Opinione scritta da paola melegari

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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    10 Agosto, 2013
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IL TUO TALENTO VALE MENO DEL MIO

Andando a scorrere le rece dell'amica pia, mi sono sentita invogliata a dare la mia opinione su questo libro. L'ho letto tempo fa, due volte, ovvio quindi che mi è piaciuto, parecchio.

Ho amato le descrizioni delle vie costeggiate dai canali, la spesa al mercato, l'immagine di Griet che faticosamente lavava e stirava nel piccolo cortile insalubre, dedicandosi con amore alle faccende domestiche.
Per chi poi? per gente ingrata che non lo meritava affatto. Infierivano su di lei, ferendola.
La sua indole buona e dolce pero' non si lasciava graffiare, sapeva di dover guadagnare per la sua famiglia in grave difficoltà, perciò sopportava, soffrendo in silenzio.

Però, la ragazza, intelligente, e dotata di un istinto innato per la pittura e per i colori, trova, in questo
manicomio di esseri invidiosi e inutili, unospiraglio, una passione , nella pittura del suo padrone, il pittore fiammingo Veermer.
Da cosa nasce cosa e, l'intesa fra i due diventa il fiammifero che accende la miccia dell'amore.
E' uno spaccato del tempo, tempo in cui la ragazze come griet potevano essere usate e buttate, maltrattate, senza alcun diritto di replica.
Solo una serva, che oltretutto era fonte di invidia da parte dei familiari del pittore, i quali si spinsero perfino a complottre contro di lei, per liberarsene.
Ho provato tanta stima e tanta pena per questa povera adolescente, perchè questo era griet.
La sua passione e l'impegno nel preparare i colori per il maestro, la sua abilità nel riuscirvi, è sintomo di doti speciali, la sua capacità nel catturare momenti da ritrarre, intuizioni, lasciano trasparire che in altre circostanze lei stessa sarebbe potuta diventare una grande artista.
Quanti talenti come il suo saranno andati sprecati nel corso dei secoli, quante persone buone e gentili come lei non avuto nessuna oppurtunità di essere apprezzata come talentuosa.
Diventerà, una ragazza da marito , una madre come tante, compito importante certo, ma anche un talento buttato.
Ormai sapete che i mie punti di vista sono un pò particolari, ma quando , dopo aver letto un libro, lo discuto a distanza ricordo solo le cose che mi ha lasciato.
Questo è quanto......
paola

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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    07 Agosto, 2013
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Sliding doors.....

Francesca, italiana, laureata, nel secondo dopoguerra incontra Richard , lo sposa e lo segue in Iowa, avranno due figli e il loro sarà un matrimonio tranquillo.
Un giorno Francesca inciampa casualmente in Robert Kinkade, fotografo e cronista del National Geographic, incaricato di ritrarre i ponti coperti , caratteristici della contea di Madison.
Nasce immediatamente un magnetismo, un'intesa e una forte attrazione, che coinvolge entrambi.
Si abbandonano così alle emozioni agevolati dal fatto che i familiari di Francesca sono fuori per alcuni giorni.
Capiscono che nulla potrà più essere come prima.
Francesca non potrà mai abbandonare i suoi figli, che ama, e il marito che rispetta.
Consapevole che questo la porterà a lasciar andare Robert, l'amore della sua vita.
Così congelerà il suo sentimento in una bolla indistruttibile, dentro di sè. Nessuno saprà mai del tradimento fino alla sua morte quando saranno ritrovati i diari autografi di Francesca, che sono stati lasciati appositamente per far conoscere ai figli la donna che era in lei, la donna che non avevano potuto conoscere.

Le ceneri dei due amanti saranno sparse nello stesso luogo, quello del loro incontro.
Le loro anime si saranno riunite dopo tanto soffrire di lontananza, in una nuova dimensione a noi sconosciuta.

Racconto, perchè questo è, scorrevole, piacevole, appassionato.
Lo stile gradevole ma non eccelso.

Ci lascia la consapevolezza che forse anche un tradimento non è poi cosi condannabile.
Quattro giorni da leone in una vita da pecora. Forse lo possiamo
capire.
Conoscere il vero amore per poi rimpiangerlo tutta la vita. Sarà giusto?
Sarà giusto tradire un uomo e non rivelargli mai il nostro tradimento?
Forse è rimasta per amore, forse per codardia, il rimorso di aver tradito la famiglia forse le avrebbe fatto odiare l'uomo della sua vita.
Chissà..........Sliding doors................
Ho scritro quattro recensioni, tutte diverse, spero stavolta entri.
La vostra imbranata speciale
Paola

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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    07 Agosto, 2013
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Gabito diventa Gabo

Doveroso leggere questa autobiografia. Per capire.Come sono nati molti romanzi del mitico Gabo.
Per onestà , dovendo dare un giudizio, è il libro meno bello dell'autore.
Leggerlo comunque ci fa capire le enormi difficoltà, la vita tutta in salita, con grossi problemi economici.
Pensare che questo gigante della letteratura commetteva un sacco di errori grammaticali e, non era brillante negli studi.
Mi è molto piaciuta la prima metà, quando ancora Gabito, viveva il misticismo dei racconti di nonna Tranquillina, trasformandole in incubi notturni che lo perseguiteranno a vita. Il bellissimo rapporto con nonno Nicolàs che gli farà da padre, almeno fino ad all'adolescenza.
C'è questa abitudine nei paesi caraibici di ospitare chiunque, nutrire ed appendere amache in ogni angolo delle casa, questa flemma nell'affrontere la vita, senza preoccuparsi del futuro, del domani, come se la provvidenza intervennisse continuamente nel salvare le varie situazioni. Da qui la capacità di creare storie con pochissimi elementi, dando spazio alla fantasia e al fluire sciolto di parole connesse in frasi e infine in racconti, per poi sfociare in magici romanzi .

I Fatti di cronaca reali, come l'apertura della cripta del convento S. Clara, l'omicidio di un paesano,
l'amore della madre per suo padre, i tradimenti e molto altro saranno fonte d'ispirazione, per Marquez,
creando lo spunto per molti romanzi come Dell'amore e d'altri demoni, L'amore ai tempi del colera, Centanni di solitudine , Cronaca di una morte annunciata ecc.

Nella seconda parte, come già detto, ho avuto maggiori difficoltà a seguire, capendo poco le connessioni storiche e nel guazzabuglio di personaggi sempre nuovi, mi sono un pò persa, ma ho dovuto continuare per approfondire la conoscenza di questo autore che adoro.
Insomma chi ama Marquez, lo deve leggere .
Questo libro mi ammiccava da dieci anni , lì dallo scaffale, lo avevo iniziato, poi accantonato.
Ora sono felice di averlo letto, e mi ha aiutato a capire, insomma a farmi un quadro generale, a sottolineare che chi vuole davvero fare una cosa nella vita, deve combattere, faticare, sudare, soffrire,
e alla fine riuscirà.
Bravo Marquez, anche se un po' zuzzerellone, perditempo, donnaiolo, ce l'hai fatta alla grande. Hai raggiunto l'obbiettivo della tua vita diventare uno scrittore. In fondo lo sei sempre stato da quando sei nato, ce l'avevi nei geni. Spero tanto che escano nuovi romanzi di Marquez, altrimenti rileggerò ,sicuramente, senza annoiarmi mai.
Grazie di esistere.

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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    27 Luglio, 2013
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Gabo, che mago!

Un capolavoro.
Non lo ricordavo così bello.
La malìa, la sensualità, il misticismo, la conoscenza, il miscuglio di sangue di varie etnìe,i i riti, i dialetti, i libri la sapienza e altro ancora, il tutto mescolato sapientemente come solo Marquez sa fare.
Leggendo, ogni pagina ha il fascino che questo poeta-scrittore ci infonde attirandoci nel vortice della sua narrativa.
L'amore fra Delaura e Sierva Marìa, la bramosia del desiderio reciproco ci coinvolge in un turbinìo di passione totale, trasmettendoci l'estasi di amanti disperati avvinghiati reciprocamente l'uno all'altro.
Il racconto inizia quando un cronista viene inviato al Monastero S. Chiara dove saranno aperte le cripte per la dissepoltura dei poveri resti.
Tutto procede normalmente, ma alla terza criptadell'altare maggiore la lastra schizza in pezzi al primo colpo di zappa lasciando fluire una chiona fulva di venti metri, attaccata ad un cranio di ragazza: Sierva Marìa. La fanciulla era stata rinchiusa nel monastero fra le sepolte vive,accusata di possessione demoniaca. Delaura sarà incaricato di esorcizzarla............

Che dire di questo autore magico, ammaliante, coinvolgente, che andrebbe letto lentamente per gustare ogni riga,perchè ogni frase è densa, appagante; ci si trova invece a leggere tutto d'un fiato, restando sfiniti e delusi per aver già terminato il volume.

Senza dubbio Marquez è il mio autore preferito, almeno fra i contemporanei.
Ora vi lascio, devo continuare ''Vivere per raccontarla'', mi aspetta. Almeno durerà un pò di piu'.
paola

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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    25 Luglio, 2013
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COSE' LA CIVILTA'?

La possibile verità o falsità del racconto non dovrebbero spostare l'attenzione dal messaggio che questo romanzo autobiografico ci invia.

L'autrice, medico americano, viene condotta da una tribù aborigena in un viaggio attraverso l'entroterra australiano. Conosce così le loro usanze, abitudini, ma soprattutto la loro filosofia di vita, così integrata nel Tutto, così rispettosa del creato , degli altri esseri umani e viventi in genere.

Questa esperienza deve essere una testimonianza, un allarme per il mondo occidentale, che è intimato a maggiore attenzione nei confronti dell'ambiente, rischio la nostra autodistruzione.

L'opinabilità della parola civiltà : chi è più civile? Un popolo che rispetta ogni creatura o cosa, o chi sfrutta e consuma senza pensare al domani.
E' più evoluto chi studia ed esperimenta inventando farmaci e cure o chi cerca in sè la cura alle malattie, sfruttando la propria mente e le proprie capacità?

Consiglio la lettura di questo libro, che vede in sè la raccolta di base di molte filosofie conosciute.
L'ho riletto dopo tanti anni, e l'ho trovato sempre molto interessante.
paola

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il mondo alla fine del mondo
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    24 Luglio, 2013
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COLD CASE -ELOGIO ALL'INGIUSTIZIA

COLD CASE DEL 1900, ovvero elogio all’ingiustizia

Gennaio 1900. Un brandello di cadavere femminile è ritrovato da alcune lavandaie sulle sponde dell’Adige.
Il macabro reperto appartenente al tronco di una donna, è privo di testa,alcuni giorni più tardi sarà rinvenuto un altro brandello comprendente il bacino e il basso ventre.
La testa sarà ritrovata deturpata gravemente quasi un anno dopo, ma ancora adornata da due belle trecce scure. L’Adige restituirà anche il corpicino di un feto di circa sei mesi.
Questo fatto avvenne a Verona, dove sono nata e dove vivo.
Dacia Maraini, autrice di questo libro, decise di documentarsi incuriosita da questo fatto di cronaca nera.
Aiutata da alcune persone del luogo si accinse a raccogliere documenti e testimonianze per spiegarsi come mai la morte di una ragazza fosse passata così in sordina.

Isolina Canuti, diciannovenne, è una ragazza piena di vita, di facili costumi, per quei tempi.
E’ incinta forse di tre quattro mesi, forse di sei, il padre del suo bambino sembra essere un alpino, tale tenente Trivulzio Carlo. Quest’ultimo conosce la ragazza, in quanto suo inquilino.
Isolina spinta ad abortire, consultando una mammana; sembra restia vorrebbe tenerlo quel bimbo, forse perché ama il tenente o perché desiderosa di accasarsi.
Fatto vuole che il cinque gennaio 1900 Isolina esce di casa e non vi farà più ritorno.
I lembi di cadavere ritrovati sono avvolti in stoffa rossa, appartenente alla gonna della ragazza, prova ne è un biglietto con delle annotazioni scritte di suo pugno.
Il racconto è esposto come una serie di atti processuali rilevati da articoli dei giornali del tempo.
Non mi dilungherò , qualcuno potrebbe dirmi che si farebbe prima a leggere il libro,come è già successo.
A quel tempo l’esercito era tenuto in gran considerazione, gli alpini in special modo.
Molti sono gli indizi a sfavore del Trivurzio, infatti viene arrestato ma ben presto sarà rilasciato cercando di mettere tutto a tacere, a chi può importare di una servetta lasciva , a detta di molti una ‘poco di buono’.
Il fatto di cronaca,è tenuto acceso dai giornali di orientamento socialista, non tanto per l’omicidio in sé, ma per avere l’occasione di attaccare l’arma degli alpini e l’esercito in genere.
Il giornale locale,Verona del popolo, con l’onorevole Todeschini attacca ripetutamente il tenente, e dopo vari mesi, questi esasperato, decide di denunciare il Todeschini per diffamazione, solo grazie a ciò si faranno indagini approfondite.
Non voglio dilungarmi, gli ufficiali al tempo conducevano una vita piacevole, trascinando nei loro divertimenti ragazzine da poco, ignoranti, dimentiche di sé, incapaci di amare e di amarsi spesso a causa di un’infanzia dolorosa, densa di privazioni affettive e fisiche.
Il processo è una schermaglia fra socialisti e non; questo diventa il processo per l’omicidio di Isolina Canuti.
Ubriacata, da ubriachi indotta all’aborto con una forchetta, provocandole dolori atroci e infine la morte. Fatta a pezzi nel retro della trattoria dove avevano appena cenato ; su un mattatoio da macellaio. Il resto già lo sappiamo, buttata a fiume nei pressi di palazzo Canossa, sperando che i pesci e la corrente facessero il resto.
Non sappiamo chi abbia ucciso fisicamente la ragazza, forse i commilitoni di Trivurzio fra i quali c’era un medico, che sembra sia responsabile anche dell’avvelenamento dell’amica di Isolina ,( probabilmente sapeva troppo).
Chi ha visto si è reso complice, non ha parlato, ha difeso l’arma. L’arma prima di tutto.
Infatti si corromperanno testimoni, e intimidito chi era a conoscenza di verità pericolose-
Di Isolina rimane solo una piccola immagine sul muro adiacente la trattoria in vicolo Chiodo, non una tomba non una sentenza di colpevolezza per omicidio, per procurato aborto, per omissione di soccorso.
L’assassino o chi era a conoscenza dell’identità dell’assassino, le sopravvive per mezzo secolo, tanto era brillante ‘piacioso’, mondano, non avrà mai più una relazione sentimentale, farà vita ritirata, morirà di cancro allo stomaco, senza voler essere curato, cullando e custodendo nelle sue viscere il morbo che farà giustizia.
Cancellare la vita di un essere umano, non è facile, volevano cancellare la vita di Isolina, qualcosa è rimasto di irriducibile, di indistruttibile, a testimonianza della sua esistenza, i suoi resti sono affiorati impigliandosi sull’argine del fiume.
Non potete eliminarmi , io sono esistita!
Dacia Maraini da brava cronista qual è espone fatti, articoli, testimonianze rimanendo attonita, ma fedele, desiderosa di essere solo spettatrice. Lascia a noi trarre le conclusioni.
Dalle note processuali emerge che in fin dei conti era stata uccisa una ragazza niente affatto per bene.
Forse la sua vita non valeva come quella di un alpino?
Quanto valeva la sua vita? Non lo sapremo mai. Non le è stato concesso vivere!
Grazie Dacia di avermi fatto conoscere un fatto avvenuto nella mia città, che non avrei potuto conoscere se la sua determinazione non avesse riesumato lo scempio fatto a questa creatura .
Quando passeggio per Corso Cavour, ora volgo lo sguardo verso vicolo Chiodo , verso Palazzo Canossa, e penso…..


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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    19 Luglio, 2013
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PILU RUSSU , MALU PILU

E’ intorno a Costanza, figlia del barone Domenico Safamita, che si svolge la nostra storia.
Saga familiare, ambientata nella seconda metà dell’ottocento, che vede protagonista questa bimba che possiede una peculiarità: capelli rossi, pelle bianchissima, efelidi.
Ciò la rende diversa, additata, emarginata, rifiutata persino dalla madre che le preferisce i figli maschi.
Amata profondamente dal padre, di un amore raddoppiato, a compensazione delle mancanze materne, Costanza, neonata, è affidata alle cure di una balia: Amalia Cuffaro, che sarà la sua nutrice, madre, amica e la proteggerà dalle malelingue e dalle violenze materne.
La bimba cresce bene, un po’ riservata, condividerà la maggior parte del suo tempo con la servitù, cucendo e ricamando in loro compagnia. Cantante e musicista dotata, è buona, intelligente, benevola con i familiari, disposta al perdono.
La narrazione avviene per bocca di Amalia, che dopo la morte di Costanza, si ritira con una nipote alla Muntagnazza, una sorta di loculo per vivi, in provincia di Agrigento. Qui, nell’affaccendarsi lento e noioso nella grotta adibita ad abitazione, racconta alla nipote Pinuzza le vicende di Costanza e della famiglia Safamita.
La ricchezza, le avversità, gli amori raccontati, si svolgono fra detti popolari e proverbi rivelandone la saggezza, l’ignoranza e la cattiveria intrise di povertà.
Il periodo storico, vede dapprima l’unita’ d’Italia, la deposizione del regno delle due Sicilie, la nascita di cosche, germogliate dal malcontento popolare, culla della mafia che proprio ora si andava a formare.
L’assassinio di nobili eredi di latifondo chiude la parentesi storica che accompagna i trentasei anni di vita di Costanza.


Lettura piacevole, con molte citazioni in siciliano, che obiettivamente sono risultate più comprensibili del previsto.
Sicuramente per la prima metà il racconto si svolge lento, senza colpi di scena, poi s’arricchisce, dando più movimento e diventando più accattivante.
Non poteva mancare il solito ‘porco’, violatore di bimbi innocenti, corna e ricorna, odio e amore, figli illegittimi, povera gente che subiva ogni angheria pur di poter mangiare….
Ci si cala completamente nelle realtà del tempo, in una Sicilia che fin da allora si impregna di omertà, parola che sembra essere stata concepita proprio in questa bellissima isola.
Le donne che si ritrovano nella stanza del cucito conoscono tutto di tutti, spettegolano su amori, tradimenti, in un vociare continuo, per ore e ore, poi nessuno sa nulla, nessuno parla.
La cosa che più mi è piaciuta in questo romanzo è, l’amore puro che lega Domenico Safamita alla figlia Costanza preferendola ai figli maschi. Un amore al disopra di tutto, e non posso approfondire ulteriormente per non cadere in SPOILER. Un padre che pur consigliando e guidando, permette alla figlia le proprie scelte percependo solo in lei la vera erede della famiglia Safamita.
Un padre che dice alla propria figlia che prima di tutto deve amare se stessa, per poter essere apprezzata dagli altri. Solo amandosi, pensando a se stessa,potrà essere amata.
Così diventerà una donna amabile, bella, affascinante e passionale e darà lustro alle sue innumerevoli qualità rendendole evidenti grazie alla sicurezza in se stessa.
Così fu, come dicono i siciliani.
Non è il più bel libro che ho letto, ma è riflessivo, tranquillo, e ti da più di quanto si pensi durante la lettura. Alla fine dici, però, mi è piaciuto!

Megghiu suli ca mala accompagnati
Fimina ca ti ridi, t’ha dittu si
Li guai di la pignata, li sapi la cucchiara chi l’arrimina

Divertitevi se volete, di detti come questi ne troverete moltissimi.
Buona lettura
Paola


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La lunga vita di Marianna Ucrìa
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    30 Giugno, 2013
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dimmi la verità

L’amicizia ,in tutte sue sfumature . Non saprei definire questo romanzo con parole più azzeccate.

Henrik di nobile famiglia,il padre generale della guardia del re, famiglia ricca che possiede terre e un castello in Ungheria,viene mandato in collegio, per seguire le orme paterne. Qui conosce Konrad, di modeste origini e saranno amici inseparabili. L’amicizia sarà suggellata dal benestare del generale. I due crescono diventando ufficiali della guardia, pur avendo diverse levature sociali, e diverso modo di affrontare la loro giovinezza. Henrik, si godrà la vita notturna di Vienna, dove dividevano un appartamento, mentre Konrad farà vita ritirata leggendo rintanato in casa.
Ognuno di loro conduceva la vita che era permessa dai loro rispettivi patrimoni. Unica cosa non condivisa la passione per la musica classica. Konrad, l’ha nel sangue, è un discendente di Chopin.

Passano più di quarant’anni, i due non si sono più rivisti, qualcosa di molto grave è successo fra loro. Dopo il matrimonio di Henrik con Krisztina nonostante si vedessero con assiduità, ad un certo punto Konrad fugge, senza lasciare nessuna spiegazione.
Non posso raccontare di più sugli sviluppi, per non rivelare troppo sulla trama.
Dicevo, dopo quarantuno anni i due ex ufficiali si rivedono al castello, un incontro atteso da entrambi, entrambi sono sopravvissuti l’uno ai tropici e l’altro al rancore provocato dal desiderio di vendetta , solo per questo momento.
La relazione più intima fra due persone, l’amicizia. L’eros non quello delle inclinazioni omosessuali, l’eros dell’amicizia, che non ha bisogno di corpi anzi lo disturbano, più di quanto lo attraggano. Questo era ciò che li univa, e con stupore li unisce tuttora, dopo quattro decenni, una vita, un lunghissimo tempo senza essersi più scambiati nemmeno una lettera. Eppure entrambi hanno atteso questo momento, come poteva non accadere!
Il generale afferma di voler vedere Konrad perché deve sapere, avere delle risposte.
In realtà ha già tutto ciò che gli serve per avere risposte ai quesiti che lo assillano da quasi mezzo secolo. Aspettava questo momento , la vendetta era il suo obiettivo. Non sarà così. Sa già tutto, non ha bisogno di spiegazioni, quando pone la domanda chiave a Konrad, non gli permette di rispondere, non voleva risposte!
Secondo ciò che io ho capito, voleva solo rivedere l’amico, colui che, forse ha meditato la sua morte, colui che forse gli ha rubato l’amore della sua vita, che per codardìa è fuggito distruggendo un matrimonio e una relazione extraconiugale. Ma l’amicizia ha vinto su tutto, non c’è più rancore ,odio, desiderio di vendetta.

La cosa davvero importante è rivedere l’amico, unico grande, al quale forse si può perdonare davvero tutto. Si può lasciarsi morire ora, non serve più stare ancora insieme. L’importante era rivedersi chiarire cose che non si sono chiarite. Erano già evidenti .

Bellissima la descrizione della battuta di caccia, le emozioni del cacciatore non sono mai state così chiare, per me, che sono contraria alla caccia. Le sensazioni provate da Henrik quando Konrad gli stava a pochi metri nella la foresta davanti ad un cervo, con il fucile dell’amico puntato; descritte così magistralmente da Marai.
E dire che non mi aveva preso per il primo quarto, poi la narrazione è stata tutto un crescendo, non potevi smettere di leggere.
Si tratta praticamente di un monologo da un certo punto in poi. Konrad poteva non esserci,sarebbe stato uguale. Le sue risposte sono quasi impercettibili. Sembrano sussurrate, la sua presenza era il segno della loro amicizia che nonostante i fatti gravi accaduti, non era stata scalfita.
Così ho vissuto questo romanzo.
Paola Melegari

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anna karenina
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    27 Giugno, 2013
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l'inevitabilità: i cani fuggono .....

Romanzo al femminile,dove gli uomini sono solo comparse.
Rosamond, come molti bambini , durante la seconda guerra mondiale viene sfollata a casa della cugina beatrix nella campagna inglese.Beatrix figlia di Ivy, avrà più tardi una figlia:Thea, la quale avrà a sua volta una figlia:Imogen, l'inevitabile Imogen.
Una storia triste, di amore materno negato alla fonte , di maltrattamenti, che si tramanderà di madre in figlia con conseguenze a dir poco traumatiche.
Rosamond giunta alla fine della sua vita, registra su cassetta la descrizione di venti foto, punti essenziali della vita di beatrix e rosamond, per raccontare a Imogen lo svolgimento dei fatti che hanno portato alla sua nascita, alla sua cecità ed alla sua adozione ad una famiglia estranea.
Le foto richiedono descrizione minuziosa a volte persino noiosa, data la menomazione di Imogen , nonché di spiegazioni approfondite per inserire Imogen nel contesto familiare .
Come dicevo, storie al femminile,persino gli amori di rosamund sono femminili. Amori, intendiamoci,non sesso punto e basta, e detto fra noi, a quei tempi ci voleva coraggio per dichiarare la propria omosessualità
Rosamond, ama di un profondo amore filiale thea, la recepisce sofferente a causa del difficile rapporto con la madre, e si prenderà cura di lei, aiutata dalla sua compagna Rebecca, e vivranno serenamente per alcuni anni, finché la madre, Beatrix ricompare sradicando la figlia da un ambiente sereno e, per puro egoismo sfogherà su di essa tutte le sue frustrazioni di figlia non amata.
Così Thea, avrà una figlia, Imogen alla quale negherà amore e cure come erano state negate a lei.
Ciò che colpisce è che una coppia gay avrebbe potuto dare a quella bimba molto più di una normale coppia. Ma per loro vige la regola della diffidenza, della non regolarità del loro rapporto.
Mentre ad una coppia regolare non si richiede la perfezione, da una coppia omosessuale si pretende il massimo sapendo che non si può avere.
Io stessa a volte sostengo che un figlio deve avere come esempio entrambi i genitori: padre e madre. Non si deve creare confusione.
Esiste il genitore perfetto? siamo certi che due genitori omosessuali farebbero più danni che due genitori etero?
L'amore e la comprensione, la dedizione e la pazienza, sono le qualità necessarie a crescere un figlio. Secondo me. Tutti commettiamo errori. io più di tutti.
L'amore che le donne del romanzo non hanno ricevuto, l’hanno premeditatamente tolto alle figlie, colpevoli di puro egoismo e di negligenza.
proprio in questi giorni sono stati legalizzati in usa i matrimoni gay. Non credo di essere d'accordo su questo.
Questo libro mi ha fatto riflettere molto, molto sull'amore materno, sull'amore filiale,sulla negazione dell'amore che dovrebbe essere perseguita come un reato. Ecco, secondo me la pioggia prima che cada, è quell'attimo, il breve spazio temporale, quasi inesistente, quel momento di assoluta felicità che nella vita ci può capitare anche una sola volta-Thea quest'attimo lo aveva provato con Rosemund e la sua compagna Rebecca,in spiaggia, quel giorno che non avrebbe dovuto finire mai- Tutti erano consapevoli che presto sarebbe finito.
Bravo Coe, bravo perché diverso, sembra il romanzo scritto da una donna. Diverso dal Coe della casa del sonno. Attento ai sentimenti, ai dettagli. a volte noioso nel perseguire quest’obiettivo.
Una lettura interessante, piacevole, e Rosamond una persona che avrei voluto incontrare.
Paola

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rapporti madre figlia. Esempio Carla Cerati.
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    20 Giugno, 2013
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il sonno questo sconosciuto!

1983-84 1996, che spettacolo.
Altalenando da un periodo all'altro, Coe ci tiene sempre svegli, (a proposito di sonno), attenti, sul chi va là, per non perdere il filo.
Si deve seguire tutto con attenzione, altrimenti si rischia di non capire.
Poi si crede di aver perso qualche particolare, si pensa di tornare indietro e, l'autore ce lo svela improvvisamente , così come se niente fosse.
Linguaggio a volte ricercato ma stimolante mai noioso, si sente che il suo 'stream' piace. Gli sgorga così naturalmente.

La storia ruota intorno al sonno, all'amore, alla pazzia, a persone con sessualità ambigue, a psichiatri pazzi e crudeli.
Ruby, una bimba che sembra avere un ruolo di poco conto, li batte tutti, lei con la sua piccola presenza, il suo amore, la sua innata perspicacia, capisce tutto, senza laurea, senza elettrodi.
La storia, intricata da molti personaggi apparentemente non importanti, ci rivela invece collegamenti fra loro,con sbalzi temporali continui.
Tutto è collegato ad Ashtown, costruzione di strane fattezze, arrocata sulla scogliera, battuta dai venti.
Testimone della conoscenza dei personaggi , li vede prima studenti,nell'83- 84 poi trasformata in casa dicura per patologie del sonno li rivede adulti.
Conosciamo così Sarah, con disturbi del sonno,al risveglio non distingue sogno da realtà, con coseguenze a volte disastrose, soffre inoltre di narcolessia.
Gregory, prima studente, poi stravagante scienziato.
Robert, studente, innamorato di Sarah, per tendenze naturali e per amore, prenderà decisioni discutibili e drastiche.
Una bimba, con gli occhi puri, di bambina, svelerà il rebus occulto dei protagonisti.
Terry da studente a giornalista, avendo la fissa per il cinema di cio' farà il suo lavoro.
Ecco, se dovessi fare un appunto, sapendo che Coe è esperto di cinema, cosciente della mia ignoranza in materia, mi sono un pò annoiata nella letture delle pagine inerenti la cinematografia.
Vite complesse che si intricano,i molti personaggi che a volte sembrano inutili si rivalutano poi improvvisamente, trovando spazio e importanza lungo la narrazione.
Attenta a non perdere il filo! mi dicevo, ma Coe di nuovo mi stupiva imbrogliando le cose o facendole capire. Fregata!
Bellissimo romanzo, ti tiene sveglia, pur parlando di sonno.Tutti i personaggi del primo periodo, come per destino, o per fatalità , si ritrovano a ruotare intorno ad Ashtown nuovamente nel 1996, come se questa costruzione fosse un magnete che li attira verso di sé.



Affascinante no?
Paola melegari

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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    18 Giugno, 2013
Top 500 Opinionisti  -  

il bianco dal cuore pellerossa

Will Cooper, novantenne inizia il racconto della sua vita.
Da ragazzo schiavo, ad avvocato, senatore di Washinton DC, colonnello dell'esercito federale.
Il protagonista sembra essere la proiezione non proprio fedele di William Holland Thomas, personaggio storico realmente vissuto . Secondo l'autore, non sono la stessa persona, ma hanno in comune un pò di DNA(parole sue)
La storia si svolge per lo più alle pendici dei monti Appalachi, territorio della Nazione,dove erano insediati i Cherokee.

Will Cooper, orfano dodicenne,viene venduto dagli zii ad un tale e, per costui dovrà gestire un emporio fatiscente nei pressi di Valley River, appunto in territorio Cherokee.
Con pochi dollari in tasca , parte in compagnia del suo unico affetto, lo stallone Weverly; iniziando il lungo cammino verso l'emporio, verso la sua avventurosa vita.
Non senza difficoltà, arriva a destinazione, e lungo il cammino ha già incontrato casualmente, la donna della sua vita,Clair, meravigliosa creatura mezzosangue.
Altra persona importante nella sua vita, Orso, capo cherokee, incontrato al suo arrivo all'emporio, che sarà per Will il padre che aveva perduto.
La vita degli indiani sarà la sua vita , amerà la terra che lo ospiterà assaporandone ogni sfumatura di colore, ogni profumo. si integrerà perfettamente, assorbendo le usanze pellerossa, insomma una sorta di tenente Dumbar di Balla coi lupi.
amerà Clair di un amore profondo, per sempre.
Grande amante della lettura, soprattutto classica, da autodidatta diventerà avvocato, per lo più difensore dei diritti dei cherokee e, come senatore lotterà per l'assegnazione di territori per il suo popolo, costretto alla Rimozione -
Lo vedremo colonnello dell'esercito federale, durante la guerra civile, testimone oculare della cattura ed esecuzioni di Tsali, quando il suo amico Charlye morirà. Su questo fatto, realmente accaduto, si lascia il lettore incerto sullo svolgimento dei fatti.
Uomo intraprendente,abile commerciante, avvocato di fama, intelligente astuto e leale..
Anche Will, come tutti ha avuto i sui interessi,ha guadagnato molto, e ha reinvestito tutto ciò che aveva e molto di più , nella terra, sulle montagne,per restituire al suo popolo un luogo dignitoso dove poter vivere, cacciare, allevare e crescere dei figli.
I bianchi hanno ridotto questo popolo ad branco di ubriaconi, confinandoli in territori resi sterili, dove tutto era stato depredato
.

Io sto dalla parte degli indiani, se gli uomini fossero stati saggi, come il popolo degli uomini era, prima di incontrare i bianchi,forse si sarebbe potuto convivere pacificamente preservando e coltivando ciò che di buono entrambe le culture portavano in dote.

Molti bei passaggi nel romanzo, quando Orso tira le somme della sua vita, l'amore passionale tra Will e Clair, le giornate trascorse nei lunghi inverni nelle tende con gli indiani, le cosiderazioni del protagonista sulla vecchiaia ecc.
Ho letto questo libro avidamente, sotto la luce delle varie lune: della semina del mais maturo, delle foglie cadute, delle ossa.....ed è stato un modo diverso di veder trascorrere il tempo.
Ho ascoltato le parole di Orso, di Nonna scoiattolo, libri viventi della storia e della cultura pellerossa.
Credo che ci abbiano parlato attraverso Frazier e, ci abbiano fatto capire ciò che ci siamo persi!
Per sempre!
E' stato un piacere averli conosciuti!
paola melegari

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balla coi lupi
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    09 Giugno, 2013
Top 500 Opinionisti  -  

le mani piene di vento

Leggendo le vostre opinioni, mi stupisco del fatto che diciate con le parole ciò che non vedete poi nella realtà del racconto. E' un bel pò che l'ho letto, per quello che mi è rimasto, l'intento dell'autrice è quello di far capire come una donna che aveva investito tutto nella famiglia, rimanga così delusa e spiazzata , addirittura disorientata ,fra l'avere tutto, e non avere più nulla. A parte la responsabilità dei figli, senza niente da cui poter ricominciare all'infuori della
capacità di saper preparare ottimi piatti finalizzati ad intrattenaere gli ospiti che il maritino avrebbe portato a cena.
Si, è una storia priva di dinamicità, cosa ci si aspettava feste e salti di gioia, senza i soldi per fare la spesa? Del resto la Dunne, ci ha abituato a storie di donne ,tristi e piene di problemi.
In rilievo, secondo me, la solita situazione di responsabilità femminile e di irresponsabilità maschile verso la prole. Già il titolo ci indirizza verso scarsa allegria.Del resto quante mogli cadono in depressione in situazioni simili e non ne escono più.La protagonista si tira su le maniche e va' avanti,per la sua dignità e per i suoi figli. 10 e lode.

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. leggendo le vostre opinioni mi stupisco del fatto che diciate con le parole ciò non vedete poi nella realtà del racconto. è un bel pò che l'ho letto, ma l'intento, per quello che mi è rimasto , è proprio quello di far capire come una donna che aveva investito tutto nella famiglia , rimanga così delusa e spiazzata addirittura disorientata. avere tutto, e non avere più nulla, a parte la responsabilità dei figli, senza niente da cui ricominciare a parte quella capacità di saper preparare degli ottimi piatti per i commensali che il maritino avrebbe portato a cena. si è una storia priva di dinamicità. cosa ci aspettavomo, feste e salti di gioia, senza i soldi per fare la spesa?
In rilievo la solita situazione di responsabilità femminile verso la prole, e la non così dovuta responsabilità maschile. Già il titolo deve far pensare ad un libro di scarsa allegria . Alcune donne in questa situazione cadono in una depressione profonda dalla quale non si risollevano più.La protagonista si tira su le maniche, non è felice ma va' avanti, per sè e per i suopi figli. Per me lodevole,
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    09 Giugno, 2013
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il fascino dei profumi esotici

caffè babilonia e pane e acqua di rose , potrebbero essere quasi inglobati in un unico volume, sono parte di una storia.
A memoria quasi non riesco a scinderli, a parte che nel primo c'erano ricette iraniane all'inizio di ogni capitolo, nel secondo si intricava alla vita della locanda orientale, il salvataggio di una strana ragazza ritrovata sulla spiaggia.
Mi ritorna, pensando a questi due romanzi, la forza di volontà e il coraggio di queste sorelle iraniane, sfuggite all'integralismo del loro paese,iniziando una nuova vita in un paese così differente dal loro. La diffidenza per il diverso affiora in continuazione, solo i puri di cuore, come la vecchina malata di artrite , sanno vedere e apprezzare le qualità delle protagoniste, e per loro sarà spontaneo aiutare chi le ama incondizionatamente.
tutti questi piatti, cucinati con amore ,sapienza , e pazienza, quella pazienza così insita nelle donne che hanno dovuto coprirsi il capo e sottostare alle regole assurde del loro paese, ma che non hanno subito, non sempre, hanno reagito e voluto costruirsi una nuova vita.
Che meraviglia, di profumi di mescolanze, di cotture lente, di carni e verdure ,di zuppe, sapientemente curate, quasi a infondersi dell'amore e della cura con le quali venivano preparate.
Che ipocrisia, quella degli abitanti di Ballinacroagh, cittadina costiera irlandese. Con quale diffidenza
vengono guardate le tre sorelle, come se attraverso i loro sapori e profumi, possano trascinare gli abitanti in un labirinto di perdizione.
Sono due libri da non perdere e possibilmente da leggere nella giusta sequenza. prima caffè babilonia, poi pane ed acqua di rose. Io ho fatto il contrario, perchè non conoscevo il primo.
Sono letture tranquille, ma piacevoli , vi lasceranno un certo non so che di esotico, gradevolissimi.

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caffè babilonia
dolce come il cioccolato- chocolat
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    09 Giugno, 2013
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chi salva 100 vite, si condanna per non averne sal

Interessante. così mi sento di definire questo romanzo di vita vissuta, vita vera, satura di sensi di colpa, di dolore e di espiazione di colpe.
Si parla di un ex medico, anche se i medici non possono mai diventare ex, il giuramento di Ippocrate li rende vocati ad esserlo per sempre; un paziente è morto per sua responsabilità, e lui non se lo perdona.
Bella la sua scelta, forse anche a me piacerebbe provare a vivere sola su un'isola, con un cane ed gatto, fare immersioni nell'acqua gelata.....
Il protagonista, non si rende conto che la sua chiusura non è il modo giusto per riparare al suo errore. La sua autopunizione è recidiva, già si era negato una vita con la donna che amava. Sarà il destino a suggerirgli che il mondo, le persone hanno ancora bisogno di lui, e lui saprà aiutare chiedere perdono e soprattutto perdonare se stesso.
E' una storia insolita, raccontata molto bene, ricca di valori e significati.
La riprova che non esiste un'età per rimettersi in discussione, per aiutare gli altri, combattere per qualcosa di importante, che la nostra crescita personale è in continua evoluzione, e che tutti DOBBIAMO avere una seconda possibilità.

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non so paragonare questo libro ad un'altra lettura
però molto consigliata questa lettura
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Gialli, Thriller, Horror
 
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    07 Giugno, 2013
Top 500 Opinionisti  -  

misterioso zafon

L'ho letto appena uscito in libreria, e se devo dire che mi è rimasta una morale, non ve lo so dire.
Però , caspita, acciderba perbacco,! alla faccia della noia! ho letto alcune recensioni e devo dire che le opininioni sono molto disparate.
A ME E' PIACIUTO tanto, e ripeto, pur non avendo lasciato in me chissà quale significato , lo rileggerei,lo rileggerò! In fondo un libro ti deve trasmettere delle emozioni, tenerti incollato alle pagine, farti dispiacere quando arrivi alle ultime pagine. Tutte queste emozioni le ho provate, l'autore è proprio bravo , misterioso, pieno di inventiva. ti mescola personggi, che credi inutili, per poi ritrovarteli tra coppa e collo protagonisti .

Un difetto che ho trovato in zafon, è di aver seguito un filone troppo a lungo. ok, ha avuto successo, ma non dobbiamo aprofittare , ci si deve rinnovare, cambiare , saper cambiare.
Per me rimane un libro d'affezione, gratificante, scorrevole, ma intricato ..
Aspetto un nuovo zafon rinnovato nel genere ma non nello stile.

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gli altri l. di zafon
laura esquivel
isabel allende
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    05 Giugno, 2013
Top 500 Opinionisti  -  

Il Tirannosauro Rex degli odori

Beh! è stata una vera immersione nell'universo degli odori. In particolare la paresi del profumiere.
Crudissima la prima parte, incredibile la noncuranza con la quale i bambini venivano maltratti e considerati soltanto operai da sfruttare.
Come stupirsi se chi non ha mai ricevuto amore , diventi un assassino. Ciò che davvero contava per Grenoille, il protagonista, era soddisfare la sua sete di odori, immagazzinarli nel suo archivio cerebrale per non dimenticarli mai più. Percepirli a distanza, come un T. Rex percepiva l'odore di una preda.
La sua solitudine, esaspera il suo bisogno di conoscere nuovi odori, la sua mancanza di affetto ed educazione, lo porta a non distinguere il giusto dall'ingiusto, il valore di una vita umana.
Del resto la sua non è certo una vita 'umana', e' un vero e proprio predatore, predatore di odori.
Tutto nella sua vita era finalizzato a ciò. Odiato fin nella culla, il suo spirito di sopravvivenza ha la meglio su tutto e tutti.
Forse la genetica con lui è stata poco clemente. Un essere umano non deve avere un olfatto così sviluppato, per questo lui tenta di salvarsi andando a vivere per molto tempo in cima ad una montagna. Ma gli effluvi della vita lo raggiungono ugualmente. I suffumigi umorali gli annebbiano la mente e lo costringono ad uccidere, deve possedere quell'aroma umorale che lo rende schiavo, solo così potrà placare la sua sete.
Come non condannare il suo comportamento, ma lui non è un uomo. è una macchina .
Che cosa ti hanno fatto Grenoille! Avresti avuto un grande futuro se solo ti avessero amato, il tuo odore preferito sarebbe stato quello del seno di tua madre.
Ho letto con passione questo libro, anche se ho trovato il tutto esagerato, portato un pò all'esasperazione.

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dolce come il cioccolato
una vita diversa
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    04 Giugno, 2013
Top 500 Opinionisti  -  

L'amore non è eterno!

ho provato diverse volte ad inserire un'opinione, non è mai entrata.
Bella la struggente storia d'amore fra Anna e Vronkji. La loro passione sconvolgente li trascina verso scelte che avranno molti risvolti negativi.
Anna diventa appiccicosa, richiede continue attenzioni , più di quante il suo amante sia disposto a dare.
La sua decisione di lasciare il figlio e la casa matrimoniale, la esclude dalla vita sociale alla quale era abituata.
Ho trovato appassionante il romanzo,ma la parte che più ho amato, riguarda le lunghe descrizioni della campagna russa, le battute di caccia,Levin che si improvvisa mietitore e divide con i suoi contadini il pranzo nei campi . Andando a vedere la vita di Tolstoj, ho scoperto che era un gran ambientalista, vegetariano pure e, Levin altro non è che una proiezione di se stesso.
Ecco , contrariamente a molti opinionisti, giustamente attratti dalla storia d'amore fra i protagonisti, io mi sono sentita coinvolta nella lettura , molto più dall'amore dello scrittore per la sua terra, dalla sua dettagliata osservazione dell'ambiente rurale.
E' proprio vero che, fortunatamente, ciascuno nota ed assimila le cose diversamente, tutti leggiamo le stesse parole, eccellenti stesure di frasi , di sentimenti, di scenografie, poi ognuno le metabolizza in modo diverso.
Ho iniziato questa lettura , pensando di affrontare un mattone che forse avrei abbandonato. Invece ho incontrato una narrativa scorrevole ed appassionante. Presto affronterò un altro Russo.

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Madame Bovary.
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    04 Giugno, 2013
Top 500 Opinionisti  -  

che forza di donna

Se non fosse per la Allende, molti, inclusa me, non saprebbero che a fondare Santiago del Cile, è stata una donna. Donna passionale, piena di intraprendenza, ma anche di tante virtù tipicamente femminili.
Pazienza, perseveranza e qualche volta sottomissione (almeno apparente), caratterizzano la protagonista, che saprà in assenza del suo compagno, Pedro, prendere in mano le redini della situazione.
Spaccato della vita del tempo, questo racconto, frutto come spesso accade, di ricerche documentate,
ci rende l'idea pienamente delle difficoltà che incontrarono i coloni spagnoli nell'occupare l'attuale Cile. Sarà pur vero che chi rimaneva nel proprio paese, non aveva certo possibilità di affermarsi. Le nuove conquiste aprivano altri orizzonti ovviamente a discapito degli indigeni locali, che come sappiamo sono stati decimati, e certamente i metodi degli spagnoli, non erano più civili dei loro.
Quando si leggono di nuove conquiste, sono sempre i conquistatori a farlo, per vantarsi.
Ma chi ha subito l'abuso di essere privato della propria terra e delle proprie risorse, in genere non lo racconta. Facevano bene gli indigeni ad esporre le teste dei malcapitati spagnoli. Per me si, era un loro diritto difendere i loro villaggi, le proprie donne e i propri figli.
Bella la storia di Inès Suarez, tristre il modo in cui sono scomparse le popolazioni indigene. La legge dell'arraffa arraffa, ha avuto la meglio , come sempre.
Chissà, forse indios e spagnoli avrebbero potuto convivere e insegnarsi a vicenda il meglio delle loro culture. Utopia? Mancanza di volontà? Forse il problema era che non erano cattolici?....................

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Zorro,l'inizio della leggenda
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    03 Giugno, 2013
Top 500 Opinionisti  -  

come distruggere l'individuo

Il treno viaggia sulle rotaie,sporco, sgangherato, scomodo, è il 1956.
Amara, giovane donna è alla ricerca del suo Emanuele, amico, nonchè amore adolescenzale.
E' sulle sue tracce grazie ad alcune lettere ed un diario,ritrovato nel ghetto di Lodz alla fine della guerra.
Non sa se sia sopravvissuto ad Auschvitz, ma è decisa a ritrovarlo.Chissa' forse spera di poter ricominciare da dove aveva interrotto, quel giorno, quando il suo migliore amico era partito da Firenze per l'Austria con la sua famiglia.Ignari , come molti altri, del pericolo al quale correvano incontro.
Così Amara affronta pericoli, problemi burocratici, rivolte studentesche con tanto di carri armati russi, malattie, fame, ma non demorde. Continua per raggiungere il suo obiettivo, la donna che sembrava pappamolla, si rivela caparbia e capace, apprezzata da tutti per le sue qualità.
Credeva che il suo amore, la sua dedizione, potessero bastare , che la guerra con le sue atrocità, inutili
pretesti per raggiungere il potere non potessero scalfire il suo Emanuele...........................
Grande Maraini, scorrevole, dettagliata, quasi cronista, come le è consueto.Trasmette al lettore l'umanità dei compagni di viaggio di Amara, le emozioni di sentimenti puri, dovuti alla solidarietà dimostrata dalle persone. Essere amici, altruisti, quasi a voler riscattare il genere umano,dopo tante atrocita' indicibili.

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sul nazismo e, non ne ha abbastanza
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    31 Mag, 2013
Top 500 Opinionisti  -  

AMARE L'AMORE E NARRARLO

L'AMORE RACCONTATO DA DONNE CHE L'HANNO CONOSCIUTO SOLO DI STRISCIO.
JANE AUSTEN PER AMORE DI UN UOMO SACRIFICA IL SUO SENTIMENTO PER IL BENE DI LUI.GRANDE AMORE, GENEROSO AMORE.
SOLO COSI' LEI AVRA' L'INDIPENDENZA INDISPENSABILE PER POTER DEDICARSI ALLA SCRITTURA.
UN AMORE PERDUTO HA CREATO UN CAPOLAVORO CHE TUTTI ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA DOVREMMO LEGGERE.
L'ORGOGLIO DI LUI PER IL SUO CETO SOCIALE, IL PREGIUDIZIO DI LUI VERSO IL CETO DELLA RAGAZZA CHE GLI PIACE.L'ORGOGLIO DI LEI, CHE SI SENTE SNOBBATA, IL PREGIUDIZIO DI LEI PER CHI SI SENTE AUTORIZZATO A SNOBBARLA. CHE GIRO.
ELIZABETH E DARCY, CHE DIRE, DUE NOMI UNA GARANZIA. IL GRANDE AMORE, DA SOGNARE.
PENSARE CHE SE NON CI FOSSERO DI MEZZO I PARENTI , FORSE I DUE SI SAREBBERO RISPARMIATI UN SACCO DI PROBLEMI.
A PARTE GLI SCHERZI, CREDO CHE QUESTO ROMANZO , CON JANE EIRE, CIME TEMPESTOSE E POCHI ALTRI SIANO IL BALUARDO DELLA LETTERATURA INGLESE DELL'800 AL FEMMINILE.
ADORABILE IL PADRE , IL SIG. BENNET, LIMPIDO, SCHIETTO, SA DIMOSTRARE STIMA E RISPETTO ALLE FIGLIE, COSA NON DA POCO A QUEI TEMPI, NEI QUALI LE RAGAZZE ERANO GINGILLI DA ESPOSIZIONE, O FATTRICI PER LA CONSERVAZIONE DELLA DINASTIA.
SI NOTA IN ELISABETH . INTUITO, INTELLIGENZA , CULTURA E UNA BUONA CAPACITA' DI DIFENDERSI DA CHI LA VUOLE SNOBBARE, PERCHE' NON HA RANGO.
INSOMMA DA LEGGERE, GRANDE CLASSICO, CON LA C MAIUSCOLA
PAOLA

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JANE EIRE
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    30 Mag, 2013
Top 500 Opinionisti  -  

dolce piccola jane..., ma forte grande Jane


ah che romanzo. e che film! C. Bronte e Zeffirelli, due garanzie.
Che dire della piccola e sfortunata Jane, così sola eppure così agguerrita e decisa a non farsi sottomettere.Giustamente dignotosa, fin da bambina combatteva l'ingiustizia e l'ipocrisia. Erano già insite in lei, e certamente le difficoltà hanno temprato ancor più in lei queste qualità.
Una vita , continuata non certo grazie all'istituto Lowood, dove freddo fame e malattie decimavano le povere ragazzine, alle quali veniva almeno data un'istruzione di buon livello, che avrebbe permesso loro di mantenersi. Così anche Jane Eyre, dedita all'insegnamento, trova un'occupazione alle dipendenze del sig Rochester. Era destino che i due si incontrasero, 'due cuori che viaggiano all'unisono'. Però sarebbe troppo, se tutto filasse liscio.
Così fra mille difficoltà ,gelosie , orgoglio ferito ,pazze scatenate , incendi, privazioni, malattie e quant'altro, i due si devono guadagnare duramente la felicità che è loro riservata.
Però il personaggio' Jane' è : dignità , forza , ma anche dolcezza, pazienza,e la cosa che più mi ha colpito, Indipendenza, dote che non si addice proprio al periodo storico.
Insomma vorrei avere almeno un pò delle doti che aveva la piccola Jane.
Chiaramente il capolavoro di Charlotte Bronte, ha molto di autobiografico, anche se ci sono parecchie varianti.
Una donna non può, deve leggere questo romanzo!
paola

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orgoglio e pregiudizio
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    30 Mag, 2013
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tornare a casa , cambiati dentro

Bellissimo: A me servirebbero almeno 20 vite per avere tanto da raccontare.
Letto quasi d'un fiato, per modo di dire, data la mole del volume. Però non era sufficente, avrei voluto di più.Leggere ancora e ancora su ques'uomo strabiliante, così pieno di qualità da non credere al suo passato di galeotto.Avrei voluto avere altre pagine da leggere per tenerlo ancora un pò sul mio comodino.
Medico, promosso sul campo,attore , mafioso, soldato di ventura.............
Ho letto questa autobiografia, appena uscita,ciò che mi resta adistanza, è l'esperienza nello slum, il suo amore per i malati e il suo inserirsi a incastro in una realtà così degradata, ma ricca di sentimento e umanità. L'orso ballerino, poveraccio.
Qualcuno ha scritto che di questo libro rimane poco al lettore. Forse è vero, non si ha il tempo di metabolizzare la gran quantità di avvenimenti. Troppo per un solo libro?? Forse avrebbe dovuto scrivere una trilogia? una saga?
Se è tutto vero: complimenti !
Bravi a tutti gli opinionisti, siete tutti entusiasti, positivi,
In effetti questa lettura ti attira in un vortice emotivo, avventuroso, sensazionale. Ricordo che ad un certo punto leggevo con l'atlante a lato , così potevo rendermi conto del percorso , a me sconosciuto, verso l'Afganistan.
Casualmente poi, parlando con una persona che era stata India da poco, tutto ciò che avevo letto, era corrispondente a realtà.
Bello, se devo trovare un difetto, manca qualcosa, come qualcuno degli opinionisti ha detto.Forse ho capito: C'e' TROPPO ! Per una sola vita, per un solo libro. Però questo libro non si può perdere . E' imperativo!
Paola

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la città della gioia???
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    29 Mag, 2013
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la dentiera, sinonimo di protesi mobile

Ho letto questo libro un secolo fa,la prima cosa che mi viene in mente,è la zattera con la poltrona da barbiere e un tavolo pieno di dentiere (usate presumo). Lavoro in campo odontoiatrico, e ho trovato questo modo di fare odontoiatria, davvero esilarante.
Chi rimaneva senza denti, aspettava l'arrivo della zattera sul fiume, e si provava le protesi, finchè finalmente trovava quella che gli calzava.Quest'ultimo verbo, lo trovo davvero azzeccato.
A parte questo piccolo particolare, trovo che Sepulveda , come pochi , sappia sottolineare ai lettori quanto l'uomo sia distruttivo e, avido di ogni risorsa non si accontenta di estinguere ogni bene che la natura ci ha elargito. Ci mette tutta la cattiveria e la ferocia di cui è capace.
Questo vecchietto, che ama la foresta e i suoi abitanti, si comporta esattamente come chi uccide il proprio cavallo azzoppato per non vederlo soffrire .Vuole essere lui a farlo, perchè lo farà con 'amore'.
Lui sa bene cos'è l'amore, legge molti romanzi sul tema!
Sepulveda è un vero ambientalista, non conosco la sua visione politica anche se posso intuirla.
Come può l'uomo pensare di non fare più guerre, se non impara prima ad amare se stesso e gli altri esseri viventi, piante e animali compresi.
paola

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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    28 Mag, 2013
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l'Africa conosce il mio canto?

Adoro questo libro, che ho letto un paio d'anni prima dell'uscita del film.
Non so per quanto ho sognato di andare in Kenia, la Blixen è riuscita a trasmettermi l'amore per quel paese che deve essere di una bellezza esasperata. Almeno fino ache non lo rovineranno come ogni luogo in cui si insedi l'uomo 'civilzzato'.
La forza di questa donna, che all'inizio sembra essere soltanto una piccolo borghese, si rivela passo passo all'affiorare delle difficoltà.
La passione che metteva nei racconti serali , per intrattenere gli amici, l'amore per i 'suoi kikuyu, la dedizione all'uomo che amava nella vita e nella morte , infischiandosene di ciò che gli altri pensavano. Combatterà la sifilide, oscura nemica che avrebbe potuto portarla alla pazzia e alla morte .
Sempre, nella sua vita, avrà i libri come compagni, soprattutto nei momenti di difficoltà.
Karen Blixen non potrà mai più tornare in Africa, e forse questa sarà il castigo più grande inflittole dal destino.
Altruista e dotata di grande dignità, è una donna dei nostri tempi, che ha anticipato l'emancipazione femminile, non si è fatta calpestare , esigendo un rispetto dovuto.
Il film , rende bene ciò che la scrittrice trasmette ai lettori, l'ho trovato fedele. I protagonisti oltretutto sono al massimo del loro splendore , le musiche favolose la scenggiatura mozzafiato.
A proposito,di karen Blixen a me risulta, se non ricordo male, che altri suoi precedenti libri meno famosi, erano stati pubblicati con lo pseudonimo di Isac Dinesen, credo per simulare il fatto che l'autore era una donna. Ho letto Erhengard , e una raccolta di racconti, ma nulla di così spettacolare come La mia Africa.
paola

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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    28 Mag, 2013
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sperimentare e classificare

CARINO QUESTO LIBRO.
Siamo verso la fine del 1800. Bessy, una ragazza allo sbando, però sveglia e perspicace, trova lavoro presso la casa di una signora: Arabella. Ne è felice, ha un tetto e di che nutrirsi, deve governare la casa, e assecondare strane richieste della sua padrona.
Bessy trova ciò un po' strrano, ma l'affetto che la lega ad Arabella le fa superare i suoi dubbi sulle stravaganze della padrona di casa.
Inizia così ad annotare le sue osservazioni ossia un diario nel quale scrive ciò che fa durante la giornata.
La cosa comincia a complicarsi quando scopre che Nora, la ragazza che lei ha sostituito, è scomparsa in modo strano. Così la storia si movimenta e diventa avvincente.
Bessy che viene dai quartieri poveri e non ha certo conosciuto l'affetto, si rivela essere leale e
amorevole, a differenza di chi era stato cresciuto' 'come si deve'' e avrebbe dovuto nutrire buoni sentimenti.
La cosa che noto nei romanzi dell'ottocento è che sembrava che chi era povero, fosse per questo senza sentimenti e ambizioni. Arabella poichè pagava (poco) la sua sguattera si sentiva anche in diritto di poterla studiare, persino nella sua intimità di pensiero.
In realtà la sua ossessione si rivelerà una vera e propria patologia .
Libro scorrevole, originale e avvincete. Vale la pena leggerlo. Lo rileggerò, sono già passati alcuni anni, lo farò presto.
paola

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Dune C.
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    27 Mag, 2013
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LA 'PELLE' DEI LIBRI

Bello. E' un bel pò, che l'ho letto, ma ricordo di essere stata molto contenta, quando la protagonista ha finalmente potuto dimostrare le sue capacità nell'attività lavorativa del marito, al quale come spesso succedeva a quei tempi, era sottomessa.
Era un famoso rilegatore di libri. Piacevole, ad un certo punto intrigato, il libro svela particolari piccantidella vita del tempo, a volte anche un pò scabrosi.Nella seconda metà dell'ottocento la vita non era facile per la gente meno abbiente: si esploravano nuovi Paesi e i loro abitanti erano considerati delle curiosità e possedere queste curiosità era un privilegio.Chi ha letto capirà ciò che voglio dire.


Da leggere
Paola

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Una vita diversa. C. Dune, e a chi è molto curioso.
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    24 Mag, 2013
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la cucina è il fulcro della vita familiare

Sarò monotona, ma l'ho letto tre volte.
Mi piace cucinare, perciò questo personaggio(Tita, la protagonista) mi è cosi caro.
E' il caso di dire che ci metteva l'amore nei piatti; però, involontariemente , a volte ci metteva altri sentimenti. Più che altro stati d'animo, che davano ai suoi piatti sapori ed effetti collaterali.
Ogni capitolo, inizia con una ricetta; talune peraltro piuttosto invitanti.Invitanti al punto di provare la ricetta in questione, ad esempio i peperoni ripieni, o la ciambella della Candelora. Ottimi.
Coinvolgente il grande amore passionale tra Tita e Pedro, i quali a causa della madre di tita non si potranno sposare. Tita dovrà essere la badante della madre.
Non posso raccontare di più, anche perchè il romanzo è proprio breve, si legge in un fiato.
Se non s'era capito, non perdevelo! Se vi capita, vedetevi anche il film:Come acqua per il cioccolato, credo sia il titolo.

Paola




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Marchez, Allende, e ama la cucina
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    24 Mag, 2013
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grande Dacia M.

Ho letto più volte questo romanzo. Ho trovato molto fedele anche il film.
Ho amato questa donna, così sfortunata, per ceri versi, ma dotata di buona cultura, che le ha permesso di ampliare le sue conoscenze ed essere così 'considerata' come individuo. Per quei tempi non era certo la normalità.
La sua vita da adulta comincia presto, come sposa bambina, da colui che l'aveva violata quando invece si dovrebbe giocare con le bambole. Qui lei perde l'uso della parola e diventa 'mutola'.
Nella sua testa però continua a sentire delle, voci, dei canti che le fanno pensare di non essere sempre stata così. Crescerà ed avrà dei figli, delle persone che nutriranno il suo intelletto e che vorranno nutrirsi a loro volta del suo. Conoscerà l'amore passionale, che non aveva nulla a che fare col coito procreativo del sig zio, nonchè signor marito, nonchè sig pedofilo stupratore di bambine.
Molto interessante l'ambientazione, a cavallo fra il 1700 e 1800 , gli usi e le tradizioni del tempo.
Una donna decisa, che aveva capito che nemmeno il suo andicap avrebbe potuto ostacolare la sua crescita, il suo ceto sociale le permise di crescere intellettualmente e di attenuare il disagio del suo matrimonio riparatore.
Ho letto questo libro appena uscito, è passato parecchio tempo, però ha un posto importante nella lista dei libri a me cari.
paola

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ad esempio: Storia di una capinera-
contiene spoiler
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    23 Mag, 2013
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NEI VICOLI DI BARCELLONA DI NOTTE....

Mi sono piaciuti molto i libri di Zafon, non ho letto l'ultimo. Ho trovato un po troppo da ragazzi 'Il principe....'.
Diciamo che i temi, secondo le promesse dell'autore, avrebbero dovuto cambiare dopo i primi tre libri.
Trovo sempre affascinante il vagare dei suoi personggi per le vie di Barcellona, tanto che mi pare quasi di conoscerla, anche se non l'ho mai visitata. A me non dispiace quel suspance che ti lascia ogni volta che riponi il libro prima di addormentarti; ti dici : chissa domani cosa succederà , di macabro o di surreale o di ciò che pensavi essere tale, e che poi scopri essere reale. Scusate il giro di parole, ma io lo sento così. Scrivo queste cose dopo aver letto parecchio tempo fa i romanzi. Li ho' fumati' appena usciti in libreria.
A differenza di alcuni di voi, se dovesse capitarmi leggerei subito un altro libro di questo autore.
Paola

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a chi vuele distrrsi,senza impegno,ma, con molto coinvolgimento.
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    21 Mag, 2013
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L' amore ai tempi dell'America selvaggia

Credo che la Allende sia la mia autrice preferita. Mi sono innamorata del suo stile ai tempi di 'La casa degli spiriti'.
Ho letto quasi tutti i suoi libri, a parte la trilogia, Paula (non sono riuscita ad andare avanti), e Afrodite.
Li ho letti sempre almeno due volte, e non è detto che che non lo rifaccia.
Vorrei sempre assomigliare almeno un pò alle donne dei suoi romanzi, sono sempre persone affascinanti, e fanno sempre qualcosa di speciale, come ad esempio : Clara o Inès.
Così come la nostra Eliza, che per amore affronta pericoli e avventure incredibili. La scrittrice sa sempre come affascinare i lettori , ma l'amore e la personalità dei protagonisti sono sempre il fulcro dei romanzi e la Allende sa come tenerci incollati alle sue pagine.
Bello, anche se consiglio a chi si avvicina per la prima volta alla Allende, di iniziare dai primi romanzi, in questo modo si segue anche il percorso e la crescita dello scrittore. per non parlare poi dei collegamenti che si possono fare ad es fra i personaggi di 'La casa degli spiriti' e 'La figlia della fortuna', non che sia fondamentale, ma utile.
Paola

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a chi ama i racconti ambientati In Sud America
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