Opinione scritta da sonia fascendini
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Armadi e scheletri
Un ménage familiare che da fuori sembra accettabile, ma che cosa si nasconde all'interno? Una domanda valida per molte famiglie, e a maggior ragione per quella immaginata a Simenon. Lo scrittore ci dice subito, nelle prime pagine che in quella casa dove vivono due sorelle con la figlia di una, il marito e i due figli dell'altra non ci sono dei rapporti idilliaci. Piano piano, poi ci invita ad entrare in casa, spiare negli armadi e a guardare con stupore vecchi e nuovi scheletri. Una storia che magari non scorre con l'agilità che si vorrebbe, che forse necessita di qualche limatura, ma capace di intrigare e incuriosire. Con, secondo me, diversi livelli di lettura adatti sia per chi voglia leggere una storia con la curiosità di scoprire un segreto sia per chi invece desideri una lettura impegnata in grado di offrire spunti di riflessione sulle dinamiche familiari e sulle conseguenze di un astio represso per decenni, non solo sui diretti interessati, ma anche su chi vive nelle stesse stanze.
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Teoria dei giochi
E se due abili giocatori si incontrassero e in palio ci fosse la loro vita? Se lo immagina Deaver, che in questo romanzo, inventa un tipo di thriller del tutto inedito. Come sempre abbiamo da un lato i buoni incarnati dalle forze dell'ordine e dall'altra un efferato killer, ma. E' proprio in quel ma che lo scrittore mette tutta la sua bravura di narratore e la sua abilità nel tessere una trama che sia al contempo resistente a ogni critica, affascinante da seguire e anche stilisticamente gradevole. I due giocatori sono un agente che si occupa della protezione di testimoni e un esperto in raccolta di informazione. per inciso gli strumenti di lavoro preferiti di quest'ultimo sono carta vetrata ed alcool, che pare, dopo essere sfregati sui piedi dell'informatore siano particolarmente efficaci nel far tornare la memoria e la voglia di parlare. In un complicato gioco di mosse dove ognuno dei giocatori cerca di anticipare l'altro, e dove conta soprattutto l'acume e l'intelligenza i due catturano prima di tutto il lettore. Il romanzo è scritto molto bene, visto tra l'altro la complessità della storia piena di dettagli che devono combaciare, a rischio di rendere il tutto ridicolo. Quello di cui si deve preoccupare chi legge non è solo la complicata caccia all'uomo, ma anche chi sia l'uomo o la donna che deve essere protetto, quali segreti nasconde e a chi interessano. Solo forse un tantino complicato e certamente con qualche passaggio un po' forzato, ma meritevole di essere letto.
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Soap opera
Non posso dire che questo libro sia brutto. E' anzi scritto abbastanza bene: chiaro, lineare, con molti personaggi, ma ben delineati e ognuno di loro con una propria personalità ben delineata. Però fatti due conti non si tratta di altro che di una soap opera, con le dinamiche di quel genere di telefilm. In primo luogo una famiglia ricca, che vive nel lusso e all'apparenza ha tutto quello che serve per essere felici. Subito di seguito un segreto, che riguarda una relazione inappropriata e che potrebbe sconvolgere la vita di tutto il clan. Qui però sembra che ognuno dei protagonisti abbia il proprio bel cadavere nell'armadio. Quasi un rincorrersi a chi la fa più grossa. Francamente direi che è un po' troppo: dalla ragazza che fugge da un matrimonio combinato e già consumato, a quella che nasconde al bulimia, a quella che sembrava la nuora perfetta e invece.. Ma questo è solo l'antipasto, il piatto forte arriva dopo e decisamente è del tutto incredibile al di fuori del contesto di un romanzetto rosa. Consiglio comunque il romanzo agli appassionati del genere, perché curato nei dettagli e scritto con attenzione.
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Gioco di scambi
Tre donne che incrociano lo stesso uomo: lo amano, non possono credere alla fortuna di essere oggetto delle sue attenzioni, e sono talmente accecate da lui da non accorgersi di non essere delle fortunate elette, ma piuttosto delle vittime. Anche questo è la ragazza del treno, il fenomeno letterario da cui è stato tratto anche un libro. La parte del thriller mi è sembrata piuttosto debole: la scelta di dell'autrice mi è sembrato che abbia pagato troppo. Se all'inizio poteva essere intrigante avere solo qualche dettaglio con la scusa che la protagonista in preda a delirio alcolico si dimenticava tutto e non sapeva mai che cosa fosse reale e che cosa un'allucinazione, col passare delle pagine questa scelta è diventata abbastanza irritante. Più interessante invece la storia che sta dietro al giallo: una cosa del tipo prendi una donna bella, sicura di sé e piena di qualità, approfittati delle sue fragilità e trasformala in un involucro vuoto e privo di aspettative. Nel complesso un volume da leggere, purché non ci si aspetti un grande giallo, lavoro investigativo o grossi misteri da risolvere, perché in effetti non ci sono sorprese.
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Il mondo è piccolo!
I protagonisti di questo libro sono l'uomo che puliva, la cacciatrice di mosche e la ragazza dal ciuffo viola. Carrisi decide di non svelarci i nomi, se non alla fine, quando li usa per mettere assieme gli ultimi pezzi del puzzle che ancora ci sono rimasti sul tavolo. Ognuno di loro fa il proprio dovere: la cacciatrice caccia, non mosche, ma uomini cattivi che maltrattano le donne. L'uomo pulisce per professione, perché è un netturbino, ma anche perché cerca a suo modo di far sparire quello che gli sembra stonato, con l'aiuto del suo alter ego maligno e prevaricatore. Infine la ragazza col ciuffo viola, che altro non può fare se non l'adolescente, insicura, triste, sola e vulnerabile. I tre si sfiorano, si cercano, si inseguono, ognuno continuando a interpretare il proprio ruolo. Anche questa volta Carrisi ha messo assieme un bel thriller ambientato sul lago di Como, ma con le caratteristiche e le suggestioni dei romanzi dei grandi giallisti americani. Scritto bene, con un intreccio complesso, ma semplice da seguire e con un finale che si intravede già da parecchie pagine prima, ma che comunque non lascia delusi.
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Tanta lentezza
Kees Popinga è un uomo normale, anzi forse un po' sopra la norma. Ha un lavoro di rilievo in una azienda importante, si è fatto costruire a suo gusto una villa di cui è orgoglioso, ha una moglie, forse non la più bella e affascinante, ma comunque devota e amorevole e una prole adeguatamente educata. Tutto scorre su binari ben oliati: giornata al lavoro, uscita settimanale per gli scacchi fino a quando in una sera dove la routine cambia, incontra il suo capo che gli rivela che la sua azienda è prossima alla bancarotta e che intende inscenare un suicido per poi andarsene all'estero. In quel momento, non sappiamo se qualcosa si rompe, se una rotellina nella testa di Popinga inizia a girare al contrario o se in realtà la sua vera natura viene finalmente alla luce. Tanto è, che il nostro eroe fa un doppio, o triplo salto mortale e da uomo ordinario, quasi opaco si trasforma in un ricercato a livello internazionale. In modo naturale si ritrova a commettere delitti, senza avere sensi di colpa, o remore alcuna. Con la stessa perizia che mette al mattino per prepararsi ad andare al lavoro organizza la sua latitanza, attento ai dettagli e sempre un passo avanti a chi lo cerca. Questa grosso modo la trama, che in effetti ha il suo perché e che è piuttosto interessante tenendo conto anche dei risvolti psicologici messi in luce e di una buona serie di domande che mi sono affiorate alla mente mentre leggevo. Trovo che una caratteristica di Simenon sia quella di affrontare con calma i suoi racconti: non è certo uno di quelli che tiene il lettore per i capelli e se lo trascina fino all'ultima pagina. In generale questa caratteristica non mi dispiace. In questo caso, però il libro mi è sembrato un po' troppo lento. e con questo nulla a obiettare sulla capacita di scrivere o di immaginare storie ed ambientazioni originali e nuove, che non si discute.
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Rhyme in pillole
In questo volume Deaver ci propone due micro indagini della coppia Rhyme e Sachs. Due racconti dove i casi da risolvere sono all'apparenza semplici semplici, tanto che gli stessi investigatori li prendono sottogamba e sono capaci di prendere delle sonore cantonate prima di arrivare alla soluzione del mistero. Storie diverse da quelle a cui siamo stati abituati, dove i due eroi devono lasciare da parte la scienza e concentrarsi sul loro intuito e sull'analisi delle persone. Nella prima siamo invitati al matrimonio della coppia e li accompagniamo mentre quasi per divertimento si improvvisano investigatori privati e si occupano di quella che all'inizio sembra una storia di corna. Nella seconda invece incappano nel delitto impossibile da risolvere, con tutte le prove che sono finite in fondo all'oceano. In entrambi i casi però la differenza la fa lo scrittore di esperienza che in poche pagine e con poco a disposizione mette assieme due racconti di tutto rispetto, anche se tutt'altra cosa rispetto a quello che ci si aspetterebbe.
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Giallo classico, ma poco riuscito
Questo romanzo ha tutti gli ingredienti di un giallo classico: sei persone chiuse in un appartamento all'attico di un palazzo di New York, ognuno dei quali ha motivo di astio verso gli altri, ognuno dei quali è abbastanza scaltro e freddo all'occorrenza per commettere un delitto, che puntualmente viene commesso. La Link ci racconta la storia di ognuno di loro, che occupa buona parte del libro, lasciando alle indagini solo pochi spiccioli. Il finale, poi, del tutto deludente, banale e quasi buttato lì. Trovo che questa autrice abbia fatto male a lasciare da parte le saghe familiari, che pur strizzando sempre l'occhio ai romanzetti rosa sono molto ben costruite, e nonostante la lunghezza sempre gradevoli da leggere fino alla fine. Il giallo, invece m sembra che non sia molto nelle sue corde: essere capaci di raccontare è una dote che apprezzo sempre in uno scrittore e anche in questo libro, tutti i dettagli delle vicende passate dei protagonisti sono state descritte con cura e attenzione. Manca però la tensione, e la curiosità di sapere come sono andate davvero le cose non viene del tutto appagata, perché la spiegazione finale è poco convincente e banalizza tutto il resto.
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La magia dei libri
Mia nipote me lo ha letto questa mattina, aprendolo con la faccia di chi sta per subire una punizione immeritata. Si trova ancor in quella fase in cui non legge in modo scorrevole e più che una gioia i libri sono un peso. Le immagini delicate e ben fatte, e allo stesso tempo simpatiche e accattivanti, però l'hanno subito interessata. Di seguito sono venute le parole: una storia senza pretese, ma densa di significato. Ecco fatto, in poco tempo siamo arrivate alla fine e poi: sorpresa, lo abbiamo ricominciato da capo. Direi che l'obiettivo dell'autrice che credo sia quello di introdurre i più piccoli nel magico mondo dei libri sia riuscito. Grazie piccolo Lucas che cercando le tue ali ha incontrato qualcosa in grado di farti volare molto più in altro e molto più lontano.
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Trilogia in calando
Non posso dire che si tratti di un brutto libro, ma rispetto al primo della trilogia è tutt'altra cosa. Come spesso succede trovo che l'autore si sia fatto prendere la mano, col legittimo desiderio di mantenere il successo dei volumi precedenti. La storia è costruita molto bene. ricca di dettagli, logica e coerente. Ogni cosa, anche la più folle, ci viene spiegata in modo tale da renderla plausibile. Ciò nonostante trovo che sia troppo. Troppo folle il disegno che sta dietro a tutta la storia, troppe le persone coinvolte per avere avuto successo fino ad allora, troppe le variabili e le cose che potrebbero andare male e che invece si incastrano. Doppi, tripli a volte anche quadrupli giochi, insomma tutto piuttosto incredibile. Detto questo la scrittura è gradevole, la storia ha un suo filo logico. Lo scrittore qui è più che altro un giocoliere che davanti ai nostri occhi tiene in aria innumerevoli palline nessuna delle quali smette mai di girare o cade per terra. E la storia? E' quella in cui si dice basta a una ingiustizia vecchia di anni e ci si mette in campo per salvare Lisbeth: una ragazza piccola, che sembra una ragazzina, incapace di avere rapporti umani e di interagire con gli altri. In grado senza battere ciglio di entrare in qualsiasi computer, svuotare conti correnti o sparare in faccia a chi la minaccia. Ma capace di una grande umanità e capace di mettere in moto tutta una serie di persone che che mettono in gioco la loro carriera, e la la loro vita stessa per combattere contro un drago all'apparenza invincibile. Una storia fatta di intrighi, di misteri indagini e colpi di scena, Ma anche una storia di riscatto, amicizia e speranza.
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Mai una certezza
Questo non è il libro che ci si aspetta da Andrea vitali. Niente Bellano, niente lago di Como e neppure l'aria dell'insieme di varia umanità che popola di solito i suoi racconti. Invece un ometto, come tanti, a cui capita di spostarsi per lavoro e che strada facendo viene fermato per un controllo e gli viene contestato di avere al carta di identità scaduta. Da qui inizia un viaggio folle tra realtà, sogno e fantasia. Arrestato da una qualche autorità severa e poco comprensiva finisce in una cella isolata dal mondo. Tenta di fuggire ma si ritrova sempre al punto di partenza. E' un sogno, un incubo, sta delirando? Vitali non ce lo dice e lascia a noi decidere. Questo libro mi ha lasciato abbastanza perplessa, soprattutto perché è diverso da quello che mi aspettavo. Non sono sicura di averne capito a fondo il significato, anzi non so neppure se ci fosse qualche metafora o altro di particolarmente profondo alla ricerca del quale scavare. Ci vedo, con le dovute cautele, qualcosa di simile al Processo di Kafka, ma considerando l'ironia e il piacere nel gigioneggiare dell'autore potrebbe anche trattarsi solo di una presa in giro.
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voglia di crederci
Tom è uno scrittore: ha realizzato il suo sogno, è diventato una macchina che sforna best-seller. è innamorato di una ragazza bellissima e famosa, frequenta il mondo dei divi e delle feste a bordo piscina. Poi all'improvviso la sua ragazza lo lascia e tutto crolla. Non riesce più a scrivere si lascia andare diventa violento, iracondo, perde la voglia di vivere. Poi altrettanto all'improvviso una ragazza nuda gli cade letteralmente tra le braccia. A quel punto, contro ogni possibile logica, di fronte alle numerose prove che porta la ragazza si convince che si tratti di Billie una delle protagoniste dei suoi romanzi, che è caduta fuori da un libro incompleto. Da qui parte una storia sempre più folle, dove pian piano due personaggi all'inizio opachi e stereotipati diventano qualcosa di reale, lucido, a cui ci si affeziona. Come in molti romanzi di Musso anche in questo ci sono in un libro tanti romanzi, tante storie tute belle interessanti che non si pestano i piedi l'una con l'altra. Ammetto che la prima parte mi aveva deluso, mi ero sorpresa di questa svolta romantica, ma in realtà errore mio. Bisogna leggere il libro fino ala fine prima di giudicarlo. E come al solito questo autore ha fatto centro.
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Una donna con dei principi
Come spesso succede il secondo volume di una serie non soddisfa quanto il primo. Si tratta comunque di un ottimo romanzo, che nonostante abbia grosso modo gli stessi personaggi del primo è del tutto diverso. Diverso l'ambiente in cui si svolle sia in termine di area geografica che di ambiente sociale in cui si sviluppa la storia. Il tema da cui si parte però è lo stesso: un giornale Millenium volto all'indagine e sempre al limite della legalità,. e poi uomini che odiano le danno e donne che quando si arrabbiano non hanno pietà di nessuno. Prima fra tutte le Lisbeth che abbiamo già conosciuto e che nonostante la sua anafettività, la sua capacità di avere dei contatti di tipo umano nel modo in cui noi riteniamo normale non si può fare altro che prendere in simpatia. Di contorno tutta una serie di personaggi che la cerca: chi per eliminarla chi per metterla in carcere e infine contro ogni aspettativa chi le vuole dare una mano. Il romanzo è scritto molto bene e nonostante i molti personaggi, i segreti infiniti, tutte le cose dette solo a metà l'autore è riuscito a darci uno scritto chiaro, intrigante e gradevole da leggere fino alle fine. Il finale, forse strizza un po' troppo l'occhio al lettore ed è tutt'altro che credibile, ma pazienza.
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Un po' opaco
Conosco da poco Carrisi, e i primi libri che ho letto mi sono piaciuti molto. Soprattutto lo stile chiaro e immediato utilizzato dai grandi giallisti americani. Questo invece è una cosa diversa. Certo un bravo autore scrive ben comunque e il suo stile è inconfondibile, ma l'incursione in questo genere investigativo complottistico non mi ha entusiasmato. Il protagonista è Markus, un penitenziare: una sorta di investigatore del Vaticano che vive in modo del tutto anonimo e investiga sul male ovunque si nasconda. Nello specifico, poi ha anche merso la memoria e quindi garantisce senza dubbio la segretezza della sua missione, perché neanche lui ha un quadro completo di quello che ci si aspetti faccia. Al suo fianco le indagini sono fatte da una fotografa della polizia, sempre sul filo della legalità. I due portano alla luce una storia di follia, successa anni prima in una specie di clinica per ragazzi difficili che dove sono successe fatti inquietanti che hanno avuto effetti deleteri sui suoi ospiti. La storia pur scritta in modo gradevole è in molti punti poco credibile, i fatti ci vengono spiegati in modo poco convincente lasciando ampio spazio al sovrannaturale o a spiegazioni del tutto fantasiose.
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Nica e rigel
Questo è un romanzo per adolescenti o per appassionati di storie d'amore tormentate. Gli ingredienti per questi generi ci sono tutti: due ragazzi di diciassette anni, con un rapporto difficile da definire, quasi due calamite che si attraggono, ma che poi arrivati a un certo punto invertono i poli e con violenza si spingono lontano fino ad andare a sbattere. Dagli angoli opporti del mondo, si leccano le ferite, ognuno per conto loro e si chiedono che cosa gli stia succedendo. C'è poi, una storia triste alle spalle, protagonisti di una bellezza difficile da eguagliare, qualche scena pruriginosa che non arriva ad avere cinquanta sfumature di grigio, ma qualcuna sì. Infine un segreto da nascondere, gelosie e tanti ostacoli alla realizzazione di questo amore. Insomma, per gli appassionati del genere tutto quello che serve, per chi non lo è invece, leggibile con un po' di fatica, anche se nel complesso non del tutto da bocciare.
La storia è quella di Nica, il nome di una farfalla e di Rigel, il nome di una stella, che crescono in un orfanatrofio, con un rapporto ambiguo. A diciassette anni, quando hanno perso le speranza di entrare in una famiglia vengono presi in affido dalla stessa famiglia. Da qui inizia la storia di una ragazzina desiderosa ad ogni costo di avere una famiglia, stupita da ogni manifestazione di affetto, dei nuovi genitori e degli amici di scuola. Infantile e ingenua, con le dita coperte da cerotti colorati, sembra del tutto al di fuori della realtà e all'opposto delle teenager di oggi. Terrorizzata da quel ragazzo con cui vive e che non può evitare di incontrare, ma che la attrae, e allo stesso tempo le fa paura. Il suo istinto però è quello di essere gentile e di aggiustare la cose rotte anche a costo di farsi male.
Lui invece, di una bellezza irraggiungibile e dotato di talento e intelligenza, è una calamita per le ragazza, ma allo stesso tempo è anche capace di momenti di crudeltà e di scatti di ira inspiegabili se non con qualche terribile segreto contenuto nella suo fascicolo e noto a pochi. Col tempo scoprono di essere l'uno il fabbricante di lacrime l'uno dell'altro. Quell'essere a cui non si può mentire che è in grado di darci la capacità di piangere di dolore, di gioia e di farci provare sentimenti. In sostanza colui per il quale vale la pena di vivere, alzarsi e respirare ogni giorno.
Secondo il mio gusto non è un brutto libro, se lo dicessi farei un torto alla sua autrice che tra l'altro ha avuto un consenso piuttosto ampio da parte del pubblico. Mi è piaciuto che abbia toccato anche temi sociali, che abbia lavorato molto sui personaggi fornendo dapprima una visuale che ce li faceva sembrare obiettivamente poco sani di mente, per poi piano piano portarci a prenderli in simpatia, e poi fornirci gli strumenti per rendere plausibile il loro modo di comportarsi. Trovo però che ala fina abbia scelto la strada più facile con un finale che strizza l'occhio al pubblico romantico, ma che lascia il tempo che trova per chi invece cerca qualcosa di più realistico. Nel complesso un libro ingenuo, che non sfiora le complicate dinamiche che ci sono in una coppia che prevedono degli equilibri non realizzabili solo con sentimenti ed attrazione erotica. Lo stile è nel complesso gradevole e abbastanza chiaro, forse in alcuni punti lo avrei alleggerito, magari tagliando anche sul numero delle pagine.
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Triste, ma senza essere patetico
Premetto che nell'attribuire un punteggio mi sono tenuta di manica più larga di quanto in genere faccio con questo tipo di romanzi, perché mi ha stupita. Mi aspettato il solito libro strappalacrime, infarcito di luoghi comuni e che ci rappresentava una donna rendendola patetica. In alternativa qualcosa di fintamente giocoso, dove un evento inaspettato, come un colpo di spugna faceva sparire tutto il dolore causato dal lutto. Invece ci ho trovato poco di tutto questo e in alcuni piccoli dettagli mi ci sono anche ritrovata, il che mi ha permesso di sviluppare una certa empatia con questa donna. Detto questo, non si tratta certamente di un grande romanzo e non ha neppure la pretesa di esserlo. Ci parla di elaborazione del lutto, un tema alquanto complicato, visto che ognuno lo fa a modo suo. E in questo è certamente creativa Amande, che prova tutte le strade che le si aprano davanti, poi si arrende per un po', ma una sciocchezza qualsiasi la fa illudere che valga ancora la pena vivere e allora ci riprova, e poi di nuovo cade, insomma quello che è successo a tutti dopo un grande dolore. Se un merito è da attribuire a questo romanzo è di essere credibile, anche se probabilmente non del tutto realistico. E' qualcosa di giustamente ottimista come ci promette la copertina piena di fiori, ma senza prospettare degli obiettivi difficilmente raggiungibili, ma solo quelli possibili e nei tempi che servono.
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Bravo anche come scrittore di thriller
Il più noto tra gli autori di legal, decide questa volta di fare un'incursione nel thriller, con risultati direi ottimi. In realtà non abbandona del tutto il primo amore, infatti al centro della vicenda c'è un giudice, e a braccarlo troviamo Lacy, una vecchia conoscenza per gli appassionati di Grisham, che si occupa di azioni disciplinari. Incalzata dalla figlia di una presunta vittima del giudice l'investigatrice si trova suo malgrado a fare un lavoro di indagine in un campo che non le spetterebbe. La storia ci viene raccontata con la solita precisione nei dettagli tipica di Grisham, senza ai tralasciare nulla e senza mai aggiungere nulla che appaia superfluo o stonato. Forse un po' opaca la figura dell'investigatrice, molto interessante, originale e ben strutturata invece quella del protagonista in negativo. Mi è piaciuta in particolare al scelta del finale che ha chiuso con coerenza una storia di un serial killer mai visto.
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Chi ha paura del coniglio?
Una ragazzina, mentre un mattino se ne va a scuola tutta scombussolata, perché un compagno di scuola ha chiesto di parlarle a quattr'occhi scompare nel nulla. Ricompare dopo quindici anni in una strada persa nei boschi nuda, con una gamba rotta e con la memoria che arriva solo a momenti. Non sa di non essere più un'adolescente, ricorda solo di essere finita in un posto dove un'entità superiore giocava con lei, dandole dei premi nel momento in cui riusciva a raggiungere gli obiettivi che le venivano di volta in volta messi davanti. Sullo sfondo di tutto questo un uomo con un'enorme testa da coniglio e degli occhi a forma di cuore. Questo romanzo mi è piaciuto molto, e dall'inizio alla fine. Mi ha intrigato come Carrisi sia riuscito a giocare col lettore, divertendosi a portarlo fuori strada, per lanciare la bomba solo alla fine, l'ingenuo di turno si beava del fatto di essere riuscito a capire tutto. e invece no, tutto è un illusione. Mi inquieta molto pensare a che cosa si nasconda nella mente di questo scrittore per riuscire ad essere così crudele coi suoi personaggi e coi suoi seguaci, ma qualsiasi cosa sia, mi piace.
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Genitori criminali
Due tentati omicidio ai danni di due donne che non si conoscono, fatti con modalità diverse, in diverse zone della Gran Bretagna, ma nei quali compare la stessa arma da fuoco. Il libro inizia così: in modo inspiegabile, senza un apparente movente, senza ragione perché entrambe le donne debbano essere vittime di un agguato. Poi la storia si sviluppa e piano piano arriviamo al colpevole, ma soprattutto al movente. conosciamo la storia di un bambino di origine russa, affetto da un lieve ritardo e incapace di ogni cattiveria, al quale sono capitati dei genitori di quelli che in apparenza sono vicini alla perfezione, ma sono quanto di più crudele ed egoista si possa immaginare. Mi è piaciuta molto la trama di questo romanzo, con una storia nuova e ben costruita. In particolare mi è piaciuto quello che c'è dietro: le ragioni che hanno portato il colpevole a diventare un delinquente. Un po' lenta e poco stimolante, invece la parte relativa alla vita privata degli investigatori, che avrebbe potuto notevolmente, senza togliere nulla alla storia, ma anzi rendendola più agile.
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Ultima possibilità
Un avvocato, arrivato all'apice del successo, di quelli che al mattino vanno a correre a Manhattan, vive in un appartamento ai piani alti di un grattacielo, ha tanti di quei soldi che non riuscirà mai a spendere un giorno riceve la visita di un cliente piuttosto bizzarro. Un folle, che sembra gli stia annunciando la sua prossima dipartita. Gli eventi successivi, però lo convincono che forse quell'uomo è veramente in grado di vedere il futuro e che abbia visto il suo. Parte allora una specie di rincorsa per cercare di mettere nell'ordine giusto le cose importanti della vita. Prima fra tutti la sua famiglia, costituita dalla moglie e dalla figlia che si sono trasferite, perché la sua metà è stanca di venire sempre dopo il lavoro. Devo dire che all'inizio questo romanzo mi ha abbastanza intrigato, poi ho trovato un po' di retorica nella ricerca di quello che veramente è importante nella vita e in questa estrema corsa per rimettere le cose a posto prima di morire. Una trama un po' lenta che faticava ad andare avanti mi ha piuttosto stancato e scoraggiato, anche se poi il finale, non poi così tanto a sorpresa, ma comunque diverso da quello che ci ha fatto credere Musso fino alla fine, ha salvato tutto il libro. Questo non è decisamente il romanzo più riuscito di Musso, mi piace comunque questo autore capace di passare con disinvoltura da un genere all'altro, pur mantenendo sempre il suo marchio di fabbrica di ottimo narratore, con una prosa fluida, chiara e mai scontata.
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Finalmente qualcosa di diverso
Una famiglia distrutta dalla scomparsa di una figlia diciannovenne, probabilmente rapita e uccisa, ma visto che non ci sono più tracce le speranze sotto sotto scavano gallerie nei cuoi e nelle menti dei sopravvissuti. Il padre dopo anni di ricerche si suicida, la madre dapprima si abbandono all'alcool e poi si rifà una parvenza di vita con un altro uomo. Una delle sorelle dopo anni in cui si nasconde i ricordi nelle droghe chiude tutti i contatti con il resto della famiglia, e poi se ne costruisce una sua. Infine ,a sorella più giovane, sposata con un ricco architetto, che sembra avere la vita perfetta, ma basata guardare un po' sotto la superfice e il punto di vista cambia radicalmente. Tutto si frantuma e poi si ricompone quando il marito di Claire: la figlia più giovane viene ucciso in un vicolo davanti alla moglie. Questo romanzo mi è piaciuto molto: la storia è costruita con cura, in modo da riuscire sempre a sorprendere il lettore, con qualcosa che va sempre al di là anche delle più pessimistiche previsioni. Direi che è stata un ottima prova anche per una scrittrice che già conoscevo con brava giallista, ma che in questo caso è stata capace anche di indagare tra i sentimenti di una famiglia senza retorica o gusto per il voyerismo.
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Giallo d'altri tempi
Questo è un giallo di altri tempi, dove ti aspetti di vedere spuntare da un momento all'altro Miss Murple o Poirot. In un vecchio castello adibito ad albergo, isolato da una nevicata e in mezzo al nulla avviene un omicidio. La donna morta è sta accoltellata sul suo letto, è chiusa a chiave dall'interno e non ci sono tracce o impronte che possano portare a un indiziato. In più molti hanno un movente più che valido, e quasi tutti possono vantare un alibi di ferro. A sbrogliare la matassa è chiamata l'insolita coppia L'inley-Havers: quanto di più male assortito si possa trovare, almeno in apparenza. Il risultato è una indagine precisa ed efficace, scandita dai battibecchi tra i due che mettono in campo da un lato il controllo e la misura di un lord inglese e dall'altro l'ardore e la sfacciataggine di un'abitante dei sobborghi di Londra. Una lettura non adatta a chi sia appassionato di gialli con un taglio più moderno e dinamico, ma secondo me adatto a chi ami immergersi in atmosfere d'altri tempi, e a cui piacciono le storie di persone che incidentalmente si trovano coinvolti come investigatori o indagati in un delitto.
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Potenziale non sviluppato
Questo romanzo è cupo. immerso nella nebbia, immerso in quell'umidità che ti penetra nelle ossa. Non solo per i paesaggi in cui si svolge, ma anche per i personaggi che lo popolano: non sfuggenti, ma viscidi, non gelidi, ma umidicci. Il risultato finale di questa commistione di omuncoli con molto meno spessore che credono di avere non mi è piaciuto molto. Peccato perché l'idea della storia non era male e con un approccio di tipo diverso avrebbe anche potuto diventare un bel libro. La storia è quella di una donna viene trovata assassinata in modo brutale, quasi selvaggio nel suo letto. La sua morte attrae particolare attenzione dalla polizia perché il marito è uno dei principi del foro francese. La scoperta, poi che la donna fosse ancora vergine dopo cinque anni di matrimonio e di una storia d'amore non del tutto risolata tra il celebre avvocato e la sorella della moglie lo rendono il primo indiziato. La storia, poi si trascina in modo stanco e svogliato attraverso le indagini che portano alla fine, con sollievo del lettore alla scoperta del colpevole.
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E la storia cambiò
Questo romanzo ci porta nella Berlino del 1933, proprio là dove la storia ha deviato ed ha preso un nuovo corso. Un corso crudele, inimmaginabile che qui già si sta delineando in quella che sembra un complicato gioco degli specchi. Dietro alla politica,, alla propaganda, agli atti di forza conclamati c'è un altro mondo sotterraneo. E' quello delle spie, della resistenza, do quelli che hanno intuito cosa succederà di lì a poco e cercano di cambiare la direzione della storia. Si tratta di un romanzo storico che ha la forza di una storia di spionaggio: doppi, tripli giochi si alternano in mano a personaggi che non sanno di chi fidarsi e proprio per quello evitando di scoprire sempre le loro carte. Per me non è sempre stato semplice da seguire, ma l'ho trovato forse non gradevole nel classico senso in cui si intende una lettura fatta solo per piacere, ma comunque interessante e per certi versi illuminante, Una lanterna che nel buio più profondo si accende e getta la sua flebile luce tutto attorno, fornendo un'idea di quello che succede nell'ombra.
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Pensavo meglio
Non conoscevo Donato Carrisi, ma ne ho sentito meraviglie. Forse è per quello che questo romanzo è stato portato fino alla fine, ma mi è piaciuto così così. Premetto per gli appassionati dello scrittore, che ho scorso le recensioni dei miei colleghi e vedo che probabilmente questo non è quello che gli è riuscito meglio, quindi gli darò un'altra possibilità. Detto questo veniamo alla storia di Mila, una detective che ha deciso di lasciare lavoro, città e conoscenti per ritirarsi al sciuro con la figlia in campagna. Poi c'è uno strano uomo col corpo tutto tatuato di numeri accusato di avere sterminato una famiglia ed averne fatto sparire i cadaveri, a che non dice nulla. Finiti entrambi in un gioco perverso si si incontrano e danno luogo alla storia di questo romanzo. Direi che è partito molto bene, con un modo di scrivere chiaro, immediato e nonostante la crudezza di alcune immagini anche quasi delicato e rispettoso. La trama mi ha subito coinvolta i incuriosita, poi, man mano che passavano le pagine si è appesantito, Ho continuato a trovare la storia originale, ma più procedeva e più diventava stanca e apatica.
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Cosa c'entra questo titolo?
Non il migliore della George, ma comunque questa autrice continua a piacermi. Fatta la dovuta premessa che questo tipo di romanzi pur entrando nella categoria dei gialli hanno poco a che fare con i polizieschi o con i romanzi d'azione. Il delitto è più che altro il pretesto per raccontarci la vita dei protagonisti sia che essi siano quelli fissi he abbiamo iniziato a conoscere, sia che siano delle nuove entrate.
Non ho capito il senso del titolo, comunque la storia è quella di una ragazza trovata morta in un cimitero di Londra, e colpita ripetutamente con un oggetto contundete. Ad indagare è chiamata la squadra di Scotland Yard di cui fanno parte Thomas Lynley e Barbare Havers. Come piace alla George le indagini si spostano nella campagna inglese dandole modo di descriverci scorsi pittoreschi e di farci sbirciare tra le vita apparentemente tranquilla di villaggi da fiaba. Qui scopriamo intrecci insospettati, e nel frattempo veniamo aggiornati sull'andamento della vita personale degli investigatori. obiettivamente le informazioni di cui veniamo a conoscenza non sono sempre poi così indispensabili alla storia principale, ma questo è lo stile di questa autrice e secondo me è tanto brava da riuscire comunque a non farci perdere il filo e a non fare calare l'attenzione nonostante obiettivamente il volume sia piuttosto corposo.
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cane poliziotto
Andrea vitali ci propone una nuova indagine di Maccadò e compagni. questa volta tutto succede nottetempo e in realtà i carabinieri non dovrebbero proprio far nulle se non mettere in cella il ladro messo fuori combattimento dagli abitanti del rione dove è avvenuto il tentativo di effrazione in casa di una donna sola perché il marito lavora all'estero. Tutto facile, allora. No perché ai carabinieri non la si fa e meno ancora non la si fa al cane di casa: piccolo, ma ligio al dovere ancora più delle forze dell'ordine.
Bel libro: senza troppe pretese, ma divertente, in modo semplice e immediato. Capace anche di mettere quella curiosità di sapere come va a finire che ti fa tirare tardi. Tanto più che non si tratta solo di una storia, perché oltre alla principale ci sono altre due indagini parallele, ognuna delle quali corre per la sua strada, con tutto il solito contorno di varia umanità che popola la Bellano immaginata da Vitali.
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La banda della fantasia
Questa è una fiaba natalizia, piuttosto lontana dai romanzi a cui ci ha abituato Andre vitali, ma poi neanche troppo. L'autore immagina che sulle rive del suo lago di Como ci sia una casa di riposo, gestita dalle suore dove tutti i personaggi della nostra fantasia di bambini si sono ritirati in pensione. Babbo natale, la fatina dei denti, folletti, streghe e topolini, un po' delusi dal mondo, un po' stanchi di non essere più riconosciuti se ne stanno lì, quasi in attesa. Poi un giorno arriva il postino e tutto cambia.
Si tratta di una favoletta, a tratti delicata e poetica, ma nella quale si scorge l'ironia e la sagacia tipica di Vitali. Secondo me adatta a d un pubblico di bambini, ma simpatica e gradevole anche per qualche adulto che ha voglia di concedersi un oretta tra fantasia, buoni sentimenti e speranza.
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Portatrici di speranza
Per caso ho letto questo libro, proprio quando la guerra è tornata ad affacciarsi alle porte dell'Europa. Forse per quello mi ha particolarmente emozionata e commossa. Ilaria Tuti romanza una vicenda vera: quella delle portatrici che nel corso della prima guerra mondiale scalavano le montagne friulane per portare viveri e munizioni ai soldati delle trincee di alta montagna. Ragazza, madri, donne già in là con gli anni che hanno risposto senza esitazione alla richiesta di aiuto dell'esercito, non tanto per i pochi soldi che hanno ricevuto, ma oerché era la cosa giusta da fare. Nonostante le piaghe sulle spalle e sui piedi queste donne sono state capaci di portare a ragazzi che avrebbero potuto essere lor figli o fratelli un sorriso e un po' di umanità. questo libro è un omaggio al coraggio, alla perseveranza all'andare avanti nonostante tutto . Non c'è retorica, non c'è desiderio di autocommiserazione e questo mi piace e trovo che meriti di essere premiato.
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Viaggio dentro
In una macchina si trovano quattro occupanti improbabili: Argia un'insegnate siciliana trasferitasi al nord per lavoro, divorziata e con un figlio. Argia ha un sacco di questioni irrisolte: la madre ce si è suicidata, il padre che ha lasciato lei e sua sorella, un marito sposato solo per per un figlio, che non voleva arrivare. Con lei in viaggio un vecchio compagno di scuola, diventato impresario di pompe funebri, vedovo con un figlio che non gli rivolge più la parola, ma a suo modo ottimista e proiettato verso il futuro. Poi il figlio ancora piccolo e inconsapevole del significato di quel viaggio. Infine ultima presenza, sua sorella, chiusa in un borsone nel bagagliaio. Scopo del trasferimento dalla Lombardia alla Sicilia infatti è quello di portare le ceneri nel cimitero del paese di provenienza. durante il viaggio, poco a poco Argia ci racconta i suoi tormenti i sensi di colpa, quello che ha fatto perché era nella sua natura, ma di cui fatica a sostenere il peso.
Devo dire che dopo le prime pagine volevo abbandonare questo romanzo che mi sembrava confuso e che non riuscivo ben a capire dove volesse andare a parare. Proseguendo, però l'ho trovato gradevole, anche se non eccezionale. A tratti scorrevole, a tratti scorrevole, a tratti pesante questo romanzo è u percorso attraverso l'Italia, ma anche un percorso dentro Argia, che sembra chiedere a noi una comprensione e un perdono che lei non è capace di darsi.
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Vitali in giallo
Andrea Vitali, cambia genere in questo romanzo. Lasciata la sua Bellano si traferisce in alta montagna, in un luogo isolato, sperduto, dove accadono cose strane. Un investigatore vien mandato in questo luogo ,di cui neppure conosceva l'esistenza per confermare le cause di un delitto. Un lavoro, che è più una punizione che un premio, ma che potrò svolgere in poche ore, del resto tutto è chiaro. Una donna che vive isolata è stata trovata morta: l'assassino è sembra ombra di dubbio il fratello. Ma tutto sembra troppo semplice, e allora i giorni di permanenza diventano di più, il ritorno in pianura viene rinviato nonostante le insistenze dei suoi superiori. In quel paese c'è qualcosa che non torna e ancora meno torna il ruolo di una misteriosa clinica, del tutto isolata, dove succedono cose di cui nessuno vuole parlare.
Bel giallo, scritto con uno stile e un linguaggio del tutto inconsueto per Vitali, con personaggi forse un po' macchiettati come sua abitudine, ma comunque nel loro genere credibili e interessanti.
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Vita da killer
Billy è un killer: uno di quelli che uccide su commissione. la sua specialità sono i lavori fatti da lontano. E' un tiratore scelto, che ha imparato in guerra a centrare con precisione obiettivi lontani centinaia di metri. Tornato in patria ha messo a frutto le sue competenze mettendosi a disposizione di chi ha bisogno di sbarazzarsi in modo pulito di qualcuno. La storia inizia nel momento in cui decide di accettare l'ultimo lavoro, dopodiché ritirarsi a vita privata. Si tratta di un lavoro difficile, più che perché prevede che aspetti per un lungo periodo il suo obiettivo, nel frattempo mischiandosi con i vicini. La sua copertura è quella di essere uno scrittore alle prime armi, gentile e cortese, ma piuttosto riservato. Già questo gli crea qualche problema, e da lì in poi niente va come dovrebbe. Questo libro in effetti contiene più di un romanzo: la storia di Billy raccontata al presente, e a fianco quella della sua vita passata, che viene scritta dallo stesso protagonista. Ancora una volta Stephen King ha dimostrato di essere un grande scrittore, forse questo non è il suo migliore romanzo, ma comunque a me è piaciuto molto. Chiaro, lineare e sempre inaspettato. Niente di quello che ci racconta è banale, salvo qualche scivolone nelle parti d'azione.
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Frusta o bastone
Un bel giallo, di quelli d'altri tempi, che ci racconta una storia complessa, piena di personaggi, con delitti e inganni, ma lo fa con delicatezza, rispetto dei personaggi e dei lettori. New Scotland Yard nelle vesti di Barbara Havers e di Thomas Linley sono chiamati ad indagare su un ragazzo trovato morto a fianco di un cimitero. Si tratta dello studente di una prestigiosa scuola vecchio stile di quelle dove ancora contano più le tradizioni e l'apparenza rispetto alla sostanza. La maggiore difficoltà che incontreranno i due sarà proprio quello di sfondare il muto di silenzio che avvolge la scuola. In sostanza tutto quello che succede nella scuola deve rimanere nella scuola, ma non solo, vige un codice d'onore che impone il silenzio e il divieto di fare la spia. Piano, piano, con la loro consueta tenacia i due investigatori riescono ad arrivare a capo non solo dell'omicidio, ma anche di tutto quello che la scuola ha abilmente nascosto sotto un tappeto di perbenismo.
A fianco delle indagini tutta una serie di drammi che coinvolgono le vita private degli investigator. Normalmente sarei stata infastidita da tanta invadenza, ma in questo caso la George è stata abile nel fornirci poche informazioni alla volta, così da incuriosirci senza però distrarci dalla indagini, per poi, alla fine, con l'assassino in carcere tornare sui suoi passi e fornirci le ultime novità sulle vite di Barbara, Thomas, Helen, Simon e Deborah.
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Questione di coscienza
L'avvocato della Lincoln ha fatto un colpaccio. Gli si è presentato un indiziato di omicidio, per di più ricco, anzi ad essere ricca è la madre, ma quello che conta è che gli assegno siano coperti. Già fa i conti delle sostanziose parcelle che potrà addebitargli, pensa come spendere il ricavato e come starsene tranquillo per un po'. Ma un tarlo gli si insinua nella entra e non lo lascai tranquillo. Sembra che qualcosa non quadri: dal modo in cui è stato ingaggiato non torni: forse è finito in un imbroglio che gli potrebbe rovinare la carriera. no, niente di tuto questo, qualcosa di molto peggio, che lo mette nella scomoda pozione di parteggiare per la giustizia o per la sua carriera.
Bel romanzo, scritto con la consueta abilità di Connelly, che ancora una volta ci accompagna dentro le stanze segrete della giustizia americana. Buon personaggio Haller, che nonostante abbai una vita privata quantomeno complicata, non è troppo invadente e lascai il dovuto spazio alle indagini e al processo. Ben amalgamati tutti gli altri comprimari. ognuno con un proprio ruolo.
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tra orrore e poesia
Questo libro inganna. inizia in modo anche poetico: la bellezza di un paesaggio isolato da tutti. Un piccolo paesi di boscaioli e contadini, che lavorano sodo, forse un po' rozzi ma buoni di cuori e solidali. In questo ambiente nasce Neve: una bambina che subito dimostra di avere qualcosa di speciale. Capace di guarire gli ammalati, indifferente al freddo, pare che lei stessa sia fatta di ghiaccio. solo una cosa le è preclusa: quella di innamorarsi. Se lo facesse si scioglierebbe come neve al sole. Corona raccontandoci la storia di Neve ci presenta anche tutti i suoi compaesani e toglie il velo sui segreti del paese che si dimostra tutt'altro che buono di cuore, anche in alcuni frangenti un cuore non ce l'ha. Violenze inaudite, stupri, imbrogli, assassini, sequestri di persona, immaginate la cosa peggiore che possa fare una persona, e la troverete dentro questo romanzo. Per i miei gusti, ho trovato che l'autore abbia parecchio calcato la mano. immagino sia una scelta ben ponderata, ma trovo che la descrizione di violenza fine a sé stessa possa sempre essere evitata, anche se lo si fa condendo il tutto con qualche battuta, e con una buona dose di espressioni dialettali che aiutano ad alleggerire.
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Che noia!
Temperance, la nota studiosa di ossa viene chiamata per esaminare quello che rimane del cadavere di un bambino. I successivi controlli fatti nell'appartamento portano alla luce altri due corpi. Chi è il responsabile, forse la madre? Partono così le indagini che portano la Brennan a collaborare con suo compagno di lavoro, ed ex compagno di vita Ryan. Romanzo stanco, che si trascina da una parte all'alta degli Sati Uniti con lentezza, con indagini poco credibili. La Reichs ci ammorba con i problemi sentimentali dei due protagonisti, con giochetti da ragazzini fatti per far ingelosire l'uno piuttosto che l'altro. Tutto questo appesantisce un romanzo che già di per sé è tutt'altro che brillante.
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Il figlio di Eva
In questo romanzo si ipotizza che Hitler ed Eva Braun abbiano avuto un figlio. La gravidanza, arrivata quando si stava già intravedendo il declino del regime, sarebbe stata tenuta segreta per evitare che il piccolo potesse essere considerato un punto debole su cui fare leva contro il tiranno. La storia che ci viene raccontata è quella di una infermiera, prelevata dal campo di concentramento in cui è rinchiusa e dove di fatto è diventata la levatrice per le altre donne recluse nelle baracche. Il libro si divide in due parti: la prima piuttosto agghiacciante ci racconta il dramma di donne che partoriscono in un ambiente impossibile, consapevoli di non poter salvare quel bambino e combattute tra l'istinto di farlo vivere e la ragione che invece le spinge a desiderare che muoia piuttosto che subire quello che stanno vivendo loro. La seconda parte invece ci racconta il trasferimento dell'infermiera e la sua nuova attività di ostetrica per il figlio del regime.
Questo come altri romanzi che ci racconta di drammi, secondo me rischiano con molta facilità di cadere nel banale. Mi rendo conto che ci stia che una ragazza giovane, sola, spaventata, in un ambiente ostile si faccia affascinare dal bell'ufficiale nazista, ma ci dobbiamo per forza sempre mettere una storiella d'amore? Probabilmente sì, perché in questo modo il libro vende di più, però ne soffre tutta la storia facendo perdere spessore al romanzo.
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Milano sotterranea
De Michelis col suo romanzo d'esordio immagina che al di sotto della stazione centrale di Milano ci siano delle comunità sconosciute agli abitanti di sopra. Queste civiltà a sé stanti sono più di una e formano una stratificazione sempre più sconosciuta e misteriosa man mano che ci si avvicina al centro della terra. Protagonisti principali del romanzo sono Cardo: un ispettore della Polfer finito nella più grande stazione di Milano, come punizione per avere denunciato alcuni colleghi corrotti. Tormentato per la retrocessione dalla squadra omicidi alla ferroviaria e per l'omicidio del padre avvenuto in circostanze poco chiare e dopo che avevano roto i rapporti, Cardo fatica ad adattarsi alle regole e tende a prendere iniziative anche contro l'espresso divieto dei suoi superiori. Sua compagna di avventure è Laura una giovane volontaria del centro di assistenza della stazione, dotata di uno strano dono che le consente di sentire come se fossero suoi i sentimenti e le emozioni di chi le sta vicino.
Tra i due: giovani e belli scatta l'inevitabile storia d'amore, che però non riesce a renderli del tutto sinceri l'uno con l'altro e a svelare tutti i loro segreti. Per proprio conto e seguendo piste diverse i due scoprono il mondo sotterraneo sotto la stazione e si mettono in guai più grossi di loro.
Questo romanzo mi è piaciuto molto all'inizio, quando sembrava si trattasse di un giallo. Una serie di animali trovati straziati in diversi punti della stazione, sembra infatti preludere alla presenza di un serial killer. Poi le cose si complicano, man mano che si scoprono nuovi livelli di vita nel sottosuolo e ci si mettono di mezzo dapprima la magia, con riti, santoni e quant'altro. Infine, tanto per non farsi mancare nulla, arriva anche in complotto di largo respiro che coinvolge anche i massimi vertici della polizia meneghina. Rapimenti, fughe rocambolesche, sparatorie, si mischiano a interventi per così dire divini.
Per il mio gusto l'autore ha messo troppo in questo libro. L'idea mi è piaciuta molto: mi ha intrigato immaginare che una stazione di cui la maggior parte conosce solo un livello, invece ne abbia molti altri, sia salendo verso l'alto che scendendo verso il basso, e ancora altri ne abbia a seconda se viene vissuta di giorno o di notte. Poi però ci si devono porre dei limiti e decidere in che direzione andare, per come è strutturato questo libro, nonostante sia scritto molto bene, in modo chiaro e lineare diventa faticoso stare dietro a tutto. Questo bel mattone da oltre ottocento pagine avrebbe potuto essere diviso in due volumi, e non lo dico perché manchi di logica o perché in fin dei conti la storia risulti slegata o le vicende buttate lì tanto per occupare spazio. Semplicemente trovo che a volte aggiungere non sia necessariamente la strada migliore.
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La link si è un po' impantanata
Direi che i romanzo è gradevole, ma nulla più. Lo stile è quello di un giallo con dei delitti, forse un serial killer, con dei investigatori che come sta andando di moda ultimamente sono pieni di problemi personali, che pur non influendo sulla loro capacità di giudizio e sulla loro abilità di indagare ne rende piuttosto complicata l'esistenza. Dire una misto tra giallo, dramma psicologico, e romanzo tinteggiato di rosa. La storia ci viene raccontata con dovizia di particolari, forse troppi? I personaggi sono tantissimi tutti con qualcosa di triste, tormentato e poco chiaro da raccontarci. Anche qui, forse la Link ha un po' calcato la mano? La trama ci racconta di una serie di ragazzine che scompaiono, apparentemente senza avere nulla in comune e delle indagini fatte della polizia locale e in parallelo da Kate, un agente investigativo di Scotland Yard in città per vendere la casa di famiglia. Devo dire che al netto di tutta una serie di descrizioni e personaggi che non erano poi così indispensabili alla storia il romanzo non è male. In effetti alla fine ci sono colpi di scena, spiegazioni abbastanza credibili e tutti i fili pendenti vengono riannodati. Avrei insistito un po' meno sulla patetica vita amorosa della protagonista, ma a parte questo può andare.
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meglio del primo
Teresa Battaglia, commissario tutta spigoli e spine all'esterno, ma dotata di una umanità non comune torna al lavoro e lo fa con tenacia, quasi disperazione. La donna, affetta da una malattia che le sta devastando la memoria, riesce anche in questo romanzo a nascondere se pur a fatica il suo stato agli altri componenti della sua squadra e anche a catturare il serial killer che sta inseguendo. Mi era sembrato nello scorso romanzo un azzardo decidere di puntare su un personaggio con problemi di questo tipo, in questo secondo volume, invece mi son ricreduta. Teresa è credibile, capace di attirare simpatia, senza mai essere patetica, forte e fragile allo stesso tempo, consapevole del suo destino, ma mai rassegnata .Intrigante anche l'indagine scelta che coinvolte dapprima un omicidio avvenuto settant'anni prima, per poi incappare in delitti più recenti. Storie di streghe, magia, rancori passati trascinati per decenni si intrecciano, rendendo il racconto interessante anche da un punto di vista storico. Dopo un primo romanzo che mi era sembrato discreto, ma niente di speciale, mi sembra che Ilaria Tuti abbia ingranato la marcia e che prometta di diventare una scrittrice da tenere d'occhio.
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soft thriller
Una prima critica a chi si è occupato del titolo, di cui non capisco il titolo. Mi sembra l'originale Missing Joseph avrebbe potuto benissimo essere mantenuto. Detto questo, nonostante di solito la George mi piaccia molto, questa volta non mi sembra sia un po' annoiata lei stessa dai suoi personaggi. Quasi, come stanca di vedere che stesse facce avesse iniziato a divagare dalla storia originale, per perdersi in vicoli laterali, per poi ricordarsi all'improvviso di averci lasciati lì ad attenderla e tornar stancamente sui suoi passi. Il che è tutto dire perché la caratteristica di questa autrice non è certo la capacità di creare tensione o raccontare storie incalzanti. E' una di quella che si prende i suoi tempi, a cui piace raccontare dettagli non essenziali alla storia, ma che rendono i suoi romanzi unici nel loro genere.
La storia è un'altra della serie che ci racconta le indagini dell'investigatore Linley e della sua collega Barbara Havers chiamati a mettere luce nella morte di un parroco già catalogata come incidente o morte naturale ma che non convince il patologo Simon St. James nel villaggio per una difficile vacanza con la moglie Deborah. I quattro si trovano a vagare in mezzo a un ambiente tanto bello e ricco dal punto di vista naturalistico, quanto povero e arido dal punto di vista umano. Riti magici, piccole vendette, scherzi crudeli accompagnano gli investigatori.
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- sì
- no
Cenerentola
Questo è uno di quei romanza che leggo perché sono leggeri , leggeri, quasi impalpabili. Lasciano dietro di sé poco su cui riflettere, ma sono capaci di distrarre la mente dal resto per qualche ora, il che di questi tempi credo sia già un pregio. Quindi non un capolavoro che sarà ricordato sui trattati di letteratura, ma un libro gradevole da legger, con una trama ben strutturata, una storia romantica che fa da filo conduttore qualche riferimento storico interessante e belle descrizioni di uno stile di vita quasi principesco in contrapposizione con quello degli operai e dei servitori.
La storia è ambientata ad inizio del secolo scorso, nella casa di una ricca famiglia tedesca che possiede una fabbrica di stoffe. Nell'abitazione arriva Marie. un'orfana ribelle che l'istituto che la ospita fa fatica a collocare, perché piuttosto restia ad accettare le imposizioni dai vari datori di lavoro che l'anno assunta. Nella villa delle stoffe dovrà fare la sguattera, ma subito dimostra un carattere e una intraprendenza che la fanno promuovere dapprima a dama di compagnia e poi a ben altre mansioni.
In sostanza è la storia di Cenerentola, con l'aggiunta di qualche segreto svelato poco a poco, qualche intrigo non riuscito come dovrebbe e l'inevitabile lieto fine, ma come poteva essere diversamente?
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Anticamera del manicomio
Ho trovato questo romanzo piuttosto difficile da seguire. Pur dotato di uno stile chiaro e di una capacità narrativa al di sopra della media credo che Simenon si sia inoltrato in un campo un po' troppo nebuloso. Entrare nella psiche di Betty e in quella dei frequentatori di un ristorante che definire sopra le righe è poco, forse è un'impresa che avrebbe dovuta essere affrontata da chi si occupa di professione di mente e delle malattie che la coinvolgono. Quindi ecco spiegato perché nonostante questo autore mi piaccia, questa volta mi ha lasciata perplessa.
La storia è quella di Betty una donna che conosciamo accasciata in un bar, tanto ubriaca da reggersi a fatica in piedi e da non rendersi neppure conto di che cosa le stia succedendo. Passata la sbornia e rimessa in sesto grazie ad alcuni frequentatori del locale che invece di approfittarsi di lei, come sarebbe più in line con i loro profili, la adottano e se curano, almeno così sembra all'inizio. Col passare delle pagine Betty ci racconta che cosa le è successo: i motivi per cui la sua famiglia l'ha cacciata, la sua posizione di vittima/carnefice senza però farci capire neppure alla fine quale sia l'elemento predominante.
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Forza Haller!
Premesso che sono di parte perché mi piacciono in generale i romanzi di Connelly e molto quelli con Haller: l'avvocato della Lincoln. Cinico come solo un avvocato della difesa può essere, capace di nascondere dietro un un'aria impassibile quello che pensa, pronto ad approfittarsi di chiunque pur di raggiungere i suoi obiettivi. Eppure, anche se si merita tutto quello che gli succede quando la figlia lo ignora, la ex moglie lo detesta perché le ha rovinato la carriera, i suoi colleghi lo guardano sogghignando per le sue disgrazie non si può fare a meno di mettersi a lato pista e fare il tifo per l'avvocato della Lincoln. Il romanzo è un classico legal thriller che si svolge per la gran parte in un'aula di tribunale, o che rincorre testimoni e indagini che orbitano attorno alla vicenda. Parte in effetti un po' lentamente, ma poi prende ritmo e diventa gradevole da seguire, pur non riuscendo mai a diventare particolarmente brillante, per poi arrivare a un finale non del tutto aspettato, ma comunque credibile.
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Cambio di rotta?
In questo romanzo la George, pur rimanendo fedele alla squadra di investigatori della Met che la accompagna in innumerevoli romanzi ha cambiato decisamente rotta. lo stile è sempre lo stesso: rassicurante, mai sopra le righe, con le indagini che spesso fanno solo da contorno alle vicende umane dei protagonisti: investigatori o indagati che siano. Un modo di affrontare i gialli forse un po' antico, ma che a me piace alternare con romanzi un po' più diretti . In questo caso, invece del solito delitto che si svolge in un contesto campestre, in un paesino dove tutti si conoscono e dove proprio per quello maggiori sono le ragioni di attrito che covano sotto la cenere, si sposta verso un ambientazione che finora non aveva mai toccato. La George si addentra nel complicato mondo delle bande giovanili, del degrado urbano e infine dei serial killer. Devo dire che ho trovato questo romanzo piuttosto ingenuo e poco adatto allo stile di questa scrittrice. In ogni caso non da scartare e comunque gradevole da leggere soprattutto nelle parti in cui vengono alla luce l'umanità e le debolezze dei protagonisti, che ho trovato di gran lunga le pagini migliori, anche se con un pizzico di cinismo ci si potrebbe vedere un modo per trattenere i lettori, un po' annoiati dalla storia principale.
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Poco convincente
Fino ad ora Musso mi era piaciuto parecchio, ma questa volta mi ha lasciato tiepida. Lo stile è il suo: una storia che sembra folle, impossibile da spiegare, eppure che ha un suo magnetismo. Poi, poco alla volta tutte le tessere vanno al loro posto, ed ecco il disegno nella sua interezza. Solo che in questo caso, la storia mi sembra alquanto debole: i personaggi non mi sono piaciuti: l'artista tormentato e antipatico che fa dell'acidità la cifra per attrarre le donne. Dall'altra parte la donna delusa dagli uomini, dalla carriera e dal mondo che si fa abbindolare dal suddetto artista. In mezzo una indagine fatta volando tra Parigi, Madrid e New York, per poi approdare in un'isola greca. Debole e poco convincente, anche se devo dare a Musso quel che è di Musso e ammettere che il modo di scrivere è sempre ottimo.
l'atra faccia della medaglia
Tra i personaggi di Connelly l'avvocato della Lincoln è forse quello che mi piace di più. Sfacciato, sfrontato coraggioso, sia nella vita che nel lavoro. Capace di mantenere una rete di protezione fatta dai suoi familiari, che accorrono sempre quando li chiama. Il fratellastro Bosch, noto investigatore che è stato protagonista di molti romanzi , e poi le sue ex mogli, che non possono resistere a dargli una mano. In questo romanzo Haller viene chiamato dall'altra parte della barricata, a rappresentare l'accusa contro un uomo già condannato per l'assassinio di una bambina, ma poi rilasciato a causa di un esame del DNA fatto parecchi anni dopo. Convinto della colpevolezza dell'uomo Haller e il suo gruppo di buttano nella mischia. Ma tutto non è come sembra,
Bel romanzo coinvolgente, scritto in modo semplice e chiaro, con personaggi che nonostante la forte personalità non sgomitano per avere le centro della scena.
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Teresa non molla
Teresa è cresciuta a pane e botte. In una famiglia numerosa, con una madre morta giovane, dopo innumerevoli gravidanze e un padre violento, poco propenso all'amore paterno. Se ne va poco dopo l'adolescenza in cerca di cambiamenti. Trova alte botte, altre umiliazioni e altri dolori. Conosce il carcere, il manicomio, il tradimento degli amici, l'abbandono dei familiari, l'indifferenza degli uomini che ama. Eppure non si arrende mai, mantenendo sia la voglia di farsi una vita dignitosa, il buon cuore di aiutare sempre le persone a cui vuole bene e la forza per non cedere ai pochi principi che si è imposta. Primo fra tutti quello di non cedere mai alla prostituzione: va vene rubare, e truffare, ma mai vendere il proprio corpo o tradire il suo uomo.
La storia ci viene raccontata come se fosse la stessa Teresa a parlare. Con un linguaggio semplice, crudo, ma capace di rendere bene l'idea e di andare dritti al punto. E' una storia che nonostante tutto ha dell'ottimismo, che ci racconta di persona che fanno quello che possono con quello che hanno a disposizione. Ma non un inno alla illegalità o alla violenza, direi più un raccontarci i fatti nudi e crudi, senza alcuna valutazione di tipo moralistico.
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Storie di api e di guerra
Egidius Arimond è un apicultore: lo è per professione, ma anche nell'animo. Parla con i suoi piccoli insetti: li cura, li difende e li studia. In cambio quelli gli danno sostentamento economico, ne proteggono i segreti e lo aiutano a fare del bene agli altri. Nella Germania del 1944 essere affetto da epilessia non è certo il modo migliore per essereb en visto dal regime. Così Egidius vive per quanto possibile ai margini, senza farsi notare. Forse solo la sua passione per le donne gli fa correre più pericoli di quanti dovrebbe.
L'atra sua passione è la giustizia e la libertà e allora organizza un modo tanto ingegnoso quanto pericoloso per portare gli ebrei fuggiaschi oltre il confine con il Belgio. Ci racconta nel suo diario che lo fa soprattutto per i soldi che gli servono a comprarsi i medicinali e sicuramente quello è uno dei motivi. Ma la cura, l'amore e la gentilezza che riversa sui suoi protetti non può essere comprato con il denaro.
In questo libro c'è della poesia: il modo in cui il protagonista ci descrive le sue api. per noi solo insetti, per lui tutto un mondo, che ha delle proprie regole a volte crudeli, ma in fin dei conti non peggiori a quelle in voca tra gli uomini della Germania nazista. Uomini e api portano avanti le loro battaglie come possono con i mezzi che hanno a disposizione. Trovano il positivo e il bello dove c'è e scansano per quanto possono i pericoli. Credo che dovremmo adottare per valutare il protagonista lo stesso criterio usato per le api. A volte ci sono delle circostanze in cui azioni considerate normalmente abiette devono essere giustificate, perché è nella natura di tutti gli esseri viventi cercare di sopravvivere.
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Storia triste
Questo libro è triste. anche quando ci racconta di cose piacevoli: il nonno e lo zio della protagonista che se ne vanno come ragazzini a impinzarsi di pollo fritto. Mi sembra che su tutto prevalga la nostalgia e il rimpianto. Miki, la protagonista è stata trovata su un letto di alghe ancora neonata. L'ha trovata la sua madre adottiva spinta da qualcosa che le diceva che quel giorno avrebbe incontrato la figlia che non riusciva a concepire. Viene accolta in una famiglia a dir poco bizzarra. Su tutti veglia il nonno: dispensatore di consigli, saggezza e capace di accontentare i desideri. Quello che si desidera in questa famiglia viene sempre esaudito: magari non in modo immediato, magari con fatica, ma arriva sia che si tratti di una maglietta di un gruppo pop sia che si tratti di un figlio. Dopo la scomparsa del nonno, e con l'arrivo di un amico dal passato una serie di avvenimenti bizzarri mettono in discussione il modo di vedere la vita di Miki: nuovi orizzonti si aprono, nuove curiosità e sentimenti che non sapeva che esistessero.
Ribadisco che questo libro è triste: a partire dal modo in cui è descritto il villaggio, alla famiglia, ai rapporti che hanno tra di loro e con i compaesani. Però come in tutti i libri di questa autrice c'è anche poesia: quella che solo le atmosfere del Giappone è in grado di creare e quelle che la penna di Banana è così capace di rendere.
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