Opinione scritta da peucezia

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peucezia Opinione inserita da peucezia    13 Mag, 2012
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L'amour fou

Unico romanzo scritto da Emily Bronte, con due livelli di narrazione rappresentati dal signor Lockwood il pavido visitatore e da Nelly , governante e memoria dell'intera vicenda, Cime Tempestose si discosta dalla tecnica narrativa dell'epoca basata sulla narrazione onnisciente e cronologica che spesso sfociava nel Bildungroman ( romanzo di formazione che accompagna un personaggio dalla preadolescenza all'età matura) per partire in medias res o per meglio dire sul finire della vicenda e poi usare frequenti analessi .
La storia si concentra sull'amour fou tra Heathcliff un trovatello, bello e dannato esempio di eroe-antieroe perché presenta le caratteristiche proprie del villain ( carattere impetuoso e violento, desiderio di vendetta che lo spinge a compiere atti malvagi) e Catherine, signorina di buona famiglia, cresciuta con il ragazzo sin da piccola, di natura volubile e capricciosa.
L'amore tra i due è osteggiato in primis dalla stessa Cathy che pur dichiarando di essere ella stessa Heathcliff sa che la differenza sociale tra lei e il ragazzo è un ostacolo insormontabile per un'unione preferendo la vita tranquilla che Linton, simbolo dell'ordine tipico della Victorian Age le offre.
Nel romanzo scritto nel periodo di mezzo dell'età vittoriana si trovano elementi tipici del romanzo gotico rappresentati dal clima cupo e dalla presenza dello spirito di Cathy che, defunta viene vista proprio da Lockwood all'inizio della storia, ma anche elementi romantici: la passione irrisolta dei due protagonisti, il carattere indomito di Heathcliff che ricorda i personaggi byroniani e il forte legame tra natura e sentimenti.
Pur scritto in pieno ottocento il libro è tuttavia moderno e attuale per tematiche e tecniche di scrittura, un esempio di classico immortale.

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Austen,letteratura vittoriana
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peucezia Opinione inserita da peucezia    07 Mag, 2012
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Avventure di una simpatica svitatella

"I love shopping" primo romanzo della fortunata serie ideata da Sophie Kinsella nonché primo passo per rendere la medesima famossima e ricchissima parla di un vizio: lo shopping compulsivo e no a caso si intitola in originale "Shopaholic".La protagonista Rebecca è una svitata con una serie di paturnie che però per la sua tendenza a indossare gli occhiali rosa si rende comunque simpatica nonostante tutto.
In questi tempi di crisi leggere di una ragazza che è così esperta di qualsivoglia articolo cool e modaiolo ferisce e irrita, ma per fortuna lo stile della Kinsella e i tratti con cui descrive la protagonista fanno quasi passare in secondo piano che il mondo descritto è quello di privilegiati che possono permettersi se non tutto "parecchio" dalla vita.
L'ironia permea l'intera vicenda e l'idea di aggiungere le lettere che Rebecca/Becky scrive in giro a banche e negozi per ottenere crediti con le relative risposte eleganti ma negative aggiunge ilarità ad ilarità.
L'unica pecca del libro è data dall'eccessiva lunghezza ( e stessa cosa accade con i successivi capitoli) perché a tratti la narrazione, che si mantiene su livelli alti di brio per la quasi totalità della storia, da' qualche segno di stanchezza e potrebbe indurre il lettore a saltare a pie' pari qualche paginetta.
Il romanzo è consigliato perché rilassa e diverte, in più si consiglia di leggere l'intera serie per continuare a seguire le divertenti avventure di miss Bloomwood, una simpatica svitatella.

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tutto Kinsella
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peucezia Opinione inserita da peucezia    04 Mag, 2012
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Storia di un gigante buono

Scorrevole e gergale nella narrazione senza disdegnare termini pseudo-dialettali il romanzo racconta di un gigante buono, Lazzaro è il suo nome, che, come fece Zalone nel suo primo film, parte dalla natìa Polignano verso la tentacolare Milano in cerca di lavoro.
Di fatto la storia è divisa in due parti distinte: quella dedicata a Polignano più colorita anche se poco benevola nei confronti dell'incantevole paesello a picco sul mare e quella meneghina a volte più dura, che non manca di sottolineare gli aspetti più contraddittori e negativi della vita nelle grandi città.
Le vicende tragicomiche del nostro eroe sono raccontate con molta ironia anche quando il protagonista si trova nei guai così come fece Fielding narrando le avventure del suo Tom Jones.
Belle le descrizioni dei personaggi tese a catturare le essenze dei singoli difetti ma con molta amabilità. Narrazione onnisciente con uso di dialogo diretto libero e scarsa intrusione da parte del narratore nelle vicende del personaggio eccezion fatta per l'introduzione e la conclusione della storia che richiamano la divisione classica propria del romanzo ottocentesco , anch'esso omaggio ironico ai tanti romanzi che in passato si occupavano di narrare eroiche avventure.
Molto televisivo e attuale nelle citazioni corre il rischio di bruciarsi troppo in fretta perché col tempo molte allusioni alla stretta attualità potrebbero cadere nel dimenticatoio.
Sicuramente adattabile agli schermi televisivi ( e non a caso è stato scritto a due mani da due autori di trasmissioni di successo) il libro è adatto per una lettura spensierata estiva o domenicale perché godibile e ben scritto.Consigliato.

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Carofiglio
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peucezia Opinione inserita da peucezia    30 Aprile, 2012
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Un tuffo nell'arte

L'autrice Chevalier confeziona una gradevole biografia romanzata del pittore olandese Vermeer descrivendo con maestrìa la vita e il modo di vita dell'Olanda dell'epoca aiutando anche a comprendere come si giunge alla realizzazione dell'opera d'arte dall'idea al compimento materiale.
Al di là dall'imbastitura fantastica data dal personaggio di Griet, presunta ispiratrice di uno dei quadri più noti di Vermeer la Chevalier riesce a riportare in auge il romanzo alla Walter Scott che amava unire personaggi fittizi ai grandi protagonisti della Storia senza che al lettore l'idea di inganno potesse mai passare per la mente. Stile scorrevole, ritmo lento, un libro che si legge ma che si vede e si sente: il profumo delle verdure tritate, i colori macinati sapientemente.Assolutamente consigliato.

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romanzi biografici, romanzi storici
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peucezia Opinione inserita da peucezia    26 Aprile, 2012
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Allegoria e misticismo

C.S.Lewis pensò ai bambini scrivendo la sua trilogia ma nello stesso tempo con un occhio agli adulti considerando che un libro letto a dieci anni dovrebbe risultare altrettanto interessante anche a cinquanta.
Scorrevole e originale nella scrittura è pieno di allegorie e la figura del Leone che è fondamentale nel primo libro richiama chiaramente la figura del Cristo. Se Tolkien e la sua opera si rifà alle antiche credenze celtiche,Lewis scrive una fiaba cristiana e anche la stessa conclusione della vicenda stupefacente e inaspettata è un chiaro richiamo al mondo che verrà.
Consigliato agli adulti e agli adolescenti.

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genere fantasy, Il signore degli anelli
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peucezia Opinione inserita da peucezia    14 Aprile, 2012
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La storia narrata dai diretti protagonisti

Affascinante romanzo storico da leggersi tutto d'un fiato e pieno di colpi di scena, il libro di Falcones è utile per le informazioni dettagliate sull'antica città di Barcellona e sulle motivazioni che portavano a costruire cattedrali.
Anche se lungo il libro è tuttavia scorrevole e mai noioso nè corre il rischio di diventare un feuilleton o un romanzo pseudo esoterico alla Dan Brown secondo una moda degli ultimi anni.
Il percorso di vita di Arnau accompagna di pari passo la crescita di nuove classi sociali e mostra ( soprattutto nella parte iniziale) quanto male abbiano fatto gli aristocratici allo sviluppo corretto delle società umane. La sua struttura che forse alle volte si perde in dettagli allo scopo di dare una maggiore informazione storica al lettore ricorda quella del grande romanzo storico ottocentensco iniziata dallo scozzese Walter Scott e abilmente seguita Hugo e dal nostro Manzoni. Un utile documento per imparare a conoscere la vita in un periodo storico lontano e poco noto quale quello del tardo medioevo

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Zàfon, romanzi storici
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peucezia Opinione inserita da peucezia    14 Aprile, 2012
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Due vite nascoste

Renée e Paloma: il romanzo si incentra su queste due figure che presentano due diversi strati di lettura: da una parte la prima è tanto sciatata esternamente quanto interiormente colta e profonda mentre l'altra recita la parte dell'adolescente ed è invece una piccola adulta tremendamente lucida.
La scrittrice porta avanti le due storie parallele di questi due personaggi seguendo i punti di vista di entrambe e dando voce a ognuna.
Libro colto, scritto con linguaggio forbito e uso di citazioni che "tradiscono" l'estrazione filosofica dell'autrice. Può stupire inoltre che una ragazzina dodicenne quale Paloma possa aver letto tanto e possa fare delle filessioni così accurate e precise sul mondo circostante così come stupisce che Renée non sia riuscita ad affermarsi al mondo e continui a recitare il ruolo che fa comodo agli altri.
Romanzo intrigante che si legge fino all'ultima pagina con un finale non del tutto lieto.Sicuramente destinato a entrare nei classici della letteratura mondiale.

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narrativa contemporanea
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peucezia Opinione inserita da peucezia    01 Aprile, 2012
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Un libro profetico

Il romanzo dello scrittore americano Bradbury ha molti punti in comune con 1984 il capolavoro distopico dell'inglese George Orwell: ambedue guardano al futuro con un occhio al presente e al passato.
Bradbury rimarca la notte dei lunghi coltelli in Germania con la messa al rogo di tutti i libri non conformi al credo nazista e estende la cosa a tutti i libri mai scritti. Orwell mette tra gli slogan del partito al potere : Ignoranza è forza. Bradbury, scrivendo il suo romanzo nei primi anni Cinquanta ha presente più di orwell quanto devastante e invasivo possa essere il potere della televisione già abbastanza popolare all'epoca negli Stati Uniti e cerca di avvisare il suo prossimo a maneggiarla con cura perché il mezzo si profila come un Great Persuader.
Associato al romanzo di Orwell Fahrenheit 451 è il più bell'esempio della manipolazione di massa a opera non solo della politica e quindi di un'oligarchia ma dei media e del potere economico.
Attualissimo e profetico, andrebbe letto e ripensato per evitare che l'umanità sprofondi ancora di più nell'uniformità della bruttura spirituale.

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1984
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peucezia Opinione inserita da peucezia    26 Marzo, 2012
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ESISTENZIALISMO CONTEMPORANEO

Si potrebbe dire niente di nuovo sotto al sole: due giovani seguiti dalla loro infanzia ,ambedue con gravi problemi socio-esistenziali che si incontrano, si sfiorano ma non riescono mai a fare un definitivo percorso insieme perché numeri primi, unici e condannati alla solitudine.
Romanzo contemporaneo con un occhio all'esistenzialismo della fine degli anni Cinquanta che Camus e Sartre propugnavano. I protagonisti della storia sono come il personaggio di Camus "strani" e "stranieri" perché non riescono ad adattarsi alle situazioni dell'esistenza, perché hanno avuto un'infanzia difficile. In questo l'autore non aggiunge nulla rispetto a altri romanzi scritti nel passato. Lo stile è sicuramente scorrevole e avvincente e ciò colpisce positivamente il lettore.
Peccato che nella narrativa colpisce sempre la tendenza a piangersi addosso e a creare personaggi estremi. Interessante ma non eccezionale.

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romanzi contemporanei
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Fantascienza
 
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peucezia Opinione inserita da peucezia    22 Marzo, 2012
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Distopica profezia o traduzione della realtà

Tra i capolavori del genere distopico 1984 è un incubo senza fine che preconizza una realtà effettiva.
Quando Orwell scrisse il suo romanzo si era appena usciti da una seconda guerra mondiale disastrosa per il paese seppur vittoriosa e non erano trascorsi che trent'anni dalla fine del primo conflitto.
Immaginare un paese semi distrutto e eternamente in guerra non era quindi difficile.
Un controllo delle masse che giungeva addirittura a modificare quanto scritto in precedenza su libri e quotidiani era praticato con costanza sia dal regime nazista che da quello staliniano e la figura del misterioso Grande Fratello che domina i muri della città con fare minaccioso ricorda in parte Stalin e Hitler per i capelli scuri e i baffi e in parte i manifesti in cerca di reclutamento stampati negli Stati Uniti e raffiguranti un meno inquietante ma comunque autoritario e impositivo Zio Sam.
Il grido che Orwell lancia tra le pagine del romanzo è contro i totalitarismi di ogni forma e colore e contro la privazione delle libertà individuali.
Colpisce come il progressivo impadronimento delle altrui menti incoraggi la delazioni e agisca particolarmente sui bambini da sempre più sensibili a farsi plasmare ( i regimi totalitari dedicavano infatti molto tempo all'educazione di fanciulli ed adolescenti), ma colpisce soprattutto quella fantomatica Neolingua che a, causa di un vocabolario ridotto all'osso impedisce di esprimere concetti complessi e soprattutto di ribellarsi ( Orwell è stato senz'altro influenzato da Swift e le sue sarcastiche riflessioni sul linguaggio espresse in I viaggi di Gulliver).
1984 è distopico perché ambientato in un futuro, perché soprattutto immagina un peggioramento delle condizioni umane diversamente dalle teorie utopistiche che tendono a vedere la realizzazione di società ideali, ma si rivolge agli uomini del suo tempo.
Il protagonista Winston Smith è un antieroe dal nome altisonante del primo ministro Churchill e dal cognome più British che ci sia: mite, smunto, tenta di mantenere la sua integrità mentale fino alla resa finale.
Prosa scorrevole, periodi lineari, maestrìa nella tecnica narrativa. Romanzo inserito non a caso tra i migliori del panorama della letteratura mondiale contemporanea. Consigliatissimo.

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Fahreneit 451, Brave new world, Signore delle mosche
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peucezia Opinione inserita da peucezia    19 Marzo, 2012
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Libro per la vita

Capolavoro assoluto della letteratura mondiale, Il piccolo principe come già avvenne per Swift con il suo I viaggi di Gulliver è un libro per la vita travestito da libro per ragazzi..posso trarre in inganno le illustrazioni accattivanti e tenere tratteggiate dallo stesso autore e l'aura fantastica ma in realtà si tratta di un bildungsroman ( romanzo di formazione) atto a insegnare la vita a tutti.
Poetico, fantastico, ha pagine di assoluta maestrìa: una tra tutte quella dell'addomesticamento della volpe."Il colore del grano mi farà ricordare di te" dice al volpe al tenero principe.
E' consigliabile leggerlo più volte per poterne comprendere a fondo l'intrinseco insegnamento magari in tappe diverse della propria crescita umana e spirituale e non ci si deve lasciare intimorire dal linguaggio un po' criptico che Saint Exupéry adotta.
Da tenere assolutamente nella propria biblioteca.

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letteratura francese contemporanea
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peucezia Opinione inserita da peucezia    19 Marzo, 2012
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Quando la storia si incontra con la Storia

Periodi brevi e asciutti, quasi come battute musicali o versi di una lunga poesia, quella della vita (e una poesia di Mario Luzi, di fatto, conclude il libro): Giorni di neve, giorni di sole scritto a quattro mani dai gemelli Valsecchi, narra delle vicende di vita di un uomo che ha avuto la ventura di vedere la sua storia personale incontrare la Storia (con la maiuscola), cosa spesso sconvolgente.
Con una prefazione affidata volutamente al premio Nobel per la pace 1980 Adolfo Perez Esquivel, a sottolineare il senso racchiuso nell’intero volume, il libro, scritto in prima persona e con uso continuo dell’analessi, quasi a rimarcare che il racconto sgorghi vivo dal flusso di coscienza del protagonista, narra dell'italiano Alfonso Mario Dell’Orto che, a causa di sconvolgimenti finanziari, si trova a emigrare con la sua famiglia dalla natìa Piazza Santo Stefano alla remota Argentina.
Giorni di neve, tristi e bui, si susseguono a giorni di sole, felici e spensierati: il protagonista incontra Pocha, anch’ella di origini italiane, e la sposa; vive l’Argentina come tutti i suoi abitanti passando dalle speranze perdute della presidenza Pèron all’incessante susseguirsi di dittature. Tuttavia la sua vita è serena arricchita dai suoi figli.
L’eterna neve giunge da una tragedia vissuta da molti, troppi, e il libro è totalmente impregnato da questo dolore senza fine, fatto di incubi e di ricerche (che forse porteranno a uno spiraglio di giustizia): Patricia Dell’Orto e suo marito Ambrosio, genitori da soli venticinque giorni, scompaiono nel nulla un giorno del 1976, per entrare nella grande tragedia dei desaparecidos.
La storia diventa denuncia, angoscia, commemorazione nel nome di Patricia per sempre legato a una targhetta di una Cooperativa di Piazza Santo Stefano.
Tutto cambia, anche "Piazza": ora visi ambrati passeggiano e abitano nel paese... la storia continua.
E a sottolineare il vincolo indissolubile tra storie piccole e Grande Storia, la postfazione spiega asciuttamente le grandi tragedie del mondo, dal massacro armeno ai desaparecidos in Guatemala, in Argentina, alle tante e troppe repressioni di questo mondo non ancora civile.
Non romanzo ma libro di denuncia e di una piccola e grande storia. Per non dimenticare

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storia contemporanea, storia dell'America latina
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peucezia Opinione inserita da peucezia    14 Marzo, 2012
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cupa decadenza di un'epoca

Unico romanzo scritto da Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo, forse vagamente ispirato ai Vicerè di De Roberto per ambientazione e periodo storico racconta attraverso i malinconici occhi del principe Fabrizio Cordera di Salina la decadenza dell'epoca borbonica e dei privilegi nobiliari a favore di una casta meno colta ma più scaltra e meschina con l'avvento dell'Unità d'Italia.
E' stato un male o un bene chiudere un mondo negativo per aprirne un altro non certo migliore? All'interrogativo Lampedusa da' la risposta nelle frasi del principe rassegnato al passaggio di consegne, amareggiato dall'avanzare di un nuovo già stantìo eppure incapace di lottare perché nato già vinto.
I personaggi positivi della storia sono tutti dei vinti ( di verghiana memoria): il colto e triste don Fabrizio, dongiovanni fedele alla timida e malaticcia consorte Mariastella, la casta Concetta mentre nonostante l'aria da simpatico sbruffone Tancredi, arrivista al punto giusto, sua la frase "bisogna che tutto cambi perché tutti resti com'è", è annoverato tra i personaggi negativi accanto alla bella Angelica e a suo padre don Calogero che rappresenta in toto tutte le negatività dell'epoca nuova.
Tuttavia risulta difficile definire Il gattopardo un romanzo storico tout court, si tratta piuttosto di un romanzo sul cambiamento, che sia di un'epoca o anche di una situazione inserito in un particolare contesto.
Protagonista assoluto Fabrizio di Salina, simbolo delle vestigia di un tempo irreplicabile. Romanzo moderno sia per stile che per tematiche ascrivibile alla corrente del flusso di coscienza per le continue riflessioni del principe.
Capolavoro della letteratura contemporanea.

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i vicerè, opere sul risorgimento
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peucezia Opinione inserita da peucezia    12 Marzo, 2012
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tra antico e moderno

Accabadora è un romanzo che si fa leggere con scorrevolezza innata. L'autrice in questa storia sospesa tra antico e moderno, un occhio alle tradizioni di una Sardegna arcaica e un altro a un tempo moderno e lontano ( la seconda parte del romanzo) traccia una storia al femminile appassionante lasciando un'aura di mistero che viene svelata al lettore piano piano.IL punto di vista adottato è quello di Maria, la fill'e anima dell'anziana accabadora ed è solo attraverso i suoi occhi che ci viene svelata la verità su Bonaria Urrai, l'anziana donna che se l'è presa in casa.
Il lessico semplice e ricercato al tempo stesso, fanno di Accabadora un romanzo quasi colto da usare come opera di narrativa nelle scuole e sicuramente destinato a permanere nel panorama della letteratura italiana contemporanea. Da leggere e da conservare nella biblioteca di casa.

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storie al femminile; romanzi "etnici"
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peucezia Opinione inserita da peucezia    05 Marzo, 2012
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Tra cuore e ragione

Primo capolavoro della scrittrice britannica Jane Austen ,Ragione e sentimento ruota intorno a due sorelle Elinor e Marianne, la prima razionale, l'altra romantica ed esuberante.
Donna pratica e poco incline a mostrarsi, la Austen chiaramente simpatizza per la sorella maggiore Elinor che di fatto è la protagonista e l'io narrante della vicenda malgrado la storia sia in terza persona.
In questo primo romanzo importante l'ironia è un po' più defilata e spesso la scrittrice si dilunga eccessivamente in dialoghi e disquisizioni, ma la storia è comunque scorrevole e interessante.
Colpisce una relativa modernità di trattazione: Elinor continuamente cerca di indicare a sua sorella il modo corretto di rapportarsi al prossimo e in particolare con il sesso maschile, Marianne che simpatizza con un accattivante e tenebroso vicino non fa nulla per nascondere il suo interesse malgrado ciò sia assolutamente negativo per una ragazza di buona famiglia.
Austen riesce a creare una giusta dose di suspence e pathos e così malgrado il lieto fine sia scontato si giunge all'happy end finale con un sospiro di sollievo dopo aver tanto tribolato per le due protagoniste.
I personaggi sono dei round characters che non rimangono fedeli a se stessi, ma crescono nel corso della vicenda arricchendosi e così Elinor perde la sua totale freddezza iniziale mentre Marianne impara a essere pratica scegliendo come consorte un uomo meno affascinante del suo primo spasimante ma fedele e devoto. Meno femminista del successivo Ragione e sentimento , ma sicuramente dalla parte delle donne che comunque vengono mostrate con dei difetti ma anche con un naturale buonsenso e una pronta intelligenza a dispetto di chi le voleva silenziose fattrici e angeli del focolare

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Orgoglio e pregiudizio, romanzi epoca vittoriana
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peucezia Opinione inserita da peucezia    05 Marzo, 2012
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Orgoglio e pregiudizio: romanzo protofemminista?

Jane Austen quando scrisse il suo romanzo tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo non immaginava di certo che sarebbe diventato un cult destinato ad avere molte versioni cinematografiche e anche delle rivisitazioni letterarie.
Scritto in terza persona con una relativa presenza del narratore onnisciente ma prevalentemente basato su dialoghi più che su descrizioni tanto che sembra dare l'impressione di una certa preveggenza da parte dell'autrice alla tecnica filmica ( i suoi dialoghi stringati si adattano a pennello alle sceneggiature), Orgoglio e pregiudizio potrebbe sembrare per la sua trama quasi una storia protofemminista.
La Austen da' grande importanza al mercato del matrimonio, ma per una motivazione di ragione pratica: alle donne dell'epoca se di buona famiglia era interdetto lavorare inoltre non ereditavano direttamente degli immobili e quindi in mancanza di un diretto parente di sesso maschile erano spesso costrette a lasciare le proprie abitazioni pertanto era vitale per loro assicurarsi un marito e un erede di sesso maschile.
La madre delle cinque sorelle Bennet è all'ossessiva ricerca di un consorte per le sue figlie ed è descritta come una donna meschina e fragile incline a fingersi debole di nervi, arma a cui molte donne ricorrevano per porre rimedio alle loro frustrazioni, per contro la protagonista Elizabeth, secondogenita della famiglia , è di carattere forte e poco propensa al compromesso anche se questo potrebbe significare una esistenza futura poco rosea. Il suo obiettivo è un partner da amare e da cui ricevere amore e rispetto e non solo un mantenimento economico. Senza dubbio si tratta di un ragionamento rivoluzionario per l'epoca!
Colpisce la modernità del pensiero della Austen malgrado la sua morigeratezza di costumi e il suo disagio per il Romanticismo, la corrente letteraria in voga all'epoca.
Libro consigliato per la tecnica narrativa moderna, per l'ironia e la scorrevolezza della storia.
Di negativo l'eccessiva lunghezza di alcuni punti e il finale affrettato secondo i canoni dell'epoca mutuati tra l'altro dalla narrativa del XVIII secolo e in particolare da Henry Fielding ( Tom Jones) al cui stile la scrittrice si ispirava.

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romanzi dell'Età vittoriana
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peucezia Opinione inserita da peucezia    05 Marzo, 2012
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Gente di Dublino o della rivelazione

Diviso in quattro sezioni:Infanzia,Adolescenza, Maturità e Vita pubblica e ispirato al realismo flaubertiano "Gente di Dublino" è una raccolta di racconti ambientati tutti nella città natìa di Joyce a cui lo scrittore era visceralmente legato in un rapporto di amore-odio simile a quello che Dante nutriva per la sua Firenze.
Piccolo borghesi o di umili origini i protagonisti delle varie storie sono consapevoli della meschinità delle loro esistenze e desiderosi di fuggirne, ma sono nello stesso tempo misteriosamente paralizzati e destinati a perpetrare le loro vite nella medesima monotonia.
Eveline, la diciannovenne protagonista di un racconto è colta dall'autore mentre riflette sulla sua prossima fuga d'amore con il marinaio Frank che l'avrebbe liberata dalla schiavitù del suo padre-padrone e dall'arcigna datrice di lavoro ai grandi magazzini, ma il giuramento alla madre sul letto di morte di tenere in piedi la famiglia la fanno tornare indietro sui suoi passi proprio quando è in procinto di salire sulla nave che l'avrebbe condotta nelle agognate Americhe. La "rivelazione" o epifania che indica ai protagonisti quale strada scegliere è il momento chiave di ciascun racconto.
Piccolo capolavoro è anche l'ultimo racconto ,riassuntivo delle quattro sezioni: I morti, una lunga rivelazione dello stato d'animo di due coniugi quarantenni.
Pensiero indiretto e flusso di coscienza, uso di analessi e niente ordine cronologico sono le caratteristiche principali della tecnica narrativa adottata in ciascuna storia.
L'autore lascia chi legge libero di emettere giudizi e fa muovere in libertà le sue creature letterarie.
Da non perdere per imparare a conoscere uno dei miti della letteratura mondiale

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Italo Svevo, Virginia Woolf,D.H.Lawrence
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