Opinione scritta da Sharma

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Sharma Opinione inserita da Sharma    25 Novembre, 2012
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Elena

Per la prima volta Elena Ferrante si cimenta con un romanzo di ampio respiro, ma non si ferma solo a questo, scrive una vera e propria trilogia ( “Storia del nuovo cognome “ è il seguito de “L'amica geniale”,il terzo deve ancora uscire), è la storia di una vita, la storia di due amiche dall'infanzia ai giorni nostri, anche se romanzata a mio avviso è assolutamente autobiografico. Dico ciò perché negli anni ho imparato ha conoscere l'autrice attraverso tutti i suoi libri , ma soprattutto attraverso la “Frantumaglia”( opera in cui lei spiega hai suoi lettori le sue scelte, pubblica parti inedite dei suoi romanzi, interviste, la corrispondenza con Mario Martone con sceneggiatura al seguito, e molto altro) . Lei ci tiene moltissimo a voler tenere ben celata la sua identità, e con il tempo ho imparato ha condividere da lettrice, questa sua scelta. Ma ritornando al libro, la Ferrante possiede quella capacità di scrivere, semplice, schietto , scevro da fronzoli, è un continuo palpito del cuore dove, attraverso le parole, i sentimenti lentamente scivolano come forma liquida nel tuo essere , nella tua carne, è un'esperienza avvincente e allo stesso tempo struggente, rovista nell'anima, modificando il posto abituale delle cose.. A mio avviso è questo che tiene il lettore avvinghiato al testo fino all'ultima pagina senza riuscire a staccarsene . Mi ricordo che una sera iniziai a leggere e non riuscii più a smettere se non solo dopo tre ore, strappandomi letteralmente il libro dalle mani! Di certo non è un libro che concilia il sonno, ma solo perché tiene attivi tutti i ricettori del nostro corpo. La Ferrante anche qui si è mostrata una delle più grandi scrittrici del nostro tempo. Le donne sono sempre le protagoniste dei suoi romanzi, donne moderne con tutte le loro problematiche, ma per quanto possa sembrare strano sono donne sopraffatte inizialmente dall'inevitabile ma che alla fine non sono mai donne vinte ma vittoriose, riescono ad uscire dal bozzolo che si sono costruite da sole o costruito da altri per loro, e librarsi leggere nel cielo, pronte ad affrontare una nuova vita.

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A tutti gli estimatori della grande scrittura della Ferrante, ma anche a coloro che ancora ,purtroppo, non la conoscono.
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Sharma Opinione inserita da Sharma    23 Novembre, 2012
Top 500 Opinionisti  -  

Religione dispensatrice d'identità

Alcune volte risulta veramente strano del perché si acquistano dei libri anziché altri, siamo spinti da una forza quasi soprannaturale, e quello che mi è capitato con questo romanzo di Jabbour Douaihy, non avevo mai letto nulla di lui e ne tanto meno lo conoscevo. Leggendo le poche righe di biografia contenute nel libro vengo a conoscenza che è il secondo romanzo di un professore di francese all'università di Tripoli in Libano. Ma questo non è sufficiente per farmi acquistare il libro, il motore propulsore credo sia stato la religione. Libano fine anni sessanta. Ma soprattutto Beirut, chi non conosce almeno per sentito dire ciò che è accaduto in quegli anni e della guerra civile che devastò tutto e tutti. Musulmani contro cristiani, Nizam ,protagonista, un nome ne cristiano ne musulmano, ma lui nasce in una famiglia di musulmani sunniti, e cresce per vicissitudini familiari in una famiglia cristiana maronita. Nizam non ha nulla del musulmano, biondo con occhi azzurri, già da qui l'autore ci indirizza alla comprensione del personaggio quello di non appartenenza. Così lo considereranno tutti per tutta la vita, nessuno riuscirà mai a collocarlo religiosamente, forse perché è lui a non sentirsi realmente di nessuna fede religiosa in particolare. Questo in un paese come il Libano dove l'appartenenza religiosa deve essere riportata sui documenti di identità. Ma lui è un caro ragazzo dolce, gentile, affabile, nessuno riesce a volergli male, tutti prima o poi lo amano. Tutto viene descritto con una scrittura lineare e a volte quasi monotona e inespressiva, ma di fatto in seguito si capirà che così non è, perché prende fino alla fine, soprattutto alla fine. L'autore, a mio avviso, riesce benissimo nel suo progetto, quello di descriverci i problemi che hanno portato la religione in questo paese e non solo in questo. Una religione dispensatrice di identità al di fuori della quale non si è nulla ne uomini ne persone. Persone con diritti e doveri ma soprattutto con diritti umani e con libero arbitrio. Un romanzo che fa meditare alla luce di tutte le vicissitudini mondiali accadute. Accettare tutti per quelli sono non per la propria religione, o per il colore di pelle. Cosa dire del titolo, lo si capirà solo leggendo.

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A tutti coloro che amano spaziare con argomenti narrativi diversi che ci possono arricchire culturalmente e mentalmente.
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