dato il massimo dei voti a questo romanzo, perché è troppo palese l’intento di creare un “libro a puntate”. Il romanzo è composto di pochissime pagine e termina in modo troppo brusco, interrompendo improvvisamente il viaggio del protagonista, lasciando anche il lettore “in panne sul ciglio della strada”. Per ripartire dobbiamo attendere quindi la prossima pubblicazione!

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Romanzi
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    30 Novembre, 2012
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LA GANG DEI SOGNI

“E’ un pezzo di carta bianca, ora. Nient’altro che un pezzo di carta bianco. Ma su quel foglio tu puoi scrivere le tue parole. E le tue parole faranno nascere un personaggio. Un uomo, una donna, un bambino. E a quel personaggio tu assegnerai un destino. Di gloria, di tragedia, di vittoria o di sconfitta ………., e ci saranno delle persone che vivranno il destino che tu hai scelto, e lo sentiranno come proprio, e crederanno di essere li, in quel posto vero ma immaginario che è uscito da qui, da questo foglio”.

Queste poche righe , che troverete all’interno di questo romanzo, sintetizzano alla perfezione l’obiettivo di ogni scrittore. Luca Di Flavio è sicuramente riuscito in questo intento, regalandoci una storia “vera”, che ci trasporta nel mondo dei sogni. Si, perché il filo conduttore che unisce tutte le pagine di questo libro sono proprio i sogni.
Questo è il sogno di una madre calabrese dei primi del ‘900 , che dopo aver dato alla luce un “figlio bastardo”, decide di lasciare l’Italia e sperare in una vita migliore al di là dell’Atlantico.
Questo è il sogno di un “figlio bastardo”, che vive con la madre prostituta, nel ghetto di “Lower East Side” a New York e spera che un giorno possa diventare qualcuno. Non ha importanza se quel qualcuno sarà un gangster o una persona perbene. L’importante è emergere dall’umiliazione e dalla povertà. Ma se le circostanze non lo permettono, allora basta solo far credere alla gente di essere quello che vorresti diventare.

Cosa c’è di meglio, per far questo, di utilizzare un strumento, capace di arrivare a molte persone, come la radio? Il protagonista “Christmas” grazie alla sua fantasia e al suo talento riuscirà a far sognare, con i suoi racconti, molte persone che la società “perbene” ha dimenticato.
L’atmosfera magica che si respira in questo libro è quella della scoperta del grande “sogno americano” dei primi anni del ‘900, dove tutto sembrava possibile, grazie allo straordinario fermento della società americana. Ma anche in quest’epoca le condizioni sociali di partenza erano importanti per aver successo nella vita. Solo pochi riuscirono ad emergere dopo molti sacrifici ed un pizzico di fortuna.

Ho avuto la possibilità di apprezzare ancor di più questo romanzo, dopo aver visitato il “museo del mare” di Genova, dove sono state ricostruite le condizioni di viaggio di molti immigrati italiani proprio verso Ellis Island a cui il libro fa riferimento.

P.S – Un grazie a “Patty”, nostra amica di Qlibri, che mi ha consigliato questo bel libro, che diversamente mi sarei perso!

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    20 Novembre, 2012
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E' GIUSTO VENDICARSI?

Dopo “The cleaner”, questo é il secondo thriller che viene pubblicato in Italia di questo talentuoso scrittore Neozelandese. Confermo la buona impressione che avevo avuto con il suo primo lavoro, ed è per questo che l’ho incluso ormai nella mia “lista degli autori preferiti”. Credo che il suo stile non assomigli a nessun altro scrittore e spero che questa sua originalità possa essere premiata con un pubblico più numeroso. Purtroppo molte volte la popolarità di un libro dipende anche dalla “spessore” della casa editrice, anche se ultimamente il successo può dipendere anche dal passaparola sui vari forum.

Il libro racconta la stessa storia da due diversi punti di vista; da parte del detective, in prima persona, mentre quando vengono descritte le azioni dell’assassino l’autore si affida alla più classica “terza persona singolare”. Paul Cleave, utilizza sempre periodi molto corti e ben cadenzati, per dare un certo ritmo alla storia. Questo non è uno di quei thriller che si scopre l’assassino all’ultima pagina; al contrario, già dal secondo capitolo sappiamo benissimo chi è il responsabile di queste morti violente. La cosa però che tiene il lettore ugualmente incollato alle pagine è la voglia di scoprire come poter fermare il responsabile di tanta violenza, perché sembra sempre anticipare le mosse della polizia. Con il proseguo della lettura, si inizia però ad guardare l’assassino in modo più magnanimo, comprendendo che la stessa cosa potrebbe succedere ad ognuno di noi se uno psicopatico ci portasse via una delle cose più belle al mondo.

Il finale sembra scorrere abbastanza “tranquillo”, ma all’improvviso gli eventi precipitano e non seguono l’andamento che ci eravamo immaginati.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    11 Novembre, 2012
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IL VANGELO DI GIUDA

Giuda è da secoli sinonimo si inganno e tradimento. Nessuno si sognerebbe mai di chiamare un bambino o un semplice animale da compagnia con questo nome. Tutto questo perché secondo la Bibbia è stato l’apostolo che ha tradito Gesù. Immaginiamo solo per attimo di scoprire che tutto quello che la chiesa ci ha raccontato per oltre 2000 anni su questo uomo sia solamente una immensa bufala. Immaginiamo inoltre che all’improvviso il vero apostolo che ha tradito Gesù non sia stato Giuda Iscariota, ma l’apostolo Pietro. Quel Pietro che la chiesa considera da sempre la pietra su cui è fondato il proprio credo.
“Il labirinto d’acqua” ripercorre, quasi fosse un documentario, le vicende che precedono l’arresto del Cristo, dopo l’ultima cena. Gesù sa che sarà tradito da uno dei suoi discepoli (Pietro) e quindi chiama l’apostolo di cui si fida di più Giuda Iscariota e gli affida il compito più difficile, diffondere la parola di Dio. Purtroppo per lui, non potrà portare a termine questo compito, in quanto verrà da subito raggirato e accusato ingiustamente di tradimento e diventerà quello che tutti noi conosciamo.
La storia raccontata nel libro riparte dai giorni nostri quando dopo la morte di una famosa commerciante d’arte, la nipote diventa proprietaria di una cassetta di sicurezza dove troverà al suo interno un documento di un valore immenso “IL VANGELO SECONDO GIUDA”. La giovane nipote non sa però che questo antico documento ha causato e causerà diversi morti, per mantenere quel segreto che il vaticano vuole custodire in tutti i modi. Scritto in maniera molto avventurosa, il romanzo è corredato di innumerevole informazioni di carattere storico, che collegano le vicende di fantasia in maniera molto credibile. Anche lo stesso ritrovamento del “Vangelo secondo Giuda” è un fatto reale e documentato dal 1978, quando un contadino egiziano trovò per caso questi fogli di papiro. La difficile traduzione ed interpretazione di questo testo ha fatto FORSE emergere una delle più grosse ingiustizie della storia?

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    07 Novembre, 2012
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COLPIRE POCHI PER IMPAURIRE MOLTI

Oggi ci sembra tutto scontato, ma la storia raccontata da Ken Follett in questo romanzo, ci ricorda da dove siamo partiti per arrivare alle condizioni dei lavoratori di oggi. Un miglioramento dovuto a uomini come il giovane protagonista Mack McAsh (nel libro un personaggio di fantasia, ma alquanto credibile e veritiero), che con la sua determinazione ha saputo combattere e conquistare quei diritti che sono alla base di ogni società moderna. Leggendo questo libro, mi è venuto spontaneo il collegamento con l’attualità del nostro paese, dove qualche dirigente aziendale cerca in tutti i modi di togliere alcuni diritti acquisiti ai lavoratori; accanendosi contro coloro che hanno la forza di mettere in discussione le loro strategie aziendali. Il loro motto è: “ colpire pochi per impaurire molti”!! Tutto questo in nome della crisi economica, come se la causa e la soluzione sia imputabile solamente ai lavoratori e non alle loro scelte sbagliate.
Nel libro il giovane McAsh lotta con tutto se stesso per arrivare a quella libertà e quei diritti che lui recrimina ad alta voce. Nel far questo, è costretto per più di una volta a sentire vicino il gusto della sconfitta, ma la sua grande determinazione lo aiuterà a credere nel suo sogno anche quando le circostanze sembrano andare nella direzione opposta. Questo è il messaggio che Ken Follett ha voluto inviarci, scrivendo un romanzo molto fruibile, senza troppi giri di parole, arrivando subito al punto, senza bisogno delle mille pagine che a volte si prende per districare la sua storia.
Non so valutare se questo libro è più o meno bello rispetto a quelli che ho letto di questo autore, ma posso sicuramente dire che quando decido di leggere un libro di Ken Follett non rimango mai deluso; le sue storie mi appassionano sempre.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    26 Ottobre, 2012
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IL CAOS

Il detto che dice “chi ben comincia è già a metà dell’opera” non è valido per questo libro. I primi due capitoli sono abbastanza promettenti , lasciando ben sperare nel proseguo. Poi il buio più totale, sotto tutti i punti di vista. Ho cercato di stringere i denti e finire questo libro solamente per capire qual’era il mio limite di sopportazione. Un libro senza un anima, ancora nella fase embrionale, da sviluppare in base alla direzione che l’autore voleva prendere. Non è possibile paragonare questo autore a Stephen King, come invece ho letto da qualche parte. Così com’è stato pubblicato sembra di leggere degli appunti senza nessun collegamento. Personaggi e fatti sono completamente slegati fra di loro, senza il minimo tentativo di creare una trama con un denominatore comune. Non parliamo poi del finale, che questa volta è coerente con tutto il libro; con una parola: il CAOS
Se le case editrici hanno fatto una sorta di asta per accaparrarsi i diritti di questo libro, vuol dire che l’autore non è stato bravo a scrivere ma a vendere il suo prodotto. - bravo

P.S – Molto bella la scritta riportata sulla fascetta che avvolge la copertina.” Scrivere così non è da tutti” (The Washington Post) – Io aggiungo: PER FORTUNA!!!

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Avventura
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    22 Ottobre, 2012
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LA VOCE DEL DESTINO

Chi valuta l’acquisto di questo libro basandosi solamente sulla trama riportata sulla seconda di copertina, come molte volte accade, potrebbe non essere favorevolmente colpito, in quanto non riesce a stimolare a sufficienza la curiosità del potenziale acquirente.

Anch’io inizialmente ero caduto in questo errore, ma poi ricordandomi quanto mi era piaciuto il precedente titolo di questo autore: “Il respiro del deserto”; ho subito rimediato alla mia svista.

Siamo di fronte ad un romanzo con un’anima storica, travestito da libro d’avventura, questo grazie al grande talento di Marco Buticchi, cha ha saputo mixare questi due generi.
“La voce del destino” è una di quelle letture che stimola all’approfondimento, in maniera quasi naturale. Spesso ho interrotto la lettura per documentarmi su Internet su quanto appena letto, per trovare riscontri oggettivi. Il periodo storico in cui è ambientata la storia parte subito dopo la fine della seconda guerra mondiale e arriva fino quasi ai giorni nostri. Vengono riproposti alcuni fra i più grandi misteri della storia contemporanea del nostro paese, ma anche di paesi come l’Argentina. La cosa sorprendente è la maniera in cui Buticchi è riuscito a far interagire questi avvenimenti storici con la “sua” storia ed i “suoi” personaggi, adattandoli in modo perfetto a tutto il contesto, come un’ abile sarto alla prese con un vestito su misura.

Per fare questo ha dovuto sacrificare i “suoi” soliti personaggi, Oswald e Sara Breil, ad un ruolo più marginale, per dare maggiore risalto e spazio alla storia vera e propria. Durante la lettura di questo libro ci si dimentica spesso di leggere un libro d’avventura e ci si lascia trasportare dalle vicende raccontare in una sorta spy-story, ricostruita in modo molto semplice e personale, ma molto vicino alla realtà dei fatti.

La parte finale del libro appartiene invece al genere classico del romanzo d’avventura, con il solito super-eroe che grazie ad una fortuna incredibile riuscirà a risolvere situazioni impossibili. Questa è forse la parte che mi ha convinto di meno, ma forse perché sono rimasto troppo affascinato da tutto il resto del romanzo

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Romanzi
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    06 Ottobre, 2012
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NON ARRENDERSI MAI, ANCHE SE IL MONDO TI CADE ADDO

Credo di poter dire che questo romanzo sia fra i più emozionanti che abbia mai letto. Un' opera scritta in modo magistrale, capace di toccare con delicatezza questioni di una certa rilevanza. L’autrice è stata brava a non focalizzare tutta l’attenzione esclusivamente sulle vicende della deportazione degli ebrei parigini, ma è riuscita a sviluppare all’interno della storia, altre importanti tematiche, come il difficile rapporto madre/figlia e l’eterno amore fra due innamorati che la guerra ha separato; da qui il titolo “FINCHE’ LE STELLE SARANNO IN CIELO”.
Il rischio di creare un romanzo con troppi contenuti e “dimenticare” la storia di base era alto, ma il risultato finale risulta ben bilanciato sotto tutti i punti di vista.
Nel libro viene messo in grande risalto un aspetto forse poco conosciuto, ma che invece dovrebbe essere divulgato, in quanto potrebbe contribuire a migliorare l’integrazione fra le diverse religioni. Mi riferisco all' importante contributo che hanno dato diversi mussulmani nel salvare molti ebrei, destinati altrimenti alla deportazione nazista.

Hanno rischiato la propria vita e quella dei loro familiari, solamente in nome della pietà e dell'amore verso il prossimo, lasciando da parte il credo religioso. Come ricordato all’interno del romanzo, molte religioni fra cui quella cristiana, ebraica e mussulmana si fondono esattamente sugli stessi principi di base. Sono stati poi alcuni falsi teologi che nel corso dei secoli hanno creato delle differenze capaci di dividere le comunità religiose. Questo à un prezioso testo da far leggere ed analizzare ai ragazzi nelle scuole, dove ancora è possibile cambiare la mentalità delle persone.

Mai come in questo caso ero curioso di leggere le note dell'autore, per capire se una storia così incredibile potesse essere vera; ma poi ho capito che la cosa importante non era tanto la veridicità o meno della storia, ma il messaggio che questa portava al suo interno. Non arrendersi mai, anche se il mondo ti cade addosso!

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    25 Settembre, 2012
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FOLLIA PROFONDA

Con questo terzo romanzo Wulf Dorm, certifica definitivamente il proprio talento come scrittore di alto livello del genere psico-thriller. Il suo stile è ormai diventato molto riconoscibile. Parte da un trama abbastanza semplice, ma conquista il lettore già dalle prime pagine. I suoi capitoli sono in genere molto corti, permettendo quindi una facile memorizzazione e garantiscono una certa praticità nella lettura. Un vero toccasano per chi non ha la possibilità di prolungare la lettura per molto tempo!.

Quello che apprezzo di più di questo autore tedesco è la suspence che riesce a creare, quando inserisce nelle ultime parti dei capitoli, un qualcosa che “costringe” il lettore a proseguire la lettura. Dopo aver rivelato un elemento importante, tronca il capitolo, rimandando la spiegazione nelle pagine seccessive. In questo modo innesca nel lettore la curiosità più sfrenata; ti accorgi, dopo un attimo, di aver letto più pagine di quelle che immaginavi, soltanto perché la lettura scorre in modo avvincente.
Anche in questo romanzo il finale è preparato con molta cura, sembra quasi che l’autore si sia divertito a mischiare le carte con false insinuazioni ed indizi. Da subito si capisce che il povero psichiatra Jan Forstner, è vittima di uno stalking condotto da una enigmatica donna, a cui dovrà dare un nome e un volto. Non volendoci dare altri vantaggi, l’autore inserisce nella storia diverse figure femminili, tutte con caratteristiche somatiche molto simili fra loro e sarà veramente difficile trovare la soluzione.

Oltre che un bellissimo thriller, “Follia profonda” è un interessante strumento per capire quali sono le tecniche utilizziate da un medico per entrare nella mente di persone affette da malattie mentali di questo tipo. In questo caso però la difficoltà sarà maggiore perche oltre che medico Jan sarà anche vittima!

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Romanzi storici
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    19 Settembre, 2012
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BELLO MA NON TROPPO, BRUTTO MA NON TROPPO

Spesso leggo libri perché esortato dai pareri favorevoli di altri lettori; mai mi era capitato, come in questo caso, di scegliere un libro “bastonato” e criticato da più parti, solo per rendermi conto se le critiche erano condivisibili.
Un sacrificio che non mi è costato molta fatica perché questo romanzo appartenente al genere storico a me più caro.
L’impressione che ho avuto è stata quella di leggere un libro scritto da un autrice prestata ad un genere che non era il suo. Il romanzo è molto scorrevole, con una buona resa anche nei dialoghi, ma forse troppo incentrato sulle vicende che riguardano l’aspetto sentimentale dei protagonisti. La parte prettamente storica, sulle peripezie di Federico II, è invece raccontata in modo abbastanza superficiale, senza soffermarsi su alcuni aspetti particolari, che posso invece caratterizzare un romanzo da un altro. E’ come fare il giro turistico di Roma in autobus, senza poter scendere a visitare i monumenti che si incontrano. Possiamo dire di aver visitato Roma o di aver visto un po’ di tutto, ma nulla in particolare?
Per quanto riguarda le clamorose sviste, per aver utilizzato all’interno del romanzo cose e/o animali, che in realtà non potevano ancora esistere perché l’America non era sta ancora scoperta, è un’evidente dimostrazione di come sia difficile scrivere un libro storico. Ogni frase, anche la più semplice deve essere prima verificata e ponderata perché altrimenti si fanno brutte figure.
Tuttavia nella riuscita di un libro ci sono anche altri fattori importanti, come lo stile di scrittura e la capacità di creare una storia che deve appassionare i lettori, e credo che questa scrittrice lo sappia fare.
Al netto di questi errori non l’ho trovato un libro da buttare, ma sicuramente non paragonabile ad altri del suo genere.

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Classici
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    14 Settembre, 2012
Top 100 Opinionisti  -  

UNA VISITA INDIMENTICABILE

Ho scelto di leggere questo libro solo dopo aver visitato da pochi giorni Auschwitz e Birkenau, rendendomi conto cosa significa veramente la parola “campo di concentramento”. La lettura appena terminata mi ha fatto rivivere ancora una volta quei particolari e quelle sensazioni che solo una visita diretta può lasciare impresso nella mente. Non dimenticherò per tutta la vita questo giorno, che per me è stato come “toccare con mano” la crudeltà degli uomini, e convincermi purtroppo che tutto questo è successo veramente. Si, perché la prima cosa che viene spontanea chiedersi dopo la lettura di questo libro è come sia potuto succedere una cosa del genere. Non stiamo parlando di scantinati nascosti sotto qualche palazzo di periferia, ma di immensi complessi (in particolar modo il campo di Birkenau), dove tutto era alla luce del sole e quindi molto difficile far passare inosservato. Quindi la responsabilità di queste atrocità sono da imputare anche a coloro che sapevano ma non hanno fatto nulla. Come scrive anche da Levi nel suo libro; “i mostri esistono, ma sono troppo pochi per essere veramente pericolosi; sono più pericolosi gli uomini comuni, i funzionari pronti a credere e ad obbedire senza discutere”
La cosa che mi ha colpito leggendo questo libro, che non avevo colto invece nella visita guidata, durata ben 4 ore, è la determinazione con cui alcuni prigionieri rimanevano attaccati alla propria vita, diventando loro stessi spietati nel confronti di altre persone nello loro stesse condizioni. La legge del Lager infatti diceva: “mangia il tuo pane, e, se puoi, quello del tuo vicino”. Un concetto forse vecchio come il mondo, che vale anche in natura: il più forte resiste il più debole purtroppo muore. L’unica speranza era infatti quella di RESISTERE!
Vorrei concludere dicendo che sento molto persone dichiarare che preferiscono non leggere o vedere certe atrocità per non soffrire, ma vorrei dire loro che grazie alla conoscenza e a testimonianze come questo libro, abbiamo qualche possibilità di estirpare questi mostri sul nascere.

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Romanzi storici
 
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Gondes Opinione inserita da Gondes    07 Settembre, 2012
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Commento

Dopo aver difeso e soccorso una giovane accusata ingiustamente di stregoneria , il frate inglese Matthew Willingtham è costretto dal priore del suo convento a lasciare l’Inghilterra ed intraprendere un difficile viaggio di purificazione spirituale. Il suo avvincente viaggio attraverso la Francia e le alpi italo-svizzere farà da sfondo a tutto il libro, descrivendo con cura la difficoltà e il pericolo a cui era sottoposto una qualunque viandante senza un’ adeguata scorta di armigeri, ogni qualvolta che decideva di intraprendere un lungo viaggio.
Il “mercante di lana” tratteggia in maniera minuziosa e suggestiva le immense difficoltà negli spostamenti, raccontandoci di impercorribili vie di comunicazione, sommate alle dure condizioni meteorologiche, che nei mesi più freddi rendevano il viaggio un vero inferno. A questi problemi molte volte si sommavano quelli della scarsa disponibilità di cibo, ma come sempre succede, l’unione fa la forza, ed infatti il nostro protagonista riuscirà ad unirsi ad una carovana di mercanti, dove stringerà un amicizia fraterna con uno di loro. Entrambi impareranno a conoscersi e ha stimare le qualità dall’altro, anche se appartenenti a mondi culturalmente diversi.

Durante questo lungo viaggio la vita del frate si intreccerà con molti altri interessanti personaggi, che garantiranno alla storia una dinamicità e coinvolgimento totale. Il finale è tutto dedicato alla leggenda che ruota attorno al paese di Felik, distrutto da un valanga causata, sempre secondo le credenze del tempo, dalla malignità ed avidità dei suoi abitanti. Una volta arrivato alla sua meta finale, fra’ Matthew dovrà convincere gli abitanti di questo piccolo paese alpino a lasciare le proprie case prima che la premonizione avuta in sogno si realizzi e spazzi via tutto il paese. Quindi non una storia monotematica a senso unico, ma una serie di piccole storie, tutte unite in qualche modo dalla presenza del frate inglese, che diventerà dopo poche pagine, oltre che il protagonista, anche il paladino del lettore.

Confermo il mio giudizio pienamente positivo su questa scrittrice, diventata una delle mie preferite. E’ sempre un piacere leggere le sue storie, piene di vita vissuta e di aneddoti.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    31 Agosto, 2012
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OLTRE LE APPRENZE

Arrivare alla soluzione di questo thriller-psicologico non è facile. La Link si diverte a metterci sulla falsa strada in più di un’ occasione, per poi fornirci una soluzione inaspettata. Stranamente rivelerà il volto dell’assassino molto presto, ( a circa 120 pagine dalla fine), probabilmente per avere la possibilità di spiegare le motivazioni, alquanto intricate e dare la possibilità al lettore di riprendersi dallo stupore.
Come spesso avviene l’apparenza inganna, sia in positivo che in negativo. Il libro si attiene a questo concetto di base e sviluppa, grazie alla ormai provata bravura di questa scrittrice tedesca, una storia avvincente e scorrevole. Forse il libro sarebbe stato ancora più fruibile, se fosse stato ridotto di un centinaio di pagine. Ma forse questo è un mio puntiglio, in quanto ritengo che l’architettura di un thriller non necessità di più di 3-400 pagine. Chi legge un thriller è interessato maggiormente all’emozione del finale, sfidando l’autore, già dalla prima pagina, a scoprire l’assassino prima della fine del libro, tralasciando quindi prolisse descrizioni.
“Oltre le apparenze” non è un libro con una trama particolarmente invitante ed originale capace di attrarre "nuovi" lettori, mi sembra più un libro destinato a lettori che conoscono già questa autrice, ma che comunque non rimarranno delusi.

Le vittime questa volta sono due donne di mezza età, legate e soffocate in modo molto sadico con uno strofinaccio infilato in bocca. Pur avendo circa la stessa età e vivendo vite abbastanza simili, la polizia non trova nulla nella loro vita che possa unire queste due vittime. Ancora più difficile sarà trovare il collegamento con un altro omicidio, questa volta di un giovane padre di famiglia, con modalità di uccisione diverse, ma sempre riconducibili allo stesso assassino. Le indagine si dirigono subito verso un disoccupato con qualche problema psicologico, ma la soluzione non sarà cerco così facile perché bisogna guardare con attenzione “Oltre le apparenze”.

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Gondes Opinione inserita da Gondes    28 Agosto, 2012
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LA DONNA DEI FIORI DI CARTA

“Un piccolo libro, ma di grandi contenuti”; questo è la frase con cui definirei questo romanzo. Carrisi poteva dilungarsi con un storia molto più lunga e complessa, tanto a lui la dialettica non manca, invece con la sua scelta di presentarsi con un libro “slim” ha voluto dimostrare che non è necessario scrivere libri enciclopedici per arrivare al cuore dei lettori. Una storia incredibile che “danza” dalle trincee della prima guerra mondiale fino all’ultima notte del Titanic, legata in maniera sorprendente e credibile. La bravura dello scrittore è tale che l’atmosfera che si respira tra i due protagonisti del libro, esce dalle pagine e contagia il lettore. Sembra quasi di ascoltare la storia da un contastorie, illuminati solo dalla luce di un camino ed aspettare con trepidazione il finale, assorti in una atmosfera magica.
Se posso dare un consiglio a chi ancora deve leggere questo romanzo, mi raccomanderei di non spezzettare molto la lettura. Per come è strutturata la storia, con continui salti temporali, sarebbe molto meglio leggero tutto d’un fiato per poter ottenere il massimo.

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