Opinione scritta da ALI77

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    14 Febbraio, 2022
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UN THRILLER POCO CREDIBILE

Ewa e Damian, si conoscono da molto tempo, stanno passando una bella serata assieme fino a quando fuori dal locale dove sono stati, scoppia una rissa e la ragazza viene aggredita.
Damian cerca di difenderla ma inutilmente, poco prima l'uomo le aveva chiesto di sposarlo e Ewa aveva accettato.
"Sarebbero bastati trenta secondi, forse anche meno. Tuttavia, a volte è sufficiente un momento per distruggere un'intera esistenza. E per trascorrere quanto ne rimane a cercare di dimenticare."(citazione)
Da quel momento non si sa più nulla della ragazza, se sia stata rapita, se sia andata via volontariamente oppure se sia morta.
Damian, passa gli anni successivi pieno di rimorsi e di dubbi, è arrabbiato perché non è riuscito a salvare la sua donna, a proteggerla come avrebbe dovuto fare.
Dopo dieci anni Blitz, l'unico amico di Damian, gli fa vedere una foto su Facebook di una ragazza che assomiglia a Ewa, certo è cambiata un po' ma il protagonista ne è convinto, in quello scatto c'è la ragazza che una volta voleva sposare.
Poi viene pubblicata un' altra foto, che Damian ricorda di aver scattato anni prima e di averla tenuta nel suo telefono, com' è possibile che sia finita online? Lui non l'ha mai pubblicata. Pochi giorni dopo l'account, dove erano pubblicate le foto, viene rimosso e il suo amico Blitz muore in circostanze molto strane.
Damian, non sa più a chi rivolgersi, quindi decide di affidarsi a un'agenzia investigativa, la titolare Kasandra, cerca di aiutarlo a ritrovare Ewa.
Conosciamo anche la vita di Kasandra, una donna misteriosa che ha un rapporto difficile con il marito Robert, che la maltratta, la picchia e la umilia.
I punti di vista sono due: quello di Damian e quello di Kasandra, purtroppo tranne la parte iniziale, il resto della narrazione risulta essere molto piatta, poco logica e di thriller c'è ben poco.
L'autore ha voluto affrontare alcuni temi importanti tra cui la violenza domestica, che però ha trattato in maniera superficiale anche se riconosco che il suo intento era lodevole in quanto ha voluto evidenziare il grave problema che sta affrontando la Polonia; sia per quanto riguarda le persone scomparse sia per le morti delle donne dove il carnefice è quasi sempre il partner o un parente stretto.
La narrazione prende varie direzioni, senza esserci un senso logico, all'inizio Damian continua per oltre cento pagine, a dubitare su quello che è successo quella sera, se Ewa sia fuggita volontariamente o sia stata rapita oppure se conoscesse i suoi aggressori. Il problema è che questi dubbi vengono ripetuti moltissime volte, per questo il testo perde molto di ritmo perché non succede nulla in queste pagine. Rimaniamo sempre nello stesso punto senza trovare un punto di svolta.
La storia sulla carta sembrava intrigante e interessante ma la narrazione più va avanti è più diventa inverosimile e molte delle cose che accadono non hanno senso, Damian riesce a indagare con molto fortuna senza trovare troppo ostacoli.
I protagonisti Damian e Kasandra sono deboli, non sappiamo chi siano veramente, cosa provano davvero sì lo leggiamo ma non sembrano davvero reali; mancano anche dei personaggi secondari che in un qualche modo sarebbero stati funzionali e avrebbero evidenziato i loro pregi e i loro difetti, quello che manca è l'autenticità.
Pensavo che la conclusione mi chiarisse i dubbi e le perplessità che mi erano venuti in mente durante la lettura, invece, non mi ha convinto in nessun modo e ha confermato l'idea che avevo, cioè che ero di fronte ad una storia molto surreale.
Credo che l'autore possa fare di più, magari lavorare di più sui personaggi e su una storia più semplice ma più vera.
Ho scoperto che questo libro fa parte di una serie, che però io ho deciso di non continuare

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    12 Febbraio, 2022
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UN NOIR A TOKYO

La lettura di questo libro è stata molto coinvolgente, ho trovato molta suspense e ritmo ma c'è stato qualcosa non mi ha convinta del tutto. Probabilmente il problema è stato di aver letto prima il suo capolavoro "Le quattro casalinghe di Tokyo", "Pioggia sul viso" è del 1993 ed è stato il primo noir dell'autrice.
Yoko, una famosa scrittrice di temi d'attualità, scompare e Naruse l'amante della donna, si presenta dalla sua amica Murano Miro per sapere dov'è finita la ragazza. E' scomparsa una grossa somma di denaro che era di proprietà di un criminale della yakuza del luogo.
Miro non sa dove sia la sua amica, ma Naruse la costringe a seguirlo e ha una settimana di tempo per capire cosa sia successo a Yoko e a recuperare la somma scomparsa.
"Nel sentir pronunciare quella cifra, fui sopraffatta dalla gravità della cosa. Adesso capiva perchè Naruse e Kimishima si erano precipitati da me, di punto in bianco. Al contempo ero convinta che dovesse esserci un errore. Delle mie amiche, Yoko era di gran lunga la più intelligente e giudiziosa, mi sembrava assolutamente impossibile che avesse potuto fare una cosa tanto stupida come scappare con tutti quei soldi."(citazione)
La protagonista diventa una vera e propria investigatrice e inizia a dare delle domande in giro e viene a scoprire alcune cose che non sapeva sull'amica.
La tensione è molto alta e l'autrice riesce a mantenerla per quasi tutta la narrazione, anche se in alcuni punti ho trovato la storia un po' prevedibile, mentre il finale mi ha sorpreso, un vero colpo di scena che non mi aspettavo.
Il problema che ho avuto principalmente è stato quello con la protagonista che non ho compreso appieno, non mi ha convinta, l'ho trovata a tratti antipatica e poco brillante.
Trovo che lo stile dell'autrice sia sempre molto coinvolgente e appassionante, riesce ad entrare nei personaggi e ad analizzare in maniera scrupolosa la difficile e complicata psicologia delle donne contemporanee giapponesi e del loro pensiero nei confronti della società.
La città di Tokyo è parte integrante della storia, abbraccia i protagonisti, ci viene descritta con dovizia di particolari, è una città caotica, moderna, ma anche cruda e pericolosa.
I colpi di scena ci sono, quello finale è sicuramente inaspettato, probabilmente o perché l'autrice è stata abile a nascondere alcuni elementi che mi portassero a scoprire la verità, oppure questo effetto a sorpresa è stato deciso all'ultimo. Non avevo nessun indizio che mi avrebbe portato a questa soluzione, penso che i miei dubbi in merito siano fondati.
Probabilmente questo noir sarebbe stato migliore se fosse stato leggermente più corto e avrei tolto alcuni parti, che a mio avviso, non erano così importanti per la storia.
Nonostante questo mi sento di consigliare questo libro e se non conoscete l'autrice, partite proprio da questo romanzo.
Un libro interessante e coinvolgente, in alcuni punti forse un po' acerbo, ma dove si intravede il grande talento dell'autrice, che è una delle più famose autrici giapponesi contemporanee.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    12 Febbraio, 2022
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UN NOIR CLASSICO DA RECUPERARE

La voce narrante di questo romanzo è Honey Stapleton, una giovane ragazza molto bella che ha sposato il ricco e ben più vecchio di lei Weaver, lei ha ventitré anni e lui cinquantuno.
La narrazione segue due direzioni: il thriller pieno di suspense psicologica e il percorso di Honey per trovare la propria identità e la verità su quello che succede nella nave durante il viaggio.
Fin dalle prime righe capiamo che la donna ha sposato Mr Stapleton per un puro e semplice interesse economico, anche se gli è affezionata, non avrebbe mai pensato che dopo pochi mesi di matrimonio le cose sarebbero andate così male.
"Che piattola, pensò Mrs Stapleton. Quasi preferirei non mettere piede fuori casa piuttosto che andare dove che sia con lui. Ma bisogna compartirlo, pover'uomo. Tra l'ansia perenne e la gelosia che lo rode, non ha un attimo di spensieratezza."(citazione)
Honey è una ragazza piena di vita che vorrebbe viaggiare e fare delle nuove esperienze, è affamata di cultura, di conoscenza, ben diversa la posizione del marito che invece ha già vissuto gran parte della sua vita e vuole chiaramente delle cose diverse.
"Il fatto assunse ai suoi occhi un valore singolare, un significato carico di struggimento e gravità. Succederà di nuovo, pensò. Ci saranno altre cose che non potrò fare, altri posti che non potrò vedere. Così è la vita, suppongo. Così..."(citazione)
Honey è in alcuni momenti rassegnata a questa vita, le piccole cose che il marito apprezzava nei primi mesi del matrimonio ora lo disturbano e lo fanno arrabbiare, come fare la colazione a letto.
Weaver è molto cambiato, la protagonista non lo riconosce, la tratta male, è sgarbato, la riproverà spesso e in molte occasioni durante la narrazione non ha fiducia in lei e non la sostiene.
"Isolata dal mondo intero, fu investita da un sentimento di desolazione che le diede i brividi. Andrà avanti così per sempre, anno dopo anno, senza cambiare di una virgola. Posso continuare a fare buon viso a cattivo gioco, posso blandirlo e fargli credere quello che mi pare, ma che vita è questa? Non lo odio. Mi fa pena. Per certi versi gli sono anche affezionata. Ma darei qualsiasi cosa per non doverlo vedere mai più."(citazione)
Tra di loro non c'è alcun sentimento e non c'è più la complicità di un tempo, se tra di loro non c'è amore, non c'è più nemmeno un rapporto di rispetto reciproco e ben che meno un' amicizia.
Probabilmente sposare quell'uomo non è stata la scelta giusta per lei.
Honey e Weaver partono per una crociera dove fanno subito la conoscenza dei loro vicini di cabina, Mr Lashelle e Alma, che sono sposati da pochissimo.
Iniziano a succedere delle cose strane sulla nave in particolare a Alma, la donna ha perso i bagagli, stava per perdere la nave a causa di un errore, le rubano dei gioielli e Honey crede che che qualcuno le voglia far del male.
Durante la narrazione, la protagonista vede un cadavere che poi sparisce, crede di aver sentito delle cose che non si rivelano vere, Honey non capisce più cosa sia reale o cosa no e se tutto quello che accade sia frutto di uno scherzo psicologico di cattivo gusto.
In tutto questo il marito le volta le spalle, non le crede e anzi la rimprovera per come si sta comportando.
Credo che l'autrice sia stata veramente molto abile a creare una suspense continua che pervade la narrazione dalla prima fino all'ultima pagina e a creare un personaggio come Honey, imperfetto, a volte superficiale ma che quando vuole lotta per scoprire la verità. E' uno di quei protagonisti che convince andando con la narrazione e sul quale non avresti scommesso neanche un euro.
Ad un certo punto la protagonista è veramente ossessionata dal trovare chi stia facendo del male a Alma e a capire cosa stia succedendo su quella nave e allo stesso tempo sta vivendo una forte crisi matrimoniale, ma soprattutto dovrà guardarsi dentro e capire cosa fare della sua vita. Se cambiare o lasciare le cose come stanno.
"Solo allora capì cosa aveva fatto. Aveva barattato la propria vita, l'aveva data via senza pensarci, a cuor leggero, in cambio di cose che non desiderava. E aveva perduto un intero mondo fatto di pace, mistero e bellezza." (citazione)
Oltre al mistero che avvolge questo libro, dove l'autrice ha scelto di utilizzare un'ambientazione classica come la nave già luogo di altri gialli famosi, ha deciso di concentrarsi sulla psicologia dei personaggi, andando a indagare sulla loro vita. Alcune volte le cose non sono come sembrano e la realtà è a volte ben diversa. I personaggi principali hanno una personalità molto complessa e quello che ho trovato interessante è il conflitto interiore che combattono e che gli porta a compiere determinate scelte.
Il finale è imprevedibile, un po' mi ha lasciata perplessa ma non mi ha disturbato, in realtà credo che l'autrice abbia azzeccato anche questo.
Il suo stile coinvolge, appassiona e tiene con il fiato in sospeso il lettore che non sa cosa potrà succedere andando avanti, è anche una storia che mette al centro una donna con le sue paure e insicurezze, in un mondo dove gli uomini hanno sempre la meglio.
Questo libro è un classico siamo nel 1942 quando fu pubblicato per la prima volta e devo dire che quest'autrice dovrebbe essere riscoperta, è la creatrice di quei generi che oggi definiamo noir e thriller psicologici e ha molto da insegnare agli autori contemporanei.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    11 Febbraio, 2022
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LA LONDRA DI OGGI

Questo libro è stato scritto nel 2009 ed è precedente a "Le circostanze" ma è stato tradotto e pubblicato dopo quest'ultimo.
L'autrice delinea la storia di cinque personaggi che all'inizio non sembrano avere nulla in comune tra di loro: troviamo Polly avvocato, madre e donna divorziata specializzata in casi che trattano la difesa dei diritti umani, poi Ian un insegnante idealista, Job un autista immigrato dal Zinbabwe; Anna una giovane ragazza che arriva dall'Ucraina e infine Katie, un 'assistente editoriale che viveva a New York.
La vera protagonista di questo libro è la Londra moderna dei giorni nostri, piena di contraddizioni, di incoerenze, di pregiudizi, e l'autrice scava a fondo nei mali della società odierna, nelle sue imperfezioni grandi e piccole. In particolar modo si sofferma nel parlarci dell'immigrazione legale e di quella clandestina.
"Londra non è piccola. Sembra che ci sia il mondo intero stipato qui."(citazione)
Quando si inizia a leggere questo libro si ha una strana sensazione, come se fossero cinque storie separate e la narrazione non prendesse mai il via.
La struttura narrativa è molto particolare e complessa, bisogna aspettare e vedere come si evolvono i vari personaggi, in alcuni punti ho trovato il testo prolisso e troppo concentrato nel raccontare la vita dei protagonisti calati nella realtà londinese.
La storia non prendeva forma ma c'era qualcosa che continuava a incuriosirmi perché l'autrice inserisce un elemento thriller, un omicidio che sarà svelato solamente alla fine. Ce lo annuncia nel prologo ma questa piccola parte crime, non è il punto focale della storia.
Se all'inizio il testo non mi aveva convinto del tutto poi mi sono ricreduta e ho capito che questo libro ha dentro di sè un messaggio più importante, la consapevolezza che ancora oggi non si riesce ad abbattere quel muro di diffidenza verso il diverso ma anche che le cose debbano e possano cambiare. Per scoprirlo bisogna andare in profondità leggere tra le righe.
La Craig fa una sorta di denuncia sociale, come se volesse cercare di togliere le barriere che ci sono ancora oggi: economiche, religiose e culturali e lo facesse nell'unico modo possibile cioè descrivendo le persone che vivono a Londra.
Questa città, ormai, è diventata un mix eterogeneo di culture che seppur differenti, cercano di convivere assieme e di creare il giusto equilibrio, che permetta di convivere accettando e rispettando l'altra persona.
Questa autrice è stata paragonata da alcuni critici letterari, ad autori importanti come Dickens e Balzac.
Non credo che questo romanzo sia una lettura che potrei consigliare a tutti, non perché sia difficile, ma perché bisogna andare oltre a quello che è la semplice narrazione e se avrete voglia di farlo scoprirete qualcosa che vi farà riflettere.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    11 Febbraio, 2022
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UNA CLASSICA GHOST STORY

E' un racconto breve che è stato pubblicato nel 1852 nel numero di Natale della rivista di Charles Dickens "Household Words".
Il narratore di questa storia è Hester, una ragazza di nemmeno diciotto anni che racconta il suo lavoro come bambinaia di Rosamund, la figlia Mrs Furnivall. All'età di quattro o cinque anni la bambina perde entrambi i genitori e Hester promise alla madre di non abbandonarla.
Hester narra questa storia ai figli di Rosamund quando ormai era appunto una "vecchia balia".
Le due protagoniste si trasferiscono a Furnivall Manor House dove vive, solamente con pochi servitori, la prozia di Rosamund,
Ho apprezzato moltissimo la descrizione della casa, attraverso gli occhi dell'autrice riusciamo a vedere in maniera acuta e con dovizia di particolari come era strutturata la dimora dove si svolgeva la vicenda.
Sappiamo bene quanto fosse importante nell'epoca vittoriana la casa, la dimensione materiale, intesa come architettura domestica e arredamento e quanto fosse in stretta connessione con la sfera personale, più intima e più emozionale dell'essere umano.
Il modello vittoriano si concentrava sulla moralità mentre la Gaskell mira a mettere in contrapposizione la bellezza e la perfezione della casa con le varie sfumature interiori dei vari personaggi.
La piccola Rosamund è amata e coccolata da tutti, ma un giorno inizia a fare strane cose e a vedere dei fantasmi, Hester cerca di starle vicina, di chiudere la casa affinché la bambina non segue il fantasma e magari si perda e o si faccia del male. Rosamund vede piangere questa bambina fantasma vorrebbe andarla a consolare, ma questa casa ha una storia passata e un mistero che le protagoniste ancora non conoscono.
La tensione cresce mano a mano che si prosegue la lettura, è un racconto che trovo scorrevole e appassionante.
Grace Furnivall l'anziana prozia che abitava a Furnivall Manor House, è una donna fredda e ossessionata da un passato infelice, è divorata da un forte senso di colpa per aver cacciato la sorella e non averla aiutata in un momento di difficoltà.
Continuiamo a ritrovare il tema della perdita della madre, Rosamund come molte altre protagoniste delle opere della Gaskell si ritrova senza genitori, per l'autrice era molto importante la famiglia e il ruolo genitori-figli.
La scelta di avere una balia come protagonista, ancora una volta ci fa capire come la Gaskell continua a dar voce alle classe più umili. Hester quando era solo una ragazzina si offre di lavorare come bambinaia, quando la maestra della scuola dove studiava la elogia per il suo lavoro di cucito e per come sia una ragazza onesta e seria lei ne è felice e orgogliosa. L'autrice però non dimentica di sottolineare il fatto che sia una ragazza a modo e che provenga da una famiglia rispettabile anche se non viveva in condizioni economiche agiate.
Inoltre viene toccato anche il tema della donna e di cui venga usata in una società di uomini e di come loro se ne approffittano per i loro interessi.
Come indicato anche nella postfazione dell'edizione, forse volutamente o per fretta, la Gaskell, ha lasciato delle contraddizioni durante la narrazione e dei punti poco chiaro, che però non incidono sulla piacevolezza dell'opera.
Continuo a trovare lo stile della Gaskell, scorrevole e appassionate, questo racconto mi ha veramente colpito moltissimo e nonostante abbia le caratteristiche di una ghost story, credo che in questo libro ci sia molto di più.



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ALI77 Opinione inserita da ALI77    09 Febbraio, 2022
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il capolavoro di George Eliot

"Guidati da una mano femminile questi uomini, che avevano poche idee proprie, potevano essere molto utili alla società: dovevano solo essere fortunati nella scelta delle cognate!"(citazione)
Questo libro è stato pubblicato in otto volumi tra il 1871 e il 1872 e fu il capolavoro di George Eliot, ancora oggi è considerato il più grande romanzo inglese.
Ci sono vari temi in questo libro: il matrimonio, la politica e le nuovi sperimentazioni nel campo della medicina.
Il titolo completo di questa opera è Middlemarch. A Study of Provincial Life, infatti la storia è ambientata nella città immaginaria di Middlemach nel periodo che va dal 1829 al 1832. L'autrice si sofferma su alcuni personaggi principali che animano la vita di questo paesino di provincia.
Possiamo individuare tre coppie di personaggi che possiamo definire protagoniste di questo libro: Dorothea e Mr Casaubon, Lydgate e Rosamond e i miei preferiti Fred e Mary.
George Eliot si sofferma sull'importanza di fare un buon matrimonio e su quanto una scelta sbagliata o affrettata possa rovinare la vita.
Dorothea Brooke è una donna tutt'altro che stupida e vorrebbe sposare un uomo che la possa far crescere culturalmente e crede che la persona giusta sia l'anziano reverendo Casaubon; ma dopo il matrimonio si rende conto che suo marito non è affatto come se l'era immaginato.
Durante il viaggio di nozze e soprattutto dopo, capisce che non è affatto colto, forte e intelligente come pensava e l'opera che sta scrivendo non è così valida. La situazione si complica quando l'uomo capisce di aver perso la stima della moglie.
"E' naturale che ci sia sempre una grande quantità di opere scadenti: le cose eccezionali hanno bisogno proprio di quel suolo per crescere." (citazione)
Il personaggio di Dorothea non mi ha convinta affatto, anche se ho apprezzato il suo tentativo di "elevarsi" culturalmente con il suo matrimonio anche se non è stato così.
Lydgate è il nuovo medico della città, il suo obbiettivo non è quello di arricchirsi ma piuttosto di introdurre nuove sperimentazioni e metodi per aiutare a stare meglio i suoi pazienti. Ma il suo approccio moderno alla medicina si scontra con il metodo più tradizionale.
L'uomo sposa Rosamond, la figlia del sindaco, una donna molto bella ma anche frivola, spensierata e spendacciona. Per mantenere lo stile di vita della moglie e continuare ad essere all'altezza della sua condizione sociale inizia a spendere molto fino ad indebitarsi. Questo provocherà una frattura nel loro matrimonio.
Fred e Mary sono la mia coppia preferita, lui è il fratello di Rosamond e il figlio del sindaco, per lui era pronta una carriera ecclesiastica a cui si sottrae anche grazie a Mary. Loro si conoscono da piccoli, Mary crede che lui sia l'uomo della sua vita, però non ha fretta di sposarsi vuole che lui maturi e saldi il debito che ha contratto. Fred decide di abbassare il suo livello sociale, pur di lavorare e ripagare il suo debito e dimostrare a Mary l'uomo che è, onesto e forte. Credo che entrambi i personaggi hanno avuto una maggiore evoluzione durante la storia.
Dovrei citare anche una quarta coppia che però non menziono per evitare spoiler.
"Tutti dobbiamo sforzarci un poco per mantenerci sani di mente e chiamare le cose con lo stesso nome con cui le chiamano gli altri."(citazione)
Ho trovato molto interessante quando la storia si soffermava sulle nuove sperimentazioni della medicina e sulla storia tra Fred e Mary, mentre ho apprezzato di meno le parti dove si parlava di politica o di eredità.
La lettura di questo romanzo è stata molto complessa, non era la prima volta che cercavo di leggere questo libro che da una parte mi attraeva e dall'altra mi allontanava.
Lo stile dell'autrice è molto ricco e complesso, pieno di subordinate e tutt'altro che semplice e diretto, bisogna fare molta attenzione e capire dove l'autrice vuole andare a parare.
Probabilmente ho trovato altri autori vittoriani, più semplici e diretti e non immaginavo che in alcuni punti fosse così difficile la lettura.
Nella prima parte del libro la storia è risultata molto scorrevole e alquanto godibile poi sono iniziati i problemi e i continui alti e bassi, perché c'erano delle parti che mi piacevano molto e altre che invece non mi interessano affatto.
Ho pensato di abbandonare? Sì e più di una volta, ma ero consapevole che non avrei più ripreso in mano il libro se non lo avessi finito.
Credo sia un romanzo che lasci un segno nel lettore, nel bene o nel male, lo consiglio perché penso sia un testo da leggere perché descrive in maniera vera e concreta la realtà di un piccolo paese di provincia e dei cambiamenti che era in corso in quell'epoca.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    09 Febbraio, 2022
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I VITTORIANI E IL PROBLEMA DELL'ALCOLISMO

Casa Danesbury è stato scritto nel 1860 in soli ventotto giorni ed è stato il vincitore del concorso letterario alla quale la Wood partecipò e le fece guadagnare ben cento sterline.
Ellen Wood è la moglie dell'imprenditore Henry Wood hanno quattro figli e rappresenta la perfetta donna vittoriana dedita alla casa e alla sua famiglia.
Questo libro è il suo romanzo d'esordio e fu pubblicato con il nome di Mrs Henry Wood.
Nell'Ottocento era normale per una donna sposata assumere sia il nome che il cognome del marito, infatti lei stessa ha pubblicato i suoi romanzi con uno pseudonimo che altro che Henry Wood. La perdita del nome è un segno molto forte come se una donna sposata perdesse la propria "identità" per farsi rappresentare dal marito. Sembra però che il lavoro di scrittrice della Wood sia stato d'aiuto in una crisi finanziaria che colpì il marito e tutta la loro famiglia.
La Wood si crea una facciata di rispettabilità e nasconde le proprie idee, quello che è davvero il suo pensiero sulla società dell'epoca e sulle contraddizioni che c'erano, però le scrive nelle sue opere, ma mantenendo questo riserbo in un qual modo non viene attaccata e criticata.
Ellen Wood è una scrittrice di "sensation novel" un genere che abbina elementi tradizionali del romanzo a misteri e intrighi ambientati in situazioni famigliari al pubblico.
La storia ruota attorno alla famiglia Danesbury, Mr Danesbury dirige una fabbrica che lavora il ferro per produrre attrezzi e macchinari e la moglie Mrs Danesbury è una donna elegante e raffinata sui trent'anni e hanno tre figli: Arthur, Isabel e il piccolo William.
Tutto sembra trascorrere tranquillo fino a quando la balia di William Glisson invece di dare al bambino lo sciroppo per la tosse, confonde la bottiglia e gli dà del laudano.
Mrs Danesbury non era a casa in quel momento e la vanno subito a informare dell'accaduto, ma nel viaggio di ritorno la carrozza si rovescia e la donna muore.
C'è un elemento che lega i due eventi ed è l'alcol, Glisson era ubriaca e ha scambiato la medicina e Giles, l'uomo che doveva aprire il cancello per far passare la carrozza di Mrs Danesbury, aveva bevuto talmente tanto, che ha perso il controllo del cancello che ha colpito il cavallo e ha fatto rovesciare la carrozza.
L'alcolismo era uno dei grandi problemi dell'epoca vittoriana, era diffuso in tutte le classi, la situazione più drammatica era quella che colpiva i poveri e gli operai nei distretti industriali. Molti diffusi i pub che vendevano birra ma soprattutto i "gin palaces" che contribuirono alla diffusione del consumo degli alcolici.
Il gin placava la fame, scaldava dal freddo perenne di Londra ed era per le persone più povere una sorta di "evasione" dalla loro vita difficile e dalla frustrazione della loro condizione.
C'è anche da dire che l'alcool che veniva servito nei bassifondi londinesi, era ben diverso da quello che arrivava nelle tavole dei ricchi, era una bevanda che veniva mischiata ad altre sostanze che lo rendevano molto forte tanto da provocare bruciore alla gola e arrossamento agli occhi.
Il Beer Act del 1830, fu una legge che facilitò la concessione delle licenze incoraggiando ad aprire le birrerie e poi anche i gin palaces.
I bambini non bevevano acqua bensì birra, nelle prime pagine del romanzo quando prima di morire Mrs Danesbury si raccomanda con i figli maggiori di bere solo acqua, capiamo come il suo pensiero che per noi sia assolutamente normale ma per l'epoca era completamente sbagliato. La birra non rappresentava un pericolo per i bambini.
Le vicende della famiglia Danesbury continuano, vediamo il secondo matrimonio di Mr Danesbury con Miss Eliza St. George, la nascita di altri due figli e seguiamo la crescita di tutti e cinque i figli Danesbury.
Non solo, conosciamo anche come va avanti la vita di Glisson e degli altri domestici che lavorano per i Danesbury, ma anche la vita degli operai che spendevano tutto il loro stipendio per l'alcol e di come questa cosa peggiorava la situazione economica della loro famiglia.
Non solo uomini bevevano anche le donne, l'anno scorso leggendo "Le cinque donne" di Hallie Rubenhold (pubblicato dalla Neri Pozza la mia recensione la trovate qui) avevo già capito quanto fosse rilevante il problema dell'alcolismo.
L'alcol rovina anche la famiglia Danesbury, chi cederà alla tentazione ed eccederà con gli alcolici avrà una serie di problemi che non svelo per non fare troppi spoiler.
Arthur e Isabel sono i due personaggi che mi hanno colpito di più, soprattutto Arthur nella sua fermezza di animo, nella sua determinazione a mantenere la promessa fatta dalla madre di non bere alcol, ho apprezzato quanto l'autrice sia andata in profondità ad indagare anche nell'animo di queste persone fragili che sono state rovinate dal consumo eccessivo di alcol.
La situazione doveva essere sicuramente terribile, le condizioni di vita estreme e probabilmente il gin o la birra era una delle poche consolazioni che rimanevano a questa povera gente. Il governo poteva limitare il consumo eccessivo di alcol ma se inizialmente non l'ha fatto, dietro di certo c'erano degli interessi economici più importanti che però non possono giustificare la perdita di vita e della dignità di migliaia di persone, per me nulla può essere più importante di un essere umano.
Per cercare di rimediare a questo problema iniziarono a diffondersi qualche anno più tardi i "coffee houses" luoghi alternativi ai pub dedicati alla classe operaia, il tè o il caffè, grazie alla caffeina, aiutava la produttività e i ritmi di lavoro.
Ellen Wood costruisce una storia che appassiona, delinea i suoi personaggi in maniera impeccabile, crea fin dalle prime pagine un clima tale che non riesci a staccarti da questo libro. La vicenda narrata porta con sè molti colpi di scena, ma tutto rimane un po' prevedibile ma questo non mi è dispiaciuto perché attraverso le sue parole rivediamo proprio quegli anni difficili, quali problemi provocasse l'alcol e gli effetti drammatici che poteva causare.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    08 Febbraio, 2022
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UN NOIR CHE MI HA SORPRESO

Questo romanzo parla di un divorzio, dopo alcuni anni di matrimonio Lottie e Quentin Bredin, si vogliono separare. Ma non lo possono fare perché sono entrambi disoccupati e non si possono permettere una spesa simile.
Divorziare costa e non poco.
"Il fallimento di un matrimonio è un fatto banale per le persone non coinvolte"(citazione)
Lottie e Quentin sono costretti a cambiare la loro vita, devono lasciare il loro quartiere chic di Londra e trasferirsi in campagna a Shipcott.
"Ora stanno precipitando così in basso che nessuno sa con certezza quando finirà la caduta."(citazione)
Uno dei motivi della loro separazione è che la protagonista scopre che il marito la tradisce ripetutamente e il loro rapporto non è più lo stesso dopo la nascita della loro ultima figlia.
"Non piange più ma il disprezzo che prova per lui è raggelante"(citazione)
Quentin ha un crollo emotivo quando perde il suo lavoro, per lui il giornalismo non è solo un modo per guadagnarsi il pane ogni giorno, ma è una vero e proprio stile di vita, una vocazione.
"La perdita della carriera la fa sentire come se stesse precipitano in un abisso. Non ci sono soldi per la retta della scuola delle loro figlie, e l'ansia per suo figlio la divora."(citazione)
Anche Lottie perde il lavoro, il dolore per la situazione famigliare influisce sulla sua carriera, quindi è lei deve cercare di andare avanti nonostante le ristrettezze economiche e nonostante la situazione con Quentin non sia delle migliori.
Entrambi i protagonisti iniziano a rinfacciarsi i difetti dell'uno e dell'altro, a trovare tutti quei piccoli particolari che non li fanno stare bene e che hanno creato tensione nel loro matrimonio.
Sono insoddisfatti della loro vita, non riescono a trovare un compromesso, a trovare dei punti d'incontro tra di loro per poter ricucire il loro rapporto e quindi vivono da separati in casa, costretti a vivere ancora insieme perchè la crisi economica non gli permette di separarsi e di rifarsi una vita.
Ma se pensate che il libro sia finito qui, vi sbagliate perché l'autrice non ci descrive solo le dinamiche famigliari ma c'è un elemento noir all'interno della storia che rende la narrazione molto interessante.
La casa dove si trasferiscono in campagna, ha un affitto estremamente basso nonostante le dimensioni, il lettore come anche i protagonisti si stupiscono di questo fatto ma inizialmente non danno troppo peso alla cosa. A loro basta pagare poco, mettere in affitto la loro casa di Londra fino a che le cose non si sistemeranno.
Home Farm, questo il nome della loro nuova casa, esattamente un anno prima è stata al centro di un episodio noir che ha scosso la tranquilla cittadina di Shipcott.
Nella storia entriamo anche nella vita apparentemente ordinaria e pacifica di una piccola cittadina di campagna che viene messa in contrapposizione con la vita frenetica e delirante di Londra.
Non vi svelo altri particolari, ma la narrazione è stata molto interessante e appassionante, entriamo da subito nella vita matrimoniale di Lottie e Quentin e ho trovato molto attuale tutta la storia, veritiera, sincera e reale. L'autrice ha descritto quello che accade a molte coppie oggi che devono cercare di far quadrare i conti, le donne devono trovare un nuovo equilibrio tra carriera e famiglia e anche devono rendersi desiderabili agli occhi loro partner. Certo questo è quello che vorrebbero gli uomini, ma speriamo che non siano tutti come Quentin, che pensa solo a se stesso e non mette al centro della propria vita la famiglia. Almeno io questo protagonista non l'ho compreso appieno, mi è sembrato frivolo, senza sale, senza brio, incatenato al proprio ego smisurato.
Lottie, invece, è un personaggio fragile ma allo stesso tempo forte, tenace che nonostante tutto rimane in piedi per suo figlio, avuto da una precedente relazione, e per le figlie avute con Quentin.
Sono i figli la sua maggiore preoccupazione, teme di non garantire loro un futuro migliore, ma che si debbano accontentare di quel poco che gli può offrire.
I figli e il rapporto con i genitori è un altro punto chiave del libro, quanto la crisi famigliare ed economica incide sulla vita di questi ragazzi?
"Tra le due donne si allarga un silenzio: la grande, innominabile paura della vita delle classi medie che una persona possa muoversi verso il basso piuttosto che verso l'alto, è nella mente di entrambe"(citazione)
Questo romanzo ci mostra come il cambiamento di vita sociale, porta a mettere in crisi la dignità e l'identità stessa di una persona, come cambiano i punti di vista e come la mancanza di denaro porti a cambiare la prospettiva della propria vita e la visione delle cose.
Un romanzo vero e molto attuale che ci racconta le dinamiche che si instaurano nella nostra società, quando ci dobbiamo scontrare con la disoccupazione e la povertà non sono economica ma anche di sentimenti.
Una storia contemporanea, ben strutturata con una sfumatura noir che rende il racconto ancora più interessante.
E' un libro che mi sento di consigliare perchè la storia vi appassionerà, perchè abbiamo due protagonisti normali come noi che lottano per sopravvivere ogni giorno e perchè non ci vengono raccontate delle favole ma solo la realtà delle cose.
La famiglia è al centro della storia, non ci viene proposta come quella del mulino bianco ma è un ritratto veritiero e moderno di quello che può accadere oggi e forse solo ritrovando se stessi all'interno di questo nucleo, possiamo sperare di andare avanti insieme e uniti più di prima.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    08 Febbraio, 2022
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LA STORIA DI SUSAN

Il titolo originale di quest'opera è Half a Life Time Ago, è uscito nel 1859 in una collezione in due volumi composta da un romanzo "My Lady Ludlow" e da cinque racconti.
Questo testo ci propone ancora una volta una protagonista che scopriremo essere forte, determinata e volitiva ma introduce anche un altro tema importante la malattia mentale.
Sappiamo bene come nell'Ottocento i manicomi fossero dei luoghi spaventosi dove i pazienti non venivano curati ma picchiati e torturati e venivano usati metodi ben poco ortodossi. Questi luoghi dovevano in un qualche modo aiutare e proteggere questi soggetti fragili invece venivano puniti e anche dimenticati. Non sempre le persone erano lì per una vera e propria ragione, alcune non avevano un posto dove andare oppure la loro famiglia non si poteva prendere cura di loro.
La realtà era che si conosceva molto poco di questa malattia e quindi non si sapeva come curarla, il fratello del marito di Elizabeth, Samuel Gaskell, fu un dottore e uno dei pionieri nello studio delle malattie mentali in epoca vittoriana.
In questa storia troviamo Susan Dixon, che rimane orfana di madre ma le promette di prendersi cura del fratello Will che è malato di mente.
Susan incontra e si innamora di Michael Hurst un bracciante che le chiede di sposarlo, l'uomo non sopporta Will e crede che il ragazzo sarà d'intralcio nel loro matrimonio. Lo prende in giro, molte volte nel testo troviamo la parola "idiota" e consulta anche un dottore per trasferirlo in un manicomio.
Susan non è assolutamente d'accordo e non vuole separarsi dal fratello ma si troverà a dover fare una scelta o l'amore per Michael o quello per Will.
La protagonista nel corso della storia ha una vera e propria evoluzione, ma non perde mai la sua fermezza, la sua determinazione e la sua forza, gestisce la tenuta di famiglia con equità e in maniera imparziale, è saggia e giusta.
Con il tempo diventerà più fredda, chiusa, forse avrebbe voluto ricevere quell'affetto che meritava, quella compassione e amore di cui anche lei aveva bisogno. Ma il sacrificio lo ha fatto con amore verso la sua famiglia.
E' un personaggio complesso, difficile a volte da capire, che sicuramente non può lasciare indifferenti, una donna che lotta per mantenere le sue idee, che rinuncia a sposarsi pur di curare il fratello. Per la società dell'epoca vittoriana avrebbe dovuto prendere marito, far gestire a lui la tenuta e chiudere in un manicomio il fratello, ma la sua scelta va controcorrente e sicuramente nasce dal cuore.
Un racconto che mi ha colpito molto e che conferma lo stile coinvolgente e curato della Gaskell e di come riesca questa autrice in poche pagine ad appassionare il lettore.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    07 Febbraio, 2022
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UNA STORIA CHE MI HA MESSO TRISTEZZA

Questo è il secondo romanzo dell'autrice, il primo "Tout le bleu du ciel" non è stato tradotto in italiano.
Devo subito dire che questo libro mi è piaciuto ma non è stato un colpo al cuore, per me è mancato qualcosa a questa storia.
La protagonista Amande Luzin, ha trent'anni e sta affrontando un periodo difficile della sua vita, ha perso suo marito e la sua bambina.
Nel suo percorso di dolore trova i calendari orticoli di Madame Hugues, che era la proprietaria della casa dove ora vive la protagonista, così decide di seguire gli appunti e inizia a sistemare il giardino.
E' un tema delicato e toccante, seguiamo il cambiamento di Amande, il dolore, la rabbia, la sofferenza che mano a mano che i giorni passano si allevia, si trasforma dando un messaggio di speranza, che si può sempre trovare qualcosa per aggrapparsi e continuare a vivere.
Seguiamo con piacere come si evolve la vita di Amande, ritorna a dare valore alla cose semplici, a curare le piante e i fiori e come questo "hobby" possa "lenire" le ferite del cuore.
Ho apprezzato molto la protagonista l'ho trovata credibile, sincera e onesta nel vivere il suo dolore fin dalle prime pagine.
Il lutto è improvviso, spiazzante e tragico per Amande, si rifugia nella campagna francese a vivere in questa casa da sola nel suo dolore e vedere come questo giardino abbandonato con il tempo riesca a rifiorire e a rinascere, è sicuramente il simbolo della fiducia verso il futuro, la stessa che cresce nella protagonista.

E' un libro toccante soprattutto a livello emotivo, è un romanzo introspettivo, dove al centro c'è il percorso di rinascita della protagonista che sicuramente non può lasciare indifferenti.
Traspare tutto il dolore che prova Amande, ma c'è un grande messaggio di fondo che è quello di non mollare mai, che ci può essere sempre una speranza, anche se flebile per ricominciare. Capiamo anche il tempo può aiutare ad alleviare le ferite ma non le guarisce, la forza per andare avanti la possiamo trovare solo dentro di noi.
Lo stile di narrazione l'ho trovato fin troppo semplice, anche se non sempre questo è un male, è una storia che coinvolge che però non sempre è appassionante, a me ha lasciato un profondo senso di tristezza e malinconia. Paradossalmente mi sono trovata più vicina alla protagonista nella prima parte, l'avrei abbracciata meno nella seconda, dove non mi sono ritrovata coinvolta nel mondo narrativo che aveva creato l'autrice.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    07 Febbraio, 2022
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LA VITA DI LUCY

Lucy è la protagonista assoluta di questo incantevole libro, che devo dire subito mi ha colpito moltissimo.
Il prologo è forte, quasi spiazzante, viene descritto un corpo nudo anche se non si capisce di chi sia.
L'autrice sceglie di utilizzare dei capitoli brevi, alcuni di poche righe e altri composti da pochissime pagine e questo aumenta molto il ritmo della storia, che va avanti e indietro tra il presente e i ricordi del passato.
"Prima di venire in Irlanda vivevo a Londra. Ero attratta dalla luci colorate che scintillavano sul fiume nel cuore della notte [...] Pensavo fosse quella vita da desiderare."(citazione)
Lucy pensa di aver lasciato per sempre l'Irlanda molti anni prima per laurearsi e vivere a Londra in una città che amava e che bramava da molto tempo.
Poi però di punto in bianco lascia tutto, il suo appartamento, il suo lavoro e il suo fidanzato per tornare nel Donegal nella casa che il nonno ha lasciato a lei e alla madre.
"Londra vive di soldi e ambizione, e io ero a corte di entrambe le cose. L'intrico di cavi e linee telefoniche tesi per la città mi sembra una rete da pesca piena di bancari e creativi generici, luccicanti di banconote e zainetti olografici. Io ero qualcosa di piccolo, debole e indesiderato." (citazione)
Sicuramente non ci troviamo di fronte a un romanzo pieno di colpi di scena, è più un racconto intimo di quello che prova e che sente Lucy, dei suoi sentimenti e delle sue sensazioni nei confronti della società, delle persone che ama.
E' una sorta di diario intimo, ma anche di una profonda analisi su se stessi, sugli errori del passato, sulle esperienze che l'hanno fatta crescere e diventare la persona che è oggi.
"Non tornerò a Londra. Un tempo bramavo la velocità e la vicinanza a un centro, la sensazione che stesse sempre per succedere qualcosa, ma fuori dalla mia portata. " (citazione)
L'autrice ci prende per mano attraverso una serie di immagini forti, crude, spiazzanti e ci fa conoscere il mondo in cui è cresciuta Lucy, la realtà della sua vita in maniera non banale ma caricando ogni parola di significato.
"Una volta che hai respirato la polvere, non puoi più liberartene." (citazione)
La protagonista non ha un buon rapporto con la sua famiglia, lei si chiede come mai si sia allontanata dall'amore, perché è sempre arrabbiata con la madre. Il loro rapporto è molto cambiato, prima era una presenza solida nella vita della protagonista e ora questo legame di amore profondo, che ha con sua madre, c'è ancora ma deve essere coltivato e ricostruito.
"Ho pensato a Londra che va avanti senza di me, alla rete di treni che sfrecciano sottoterra e ai pub che riversano clienti sui marciapiedi. Mi sono immaginata le ragazze come me, con l'eyeliner alato e le unghie smangiucchiate, che si buttano nella mischi in cerca di chissà cosa."(citazione)
E poi ci racconta del padre e della sua dipendenza dall'alcol, quando dormiva nei parchi e lasciava sola la sua famiglia a pagare il mutuo e ancora la sordità del fratellino, Josh, un problema che sia lei che la madre affrontano con coraggio ma non senza paura.
Ci racconta anche il turbamento per il cambiamento del suo corpo, di come lei diventi piano piano una donna, di come cambiano le sensazioni che prova.
"I libri mi coinvolgevano terribilmente e non volevo che gli altri lo sapessero. Quando mi veniva chiesto di leggere ad alta voce cercavo di fingermi indifferente e usavo un tono di voce monotono e socialmente accettabile. Scrivere temi e racconti mi aiutava a sciogliere il nodo che avevo allo stomaco e metterlo su carta. Scrivevo con una parte invisibile di me; era un segreto radioso di cui solo i miei insegnanti erano a conoscenza."(citazione)
Mi ha colpito moltissimo questo passaggio del testo, quando dichiara il suo amore per la lettura anche se lo vuole tenere per se stessa, sia come fatto intimo e personale, ma anche perché non voleva essere giudicata per questa sua passione.
Anche scrivere era per lei un momento importante, affidare ad una pagina i sentimenti più intimi è un qualcosa che io posso capire bene, anch'io scrivo per essere libera, per sfogarmi, per sentirmi bene e in questo posso comprendere molto bene la protagonista.
L'ambientazione in questo libro è molto importante ed è parte integrante della narrazione, come dicevo prima, lo stile dell'autrice tende a descrizione immagini forti, intense e molto significative e in varie occasioni mette in contrapposizione l'Irlanda con Londra.
"Leggere mi dava la sensazione di stare in piedi su un precipizio altissimo, da cui intuivo che un giorno mi sarei buttata." (citazione)
Il Donegal, una contea nel nord ovest dell'Irlanda, è un luogo meraviglioso, selvaggio, naturale, dove regna la pace, il relax, con le sue spiagge e il mare, è un posto ideale per riflettere, per prendersi un momento per sé ed è quello che serve in questo momento a Lucy.

Mentre Londra viene descritta come una città caotica, veloce, di una bellezza proibita ma ammaliante, dove le persone vogliono divertirsi, diventare ciò che sognano, ma può essere anche dura e pericolosa.

In questo cottage del nonno dove decide di vivere, senza non pochi ripensamenti, ritrova la vita semplice, ripensa al suo passato agli amori sbagliati, alle scelte che ha dovuto affrontare e soprattutto riscopre il valore del tempo che a Londra aveva perso.
Quando Lucy andò a vivere a Londra voleva un'opportunità, anche se si sentiva in imbarazzo a desiderare qualcosa in un luogo dove lo facevano migliaia di altre persone; nella città inglese cercava di sopravvivere non riusciva a studiare, a concentrarsi su qualcosa, doveva correre e l'università le sembrava lontana dalla realtà. In Irlanda ritrova se stessa, si riprende la sua vita, le sue sensazioni e inizia a conoscere cosa le piace davvero.
E' una lettura che mi ha insegnato molto, per quanto dura, intensa e devastante ma è stata una vero e proprio percorso, una sorta di terapia che però ti infonde speranza, si può sempre ripartire e ritrovare la propria vera natura.

E' un testo autentico, deciso, crudo, affascinante per una volta ci racconta una vita normale in cui ci possiamo ritrovare e sentirci vicini alla protagonista.

Certo, se non si affrontano determinate situazioni, probabilmente non si può comprendere appieno il messaggio di questo libro ma credo sia una lettura piacevole, che possa farci capire che possiamo sempre cambiare le cose e trovare un modo per sentirci di nuovo in pace con noi stessi, ovunque viviamo e che sia importante circondarci di persone che ci vogliono bene.
Se vi ispira leggetelo, perché vi farà bene.
Un libro che mi rimarrà nel cuore, una delle migliori letture del 2021.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    06 Febbraio, 2022
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IL SECONDO CASO DI DAVID VAZQUEZ

In questo secondo capitolo continuiamo a seguire la storia di Irene Ochoa e di David Vázquez, che vivono assieme da sei mei e che ormai fanno coppia fissa.
David dovrà indagare sull'omicidio di Jorge Viamonte, il direttore della Banca Ispano-Francese, trovato morto a Berriozar in un edificio vicino ai binari della ferrovia.
L'uomo aveva ricevuto parecchie minacce ed era stato obbligato ad avere la scorta, il giorno della sua scomparsa doveva incontrare il fratello che a differenza sua era un alcolista, un disoccupato, senza fissa dimora e alla ricerca di un costante aiuto economico.
Il libro però si concentra soprattutto su Irene e su cosa prova dopo il gesto estremo che ha commesso all'inizio del primo libro.
Quello che mi colpisce di più è che l'autrice sia andata ad indagare sul personaggio di Irene, su come si sente e su come riesca ad andare avanti continuando a mentire e di come la paura di essere scoperta la porti, ancora una volta, a commettere dei crimini orribili.
"Ricordava il dolore e la paura, sentiva ancor ai brividi sulla pelle, i muscoli intorpiditi e si diceva ancora una volta "che l'avrebbe rifatto".(citazione)
E' sconcertante scoprire come Irene senza esitazione avrebbe inscenato nuovamente l'incidente domestico per uccidere quel marito violento che, prima o poi, l'avrebbe ammazzata. Era cosciente che sarebbe successo, che le cose sarebbero andate sempre peggio.
Irene ha però anche dei momenti di sconforto, di debolezza, in cui pensa di non avere la forza per continuare a mentire e a fingere che vada tutto bene.
"Ci sarebbe riuscita. Con fatica, con impegno, con molta concentrazione e forza in modo che mai e poi mai un momento di debolezza l'avrebbe portata a confessare quella che era successo mesi prima."(citazione)
David, è un personaggio che non riesco ad apprezzare perché purtroppo continuo a trovarlo un po' noioso e a tratti inverosimile, lo trovo innamorato come un adolescente non ha quasi mai avuto dubbi su Irene. La ama senza freni, vuole costruire una famiglia con lei e nonostante alcune volte la veda pensierosa o assorta nei suoi pensieri, non va mai a chiederle veramente come stia e cosa la turbi. Le fa anche conoscere la madre, continua a ripetere che la trova perfetta e non ha mai avuto nessun sospetto su di lei sul suo passato e neanche sul suo amore.
Credo che invece Irene non sia davvero innamorata, non sembra intenzionata a creare una famiglia con lui e che in un certo modo "usa" David per coprire quello che ha fatto, per lei è stato un colpo di fortuna trovare questo ispettore, che fin dal loro primo incontro, è stato folgorato dalla bellezza della protagonista.
"L'angoscia che l'attanagliava le consentiva appena di respirare. Irene aveva trascorso mesi camminando sul bordo dell'abisso ma si sentiva sicura all'interno dello stretto sentiero tracciato dalle sue bugie." (citazione)
Se nel primo libro avrei voluto che l'autrice si concentrasse di più su Irene, in questo secondo capitolo sono veramente contenta della sua scelta, è riuscita a delineare il suo personaggio in maniera interessante e credibile.
Ho trovato interessante anche la riflessione che l'autrice fa nel libro riguardo a come oggi i mass media, i programmi televisivi e i TG abbiamo in un qualche modo banalizzato la morte e la violenza nella nostra società, come sembra tutto una fiction, come non ci sia più il rispetto per il dolore.
Le immagini che scorrono ogni giorno e ogni sera davanti ai nostri occhi sono agghiaccianti non c'è un filtro, non c'è più nulla; oggi i giovani credono e pensano che la violenza e l'odio siano normali, che non siano gesti gravi e che non abbiano alcuna conseguenza sulle altre persone. Non siamo in un film, oggi la vita umana non ha più valore.
La narrazione è veramente incalzante e appassionante, il libro si legge in poco tempo e avrei voluto continuare e scoprire cosa sarebbe successo dopo, visto il colpo di scena finale.
Ho apprezzato molto la scelta di un narratore esterno che dia una visione d'insieme di tutta la storia e così anche dei personaggi; nei thriller e nei noir sono così abituata a leggere in prima persona che non ricordavo quanto fosse più piacevole questo tipo di scrittura.
Il caso che segue David è interessante e ben congeniato e sicuramente più marginale rispetto alla vicende di Irene e questo non mi è dispiaciuto.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    06 Febbraio, 2022
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IL PRIMO ROMANZO DELLA GASKELL

Mary Barton fu pubblicato nel 1848, anche se fu scritto tra il 1846 e 1847, la sua autrice Elizabeth Gaskell fu spronata a scrivere questa storia dal marito, il reverendo William Gaskell, per superare la crisi depressiva in cui era caduta dopo la morte dell'amato figlioletto Willie.
Mary Barton fu un'opera molto criticata all'epoca in quanto pose l'attenzione sulla classe operaia, sulla condizione in cui vivevano i lavoratori a quel tempo.
La Gaskell fu molto colpita dai pareri negativi sul suo libro, però si giustificò dicendo che aveva soltanto descritto la verità di quello che vedeva per le strade di Manchester:
"Non so nulla di Economia Politica o delle teorie sul commercio", ma "mi sono sforzata di scrivere secondo verità; vivendo a Manchester [...] mi accadde di riflettere su quanto profondo potesse essere l'elemento romanzesco nelle vite di coloro che mi passavano quotidianamente accanto nelle strade affollate di Manchester."(citazione)
Mary è il personaggio principale del libro, soprattutto nella seconda parte del romanzo il suo ruolo diventa sempre più importante.
Mary è una ragazza con molte fragilità e imperfezioni, da ragazzina è ben consapevole della sua bellezza e sogna di diventare ricca e di elevare il suo status sociale.
"Aveva la fresca bellezza delle donne di campagna, e insieme una certa mancanza di espressiva caratteristica anche questa della gente del contado se la si paragona alla popolazione cittadina." (citazione)
Mary è contesa da Jem, figlio di un operaio che è da sempre innamorato di lei e Harry Carson la cui famiglia è proprietaria di un mulino.
La protagonista è lusingata dalla corte e dall'interessamento di Carson, tanto da rifiutare la proposta di matrimonio di Jem, non tanto perché non gli vuole bene ma per il momento in cui le ha fatto la proposta.
"Oh povera me!" si disse. "Vorrei che non fraintendesse sempre. Non posso arrischiare una parola gentile ed ecco che gli brillano gli occhi. E' dura per me; George Wilson e mio padre sono vecchi amici, con Jem ci conosciamo da bambini. Non so che cosa mi prende, perchè sempre quando lo vedo abbattuto, mi viene voglia di consolarlo."(citazione)
Poi succede qualcosa che cambierà tutto, nel corso della storia Mary avrà un'evoluzione da bambina ingenua e sognatrice, diventerà una donna capace di affrontare delle prove veramente difficili.
Mary è il personaggio che unisce le due trame che sono presenti nel libro: quella sentimentale e quella drammatica, l'amore con il dolore e la sofferenza.
Il personaggio di Mary viene approfondito, a livello psicologico, in maniera egregia dall'autrice, andando a scavare nel suo animo, in profondità dai sogni di bambina, dalla tanta agognata ricchezza fino alla scoperta dell'amore.
Mary Barton sarà la prima donna che poi spianerà la strada a tutte le altre protagoniste Ruth, Margaret Hale, Sylvia Robson, Phillis Holman, Ellinor Wilkins fino a Molly Gibson.
"Ricchi e poveri, padroni e operai divennero fratelli in quello strazio profondo..."
I personaggi minori come Job Legh e Alice Wilson, sono ben caratterizzati per esempio la Wilson è una sorta di mentore per Mary e la farò accettare e affrontare le varie prove che la vita le porrà davanti.
Il romanzo tocca alcuni dei temi cari alla Gaskell, la sua protagonista Mary conquista il lettore fin da subito e la narrazione inizia molto lentamente ma poi corre via veloce rendendo la storia sempre più interessante.
Continuo a trovare che la Gaskell sia una maestra nel descrivere i personaggi, nel rendere l'ambientazione parte integrante della storia, nel dare voce alle categorie più deboli.
Lo stile è sempre molto coinvolgente, diretto e ti rende partecipe della storia, il romanzo riesce ad emozionare il lettore che alla fine resta vuoto, orfano dei personaggi a cui ci eravamo tanto affezionato.
Mary Barton entra di diritto nella mia top tre dei miei romanzi preferiti della Gaskell assieme a Nord e Sud e Gli innamorati di Sylvia.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    05 Febbraio, 2022
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IL TEMPO DELL'ATTESA

"Perché, quando ti sembra che la tua paura non abbia voce, è proprio allora che devi stare fermo, imparare a sentirla accoglierla come parte di te."(citazione)
Questo romanzo si apre con il narratore della storia che perde il treno e inganna l'attesa del successivo, rimanendo nella stazione a fantasticare sulla vita delle persone che velocemente gli passano davanti agli occhi.
Il titolo di questo libro sarebbe potuto essere il tempo dell'attesa, un tempo sospeso che come ci dice l'autore "tra una fine e un nuovo inizio esiste una stagione dai confini incerti [...] è il tempo dell'attesa".
E' un periodo nel quale siamo costretti a pensare, può succedere mentre aspettiamo un treno, un aereo, un colloquio importante, una visita; sono quei momenti dove possiamo solo attendere e siamo costretti a guardarci dentro, oppure pensiamo a che storia ci sia dietro ogni persona che ci passa velocemente affianco, si siede vicino o di fronte a noi. In questo periodo storico siamo una società che corre veloce, senza fermarci, anche le notizie ci arrivano direttamente senza filtri attraverso internet e i social e forse l'unico momento della giornata in cui ci rilassiamo e abbassiamo le difese, è quando torniamo a casa o prima di andare dormire. Neanche in quel preciso istante però, rallentiamo, ma i nostri pensieri corrono al giorno dopo e a quello che ci aspetta, a una nuova corsa che dovremmo affrontare fino alla sera successiva.
Il tempo dell'attesa è una metafora, una sorta di viaggio per riflettere sulla vita, sull'amore e se ci pensiamo bene l'autore non lo dice chiaramente ma nei scorsi due anni abbiamo affrontato chi più o chi meno dei momenti difficili soprattutto a livello personale e psicologico, che ci hanno costretto a fermarci e a pensare a noi stessi.
Bussola decide di raccontarci delle storie diverse tra di loro ma che sono intrecciate e che parlano di amore in varie forme, di ritorni, di incontri, di abbandoni e di adii, alcune le ho trovate interessanti altre molto meno.
Sono sempre più convinta che scegliere questo tipo di narrazione e scrivere una serie di racconti brevi non sia mai la soluzione vincente, perché non riesco ad affezionarmi ai personaggi, non entro in empatia con loro perché è tutto così veloce. Ogni storia offre sicuramente uno spunto per riflettere sul momento che stiamo vivendo, sul nostro passato, ma non sono molto approfondite e rimangono a un livello superficiale.
"Vivere in fondo, non è che una serie di storie che si chiudono e si aprono, un continuo stringere la presa e lasciar andare. Una catena infinita di incontri e addii."(citazione)
Se ci pensiamo bene tutta la nostra vita è una continua attesa, a forza di aspettare l'amore giusto finiamo per non trovarlo mai o ci accontentiamo delle briciole magari di una relazione sbagliata; oppure ci ritroviamo in vari momenti ad essere solo delle comparse e mai i protagonisti del nostro destino.
Se ci pensate non è cosi?
Quante volte siamo stati solo una comparsa e non possiamo fare nulla per cambiare le cose?
Quante volte siamo stati una seconda scelta?
Siamo sempre in attesa che finisca un momento difficile, per affrontare le proprie insicurezze per andare avanti, per combattere e farsi conoscere davvero ed essere capiti dagli altri e trovare un nuovo equilibrio personale.
L'autore ci spiega che prima o poi arriva un momento in cui improvvisamente ci si alza e si prende in mano la propria vita, è un qualcosa di improvviso che arriva senza preavviso; credo che sia vero ma alcune volte purtroppo quel momento può anche non arrivare e rimaniamo nel limbo, in quel tempo di attesa che sembra non finire mai.
Restiamo intrappolati in questo tempo sospeso perché non vogliamo metterci in gioco o perché siamo costretti a farlo?
E' un libro che gira attorno a un tema importante e attuale, attendere la fine di qualcosa o un nuovo inizio e in quel momento riflettiamo sulle piccole cose e su quanto diamo per scontato le persone e la nostra vita, sottovalutando quello che abbiamo e cercando sempre qualcosa di diverso.
Il titolo ci suggerisce che alla fine della giornata, di un periodo complicato, ma anche di un qualcosa che ci rende felici torniamo sempre a "casa" dove troviamo la nostra dimensione, il nostro equilibrio, la nostra forza e la nostra famiglia qualunque essa sia. Anche in questo credo che la "casa" non sia un luogo fisico ma una metafora, tornare in quel posto o da quella persona che ci fa sentire bene, amati e compresi.
Lo stile dell'autore è semplice e molto diretto, purtroppo nonostante potrei stare qui a scrivere pagine e pagine sulle riflessioni che sono nate dalla lettura di questo libro, quello che è mancato è l'emozione dentro queste storie e io sono rimasta un po' fredda e distaccata dopo averle lette.
E' sicuramente un mio limite di fronte a dei romanzi che racchiudono una serie di racconti diversi ma che affrontano temi simili, però il testo così breve non mi lascia sicuramente il "tempo" giusto per capire davvero i personaggi; trovo che comunque altri autori italiani del primo Novecento con dei libri molto corti riuscissero comunque a toccare alcuni tasti che gli scrittori contemporanei non riescono a fare.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    05 Febbraio, 2022
Top 50 Opinionisti  -  

UNA STORIA POCO CONOSCIUTA

Anna, una ragazza coreana di vent'anni, quando era piccola è stata adottata da una famiglia americana e dopo la morte della madre adottiva vuole tornare a Seoul per incontrare la madre biologica
Scopre però che la donna è morta di parto, ma prima di partire viene avvicinata da una signora che le vuole parlare, lei è la sua nonna materna Hong Jae-hee.
La vera protagonista del romanzo è proprio Hong, la narrazione ripercorre la vita dell'anziana da quando era un'adolescente, a quando è stata portata in una stazione di conforto, fino alla sua fuga dal nord al sud della Corea.
Nella prima parte l'autore pone l'attenzione su una pagina dolorosa della vita di Hong Jae-hee quando con l'inganno fu portata in una stazione di conforto e ha dovuto subire violenze continue da parte dei militari giapponesi, oltre che vessazioni di ogni tipo per il fatto di essere coreana.
Questa parte viene narrata in maniera molto esplicita, ci sono molti dettagli forti che non lasciano spazio all'immaginazione, non sono stata molto d'accordo con questa scelta dell'autore queste pagine potevano essere scritte in maniera diversa. Le descrizioni accurate delle violenze potevano essere evitate in quanto le ho trovate di cattivo gusto. Credo sarebbe stato necessaria una maggiore sensibilità verso il tema trattato.
Ho trovato che il racconto della vita di Hong sia stata in alcuni punti toccante e insieme a lei abbiamo percorso la storia della Corea dagli anni quaranta fino ai giorni nostri. Il libro mira a raccontare dei fatti realmente accaduti in maniera romanzata, Hong è stata una donna di conforto come migliaia di altre donne e ancora oggi ogni mercoledì, le coreane più anziane marciano davanti all'ambasciata giapponese a Seoul pretendendo delle scuse, doverose, dal governo giapponese.
Le donne di conforto sono state torturate, umiliate, picchiate, giustiziate, costrette ad abortire e alcune volte l'unica soluzione per loro era anche quella più drammatica.
Quello che mi ha colpito in negativo di questo libro è lo stile dell'autore che ha reso piatta la narrazione, alcuni parti mancavano di emozione, come se Andrews non fosse riuscito a creare una storia e dei personaggi che trasmettessero la giusta sensibilità ed emotività.
Anna, è un personaggio marginale, che non conosciamo bene, l'ho trovata una ragazza immatura e ingenua, la scena iniziale dove incontra la nonna è molto forzata. Immaginiamo una giovane ragazza in un paese straniero che viene avvicinata da una signora anziana e prende il pacchetto che le lascia e che la va ad incontrarla da sola, così fidandosi senza nemmeno conoscerla. Visto che Anna parte con il padre adottivo, poteva farsi accompagnare da lui perché non lo fa?
Una persona normale lo farebbe?
Sicuramente no, prenderebbe alcuni precauzioni, in fondo è anche in un paese straniero che non conosce, quindi lo possiamo considerare un espediente narrativo mal riuscito.
Nonostante il tema forte e la narrazione in alcune parti avvincente, in realtà più per curiosità di sapere come si concludesse la storia di Hong Jae-hee, lo stile di scrittura semplice e piatto mi ha sorpreso in negativo.
Credo sia importante ricordare cosa abbiano subito le donne di conforto, un romanzo che va letto soprattutto se non si conosce il tema trattato, una brutta pagina di storia, da non dimenticare.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    04 Febbraio, 2022
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SEMPLICEMENTE CARMELA

La protagonista del libro è Carmela Minino, una ballerina molto umile e devota, un po' bruttina e poco graziosa. E' orfana ed è sola, vive in povertà non avendo nessun padre, fidanzato o amante che la protegga e che la aiuti economicamente.
All'inizio del romanzo, Carmela, con i pochi soldi che guadagna, sta cercando di acquistare dei fiori da lasciare nella tomba della sua madrina, Armina Boschetti, ricca e famosa ballerina che è morta giovane.
Carmela vive in solitudine, esce di casa solo per andare in teatro a lavorare o per andare in Chiesa, inizialmente cerca di resistere al corteggiamento di Roberto Gargiulo ma poi cede solamente per un questione di "orgoglio" femminile. In realtà lei ama un altro uomo che però non ricambia il suo sentimento.
Lo stile della Serao è veramente particolare e alcune volte l'ho trovato eccessivo perché ripete lo stesso concetto molte volte e personalmente questo mi ha disturbata.
Carmela è una donna che non lotta per cambiare la sua condizione sociale, è rassegnata a vivere un po' in ombra legata a un amore non corrisposto e destinata anche a soffrire. Accetta anche le continue critiche per il suo aspetto fisico e per la sua scarsità di talento nel suo lavoro di ballerina.
L'autrice ha voluto raccontare la storia di una donna che vive nel suo tempo ma che nonostante l'ambiente in cui lavora cerca di rimanere umile e fedele ai propri ideali e ai propri principi, anche se l'arrivo dell'amore per un uomo la cambia. Si sente vulnerabile e in un qualche modo pensa di aver tradito se stessa e non riesce a godersi la felicità, si rende conto che però il suo cuore appartiene a un altro uomo e non a Roberto.
Il finale è stato veramente spiazzante, mi ha lasciata molto perplessa ma devo dire che è stata veramente un'esperienza di lettura particolare ma interessante e che mi ha fatto conoscere questa autrice italiana del Novecento.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    04 Febbraio, 2022
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LA FUGA DI CLAIRE

Claire sogna da tempo di cambiare vita e di andarsene via da un matrimonio in cui non è più felice.
Suo marito è Rory Cook, un famoso politico che vuole candidarsi al Senato, l'uomo tiene Claire "imprigionata" nel ruolo di perfetta moglie consorte; la loro relazione deve risultare indissolubile e da favola agli occhi degli altri, anche se non è così.
Rory è un marito dispotico, che arriva a picchiare la moglie anche per un semplice ritardo, che non accetta che Claire abbia la minima libertà, è lui che decide cosa deve fare, come si deve comportare e cosa deve indossare.
Claire è in prigione, la sua vita è scandita dal marito e dai suoi collaboratori, anche all'interno della loro casa i domestici sono fedeli a Rory e la controllano e riferiscono tutto quello che fa la donna.
"Devo lottare per ogni minuto libero e per ogni centimetro quadrato che possa definire mio. Non c'è luogo in cui io sia invisibile agli sguardo dello staff di Rory, tutti devotissimi impiegati dei Cook. Perfino dopo dieci anni di matrimonio rimango l'intrusa. L'estranea che va tenuta sotto controllo."(cit.)
La protagonista non ha una vita d'uscita, ma l'incontro in palestra con una sua ex compagna di classe, Petra, la aiuterà ad organizzare la sua fuga.
Claire aveva già provato cinque anni prima a scappare, ma il tentavo era fallito e Rory l'aveva fatta passata per una donna depressa, quindi in un modo o nell'altro il marito è sempre riuscito a vincere.
Nel passato dell'uomo, prima del matrimonio con la protagonista, c'è stata un episodio drammatico che riguardava una sua ex fidanzata, lui ne è uscito pulito, anche se in realtà nessuno sa cosa sia successo alla donna.
Claire è pronta a scappare, l'occasione le arriva con un viaggio di lavoro organizzato dallo staff del marito, ma per un cambio di programma dell'ultimo momento, la donna è presa dal panico e deve trovare in fretta un'alternativa.
La protagonista in aeroporto conosce Eva, nell'attesa di imbarcarsi iniziano a parlare e senza pensarci molto, entrambe per motivi diversi, si scambiano il biglietto e i vestiti, ma l'aereo dove viaggerà Eva precipiterà.
I capitoli sono alternati tra la voce narrante di Claire e quella di Eva, conosciamo anche la storia di questa seconda donna e le difficoltà che ha trovato nella sua vita e allo stesso tempo seguiamo la fuga della protagonista e la sua lotta per fuggire dal marito.
Devo dire che ci sono dei capitoli, nella parte centrale, dove la narrazione rimane un po' piatta, conosciamo il passato di Eva e il presente di Claire ma non ci sono grandi colpi di scena.
Credo che l'intento dell'autrice fosse quello di dar voce a due donne molto diverse tra di loro, ma che nella loro vita hanno sofferto molto, hanno cercato di sopravvivere in situazioni molto difficili. La vita con loro è stata dura.
Lo stile dell'autrice è molto semplice e lineare, però la narrazione è coinvolgente e c'è molta curiosità nello scoprire cosa sia successo a Claire e a Eva.
E' un libro di narrativa contemporanea che mi sento di consigliare, credo che l'autrice però debba osare un po' di più e creare maggiore suspense.
Non lo definirei un thriller ma un romanzo drammatico.
Un'autrice da tenere d'occhio.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    04 Febbraio, 2022
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IL TERZO CASO DELLE SORELLE MITFORD

E' fortemente sconsigliato leggere questa recensione se non si sono letti i volumi precedenti, perchè ci sono degli spoiler
A distanza di un anno dalla lettura del secondo volume di questa serie, ho ritrovato Louisa Cannon, la ragazza ha lasciato le sorelle Mitford per cercare un lavoro migliore e per riuscire ad essere più libera e autonoma. Ma le cose non sono andate come sperava, fa vari lavoretti tra cui la cameriera e la sarta, l'unica cosa positiva è quella che non deve rendere conto a nessuno di quello che fa e non deve chiedere il permesso per uscire la sera.
Il suo rapporto con il sergente Guy, si è fermato a due anni prima, Louisa non ha mai risposto alle sue lettere non perché non lo ami, ma perché ha paura di non essere alla sua altezza. Dopo aver provato senza successo ad entrare in polizia, Louisa si sente una "fallita" e non vuole cercare di riallacciare il suo rapporto con Guy. Lui dal canto suo è fidanzato con un'altra ragazza e pensa di averla dimenticata, ma capirà i suoi sentimenti solo quando la rivedrà.
Alla fine Louisa decide però di tornare a lavorare per Diana Mitford che si è sposata con Bryan Guiness e andrà a Parigi con i neo sposi in luna di miele.
Una serie di delitti sconvolgeranno la famiglia Mitford e Louisa dovrà fare i conti con i suoi sentimenti quando rincontrerà Guy, che sta investigando e cercando di risolvere i vari casi.
Questo romanzo è stato molto scorrevole e coinvolgente e migliore rispetto al secondo, l'intreccio crime lo trovo sempre molto semplice ma in questo caso è stato avvincente come il primo volume.
L'autrice intreccia sempre fatti e personaggi realmente accaduti ed esistiti con una parte romanzata e in questo la trovo davvero convincente.
Louisa è un personaggio inventato ma molto verosimile e ben costruito, apprezzo moltissimo che la protagonista sia una ragazza povera, del popolo e che fa un lavoro umile, è interessante conoscere come il suo punto di vista sulla società dell'epoca, sia diverso rispetto a quello delle Mitford.
Louisa è una ragazza intelligente, vuole migliorare la sua vita e la sua condizione sociale, ma il suo passato torna a bussare e non ha aiuti da parte di nessuno, è una donna alla soglia dei trent'anni che lavora ma che non ha la protezione di una figura maschile, siamo nel 1930 i pregiudizi nei confronti delle donne sono ancora molto forti.
Lo stile dell'autrice l'ho trovato molto lineare e semplice e non trovo in generale nulla di diverso rispetto ai precedenti volumi, quindi se il primo vi è piaciuto non avrete problemi con i successivi.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    04 Febbraio, 2022
Top 50 Opinionisti  -  

NON CI SIAMO

Inizio con il dire che la frase che troviamo nella copertina del libro, non è corretta, questa non è la prima indagine dell'ispettore Fawley ma la seconda.
Durante la lettura sentivo che mancava qualcosa, non capivo cosa fosse e una volta finito il libro ho fatto delle ricerche e ho scoperto che questo thriller è il secondo caso della serie con protagonista Adam Fawley; il primo libro si chiama "Close to home" ma non è stato ancora tradotto. Questa scelta della casa editrice per me non ha senso e non la capisco. Anche se il libro ha un' indagine autoconclusiva sarebbe stato il caso di iniziare dal primo o di essere più chiari con i lettori.
Al centro della vicenda c'è il ritrovamento di una ragazza e di un bambino di due anni nel seminterrato dell'ex professor William Harper, il caso sembra complicato ma è più semplice di quello che si pensa. E' l'autrice che ha creato un intreccio narrativo molto confuso e ha introdotto tantissimi personaggi che ritengo che siano eccessivi. Quindi tutto rimane molto superficiale.
Per me la verità è molto chiara, avevo intuito chi fosse il colpevole dopo poche pagine, quindi non ho capito come mai l'ispettore Fawley e i suoi collaboratori si affannassero a indagare e a cercare cosa fosse successo quando ai miei occhi era quasi tutto ben chiaro.
Gestire così tanti personaggi crea sia difficile, era meglio soffermarsi su uno o due e approfondirli, la stessa cosa vale per il protagonista Adam Fawley che non riusciamo a capire fino in fondo. Sicuramente manca la lettura del primo libro che probabilmente avrebbe spiegato meglio il personaggio principale.
Questo testo manca di ritmo e di suspense, c'è un piccolo colpo di scena finale che però a mio avviso non può salvare la trama che per me manca di originalità e ho trovato molto prevedibile.
Lo stile dell'autrice è molto semplice come lo sono i dialoghi, l'idea iniziale sicuramente era buona ma non mi sento di consigliare questo libro.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    02 Febbraio, 2022
Top 50 Opinionisti  -  

BENE MA NON BENISSIMO

Antonia Scott è una giovane trentenne che da molto tempo non vive più, si nasconde all'ultimo piano del civico 7 di calle Melancolía a Lavapiés, ogni giorno per tre minuti pensa al suicidio, il marito è in coma e sembra non riprendersi.
"Ispettore Gutiérrez... Quella signora, come la chiama lei, non è un poliziotto né una criminologa. Non ha mai impugnato un'arma, né ha mai portato un distintivo, e tuttavia ha salvato decine di vite. "(cit.)
Non è una poliziotta nè una criminologa, non possiede un'arma, né un distintivo ma grazie alla sua intelligenza e alla sua capacità di memorizzare tutto ciò che legge, è riuscita a salvare molte vite.
Jon Gutiérrez è un ispettore della polizia di Bilbao, vive con la madre ed è gay e ora è nei guai, per aiutare una prostituta e incastrare il suo protettore, ha inserito nell'auto dell'uomo, un quantitativo molto consistente di droga; solo che la ragazza lo ha tradito e lui è stato ripreso durante questo gesto e il video è di dominio pubblico.
Così è stato sospeso dal servizio e dallo stipendio, l'unico modo per riscattarsi è quello di aiutare un uomo di nome Mentor e convincere Antonia a tornare nell'unità Regina Rossa, un programma segreto per catturare dei criminali di alto profilo, ogni paese dell'Unione Europea ne ha una.
L'unità non ha vincoli, non ha gerarchie o rivalità, né burocrazia solamente un agente di collegamento appunto Mentor.
All'inizio del libro conosciamo molto poco di Antonia, mano a mano che la narrazione prosegue capiamo un po' di più riguardo la sua vita e a quanto sia spaventata nel tornare a quello che faceva prima della malattia del marito.
"Dopo tutto questo tempo passato a fuggire da ciò che è, da ciò che può fare, la realtà ha finito col raggiungerla. Antonia è cintura nera nel mentire a se stessa, ma è anche capace di riconoscere che desidera, almeno quanto teme, scendere dalla macchina e ritornare al vecchio gioco." (cit.)
E' per me il personaggio più interessante del romanzo, ha sempre cercato di vivere nell'ombra, nascondendo la propria intelligenza, pensate solo al fatto che si è laureata in Lettere con una media del diciotto tutto potrebbe far pensare a una studentessa mediocre e infatti era quello il suo intento. Anche se prendere sempre diciotto superando test orali, scritti e valutazioni diverse è sicuramente più difficile che laurearsi a pieni voti.
Lei voleva essere anonima, una come tante altre.
"«Esatto. Davanti a te hai una persona che è tutta la vita che ce la mette tutta per nascondersi in piena vista.» "(cit)
Antonia su insistenza della nonna, l'unica persona della sua famiglia con la quale ha un rapporto, decide di uscire dall'appartamento e seguire Jon e collaborare con lui a due casi molto difficili.
Álvaro Trueba è stato trovato morto, è il figlio della presidentessa della banca più grande d'Europa, sembra che il ragazzo sia scomparso da scuola, dopo aver chiesto di uscire dalla classe per andare in bagno. La vittima viene trovata sul divano di una villa, con i piedi nudi, una gamba incrociata sull'altra e la mano sinistra che sorreggeva un calice di vino, che è in realtà il sangue della vittima. In testa viene trovato dell'olio d'oliva e questo fa pensare ad Antonia che possa richiamare il salmo 23 e che la scena sia un messaggio dell'assassino.
La stessa sera scomparse anche Carla Ortiz, figlia di uno dei più ricchi imprenditori del mondo, lei si stava recando in un centro ippico con la sua cavalla Maggie, ma è stata aggredita e rapita.
Da qui inizia una vera e propria ricerca del colpevole, Antonia e Jon verranno messi a dura prova per trovare il responsabile dei crimini.
Partiamo dagli aspetti positivi di questo thriller, per prima cosa è un libro degno di questo genere, è coinvolgente fin da subito, c'è molto ritmo, suspense, la narrazione è abbastanza scorrevole e ho apprezzato il fatto che l'autore abbia delineato entrambi i personaggi principali, Jon e Antonia, in maniera convincente e verosimile.
Arriviamo anche ai "ma", ci sono alcune cose che non mi hanno affatto convinta, l'autore tende a ripetere molti concetti "uguali" a mio avviso forse troppe volte, per esempio sottolinea che Jon è omossessuale, che è robusto e non grasso, capisco che probabilmente voglia enfatizzare questi aspetti del suo personaggio però è un continuo ripeterlo nel testo.
La storia l'ho trovata un po' contorta e in alcuni punti difficile da seguire, purtroppo non tutto quello che accade durante la narrazione l'ho trovato così verosimile.
Il finale è aperto e questo lo sapevo in quanto è una trilogia, ma la sensazione che mi ha lasciato dopo l'ultimo capitolo è che questo libro fosse "spezzato", nel senso che all'inizio fosse stato concepito come un unico romanzo e poi fosse stato diviso in tre volumi.
L'ultimo punto che credo sia quello più importante e che mi ha convinta di meno è la scelta di utilizzare un narratore multiplo, premetto che nonostante ogni capitolo abbia un narratore diverso l'autore è stato bravo perché non perde mai il filo del discorso, si vede che dietro c'è un enorme lavoro di organizzazione e di progettazione del libro.
Ho perso il conto di quanti POV ho incontrato nel testo, più di sei, per me alcuni capitoli sono stati meno coinvolgenti di altri, vedasi quelli di Carla, però non ci sono molti autori di thriller che utilizzano così tanti punti di vista, al massimo sono tre, quindi forse questo ha "rallentato" un po' il ritmo della storia. Sicuramente ti dà la visione della storia a 360° dove un unico narratore non può riuscire in questo, però non so se gli altri due libri proseguiranno nella stessa direzione, per me questo è stato un qualcosa che mi ha lasciata perplessa.


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ALI77 Opinione inserita da ALI77    02 Febbraio, 2022
Top 50 Opinionisti  -  

UN THRILLER POCO CREDIBILE

Mi capita raramente di rimanere sconvolta da un libro, mi ha lasciato senza parole ma in senso negativo.
Ho pensato che fosse uno scherzo, non potevo credere a una cosa del genere, no non è possibile. Invece è tutto vero.
Partiamo con ordine.
Thursday è sposata con Seth, è lei l'unica voce narrante della storia, si dice innamorata di suo marito e per lui accetta di dividerlo con altre due mogli e di averlo per sé solo un giorno della settimana, appunto il giovedì, da qui il suo nome.
"E' difficile da immaginare... non voler essere vista con tuo marito. O tuo marito che non vuole farsi vedere con te."(cit.)
Thursday è consapevole della sua scelta, Seth gliele parla fin da quando si sono conosciuti cinque anni prima e la donna ha accettato questa situazione anche se adesso le sta stretta. Sa bene che non può parlare delle altre mogli, per cercare di compiacere il marito si fa sempre trovare perfetta al suo arrivo il giovedì, seducente, divertente e disponibile ad ascoltarlo e a soddisfare ogni sua richiesta.
Direi che potremmo chiamarla zerbino, ma del resto è stata educata così dalla madre fin da quando era piccola.
"Cucinare è l'unico modo per essere una moglie, così mi ha insegnato mia madre."(cit.)
Thursday scopre un giorno per caso, grazie a una ricevuta trovata nei vestiti del marito, il nome di una delle altre mogli, Hannah e decide di contattarla, per avvicinarla finge di essere qualcun altro e trova dei pretesti per poterle parlare.
Lei non ha mai saputo il nome delle altre due donne, ma le chiama con il nome della settimana in cui incontrano il marito, cioè Monday e Tuesday.
La prima parte del libro è buona e coinvolgente, poi però la storia precipita fino ad arrivare a un finale dove l'autrice tocca il fondo.
Thrurday accetta di non essere l'unica moglie per Seth, ne è consapevole, ma ora vorrebbe avere l'esclusiva, avere il marito tutto per sé.
Durante la lettura ho incontrato nel testo delle frasi allucinanti, sembrava di essere tornati molto indietro nel tempo nel Medioevo e queste parole vengono pronunciate dalla protagonista. La donna dovrebbe essere sempre pronta ad accogliere il marito, dovrebbe dedicarsi a lui e non alla carriera, dovrebbe cercare di soddisfarlo in ogni aspetto della loro relazione, addirittura la madre di Thusday dice che per tenersi un uomo l'unica cosa da fare è avere un figlio. E potrei continuare... la protagonista odia le altre mogli, il problema sono loro o Seth? Certo, se accetta questa relazione aperta, la colpa sicuramente è un po' di entrambe le parti.
Questi ragionamenti che sto facendo avrebbero un senso ma poi il finale ha annullato tutto questo, perché la conclusione scelta dall'autrice potrebbe dare adito ad altre considerazioni, che non posso fare altrimenti farei spoiler ed è meglio evitare.
Thursday è un personaggio che non ho compreso appieno, è poco credibile ma soprattutto a mio avviso viene delineato in maniera parziale e superficiale dall'autrice, col sennò di poi avendo finito il libro posso dire che ho capito cosa volesse fare la Fisher con questa protagonista, solo che non ci è riuscita.
La scelta dell'unico narratore, che devo dire non mi dispiace affatto, è voluta e credo sia stata giusta.
I colpi di scena sono presenti ma sono forzati e artificiosi, l'intera storia è poco credibile, è assurda insomma anche il fatto che Thursday così dopo due pagine voglia capire chi siano le altre mogli, e fino a poco prima non le importava nulla se non della "felicità" di Seth, ecco questo mi ha davvero lasciata basita. E' funzionale al proseguimento della storia, ma forse è troppo repentino. Quante persone accetterebbero una cosa del genere? Mi sono chiesta chi fosse questo uomo e cosa avesse di così speciale affinché tre donne potessero accettare una cosa del genere, non l'ho capito nemmeno a fine libro. O meglio c'è un'altra spiegazione.
Lo stile dell'autrice è semplice, il ritmo narrativo è più scorrevole nella prima parte mentre nella seconda cala molto, rendendo la storia un po' noiosa.
Questo romanzo ha poco di thriller, veramente poco nella prima parte era più simile a un romance di bassa lega.
Il finale è la cosa peggiore del libro, è pessimo e poco credibile, sinceramente risolvere la vicenda in questo modo mi ha lasciato perplessa.



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ALI77 Opinione inserita da ALI77    15 Gennaio, 2022
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I SEGRETI DI UN MATRIMONIO

Siamo a San Francisco negli anni cinquanta e come ci suggerisce il titolo al centro di questo romanzo c'è il matrimonio di Pearlie e Holland Cook.
I due sembrano una coppia come tante altre, hanno un figlio Sonny e una vita all'apparenza molto tranquilla, vivono nella casa delle zie di Holland, che sono una presenza costante nella loro vita.
Le due signore avevano messo in guardia Pearlie, non doveva sposare il loro nipote, ma la protagonista non ha ascoltato il loro consiglio "non richiesto" e ha sposato senza alcun dubbio l'uomo di cui era sempre stata innamorata.
I due si conobbero quando erano dei ragazzi e per Pearlie lui è stato il primo amore, ma come ci suggerisce la prima frase del libro, "noi crediamo di conoscere la persona che amiamo" ma non è così. Mi viene in mente una vecchia frase che sentivo da bambina, "le persone non si finiscono mai di conoscere" e mi sembra azzeccata per questo romanzo.
Pearlie incontra nuovamente Holland dopo la guerra, questa separazione ha cambiato profondamente l'uomo mentre la protagonista sembra invece essere sempre la stessa donna innamorata e devota a un uomo che crede di conoscere.
"Vedere che la nostra vita è una nostra invenzione; l'abbiamo scritta noi, e ci abbiamo creduto."
Dopo quattro anni di matrimonio felice, Pearlie dovrà conoscere il passato dell'uomo che ama e sarà l'incontro con Buzz, un vecchio amico del marito, che le rivelerà un segreto che Holland le aveva tenuto nascosto.
"Il panico che sentivo dentro non era soltanto lo choc per quello che mi aveva detto Buzz, come se qualcuno avesse aperto di scatto la tenda in una stanza buia e mi avesse accecato con la luce dolorosa del sole, Era perchè non conoscevo affatto mio marito."
I colpi di scena saranno molti e la lettura è stata piacevole e scorrevole soprattutto nella seconda parte del romanzo, sicuramente le prime pagine stuzzicano il lettore ad andare avanti con la lettura e a scoprire cosa nascondesse Holland.
Ho trovato che l'autore abbia costruito una storia abbastanza credibile, sicuramente non è un libro che lascia indifferenti perché rimane qualcosa dopo la lettura, vengono trattati moltissimi argomenti alcuni più interessanti di altri.
Il periodo storico in cui la storia è ambientata è molto intrigante, la guerra è finita però non ha "terminato" di sconvolgere la vita delle persone che l'hanno combattuta o l'hanno evitata. E' un periodo di forte cambiamento politico per l'America, si sta affacciando una nuova guerra, c'è un forte razzismo nei confronti dei neri e la vita delle persone è indubbiamente cambiata.
Pearlie è un personaggio che ho faticato a comprendere, è passivo, non ha reazioni e non parla come dovrebbe fare con il marito. L'arrivo di Buzz la sconvolgerà ma crede e segue ciò che lui le dice di fare. La protagonista protegge il suo matrimonio, è devota a suo marito e cerca di renderlo felice a modo suo. Per esempio prende un cane che non abbaia, toglie dal giornale le notizie più drammatiche perché Holland non sia turbato, dormono in camere separate per preservare il sonno delicato del marito.
Lei crede che il loro matrimonio sia felice, pensa di aver "costruito" qualcosa di solido e importante per la sua famiglia, ma è tutto un castello di carte destinato a crollare con un soffio di vento.
"Una donna come me non poteva permettersi il lusso di dare un nome ai suoi veri desideri. Non poteva neanche permettersi di saperli."
Nella citazione sopra la protagonista dice "Una donna come me", credo che Pearlie voglia dire che lei essendo nera si sente inferiore a un bianco, è la società che fa questo tipo di differenze e la induce a pensarlo e visto il periodo in cui è ambientata la storia, non mi stupisco di questo tipo di frasi.
**Possibile spoiler**
Sarebbe stato interessante capire cosa pensasse Holland, come mai avesse fatto determinate scelte, cosa pensasse di Buzz, cosa provasse per la moglie e per il figlio, cosa fosse per lui il matrimonio. L'autore non ce lo fa sapere lascia che tutto rimanga sospeso e che Pearlie ancora una volta, non affronti la verità e si volti dall'altra parte.
**Fine spoiler**
Nel corso della storia viene ripetuta spesso la frase "Siamo nati in una brutta epoca..." come a giustificare che alcune scelte e alcuni comportamenti siano determinati dal periodo storico in cui vivono i personaggi. Gli anni cinquanta non devono essere stati affatto facili, alcune cose che per noi sono normali non lo erano in quel periodo e probabilmente per Pearlie non deve essere stato semplice prendere alcune decisioni. Credo che nonostante l'amore che provasse per Holland, lei non si fidava completamente di lui, non lo conosceva questo è vero, però avrebbe dovuto parlare con lui e trovare una soluzione comune, un accordo su come affrontare la situazione. Affidarsi al marito e fidarsi di lui forse questo non è una forma di amore?
Consiglio la lettura di questo libro.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    15 Gennaio, 2022
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UN BUON ROMANZO STORICO

Siamo alla metà dell'Ottocento e il protagonista del romanzo è Vittorio Fubini, un maggiordomo che da Torino si trasferisce a Nèive per esaudire le ultime volontà dello zio defunto, i due uomini non si conoscevano ma tenevano da anni una fitta corrispondenza e Vittorio aveva una grande stima nei suoi confronti.
Il protagonista non voleva inizialmente trasferirsi in un piccolo paese di provincia e lasciare il suo lavoro in città, ma aveva un profondo rispetto per suo zio e non poteva mancare di realizzare il suo ultimo desiderio, continuare a lavorare come maggiordomo nella stessa casa dove lo aveva fatto lui per tanti anni.
"Se avesse saputo quanto io stesso ero poco incline ad assumermi quell'incarico, mi avrebbe guardato con meno avversione? Supponevo di no."
Il protagonista è molto rigido e attento nel suo lavoro, vuole che tutto vada secondo i suoi piani, è fedele al suo padrone ed è anche orgoglioso di svolgere il suo impiego e lo fa al meglio delle sue possibilità.
Il signore della casa è Amedeo Flores, un aristocratico che è diventato ricco grazie alla produzione di vino, ha una moglie di nome Lucilla e una figlia Nora, a cui non tiene particolarmente.
Quando il protagonista arriva a casa Flores, trova una situazione molto spiacevole, c'è un forte odore di muffa, le pareti sono piene di umidità, i mobili sono antiquati e pretenziosi.
Se pensiamo a quanto a fosse importante la casa nell'Ottocento, capisco il forte "disgusto" che Vittorio abbia provato vedendo lo stato di trascuratezza nel quale versava l'abitazione dei Flores.
"Stanze ormai vuote, private di ogni memoria."
Per Fubini adattarsi a questa nuova realtà non è affatto facile, il resto della servitù lo guarda con sospetto e non lo accoglie nel migliore dei modi e poi subisce dei piccoli episodi inquietanti e misteriosi che lo hanno indotto a pensare che la casa fosse abitata da alcuni fantasmi.
Lucilla, la moglie di Fubini, è una donna apparentemente strana, non si adatta molto alle regole che le impone il suo status di moglie per l'epoca, ma ha un forte senso di protezione nei confronti della figlia che crede malata.
C'è però un mistero in questa casa, delle stanze che sono chiuse da anni e che nessuno può aprire, un amore impossibile e un segreto che è rimasto nascosto tra quelle mura.
"E' così che i nostri ricordi sopravvivono al tempo: grazie al profumo."
Non credo che questo sia un romanzo gotico, ci sono sicuramente molti elementi che richiamano questo genere ma credo sia troppo pochi per definirlo tale e penso sia più un libro di narrativa generica.
Se da un lato mi ha fatto piacere che il protagonista sia un maggiordomo e non la signora o il signore della casa, però è forse lui stesso il punto debole del romanzo. Nella prima parte sicuramente ho apprezzato il suo essere rigido, severo e inflessibile ma poi nel giro di pochi capitoli cambia completamente, questo sua flessione di carattere dopo poche pagine mi ha fatto storcere il naso. Purtroppo ho trovato che un po' tutti i personaggi principali mancassero di una caratterizzazione solida e verosimile.
La casa infestata dai fantasmi, l'ambientazione così suggestiva, una casa isolata piena di colpe e segreti del passato, sono sempre degli elementi mistery che attraggono i lettori e potevano essere sviluppati e sfruttati meglio.
Lo stile di scrittura è semplice e la narrazione è molto coinvolgente e la lettura è stata molto piacevole, è un romanzo che mi sento ugualmente di consigliare.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    06 Gennaio, 2022
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FINALMENTE UN VERO THRILLER

La narrazione è molto avvincente, il ritmo della storia è davvero elevato quasi incessante, le poco più di centoquaranta pagine si leggono in un soffio.
L'autrice ci fa entrare in un turbinio di emozioni, non ci tedia con descrizioni inutili ma ci conduce nella vita di Inés e inserisce uno dietro uno dietro all'altro, una serie di colpi di scena, alcuni dei quali prevedibili altri meno.
Inés, è semplicemente la moglie di Ernesto, detta così può sembrare una cosa strana ma il motivo è preciso: lei non si sente una "donna", una "madre" ma solo una "moglie" e come tale proteggerà il suo matrimonio e la sua famiglia. Ma fino a che punto una persona può perdonare un tradimento? Per quanto una persona può tollerare le continue bugie del marito?
Un giorno Inés cerca una penna e non trovandola apre la ventiquattro ore del marito e trova un biglietto con un ti amo e la firma "Tua" scritta con il rossetto. La donna capisce che Ernesto la tradisce.
"L'importante era sapere se quel foglio significasse qualcosa per lui. In fin dei conti, dispiace dirlo, qualsiasi donna prima o poi, si ritrova con le corna. E' come la menopausa, è questione di tempo, ma nessuno si salva."(cit.)
Inés non affronta il marito, ma decide di salvare il suo matrimonio e di non dire nulla, anzi la donna giustifica il comportamento del marito dando la colpa all'amante, allo stress, all'immaturità dell'uomo, alla debolezza di fronte a un istinto umano.
La protagonista non vuole finire come la madre che ha divorziato dal padre e vive ancora nella speranza che lui ritorni, truccandosi e pettinandosi ogni mattina perché non si sa mai e lui potrebbe cambiare idea. Addirittura si continua a far chiamare con il cognome del marito aggiungendo la parola "Vedova" anche se non lo è davvero.
Un martedì Inés decide di seguirlo e vede la sua amante, è Alicia la sua segretaria, un classico clichè se non che, dopo un litigio, Ernesto accidentalmente la spinge e la donna batte la testa su un sasso. La protagonista cosa fa? Torna a casa come se nulla fosse, aspettando che il marito le confessi tutto, lei pensa di conoscerlo bene sono sposati da diciassette anni, si conoscono da venti e dopo tutto questo lei continua a difenderlo e a proteggerlo. Non ha la minima esitazione.
"Mi sono scrollata di dosso l'appellativo di "la figlia di Blanca"quando sono diventata "la moglie di Ernesto". E sono felice di sentimi chiamare così, sento di avere il mio posto nel mondo. Il mio territorio." (cit.)
Inés considera il marito una vittima come anche l'amante, quello che è successo non era programmato però se non denunci cosa è successo e non chiami i soccorsi, magari Alicia era ancora viva, diventi complice e tuo marito colpevole.
I due hanno una figlia Laura, detta Lali, che vive un periodo difficile della sua vita, ha un problema ma non lo confessa a nessuno dei suoi genitori. Nessuno in questa storia si preoccupa di Laura, le parli o cerchi di capire cosa le succeda, Inés è preoccupata nel nascondere le prove e salvare le apparenze e il marito di cui ancora ha fiducia e anche Ernesto si cura più delle amanti e del lavoro che della sua famiglia.
Il marito confessa tutto a Inés anche se la sua versione è diversa dalla realtà, qui mi fermo per evitare eventuali spoiler.
In così poche pagine credo sia interessante seguire l'evoluzione del personaggio di Inés, l'iniziale e apparente calma e il successivo cambiamento, quando viene a scoprire degli altri segreti legati al marito.
Inés cresce con una madre che le ha impartito un'educazione severa e precisa, le mogli devono essere devote al marito, sopportarlo e supportarlo e affidarsi sempre alla figura maschile. L'autrice, grazie al personaggio di Inés, fa una grossa critica alla nostra società maschilista che cerca sempre di giustificare e proteggere l'uomo e condannare la donna.
I capitoli sono alternati tra il punto di vista di Inés, quello di Ernesto e di Laura.
Ernesto è un personaggio passivo, che cerca di tutelare i propri interessi, non si cura di quello che può provare la moglie o la figlia, tradisce la moglie da anni senza vergogna o rimorso. Per quello che ha fatto non ha un briciolo di coscienza e anche in quel caso fa quello che ritiene meno doloroso per lui. E' un egoista, probabilmente quando si è sposato era ancora molto giovane e Inés con la bambina lo ha in un qualche modo "legato" a sé, lo dice anche lei durante la narrazione. Per la donna tre anni di relazioni erano sufficienti per poter concretizzare il loro rapporto e visto che Ernesto non si decideva, ha dovuto fare qualcosa lei.
Il finale è stato diverso da ciò che mi aspettavo, credo che questo libro abbia tutti gli elementi per essere un buon thriller, ritmo, suspense e una narrazione veramente avvincente.
Quello che mi ha colpito di più è il personaggio di Inés, che ho trovato credibile per come è cresciuta e come è stata educata, è pur sempre una ricca signora che deve difendere il suo matrimonio. Mentre sono rimasta perplessa dai molti indizi che lasciano Inés e Ernesto lungo la narrazione e di come gli investigatori abbiano ritardato a trovare qualcosa per risolvere il caso, sebbene Inés sembri sicura di sé, per scoprire la verità e per trovare delle prove, si basa su dei film. Non mi è sembrata così astuta o intelligente, per esempio non ha mai usato un bancomat!
Probabilmente il libro si concentrava più sull'aspetto psicologico legato ai personaggi rispetto all'aspetto crime.
Una piacevole e veloce lettura!

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    06 Gennaio, 2022
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RENNIE WILFORD

Rennie Wilford è la protagonista di questo romanzo, è una giornalista che vive a Toronto ma un giorno decide di lasciare tutto e partire per l'isola di St. Antoine, ai Caraibi, dopo essere stata lasciata dal fidanzato.
Il suo lavoro le consente di viaggiare e di poter "cambiare" vita, lei ha bisogno di staccare, di riprendersi dopo un periodo molto duro della sua vita. La donna ha da poco affrontato un cancro al seno e un intervento che ha lasciato delle profonde ferite, sia fisiche che emotive.
"Rennie ha la fortuna di poter sfuggire in questo modo alla vita reale, con queste brevi assenze che ai più sono negate. Lei non ha legami, ed è un vantaggio. Essere versatili è un bene, e la aiuta a conoscere gente, in questo caso Keith, che di recente è passato a Visor da Toronto Life. "(cit.)
L'ex fidanzato Jake era una persona molto egoista, che non la amava veramente ma che si approfittava di lei e la trattava come fosse un oggetto solo per soddisfare i propri desideri.
Nel corso del libro Rennie ripensa alla sua infanzia e alla sua relazione con Jake, così possiamo conoscere quante siano profonde le sue ferite e perché lei continui a farsi del male.
Rennie arriva nell'isola di St. Antoine, dove si scontra con una terribile situazione, sia come condizioni di vita sia a livello politico dove si sta preparando un colpo di stato. Le persone non sono amichevole con lei, capisce fino a dove può arrivare la crudeltà degli uomini e la loro sete di potere e di come le donne siano sempre succubi di una società maschilista.
La protagonista ha avuto un'infanzia difficile, un'educazione molto rigida e severa, è abituata a stare zitta e a non parlare, ma a osservare le cose e le persone; questo l'ha fatta diventare una donna molto insicura, che non si "protegge" dal mondo e dalle relazioni sbagliate; ma si lascia ferire ripetutamente come se meritasse di soffrire.
Oltre a Jake ci sono e ci saranno altri amori "imperfetti", che le provocheranno molto sofferenza, ma lei però non si sottrae al dolore ma lo subisce lasciandosi travolgere completamente.
Lei è infelice, lo è sempre stata nella sua vita, ma questa profonda angoscia e tristezza che sente è per lei una cosa normale, Rennie resta inerme di fronte a tutto questo e non cerca di cambiare le cose.
Le lesioni personali del titolo si riferiscono sia a quelle che ha subito fisicamente che a quelle interiori, da una parte le conseguenze emotive legate alla malattia ma dall'altra quelle che la società maschilista e gli uomini le hanno inflitto. Lei però non si è sottratta, è rimasta in silenzio e qui vediamo il forte potere che gli uomini e le relazioni amorose "malate", hanno avuto su di lei e sulla sua vita.
Non sono riuscita a simpatizzare e ad apprezzare completamente il personaggio di Rennie, però ho trovato che avesse davvero moltissimo dolore dentro di sé e quando continuava a fare delle scelte sbagliate, avrei voluto che qualcuno le dicesse di fermarsi.
Lo stile della Atwood non delude, è lineare e ricercato, non è sicuramente una lettura leggera e in alcuni punti l'ho trovata un po' piatta e a tratti confusionaria, la storia va avanti e indietro senza sosta e a volte era molto difficile da seguire.
Il libro tocca molteplici argomenti: il ruolo della donna nella società, come viene usato il loro corpo in un mondo dove il potere è in mano agli uomini e dove la democrazia è un valore ancora da conquistare.
Per Rennie questo sarà un viaggio alla scoperta del suo passato, del suo corpo, delle proprie debolezze e insicurezze.

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Lo consiglio ma ho preferito altri libri dell'autrice.
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    29 Novembre, 2021
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SEMPLICEMENTE DAVID COPPERFIELD

David Copperfield è stato pubblicato tra il 1849 e il 1850 è un romanzo molto lungo e complesso, una delle opere più conosciute di Dickens ed è ancora uno dei libri più letti della letteratura inglese.
Il libro ha come voce narrante un David ormai adulto che ripercorre la sua vita piena di ostacoli e racconta di tutte le persone che ha incontrato. E' un resoconto sincero, intimo ma esternamente reale, non tralascia nulla né le gioie né i dolori.
La prima parte del romanzo è molto dura per il piccolo David, che cresce solo con la madre e il patrigno Mr Murdstone, un uomo freddo e crudele che lo tratta malissimo.
Viene mandato via dalla casa dove viveva e va a frequentare la scuola del signor Creakle e dopo la scomparsa della madre dovrà lavorare in un deposito di vino.
"Oso dire che quei due sarebbero stati felicissimi se avessero potuto mettere alla porta anche me con un mese di preavviso."
Dickens racconta uno dei grandi problemi della società vittoriana e della rivoluzione industriale che era in atto: lo sfruttamento del lavoro minorile e di quello femminile.
David vive un periodo di forte sofferenza nei primi anni della sua vita, crescendo cerca di "adattarsi" alla società borghese ma in realtà non sa ancora cosa vuole davvero. Anche i suoi sentimenti sono molto confusi.
Doveva trovare la propria identità, il suo posto in una società che sta cambiando.
David è sicuramente un personaggio molto intelligente fin da quando era piccolo, è un gran osservatore, è ambizioso ma anche perseverante e tenace nel non arrendersi mai e nel cercare una condizione di vita migliore, forse l'unico suo punto debole sono le donne, quando vede Dora la idealizza e se ne innamora, senza che lei dica nemmeno una parola.
E' un personaggio onesto, leale, è un vero amico, cordiale e generoso e di gran cuore e molto sensibile.
"La vita, senza l'amore di Dora, era una cosa priva di ogni valore. Non potevo, non volevo sopportarla. L'avevo amata ogni momento, giorno e notte, dall'istante in cui l'avevo vista per la prima volta. In quel momento l'amavo alla follia. E sempre, in ogni momento, l'avrei amata alla follia. Gli innamorati avevano amato prima di me, gli innamorati avrebbero amato dopo di me, ma nessun innamorato aveva mia amato, nessuno innamorato avrebbe potuto, saputo o voluto o potrebbe, saprebbe o vorrebbe mai amare quanto io amavo Dora."
Un altro dei temi principali del romanzo che Dickens sottolinea è la netta distinzione tra la upper/middle class e i poveri, se i primi godevano di molti privilegi ed erano ricchi, i secondi vivevano nella miseria e nel degrado più estremo.
C'erano sicuramente due Londre molto diverse tra di loro.
Dickens delinea i personaggi con una netta differenza tra chi è buono e chi è cattivo, subito il lettore intuisce che, per esempio, Peggotty sarà una valida "aiutante" per David e Mr. Murdstone è un uomo vile e senza morale.
Mentre altri personaggi sono davvero bizzarri e sopra le righe, il signor Dick, Betsy Trotwood e Uriah Heep.
L'autore ha detto più volte che questa opera è la sua preferita, probabilmente perché si scorge alcuni similitudini con la sua vita.
E' stata una lettura molto lunga, ho avuto degli alti e bassi con questo romanzo ci sono state delle parti che mi hanno appassionata e altre meno. E' una storia di riscatto sociale, un ragazzo con un'infanzia difficile che ha cercato di crescere cogliendo ogni opportunità che gli veniva data e ha avuto sempre dei personaggi "di supporto" che lo hanno aiutato ad andare avanti.
In questo testo Dickens ci tiene a sottolineare i valori importanti che dovrebbero animare un uomo quali: l'onesta, il lavoro, il sacrificio, la generosità e l'amore e lo fa attraverso il suo David Copperfield.
Lo stile dell'autore è unico e inimitabile su questo non ci sono dubbi, è riuscito a creare dei personaggi reali e molto profondi, veri, difficili da trovare in un romanzo moderno.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    29 Novembre, 2021
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BOX

L'inizio di questo thriller è stato molto interessante, ricco di suspense e anche il caso giallo mi ha incuriosito molto.
La descrizione della prima vittima e di quello che le è successo è stata veramente molto coinvolgente e il primo capitolo ha catturato veramente la mia attenzione come tutta la prima parte del libro che ho trovato molto interessante.
Si nota da subito lo stile della Läckberg che credo sia inconfondibile, il libro è scritto bene e la parte crime è buona e credibile ma ci sono dei punti che non mi hanno convinta molto.
"Non erano riusciti a scoprire l'identità della vittima e non avevano nessun indiziato. [...] La chiave di quel delitto stava nelle modalità con cui era stato perpetrato, ne era convinta."
Andando avanti con la narrazione la storia perde di ritmo e risulta più pesante, c'è troppo spazio per la vita personale dei protagonisti e meno per il caso, si poteva tranquillamente tagliare un centinaio di pagine.
I dialoghi sono molto semplici e la storia in alcuni punti mi è sembrata simile ad altri gialli, anche se la scrittura è stata molto buona e non mi ha infastidito anche se la trama non era così originale.
I capitoli si alternano tra il presente e il passato e non sono stati eccessivamente lunghi, questo ha aiutato la scorrevolezza della lettura, anche se devo essere sincera essendo un thriller pensavo di finirlo in meno tempo.
Camilla Läckberg ci ha abituato a descrizioni molto dettagliate ma estremamente vivide e qui si riconosce il suo tocco inconfondibile, oltre a questo c'è sicuramente una buona indagine psicologica verso i personaggi principali e questo ci permette di entrare nel loro "intimo".
Nonostante questo sono proprio i personaggi quelli che mi hanno convinto di meno, sicuramente sono molto complessi e hanno una personalità molto particolare e anche dei problemi da risolvere, ma la loro costruzione, in alcuni momenti, mi è sembrata un po' esagerata.
Mina Dabiri, l'investigatrice incaricata delle indagini ha la misofobia, una paura folle per i batteri e cerca in tutti i modi di non ammalarsi, la sua patologia è ben descritta ed è a livelli ossessivi.
Vincent Walder è un famoso mentalista che aiuta Mina nel risolvere il caso, vive un rapporto in perenne conflitto con la sua famiglia, con la moglie e i figli, in particolare la sua partner ha continuamente paura di essere tradita.
Apprezzo sempre quando i personaggi sono ben delineati e non sono piatti e più si avvicinano alla realtà più li trovo credibili, però penso che qui siamo andati un po' oltre e li ho trovati un po' sopra le righe.
L'idea di base era molto buona, ma lo sviluppo dell'intreccio narrativo non è stato all'altezza delle aspettative iniziali, è stata una lettura piacevole con una storia crime in alcuni momenti prevedibile.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    05 Novembre, 2021
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GAZZOLA: BUSINESS E POCHE IDEE

"La ragazza del collegio" è l'ultimo capitolo pubblicato della serie dedicata al personaggio di Alice Allevi.
E' l'ottavo romanzo, a cui si aggiungono il prequel "Sindrome da cuore in sospeso" e il racconto natalizio "Un regalo inatteso".
Questo piccolo bilancio iniziale era per farvi capire che l'autrice segue ormai un "modello" di storia consolidata e che piace e convince la maggior parte dei suoi lettori.
Il primo libro dell'Allieva uscì nel gennaio del 2011, io lo lessi poco dopo e sono tutt'ora molto affezionata al personaggio di Alice Allevi, però credo che sia giunto il momento di concludere questa serie.
Come lettrice sono cresciuta e sono più esigente, e per fortuna, perché dopo dieci anni credo sia normale esserlo e sarebbe strano il contrario; se io sono andata avanti credo che l'autrice sia rimasta ferma.
Quello che non capisco è perché continuare a cavalcare l'onda del successo se ormai i personaggi non hanno più nulla da dare, anche Claudio Conforti si sta "rammollendo" e Alice è un po' cresciuta sì per alcuni aspetti, ma credo non sia più un personaggio credibile, o almeno ai miei occhi non lo è più.
L'Allieva, il primo capitolo della serie, era una novità anche se non era perfetto come esordio, poi da un "Un segreto non è per sempre" a "Una lunga estate crudele" credo che l'autrice abbia dato il meglio di sè; tanto che più volte lei stessa ha detto che avrebbe voluto concludere la serie al quinto o sesto libro. Poi è arrivata la fiction tv, il successo, carina la prima stagione e abbastanza fedele al libro, la seconda prende il volo sui libri e la terza bè si poteva evitare.
Non vi parlerò del caso investigativo oggetto del libro perché credo sia semplice e non mi ha entusiasmata, quello che mi ha deluso è proprio Alice Allevi. Non è più la stessa, ha perso il suo smalto, è sempre un po' ironica ma le emozioni sia personali che quelle legate al caso stanno prendendo il sopravvento a discapito della sua professionalità. Forse la Allevi è dentro di sè ancora un'allieva, brava, meno pasticciona del solito, un po' fortunata nel risolvere i casi ma secondo me non sta avendo l'evoluzione che mi aspettavo da lei.
Anche nella relazione con Claudio qualcosa non mi torna, la protagonista è convinta di amarlo però non ho compreso alcune cose del suo comportamento in particolare in due occasioni. Alice è sempre stata innamorata di lui fin dal loro primo incontro, forse all'inizio i sentimenti per CC erano solo ammirazione e stima e poi si è trasformato in qualcosa di più forte.
Al matrimonio di Cordelia (non è uno spoiler avviene ad inizio libro) lei ripensa a come potrebbe essere andata con Arthur, quando diciamo che lui non pensa più a lei da quando la protagonista si è avvicinata a Conforti. ***POSSIBILE SPOILER***La seconda cosa che mi ha lasciato alquanto interdetta è la scelta di andare da sola a parlare con il medico riguardo la possibilità di intraprendere una cura per aver un figlio... credo che prima dovesse parlare seriamente della cosa con Claudio e poi andarci insieme. Certo, quando torna a casa glielo dice subito, però perché non farlo prima?!
Io ho trovato in questi due esempi una Allievi poco matura e che fa sempre di testa sua, quando si improvvisa detective ci sta che lo faccia, ma nella vita e nel lavoro come è possibile che si comporti ancora in questo modo? Non la riesco a capire...
Claudio è un po' meno CC ed è cambiato per amore e per fortuna, anche se mi manca a volte il suo sottile cinismo.
Lo stile dell'autrice mi ha lasciata perplessa, ho trovato una prosa fluida ma non brillante, piuttosto semplice e le descrizioni dell'ambientazione di Roma sono state alquanto superficiali.
Da lettrice e da appassionata della serie sono rimasta male, visto che l'autrice non ha intenzione di concludere la serie con questo libro, credo che il prossimo dovrebbe essere quello finale.
La Gazzola dovrebbe dedicarsi ad altro, mi è capitato di leggere altri suoi libri che non ritengo all'altezza di questa serie, dovrebbe dedicarsi al thriller puro oppure darsi allo storico.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    05 Novembre, 2021
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MI ASPETTAVO DI PIU'

Questo thriller è ambientato a Londra nel suggestivo Regent's Canal e in una delle case galleggiante che costeggiano questo canale artificiale, è stato ritrovato il corpo di Daniel Sutherland.
La vittima presenta moltissime pugnalate e a scoprire il cadavere sarà Miriam, la vicina di barca del ragazzo. La donna ha cinquant'anni e vive da sola, è single ed è un'ottima osservatrice, sulla scena del crimine occulta delle prove pensando che in un qualche modo le potranno tornare utili. Anche se inizialmente non capiamo quale fosse il suo obiettivo. Nel suo passato ha subito un grave torto, uno scrittore molto famoso le ha rubato il suo libro , una sorta di memoir della sua vita; pubblicando un giallo che narrava molti eventi contenuti nel suo scritto.
Laura, invece, è una ragazza che ha avuto un' avventura con la vittima, è una donna problematica con delle ferite che si porta dal passato, è piena di difetti e di insicurezze.

"La scarsa autostima era di certo uno dei problemi di Laura, ma non l'unico. Ne aveva un intero battaglione a farle compagnia [...] attacchi di rabbia, scarso controllo degli impulsi, perdita di memoria a breve termine, ipersessualità e una zoppia pronunciata."(riferito a Laura) (CIT.)

Oltre a Miriam e Laura c'è anche una terza donna che ruota attorno a Daniel, è sua zia Carla che ha nel suo passato un divorzio, dal marito Theo e un grave lutto che non è mai riuscita a superare.

"Lasceresti bruciare il mondo intero, se solo servisse a renderli felici."(CIT.)

La storia viene raccontata dal punto di vista di queste tre donne, tra il loro presente e il loro passato, ho trovato che questo thriller nella prima parte sia stato molto scorrevole, interessante, mentre poi è diventato più lento e noioso e il ritmo della storia è sceso moltissimo.
Queste tre donne non si conoscono, hanno un passato difficile alle spalle, sono dei personaggi che però ho trovato antipatici e inaffidabili, non ho creduto in molti casi al loro dolore, forse non le ho completamente capite.
L'autrice durante la storia, ha volutamente inserito dei passaggi in cui le donne vengono discriminate, un po' per "denunciare" ancora una società dove manca l'inclusione, per esempio quando viene sottolineato che Miriam non è una signora ma una signorina solo perché è ancora single a cinquant'anni. Ancora quando l'autrice sottolinea che una donna che porta i figli al lavoro non può svolgere al meglio il ruolo di professionista e di madre o ancora che una donna senza figli non può capire quale sia l'amore vero.
Ho apprezzato molto lo stile dell'autrice, pulito, diretto e scorrevole però secondo me è un libro che è stato scritto con poco cura e in maniera frettolosa ho trovato alcune ripetizioni a distanze di poche righe e questo mi è dispiaciuto.
Avevo letto alcuni anni fa, "La ragazza del treno" e sebbene non mi fosse piaciuto particolarmente, ho trovato che questo romanzo sia a un livello inferiore rispetto al suo più famoso thriller, mi ha deluso il finale e il colpevole che purtroppo avevo intuito prima.
Sicuramente mi è piaciuto il fatto che abbiamo conosciuto la storia attraverso il racconto e la vita di tre donne che hanno subito delle ingiustizie, che le hanno portate a covare dentro un forte risentimento e una profonda voglia di vendetta.
Mi aspettavo di più da questa autrice.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    27 Ottobre, 2021
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UN'AUTRICE DA TENERE IN CONSIDERAZIONE

Tutti questi ricordi ora stanno scomparendo. Ormai li revoco soltanto raramente e poi li rimetto con cautela nel loro cassetto. Li centellino. Li conservo. Ogni anno diventano più sottili, più trasparenti, schegge fluttuanti di dolcezza sulla lingua."
Michaela, è un'agente della polizia di Philadelphia, è cresciuta nel quartiere di Kensington e oggi pattuglia quelle stesse strade dove regna la prostituzione e la droga. La donna ha un figlio di cinque anni di nome Thomas e vive da sola tra mille difficoltà, è cocciuta, testarda e riluttante ad accettare l'aiuto degli altri.
La protagonista poteva diventare una detective, avere un futuro più sereno anche dal punto di vista economico, ma lei vuole essere lì e controllare quelle strade dove vive la sorella Kacey, che per una dose vende il suo corpo.
Il loro rapporto è difficile, non si parlano da tempo ormai, si sono viste solo tre volte negli ultimi cinque anni, solamente quando Kacey è stata arrestata, ma Michaela nonostante tutto si preoccupa ancora per lei e quando scompare pensa che le possa essere successo qualcosa di brutto. Le cose peggiorano quando viene ritrovato il cadavere di una prostituta del quartiere e non sarà la solo vittima.
Michaela non può rimanere ferma ad aspettare e inizierà a cercare la sorella per capire cosa sia successo nell'ultimo periodo, con chi si frequentava e metterà in gioco il suo lavoro e la sua vita pur di sapere la verità.

"Senza di lei la mia solitudine diventò clamorosa, un remore di fondo costante, un arto supplementare, una lattina vuota che mi tiravo dietro ovunque andassi."(citazione)

Michaela si interroga molte volte durante la lettura se sia giusto o meno quello che sta facendo, mettere a repentaglio tutto, la sua carriera e la vita di suo figlio per ritrovare la sorella.
Il rapporto tra Michaela e Kacey è cambiato con il tempo, da piccole andavano d'accordo ed erano molte legate, poi da adulte si sono perse, la loro vita non è stata facile, i loro genitori erano dei tossicodipendenti e dopo la loro scomparsa sono andate a vivere con la nonna Gee. Vivere con lei non è stato facile, è una donna complicata, non ha mai superato la morte della figlia e ha cercato di insegnare alle due donne quale fosse la retta via da seguire, ma Kacey ha preso la strada dei suoi genitori. Per Gee gli uomini sono inutili, non si fida di loro diciamo che da qui capiamo anche molte cose sull'educazione delle due ragazze e su come fosse stato difficile per loro crescere in una situazione così particolare.
L'autrice nel raccontare questa storia, indaga e scava in profondità all'interno dei personaggi, nè Michaela nè Kacey sono immune dagli sbagli, non c'è una sorta di giudizio nei confronti di Kacey, della vita che sta vivendo o della sua dipendenza.
Ho trovato una grande capacità descrittiva dell'ambientazione e delle strade popolate da prostitute e da tossicodipendenti, Liz Moore ha reso l'idea del luogo e della situazione del quartiere.
Non riesco a classificare questo libro in un genere specifico, è un po' thriller, un po' noir e anche una detective story, ho trovato che i colpi di scena ci fossero nella parte finale mentre all'inizio l'autrice abbia preferito raccontare e spiegare più il contesto in cui era ambientata la storia e la vita delle due donne.
La cosa che mi ha lasciata perplessa all'inizio del libro è il fatto di soffermarsi su alcuni dettagli che non erano significativi per la trama, accennando alcuni argomenti per poi riprenderli e spiegargli meglio più avanti nel corso della storia.
L'autrice ha usato una struttura consolidata come quella dell'alternanza della narrazione tra il presente e il passato, in particolare questi ultimi capitoli ci fanno capire e ci rivelano alcuni aspetti delle due protagoniste che le rendono più reali, più vivide. La scelta dell'utilizzare le "scene di flashback" è sicuramente una delle tecniche narrative più comuni, io avrei preferito delle reminiscenze preferendo il tempo presente.
Avrei apprezzato maggiormente il racconto della storia ai giorni nostri e con l'introduzione solamente di alcuni brevi paragrafi, come una sorta di ricordi dal passato; questo avrebbe reso ancora più accattivante la narrazione e ci avrebbe comunque spiegato l'infanzia e i problemi delle protagoniste.
Inserendo invece questi capitoli al passato, il lettore si immerge in uno spazio temporale diverso e si perde un po' l'intensità e il ritmo narrativo perché il lettore di deve "abituare" a qualcosa di diverso.
Credo sia un romanzo da leggere, per capire che dagli errori possiamo sempre trarre un insegnamento e possiamo sempre rialzarci e affrontare qualsiasi cosa con coraggio. In questo libro capiamo quanto siano forti e speciali i legami famigliari e soprattutto quello tra sorelle, quanto nonostante tutte le incomprensioni e le difficoltà l'amore fraterno è sempre vivo e supera tutto.
Un libro che consiglio sia per la storia accattivante, forte e spiazzante ma anche per lo stile dell'autrice diretto e pulito ma anche molto accurato nelle descrizioni.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    27 Ottobre, 2021
Top 50 Opinionisti  -  

UN LIBRO CHE SCUOTE I LETTORI

"Se avessi raggiunto la meta, la mia estasi sarebbe stata tutta tenerezza. un caso di combustione interna del quale Lolita, anche da sveglia, avrebbe a stento percepito il calore."(citazione)

E' difficile parlare di questo libro perché il tema trattato è sicuramente molto crudo e la lettura di questo libro suscita emozioni contrastanti quali rabbia, indignazione e sgomento.
D'istinto il lettore moderno respinge tutto quello che ci viene raccontato perché vengono commessi degli atti che sono contro ogni forma di morale e che ci risultano inspiegabili.
Lolita è una sorta di diario-confessione scritta da un uomo con lo pseudonimo di Humbert Humbert, morto in carcere, la storia viene raccontata solo dal suo punto di vista.
L'autore decide di affidare la narrazione in prima persona a questo personaggio inaffidabile e problematico, è un pedofilo che vive la sua malattia con vergogna e capisce che ciò che fa è immorale ma sa anche che non può rinunciare a questa sua "ossessione". Non può respingere la propria indole.
Lolita è sia vittima che carnefice, è consapevole di quello che sta facendo e del grosso potere che ha nei confronti di Humbert e di quello che lei rappresenta per lui e ci gioca molto su questo. Sicuramente ha bisogno di un grosso supporto psicologico.
Va anche detto senza dubbio che quello che fa Humbert è sbagliato e va condannato e non ci sono giustificazioni per la sua condotta.
L'intento dell'autore è quello di "indagare" e di scovare tutti gli aspetti più profondi e nascosti della mente malata di Humbert, nel sentimento e nel desidero che quest'uomo prova per la dodicenne Lolita e in generale per tutte le ragazzine.
Humbert per quanto sia un personaggio deplorevole e inquietante, è molto complesso e trovo che l'autore l'abbia descritto in maniera estremamente reale.
Il limite viene passato quando dai pensieri di Humbert, su quello che potesse succedere con Lolita, tutto diventa realtà e da lì inizierà il lento declino di questa storia di ossessione.
Entrambi i protagonisti hanno un grave disturbo psicologico e per Humbert si aggrava dopo l'inizio della loro relazione, quando sarà consumato dalla gelosia e dall'indifferenza che lei prova per lui. Lolita prende ciò che vuole da questo amore malato e la ragazzina non proverà nulla per l'uomo.

"E così, fra un tentativo di approssimazione e l'altro, mentre una conclusione percettiva la trasformava in macule di luna o in un lanuginoso cespuglio fiorito, sognavo di riemergere alla coscienza, sognavo di essere in agguato."(citazione)

Il talento di questo autore è di parlare di un argomento così controverso e inquietante utilizzando una prosa brillante, scorrevole e riesce a giocare con le emozioni del lettore facendolo dubitare di quale sia la moralità, cosa sia giusto fare e cosa no. Naturalmente è un narratore inaffidabile non ho mai creduto a quello che lui ha scritto, anche se sono consapevole che Lolita non sia una ragazzina che è stata irretita da Hubert e sicuramente anche lei è consapevole "ingenuamente" di quello che fa; ma credo anche che non dobbiamo mai dimenticare che ha dodici anni.
E' un libro che scuote qualcosa dentro al lettore non si può rimanere indifferenti, nel bene o nel male si è colpiti da questa storia, al di là della trama, chi legge questo libro dovrebbe andare oltre e vedere cosa l'autore ci volveva trasmettere. In questo testo credo sia interessante capire cosa pensava Humbert, perchè lo ha fatto, i rimorsi e la vergogna che provava.
Oltre a questo, credo che questa storia apra a molte riflessioni, sulle ossessioni amorose, sulle malattie mentali e su come certi limiti non si possano mai superare.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    08 Ottobre, 2021
Top 50 Opinionisti  -  

Una storia folle, agghiacciante, disturbante

Fin dalle prime pagine si respira un'atmosfera cupa e inquietante, l'autrice è stata molto brava a suscitare nel lettore un senso di smarrimento, di paura e di claustrofobia, non sapevo dove mi avrebbe portato questa storia.
La narratrice del libro è Mary Katherine Blackwood che vive assieme alla sorella Constance e allo zio Julian in una grande casa fuori dalla città di New England.
Mary e Constance seguono una serie di regole, alle sorelle non piacciono i cambiamenti, tutto doveva rimanere al proprio posto e non venire spostato. Costance, cucinava e badava a Julian, lo zio malato e passava molto tempo nel giardino e non usciva mai.
Mary, invece, andava in città solo per delle necessità due volte a settimana, andava a fare la spesa e in biblioteca, ma stava ben lontano dalle persone.

"Gli abitanti del paese ci hanno sempre odiato."(cit)

I Blackwood non usavano la posta, né avevano un telefono non amavano ricevere degli estranei, alcuni conoscenti andavano da loro a fargli visita ma sempre avvisando prima del loro arrivo.
Gli abitanti del paese hanno paura di questa famiglia, li temono e li tengono a distanza.
In questo storia c'era qualcosa di strano fin dal principio, con il passare delle pagine, veniamo a conoscenza che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood che vivevano assieme a Mary, Constance e Julian sono morti avvelenati.
L'arsenico è stato aggiunto allo zucchero, i tre personaggi del libro sono sopravvissuti perché Constance non lo mangiava, Julian ne prendeva sempre poco e Mary era nella sua camera in punizione.
Constance è stata accusata di essere la responsabile del tragico evento che ha portato alla morte, anni prima, di quattro membri della famiglia. Però la ragazza è stata assolta, ma da quel momento in poi ha paura di uscire di casa e rimane barricata nella sua proprietà.
Mary mostra dei segni evidenti di disturbi mentali, la sua follia è lucida per questo è agghiacciante e inquietante leggere questa storia attraverso i suoi occhi. Non ha rimorso, non ama il rumore, gli estranei e chiunque possa minacciare l'equilibrio della sua vita.

"Sui marciapiedi esitavo sempre, sentendomi esposta e vulnerabile mentre il traffico continuava a scorrere."(cit)

Il libro segue la quotidianità di questi tre personaggi fino a che l'arrivo del cugino Charles sconvolgerà le loro vite.
Ho apprezzato lo stile di scrittura dell'autrice, che ha reso l'ambientazione molto vivida, trasmettendoci un forte senso di inquietudine, è una lettura avvincente che mi abbastanza incuriosita.
I personaggi sono davvero particolari, non sapevo fino a che punto si volesse spingere l'autrice, ma si intuisce fin dall'inizio cosa è davvero accaduto agli altri membri della famiglia, quindi questo ha un po' smorzato l' entusiasmo nei confronti di questa lettura.
E' una storia diversa dalle solite, mi sono fatta una serie di domande a cui durante la lettura non ho ricevuto risposta, nonostante il libro sia scorrevole, ci sono dei punti dove il climax non era così alto.
Detto questo però l'autrice rende bene attraverso le sue parole l'atmosfera e il modo di vivere delle due sorelle, folle, agghiacciante, disturbante e credo sia questa la forza del libro più che la trama che ho trovato semplice.
Lo consiglio, ma leggetelo senza alcuna aspettativa altrimenti ne rimarrete delusi, perché molti ne hanno parlato bene ma in fondo la storia è più semplice di quello che potete immaginare.



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ALI77 Opinione inserita da ALI77    08 Ottobre, 2021
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Una storia folle, agghiacciante e disturbante

Fin dalle prime pagine si respira un'atmosfera cupa e inquietante, l'autrice è stata molto brava a suscitare nel lettore un senso di smarrimento, di paura e di claustrofobia, non sapevo dove mi avrebbe portato questa storia.
La narratrice del libro è Mary Katherine Blackwood che vive assieme alla sorella Constance e allo zio Julian in una grande casa fuori dalla città di New England.
Mary e Constance seguono una serie di regole, alle sorelle non piacciono i cambiamenti, tutto doveva rimanere al proprio posto e non venire spostato. Costance, cucinava e badava a Julian, lo zio malato e passava molto tempo nel giardino e non usciva mai.
Mary, invece, andava in città solo per delle necessità due volte a settimana, andava a fare la spesa e in biblioteca, ma stava ben lontano dalle persone.

"Gli abitanti del paese ci hanno sempre odiato."(cit)

I Blackwood non usavano la posta, né avevano un telefono non amavano ricevere degli estranei, alcuni conoscenti andavano da loro a fargli visita ma sempre avvisando prima del loro arrivo.
Gli abitanti del paese hanno paura di questa famiglia, li temono e li tengono a distanza.
In questo storia c'era qualcosa di strano fin dal principio, con il passare delle pagine, veniamo a conoscenza che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood che vivevano assieme a Mary, Constance e Julian sono morti avvelenati.
L'arsenico è stato aggiunto allo zucchero, i tre personaggi del libro sono sopravvissuti perché Constance non lo mangiava, Julian ne prendeva sempre poco e Mary era nella sua camera in punizione.
Constance è stata accusata di essere la responsabile del tragico evento che ha portato alla morte, anni prima, di quattro membri della famiglia. Però la ragazza è stata assolta, ma da quel momento in poi ha paura di uscire di casa e rimane barricata nella sua proprietà.
Mary mostra dei segni evidenti di disturbi mentali, la sua follia è lucida per questo è agghiacciante e inquietante leggere questa storia attraverso i suoi occhi. Non ha rimorso, non ama il rumore, gli estranei e chiunque possa minacciare l'equilibrio della sua vita.

"Sui marciapiedi esitavo sempre, sentendomi esposta e vulnerabile mentre il traffico continuava a scorrere."(cit)

Il libro segue la quotidianità di questi tre personaggi fino a che l'arrivo del cugino Charles sconvolgerà le loro vite.
Ho apprezzato lo stile di scrittura dell'autrice, che ha reso l'ambientazione molto vivida, trasmettendoci un forte senso di inquietudine, è una lettura avvincente che mi abbastanza incuriosita.
I personaggi sono davvero particolari, non sapevo fino a che punto si volesse spingere l'autrice, ma si intuisce fin dall'inizio cosa è davvero accaduto agli altri membri della famiglia, quindi questo ha un po' smorzato l' entusiasmo nei confronti di questa lettura.
E' una storia diversa dalle solite, mi sono fatta una serie di domande a cui durante la lettura non ho ricevuto risposta, nonostante il libro sia scorrevole, ci sono dei punti dove il climax non era così alto.
Detto questo però l'autrice rende bene attraverso le sue parole l'atmosfera e il modo di vivere delle due sorelle, folle, agghiacciante, disturbante e credo sia questa la forza del libro più che la trama che ho trovato semplice.
Lo consiglio, ma leggetelo senza alcuna aspettativa altrimenti ne rimarrete delusi, perché molti ne hanno parlato bene ma in fondo la storia è più semplice di quello che potete immaginare.



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ALI77 Opinione inserita da ALI77    08 Ottobre, 2021
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Il primo caso di Jeppe Kørner

Jeppe Kørner è un ispettore della polizia di Copenaghen che sta affrontando un periodo particolare, perché si è separato dalla moglie e ha perso il padre.
E' tornato al lavoro dopo un forte esaurimento dovuto al divorzio e ritrova la sua collega Anette Werner con cui divide l'ufficio e il lavoro da molti anni.
Jeppe e Anette sono chiamati ad indagare sull'omicidio di Julie Stender, una giovane ragazza di 21 anni che da sei mesi vive a Copenaghen assieme all'amica Caroline, al pianterreno di un palazzo di proprietà di Ester de Laurenti.
Il corpo aveva dei tagli sul viso, oltre ad altre ferite e aveva delle lesioni alla testa, la ragazza è stata trovata riversa sul tappetto.

"Dieci anni alla Omicidi gli avevano insegnato a occuparsi di corpi martoriati senza sentirsi male; nonostante questo, Jeppe non era mai del tutto a suo agio sulla scenda di un crimine."(cit)

Il caso segue false piste, Jeppe e Anette e tutta la squadra della polizia di Copenaghen, dovranno lavorare sodo per trovare il colpevole, lungo la narrazione ci troveremo davanti ad altre vittime e ad un certo punto il protagonista non sapra più cosa pensare e brancolerà nel buio.
Quello che ho apprezzato di più è il protagonista Jeppe, imperfetto, pieno di paure, ho trovato che sia anche molto umano, nonostante sia "abituato" a vedere scene molto forti, cadaveri, la sofferenza negli occhi di chi ha perso una persona cara e non riesce a rimanere indifferente alla morte e alla sofferenza.
Ho trovato per una volta un ispettore che non è freddo e che non pensa solo al lavoro ma che lascia spazio anche ai sentimenti, ha il coraggio di affrontare una dura separazione, che lo ha allontanato anche dalla polizia oltre che averlo provato profondamente.

"Adesso era agosto, Jeppe aveva ripreso a lavorare e gli era appena arrivata per posta la richiesta di divorzio. Era sul tavolino davanti al divano, come un umiliante promemoria del fatto che lei era andata avanti, mentre lui era solo."(cit)

Anette è completamente diversa più cinica, austera e rigida, concentrata sul lavoro e ha davvero poca sensibilità ed empatia per i casi che segue, è fidanzata ma anche deciso che non avrà figli, è un personaggio che ho faticato davvero ad apprezzare e a capire.
Ho trovato la narrazione abbastanza scorrevole, il caso mi ha entusiasmata e incuriosita, ci sono stati degli elementi e degli indizi che hanno portato a seguire delle ipotesi errate.
Trovo che la vulnerabilità e la sensibilità del protagonista sia un punto di forza di questo libro, ho trovato una tensione e un ritmo costante per tutta la storia, i capitoli brevi hanno aiutato a tenere alto il climax e a non annoiare il lettore.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    29 Agosto, 2021
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LA MAGIA DEL GIAPPONE

AGOSTO-Il mese delle foglie
Hazuki
Una delle ragioni per cui nel nome di agosto sono affiancati i kanji di "foglia" e di "mese", deriverebbe dal fatto che il fogliame inizia a cadere dagli alberi. Questo perché, secondo il calendario tradizionale, la denominazione veniva in realtà applicata a settembre, il mese cioè che segna la conclusione dell'estate e l'ingresso nell'autunno.
Questo libro è una sorta di diario di viaggio misto a biografia dove l'autrice ci trasmette il suo enorme amore per il Giappone e ci racconta di come la sua vita sia cambiata da quando, dopo la laurea, ha fatto questo viaggio di sola andata da Roma a T?ky?. Come ci dice all'inizio del libro, Laura da bambina non aveva la passione dei manga o delle anime in tv è stata la lingua a farla innamorare.
Doveva rimanere un anno e invece ne sono passati quindici e il suo amore per il Giappone non si è mai affievolito anzi è aumentato.
"In quei primi dodici mesi particolari finiva un amore vecchio e usurato tutto italiano, e iniziava a divorarmi quel senso di solitudine che solo una città come T?ky? sa iniettarti nel sangue; lei che ha addosso trentasei milioni di abitanti- tanto che la solitudine del corpo non esiste-, con i sui settantadue milioni di pupille che non ti guardano per niente piò farti sentire emarginata."
Quello che mi ha colpito di più è lo stile di scrittura dell'autrice che mi ha tenuto incollata alle pagine, anche quando c'erano alcuni passaggi che non ho compreso appieno, data la mia scarsa conoscenza della città e della cultura giapponese.
"Ma ecco un'altra cosa che T?ky? fa spesso: smentisce. Come se amasse contraddire e smentire tutte le idee che puoi farti su di lei. Nella sola zona metropolitana, risiede adesso una popolazione di più di trenta milioni di persone. L'antica Edo è diventata così, in un lasso di tempo relativamente breve, la più vasta megalopoli della terra."
Durante la lettura sono venuta a conoscenza di molte cose che non sapevo sul Giappone, sugli eventi e sulle tradizioni, ma anche sulla quotidianità delle persone che vivono in questo meraviglioso paese.
Mi ha colpito molto come, anche per i giapponesi, sia importante la famiglia, come i rumori e i colori facciano parte della loro cultura e dei ricordi della loro infanzia. La gente non litiga in pubblico, non alza la voce, ho scoperto molte aspetti che prima ignoravo come per esempio che le case giapponesi sia riscaldate solo nella zona giorno e nel corridoio e nel bagno spesso si geli in inverno; di come si accoglie il nuovo anno, di come in Giappone la primavera sia la stagione di separazione, di fine e d'inizio. Poi di come a marzo i giapponesi consegnino i diplomi agli studenti, ma questo non è un addio, c'è sempre una sorta di incoraggiamento nel proseguire lo studio o su come fare il proprio ingresso nella società, nulla finisce ma tutto cresce e cambia.
E poi ancora il tè verde, della sua origine e di come il tè sia argomento di conservazione tra i giapponesi, ogni volta che si entra in una casa, in un negozio, o anche in ufficio o per invitare a un incontro è questo l'argomento cardine, anche se alla fine la maggior parte delle volte il tè non si beve. Diciamo che è un pretesto per iniziare una discussione, come può essere per altri prendere un caffè o parlare del meteo.
Poi ho scoperto la stagione delle piogge e di come sia una "pioggia benedetta" che fa crescere le piantine di riso e di come a giugno per combattere la stanchezza del corpo, a causa della eccessiva umidità, si mangino le prugne giapponesi; che grazie all'acido citrico rendono le persone più vitali e hanno anche delle proprietà antibatteriche.
Infine mi ha colpito molto e la definirei un'arte: l'impacchettamento, di come, con un unico pezzo di scotch, i giapponesi riescano ad impacchettare un intero regalo. E come ci insegna Marie Kond? , per i giapponesi l'ordine è tutto, l'autrice per esempio ci parla del marito che in inverno trova tutto perfettamente in ordine, grazie all'aver ripiegato tutti i suoi indumenti alla fine della stagione. (Anche se devo dire che non ho ancora superato il fatto che Marie Kond?, contempli sono 30 libri in casa!)
Ho trovato il libro interessante e pieno di informazioni, ma credo che per chi conosce poco o nulla della Giappone sia difficile seguire il testo, nel senso che ci sono delle parti molto difficili, non tutti i termini vengono spiegati e sicuramente è bene avere sottomano una cartina di T?ky?.
Utile sarebbe stato anche un glossario perché ci sono dei punti non di facile comprensione per chi come me ha scarsa conoscenza della lingua e quindi alcune cose hanno avuto bisogno di un ulteriore approfondimento.
Un viaggio alla scoperta di una cultura affascinante, attraverso i vari mesi dell'anno, un libro intimo e sentimentale dove troviamo molto dell'autrice e della sua vita.
Ultimissima nota positiva le illustrazioni di Igort, sono davvero stupende e la copertina l'ho trovata magnifica.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    29 Agosto, 2021
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UN OTTIMO THRILLER

Mónica Andrade è sparita, il padre ha denunciato la sua scomparsa dopo che non si è presentata per pranzare la domenica con lui. La donna ha trentaquattro anni, insegna ceramica a Vigo in Galizia, ma abita a Tiran e prende ogni giorno il tragetto.
E' single, senza figli, ha un gatto e a volte si dimentica gli appuntamenti ma sul lavoro è molto precisa ed è molto strano che non abbia avvisato nessuno e abbia saltato la lezione. Ha un'unica amica Eva e sembra condurre una vita apparentemente normale.
" Mónica Andrade non era una donna problematica e non aveva relazioni sentimentali tormentate. La sua casa era in ordine, senza segni di violenza. Non c'era nulla che facesse pensare a una scomparsa forzata. "
Inizialmente l'ispettore Caldas pensa che Mónica si sia allontanata volontariamente, ha portato fuori la spazzatura, non c'è lo spazzolino da denti ma ha dimenticato le pillole anticoncezionali. Prima di sparire ha prelevato solo centoventi euro.
Ci sono pochissimi elementi, tutti gli indizi che il commissario trova e le persone che interroga non portano a nulla, ma per Caldas in questa storia c'è qualcosa che non quadra e continua ad indagare. Il caso sembra più intricato del previsto.
Questo libro è lungo ben 600 pagine, ma la storia è interessante e appassionante e l'autore è bravo a tenere alta la tensione del lettore, mi sembrava di vedere una serie tv a puntate, è un libro che si presta bene per la realizzazione di un film.
L'indagine è coinvolgente, Leo Caldas ricostruisce la vita di Mónica e gli ultimi giorni prima della scomparsa della donna, non lasciando nulla di intentato e non trascurando nessun aspetto.
Molti thriller per riuscire ad andare avanti con la narrazione uniscono vari elementi: omicidi, scomparse, rapimenti tutto racchiuso in poche pagine; qui seguiamo un solo caso. Credo che una delle qualità di questo autore sia sicuramente questa: riuscire a tenere alta la tensione e la curiosità con un'unica indagine.
La verità si scoprirà verso la fine, ci saranno molti elementi che si aggiungeranno durante la narrazione e ho trovato la trama coerente e verosimile, non troppo forzata o con elementi ad effetto.
Il personaggio di Leo Caldas è ben delineato, è determinato nel suo lavoro, meticoloso, non si arrende davanti all'evidenza anche la più scontata, non lascia mai niente al caso. E' un uomo che non viene tratteggiato con dovizia di particolari, conosciamo poco o nulla di lui, ma l'unica cosa che gli importa oltre al suo lavoro è la sua famiglia, farebbe di tutto per proteggerla.
Lo stile dell'autore è semplice, ma coinvolgente e mai noioso e credo che l'ambientazione, come nell'altro libro "La spiaggia degli affollati", sia stata fondamentale e funzionale per la narrazione, tanto che all'inizio del romanzo abbiamo una piccola cartina stilizzata dei luoghi dove si svolge la storia.
L'autore è bravo perché non cade nei cliché tipici del genere thriller, i dialoghi e i capitoli sono brevi per aumentare il ritmo della storia, in più utilizza la tecnica del sommario nelle scene in cui Caldas, spiega ai colleghi gli sviluppi del caso o legge le relazioni dei suoi collaboratori. Apprezzo sempre uno stile più semplice e diretto piuttosto che inutili descrizioni; alcune volte avevo però la sensazione che girasse attorno al caso senza mai centrare la soluzione. In questo errore si può cadere, ma Domingo Villar sa usare le parole e introdurre nuovi elementi quando pensiamo di essere vicini alla soluzione.
E' un romanzo che ho apprezzato moltissimo, è un autore che mi ha stupito e se nel precedente libro ero rimasta un po' più bassa con il giudizio ora non possono che assegnare 4/5.
Spero di leggere presto un nuovo libro di Domingo Villar!

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Lo consiglio a chi ama i thriller investigativi.
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    24 Luglio, 2021
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PIU' FAMILY DRAMA CHE CRIME

Questo libro riparte da dove avevamo lasciato il precedente, le prime pagine sono molte dure per i protagonisti a causa di un grave lutto che ha subito la sorella di Erica, Anna.
Il crime al centro di questo romanzo fatica a decollare, non ci sono grandi colpi di scena, è stata una lettura prevedibile ed estremamente lenta.
Le ultime cinquanta pagine, hanno un ritmo molto più veloce ed era quello che mi aspettavo durante la narrazione e non solamente verso la fine.
Ci sono molte sottotrame, decisamente troppe e sono andata in confusione a seguire l'evolversi di ogni situazione e non c'è un vero e proprio collegamento tra tutte loro. Manca un'idea principale che leghi tutte le altre.
I capitoli ambientati nell'Ottocento ho faticato a capire cosa centrassero con la narrazione ai nostri giorni e non mi hanno coinvolta.
La protagonista, Erica, deve affrontare le conseguenze di questo lutto che ha colpito la sorella, Anna, che devo dire è un personaggio veramente sfortunato credo che l'autrice l'abbia presa di mira perché le succedono le peggio cose. Questo continuo accanimento non mi piace e lo trovo artificioso.
Patrik, dopo un periodo di riposo a causa di un problema di salute, torna al lavoro e deve risolvere un altro omicidio, Mats Sverin, il direttore del settore finanziario del comune, è stato trovato morto nel suo appartamento.
Il caso è molto semplice e prevedibile, secondo me quello che manca è la Erica dei primi libri dove con la sua intuizione, il suo coraggio e la sua intelligenza dava quel qualcosa di più alla storia.
Questo libro è tutta una ripetizione di quello che fa Erica, di cosa prova, di quello che succede attorno alla sua famiglia, insomma pochissimo crime e molto più dramma famigliare. Il libro è davvero troppo lungo, ci sono delle parti inutili che potevano essere tagliate.
Lo stile dell'autrice è sempre lo stesso, semplice ma allo stesso tempo curato e coinvolgente ma qui manca propria una storia che sappia appassionare il lettore. Ho percepito come l'autrice sia stanca, non so se dei personaggi oppure se non trovi più degli sviluppi avvincenti nel matrimonio tra Erica e Patrik. Spero che la protagonista torni ad essere al centro della trama crime e, nei prossimi libri, vorrei trovare maggiore attenzione al giallo, piuttosto che alla sfera privata della vita dei due personaggi principali.
Un vero peccato, una bella delusione.

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Romanzi storici
 
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    24 Luglio, 2021
Top 50 Opinionisti  -  

ARTEMISIA: UNA GRANDE PITTRICE

Siamo nel 1612, Artemisia Gentileschi sta affrontando un processo, infatti suo padre Orazio ha querelato Agostino Tassi colpevole di averla stuprata ripetutamente.
Durante il processo, Artemisia passa da vittima a carnefice, viene umiliata, derisa, nessuno crede alla sua versione e subisce una vera e propria violenza psicologica. Fu sottoposta alla Sibilla, una vera e propria tortura dell'epoca e a una "visita ginecologica" per verificare se era ancora vergine o meno. L'opinione pubblica l'ha già condannata senza nemmeno considerare il fatto che lei possa essere innocente e aver detto la verità.

(Artemisia parla con il padre e si riferisce alla madre)

"«Non avrebbe voluto che diventasse una cosa pubblica, come non lo volevo io»
«Con il tempo, Artemisia, non importerà più.»
«Quando tutto ciò che una donna possiede è il proprio nome allora importa.»."

L'esito del processo sarà disastroso, a Agostino Tassi viene concesso l'indulto e viene bandito da Roma e per la protagonista questo sarà un duro colpo, uno schiaffo alla sua dignità e al suo nome che è ormai stato rovinato.
Anche il padre la abbandona, non l'ha mai difesa e non ha mai preso una posizione netta verso di lei e la sua innocenza; Artemisia si sente tradita e non riuscirà mai a perdonare il genitore per quello che le ha fatto.

"«Cancella il dolore con i tuoi pennelli, cara. Dipingi sopra il dolore, finchè non ne rimanga traccia.Non fare che la loro decisione ti carichi di vergogna. E' quello che vogliono. Perchè il tuo talento è una minaccia.»"

Artemisia, decide di acconsentire al matrimonio che il padre ha organizzato con Pietroantonio di Vincenzo Stiattesi, un pittore che abita a Firenze.
L'unico forte desiderio che la accompagnerà nella sua vita è quello di dipingere e di farsi conoscere e apprezzare come pittrice, oggi possiamo dire che ci è riuscita.
L'autrice ricostruisce in questo libro la vita di questa artista che con caparbietà e coraggio cerca di far conoscere il suo talento, in un mondo che prima era a esclusivo appannaggio degli uomini.
Nel corso della storia sebbene sia una donna forte, Artemisia ha dei momenti di forte crisi e di dubbi sia sul suo talento sia su quello che gli altri pensano di lei, anche se alla fine farà sempre di testa sua.
La cosa che mi ha colpito di più è lo stile di scrittura semplice ma coinvolgente e la caratterizzazione della protagonista; anche se credo ci siano delle parti romanzate o dove l'autrice abbia cercato di mettere insieme una narrazione che appassionasse il lettore, più che rimanere fedele alla vita della vera Artemisia.
La prima parte è molto interessante, ho trovato Artemisia quasi un personaggio reale, con le proprie debolezze, sogni, speranze poi invece la narrazione è diventata un po' piatta e credo che il libro dovesse essere molto più corto. L'autrice però, secondo me, non ha raccolto la vera anima della pittrice e come potrebbe, è pur sempre un libro scritto da una donna dei nostri tempi, che ha cercato di costruire la vita di Artemisia che è vissuta nel lontano seicento.
Devo anche dire che fin dalle prime pagine, il libro è stato molto affascinante, mi ha incuriosita subito perché mi ha fatto entrare in un mondo che non ti aspetti, nel seicento italiano culla dell'arte e della cultura; non ci sono preamboli l'autrice ci ha catapultato dentro la vita di Artemisia.
E' stato un libro che ha svelato, almeno in parte, quello che era l'artista Artemisia, figlia, moglie e madre ma soprattutto una pittrice caparbia e determinata.
Mi aspettavo qualcosa di più.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    09 Luglio, 2021
Top 50 Opinionisti  -  

IL SECONDO CASO DI CARL EDSON

Era da un po' che non leggevo un vero thriller, ormai vengono pubblicati moltissimi libri che vengono spacciati come thriller ma non lo sono per nulla.
Sono andata a colpo sicuro e dopo aver letto "Victims", il primo libro della serie dedicata all'ispettore Carl Edson, le mie aspettative erano molto alte.
E non sono rimasta delusa.
Il libro si muove su due fronti, il primo segue la scomparsa di una bambina di undici anni Olinda e il secondo la vita di Robert Lindström che quando era solo un bambino, in un momento di forte rabbia, ha ucciso un suo amico Max.
La narrazione è suddivisa in capitoli brevi e ha due punti di vista, quello di Carl Edson che indaga sulla scomparsa di Olinda e quello di Robert che racconta come vive adesso a trentanove anni, con il forte rimorso per quello che ha fatto.
Robert era un bambino quando commise il crimine e non fu condannato anche se fu ritenuto colpevole, in quanto era un minorenne. In realtà Robert ricorda poco di quel giorno, molti anni della sua infanzia sono scomparsi ora a trentanove anni è isolato dal mondo, vive da solo in un bilocale a Stoccolma non ha una relazione e non ha nemmeno degli amici. Ha un lavoro come assistente contabile in una rivista, ma verrà licenziato per il trasferimento dell'azienda in un' altra città. Ogni venerdì segue una terapia, dove però in tutti questi anni non ha mai ricordato nulla del passato, di quello che ha fatto, anche se è convinto di essere il colpevole.
"Non mi aspetto nulla dall'esistenza. Il solo fatto di avere questo lavoro mi stupisce."
Il corpo di Olinda verrà ritrovato senza vita, dopo poche pagine dall'inizio del libro e proprio Robert sarà sospettato dell'omicidio, perché alcuni indizi lo incriminerebbero essendo vicino alla scena del crimine e ci saranno altre vittime e tutto sembra essere contro l'uomo.
Lexa Andersson è una giornalista che contatta Robert, vuole scrivere un libro sulla sua vita perchè ha capito che qualcosa non quadra nella versione dell'uomo ci sono troppi punti da chiarire e decide di vederci chiaro indagando sul suo passato.
Robert è titubante ma alla fine accetta che Lexa scriva il libro e così tornano nel luogo dove Lindström è cresciuto, ma la sua reputazione lo precede e le persone non li vogliono aiutare.
L'unico modo per Robert di non finire in prigione è quello di scoprire la verità, così inizia una corsa contro il tempo che metterà in pericolo sia Lindström che Lexa.
Carl Edson dal canto suo cerca di scoprire cosa sia successo veramente non dando nulla per scontato e dovrà fare i conti con altre vittime.
Il lettore intuisce da subito che Robert non può essere colpevole, Svernström lo tratteggia in maniera credibile, l'ho trovato molto sensibile e turbato da quello che gli è accaduto, lui stesso non ha mai avuto dubbi: è colpevole e ha ucciso il suo amico. Anche se la sua terapeuta abbia sempre considerato l'ipotesi della sua innocenza e che il motivo del suo gesto potrebbe essere dovuto solamente ad un impulso improvviso, Robert non ci ha mai creduto a questa eventualità.
Il lettore parteggia per lui, perché possa ricordare e capire cosa sia successo. E' un uomo smarrito, isolato dal mondo e nonostante non abbia pagato per quello che ha fatto, si è allontanato dalla società che lo ha da subito condannato come un assassino.
La narrazione è molto coinvolgente, ho apprezzato l'alternarsi dei punti di vista e forse meno i capitoli con i flashback dove torniamo indietro di ventotto anni, al giorno dell'omicidio di Max. In particolare questi ultimi rallentano il ritmo della storia anche se capisco che aggiungano alcuni particolari, per comprendere meglio quello che era successo.
Lo stile dell'autore è semplice, curato e convincente, è riuscito a tratteggiare i personaggi in maniera verosimile e i capitoli brevi fanno aumentare di molto il ritmo che rimane costante per tutta la narrazione.
Il prologo mi ha conquistata, come nei migliori thriller è quello il biglietto da visita del libro e in questo l'autore ci abbia da subito trascinati all'interno della storia ed è riuscito a creare l'atmosfera giusta per leggere questo romanzo.
Mi sento di consigliare questo thriller, inoltre credo sia il caso di iniziare a leggere questa serie dal libro romanzo, anche se i casi investigatici sono autoconclusivi.
Devo anche dire che tra questo quello precedente, ho preferito il primo libro "Victims" che secondo me aveva una marcia in più.

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Victims il primo libro della serie oppure a chi ama gli autori scandinavi
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    24 Giugno, 2021
Top 50 Opinionisti  -  

UNA STORIA ROMANTICA FORSE TROPPO

Il libro è diviso in due parti: una narrata nel 2003 con protagonista una giornalista di nome Ellie Haworth e l'altra ambientata nel 1960 dove conosciamo Jennifer, una donna bella e ricca che ha avuto un recente trauma causato da un incidente.
Ellie sta vivendo un momento difficile della sua vita e della sua carriera, il suo lavoro per il "The Nation" non va affatto bene, non è più la stessa giornalista di alcuni anni prima, le manca quella passione che la animava, era affamata di notizie, era sempre sul pezzo se non più avanti degli altri. Mentre ora non riesce a concentrarsi sul lavoro, a trovare una storia che le faccia scrivere un buon articolo e accresca i suoi lettori.

"«Non mi interessa sapere che cosa succede nella tua vita privata, Ellie. Non voglio sapere quali sono i tuoi problemi personali, se ti è morta una persona cara, se hai una montagna di debiti. Non ci tengo particolarmente neanche a sapere se hai qualche grave malattia. Voglio solo che tu faccia il lavoro per cui sei pagata. Dovresti avere imparato, ormai, che i giornali non perdonano. Se tu non produci buoni pezzi, noi non otteniamo la pubblicità o, addirittura, le cifre di diffusione che dobbiamo garantire.» [...]"
(citazione)
Il suo capo le chiede di scrivere un articolo sulle donne degli anni sessanta, sulla moda, sulla loro mentalità e sulle preoccupazioni che avevano all'epoca, per farlo andrà nell'archivio del giornale e dovrà trovare qualcosa di interessante che le possa far pubblicare un buon pezzo.
A complicare le cose nella sua vita c'è la relazione d'amore che Ellie ha con un uomo sposato, il suo amante non la tratta con rispetto, non considera la loro frequentazione importante e non ha intenzione di lasciare la moglie.
Tra gli scaffali dell'archivio scopre delle lettere dove un uomo chiede a una donna, di lasciare il marito e di fuggire con lui, Ellie decide di scoprire come sia andato a finire questo amore "proibito".
A questo punto entra in scena la storia di Jennifer, una bellissima donna di ventisette anni che è sposata da quattro con Laurence Stirling, un ricco imprenditore.
Jennifer non ricorda quello che è successo, non riconosce il marito, sa solo che ha avuto un incidente e che ha preso un colpo alla testa che le ha provocato questa amnesia. Si sente un'estranea nella sua casa e con il marito è molto fredda e distante, cerca di ricordare e di integrarsi in questo mondo che non sente suo.
In Jennifer iniziano a nascere dei dubbi su quello che Laurence le ha raccontato e su quello che le è accaduto e non si fida più di lui e inizia a ricordarsi di Anthony... il suo amante.

"«Gli uomini preferiscono lavorare che affrontare tutto il resto.»

«Il resto?»

«Le complicazioni della vita quotidiana. La gente che non si comporta come tu vorresti, che prova sentimenti che preferiresti non provasse. Sul lavoro si possono conseguire dei risultati, si può essere padroni del campo. [...]»"(citazione)

Questa è una storia d'amore e io volevo "staccare" un po' da alcune letture impegnative che mi hanno accompagnato negli ultimi tempi e quindi mi ha fatto bene leggere questo libro.
E' un libro romantico, non troppo, la Moyes mantiene sempre il suo stile coinvolgente e a tratti emozionante, ma non scade mai nel melodrammatico o nel mieloso.
Un romanzo d'amore ha delle caratteristiche ben precise, la storia prevede un lieto fine, intrighi, passioni e tradimenti in questo l'autrice segue le "regole" del genere, naturalmente la Moyes ha un suo stile ben definito che riesce a catturare il lettore sebbene la trama sia prevedibile.
Mi hanno colpito moltissimo le due protagoniste Ellie e Jennifer che l'autrice delinea in maniera convincente.
Ellie è una ragazza che ha molto talento nel suo lavoro, ma purtroppo la sua vita sta prendendo una piega troppo complicata, che la sta portando al "fallimento" sia professionale che personale, deve solo trovare la forza in se stessa per capire cosa vuole davvero. La crisi che sta affrontando la porterà a guardarsi dentro e ad affrontare delle cose che ha in sospeso, anche se sono dolorose.
Jennifer è una donna che può sembrare all'apparenza frivola e superficiale, lei è stata educata a essere una brava moglie e ad assecondare il marito, l'unica felicità che conta è quella del proprio partner. Gli interessi personali, le ambizioni e i sentimenti delle donne dovevano essere accantonati.
Jennifer doveva essere sempre perfetta e all'altezza del marito, non dare scandalo o fare qualcosa che avrebbe potuto far vergognare Laurence, doveva sostenerlo in tutte le sue scelte.

"Ho fatto quello per cui sono stata allevata. Ho incastrato un marito ricco, e lo rendo felice."(citazione)

Ma Jennifer recita un ruolo che non le appartiene, lei è molto intelligente, solo che non ha avuto scelta, era la vita che gli altri avevano delineato per lei.
Nonostante la storia mi sia piaciuta, durante la lettura ho avuto delle perplessità, manca qualcosa a questo libro, quel "graffio" che trovato in altri libri di Jojo Moyes, anche se riconosco il talento narrativo dell'autrice.
Non tutti i libri possono essere emozionanti o coinvolgenti allo stesso modo, ma ho apprezzato anche questa storia dove non ci sono eventi drammatici cosi eclatanti che possono colpire il lettore.
Mi sento di consigliarlo soprattutto a chi ama le storie d'amore non mielose, ma che parlano di vita, di donne e di ricerca della felicità.
Spero di guardare anche il film su Netflix e vedere se sia fedele o meno al libro.



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ALI77 Opinione inserita da ALI77    24 Giugno, 2021
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LA VITA DI UN'ISTITUTRICE

Agnes e Mary, sono due sorelle le uniche rimaste in vita dei sei figli della famiglia Grey, il padre cercherà di migliorare la situazione economica ma perderà tutto il suo patrimonio.
La moglie e le due figlie cercano di darsi da fare e Agnes, anche se ha solo diciotto anni, vuole dare una mano facendo la governante.

"Vorrei poter fare qualcosa anch'io", dissi.
"Tu, Agnes! Be', chi lo sa? Anche tu disegni abbastanza benee; se scegli un soggetto semplice, forse ne verrà fuori qualcosa che saremo orgogliosi di mostrare."
"Ma io ho un'altra idea in testa, mamma; è un pezzo che ci penso, solo che non mi andava di parlarne."
"Davvero! Su, facci sentire."
"Mi piacerebbe fare la governante."(citazione)

Inizia la sua esperienza nella famiglia Bloomfield, questo suo primo lavoro la farà crescere, la metterà di fronte alle difficoltà di educare dei bambini viziati che hanno sempre avuto tutto dalla vita.
Naturalmente l'autrice scrive e prende spunto dalla sua esperienza di istitutrice e io ho trovato questa storia molto sincera e autentica.
Agnes è un personaggio che ha avuto un'evoluzione parziale, che ha comunque conservato la sua ingenuità e la sua poco esperienza di giovane donna è in questo ho trovato un difetto, perché in alcuni casi si lascia trasportare dalle situazioni senza diventare la protagonista.

"Siete convinte che siccome faccio sempre come volete voi, non ho una testa per pensare: non vi chiedo di mettermi alla prova, e vedrete cosa so fare."(citazione)

Lo stile è semplice e scorrevole per la maggior parte della narrazione, la parte centrale l'ho trovata molto lenta, credo anche che lo sviluppo della storia abbia avuto delle piccole battute di arresto.
L'autrice aveva sicuramente molto talento, io ho trovato un libro molto sincero, una storia molto umile ma non meno affascinante.
Essendo un'opera prima trovo che ci siano molto elementi interessanti e che questa autrice avesse molto da dire, anche se la trama di questo libro è semplice e non ricca di colpi di scena penso che sia un romanzo che andrebbe letto.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    18 Giugno, 2021
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LA VIGANO' MI HA EMOZIONATA

La Viganò ci ha lasciato un grande romanzo, una sorta di testimonianza, quasi un report giornalistico dove ci racconta quello che succedeva durante la Resistenza in Italia.
Lo stile è crudo, sincero, autentico mette al centro della vicenda l'Agnese, una donna coraggiosa, schietta, una donna di campagna non più giovanissima, ma determinata, tenace e coraggiosa.
Agnese non è un personaggio stereotipato ma trasuda umanità, veridicità, non è sicuramente un'eroina e non lo vuole essere. Però la donna sacrifica la propria vita, non ha più nulla da perdere e vuole rendere libero il suo paese.
L'Agnese inizia a fare la staffetta, a portare cibo, armi e notizie ai partigiani, fino a che viene a conoscenza che il marito è morto durante il trasporto verso un campo di concertamento. La famiglia con la quale vive l'Agnese ospita un soldato tedesco, che per gioco, uccide la gatta tanta amata dal defunto marito e lei decide di ucciderlo. Da lì scappa e inizia una vita da clandestina con la Resistenza, fino al suo tragico destino.
Sappiamo tutti come questa storia va a finire lo intuiamo prima ancora di iniziare la lettura, ma quello che sorprende è lo stile crudo e realistico della Viganò nel descrivere queste vicende storiche.
Dobbiamo ricordarci che i partigiani sono stati fondamentali e vengono sempre ricordati troppo poco ma è grazie a loro che siamo liberi oggi, a queste persone uomini ma anche molte donne che hanno combattuto, perdendo la propria vita, i propri cari pur di mandare via il nemico.
L'ambientazione è ben descritta e integrata con la storia, ma l'Agnese è un personaggio che regge il libro da solo, è così potente, così umano è come se tutto il resto accanto a lei diventasse un contorno. L'Agnese viene descritta in maniera magistrale, è come se la sua figura portasse dentro di sé il dolore, la sofferenza e il peso della guerra.

La Resistenza era formata anche da donne, il loro ruolo era fondamentale e loro rischiavano la vita ogni giorno, se erano prese dai nemici venivano trattate al pari degli uomini. Le donne prendevano il posto degli uomini nelle fabbriche e nell'agricoltura, mettevano a disposizione le loro case per i feriti o per dare rifugio alle persone in fuga.
L'autrice è straordinaria nel ricostruire cosa provasse la protagonista, quali sentimenti l'animassero, la rabbia, l'amore, il dolore, la rivincita.
Questo libro è una vera e propria emozione a livello emotivo, è una storia drammatica, straziante ma vera, dove possiamo fare anche una serie di riflessioni molto profonde sulla vita.
Da leggere.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    18 Giugno, 2021
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L'ARMINUTA NON MI HA CONVINTA

L'autrice usa con maestria le parole, scrive molto bene e questo si intuisce subito leggendo le prime pagine di questa storia, ma il grosso difetto di questo libro è che il tema drammatico che ci viene proposto doveva essere trattato in maniera più cruda e reale.
Certo probabilmente è solo un gusto personale però a questa storia manca l'anima, ma ora mi spiego meglio.
Il libro tratta un tema delicato, l'Arminuta, è una ragazza che da piccola viene affidata ad alcuni parenti ricchi e a quasi quattordici anni viene "scaricata" ai genitori naturali, che però vivono in condizioni più umili.
Scopre di avere una sorella e tre fratelli e non riesce ad adattarsi alla nuova realtà sentendosi fuori posto.
Il libro è corto, si lascia leggere in un pomeriggio ma quello che mi ha convinto di meno è il fatto che la Di Pietrantonio non sia andata completamente a "indagare" nell'anima dell'Arminuta, delineando questo personaggio in maniera superficiale.

L'autrice decide di non approfondire i suoi personaggi, scelta a mio avviso poco felice, purtroppo ho trovato che l'Arminuta sia fredda e distante e resti solo una spettatrice senza diventare la protagonista della sua storia, quasi non sembra reale, non ha una vera e propria reazione.
Sembra un personaggio interessante, il fatto di essere stata abbandonata da entrambe le sue madri, quella biologica e quella adottiva, dovrebbe far scattare un'empatia immediata che però non nasce subito ma nemmeno verso la fine.
L'Arminuta vuole capire perché quando aveva solo sei mesi è stata affidata a una cugina e perché è stata restituita senza motivo così da un giorno all'altro e soprattutto chi delle due madri può considerare tale.
Perfino la parola "mamma" non ha significato per lei, è sicuramente in cerca di una sua identità che non riesce a trovare, anche se non fa nulla per cambiare le cose come dicevo ha un ruolo passivo.
Per i suoi genitori è come se non ci fosse questa identità, per loro lei è solo un peso.
Adriana, la sorella, è forse il personaggio più interessante ma che comunque rimane un po' in disparte ma il rapporto che si crea con l'Arminuta è sicuramente molto intenso e di complicità.
L'autrice usa sapientemente la sua capacità comunicativa, la sua scrittura è solida, asciutta ed essenziale però va a discapito di una storia che non riesce a convincere del tutto, che trasmette poco o nulla al lettore.
Il libro sembra essere solo di chi lo ha scritto, la Di Pietrantonio l'ha tenuto per sé e non l'ha mai lasciato andare e il lettore non riesce a immedesimarsi completamente in questa storia.
Ho trovato la prima parte molto più interessante, la descrizione di quella nuova realtà da come passi dalla ricchezza alla miseria, ma poi l'autrice cambia registro e ci fa vedere un lato meno realista e forse più forzato, che sia stato a favore di una maggiore vendibilità a livello editoriale? Però ne ha fatto le spese la storia che risulta "finta".
Un vero peccato.



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ALI77 Opinione inserita da ALI77    17 Giugno, 2021
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RUTH: RITRATTO DI UNA FALLEN WOMAN VITTORIANA

La Gaskell fu molto criticata per la pubblicazione di questa opera ancora di più rispetto a Mary Barton, l'autrice non prese bene l'opinione del pubblico e ne soffrì molto anche se ricevette delle lettere di incoraggiamento e apprezzamento in particolare da: Kingsley, Dickens, Forster, Charlotte Brontë, Elizabeth Browning.
L'avventura e la stesura di Ruth, iniziarono tra il 1849 e il 1850, Elizabeth prese a cuore le sorti di una giovane detenuta nella prigione di New Bailey e scrisse a Dickens per chiedere il suo aiuto.
E' cosi che nacque l'idea di questo libro, la Gaskell sapeva che criticare il sistema sociale su cui era basata la società vittoriana poteva costarle la carriera e soprattutto escluderla dalle cerchie delle personalità più importanti dell'epoca.
Inoltre, la Gaskell interruppe la consegna delle puntate di Cranford, sulla rivista Household Word's di Dickens, per iniziare Ruth e il famoso scrittore inglese si arrabbiò molto.
Il 24 gennaio 1853 fu pubblicato Ruth e Charlotte Brontë posticipò la pubblicazione di "Villette" perché il pubblicò si concentrasse solo sulla nuova opera della sua amica.
Veniamo al libro, Ruth è una ragazza che lavora come sarta, è rimasta orfana quando era piccola, ha 15 anni e viene definita da tutti come una giovane di notevole bellezza.
Per il ballo annuale della caccia alla volpe, viene consentito ad alcune delle sarte di rimanere nell'anticamera nel caso ci fossero dei vestiti da sistemare, quella sera Ruth incontrerà il signor Bellingham che rimarrà subito colpito dalla giovane sarta.
Bellingham inizierà a girare attorno a Ruth, una domenica di ritorno da una lunga passeggiata vengono scoperti dalla datrice di lavoro della giovane, che la licenzia in tronco.
L'uomo così si offre di aiutare la ragazza "senza avere nulla in cambio", Ruth accetta perché non ha nessuna alternativa e alcuni mesi dopo durante una vacanza in Galles, Bellingham si ammala. L'arrivo della madre dell'uomo, determina l'allontanamento di Ruth dall'amante.
La protagonista si ritrova ad essere veramente sola e sull'orlo del suicidio ma è il signor Benson, che aveva incontrato in precedenza durante una delle sue passeggiate, che la salverà. L'uomo chiamerà anche sua sorella Faith per aiutare la giovane, che andrà ad abitare con loro.
Sia Faith che la governante Sally, non giudicano bene Ruth soprattutto dopo che scoprono che lei è rimasta incinta, ma si ricrederanno nel corso della storia apprezzandone la sua bontà e dolcezza.
Per nascondere la verità, nel paese dove vivono, fanno passare Ruth per una loro lontana parente che è rimasta vedova, ma ben presto si scoprirà cosa è davvero successo alla ragazza.
Il signor Benson insegna a Ruth a non sentire il peso delle critiche della gente, ma di pensare a cosa pensa Dio di lei e ad affidarsi a lui completamente, solo questo la porterà a curare il suo corpo ma soprattutto la sua anima.

Ruth segue tutti i consigli che le vengono dati e grazie a Faith, si dedica alla lettura, allo studio e cercherà di andare avanti pensando al presente e dimenticando il passato.

Con il tempo Ruth si rende conto del peccato che ha commesso e si concentra nell'espiare la propria "colpa", vivendo con umiltà, dedicandosi al figlio e cercando di aiutare il prossimo fino al finale drammatico.
Ruth probabilmente non aveva capito le intenzioni del sig. Bellingham infatti l'autrice più volte nel testo tende a sottolineare che
"era troppo giovane quando sua madre morì per aver ricevuto avvertimenti o parole di consiglio".
Ruth è sicuramente molto ingenua e crede facilmente a quel gentiluomo, ma anche non capisce come viene vista dalla società dell'epoca, una "fallen woman", all'inizio il solo fatto aver passeggiato da sola con un uomo che non è un parente o il marito, equivaleva ad essere considerata come una donna perduta.
L'arrivo della madre di Bellingham in Galles è un punto importante di svolta del rapporto dei due "amanti" , la donna non vede di buon occhio Ruth e la separa immediatamente dal figlio e la liquida con busta con all'interno cinquanta sterline.
Bellingham non è un gentiluomo, si nasconde dietro alla madre e si lascia condizionare dal giudizio della società dell'epoca, definisce "un fastidio" Ruth:
"Non potremmo partire questa notte? In un altro posto non sarei tanto perseguitato da questo fastidio. Ho il terrore di incontrarla di nuovo, temo una scenata e tuttavia credo che dovrei vederla, per darle spiegazioni." (cit.)
Se Mary Barton, nell'ononimo romanzo della Gaskell, rifiutò un gentiluomo ricco che le fa solo delle promesse e sceglie di amare un povero ragazzo che la vuole sposare con onore, qui Ruth si lascia trasportare dalla sua purezza e ingenuità e senza aver avuto una guida, si concede ad un uomo che la prende solamente in giro. Dalla società dell'epoca lei viene etichettata come una "fallen woman".
Le prove che dovrà affrontare Ruth nel processo di espiazione delle sue colpe, la porteranno anche a incontrare di nuovo il signor Bellingham, ma qui forse per la prima volta Ruth riuscirà a rifiutarlo in maniera netta e probabilmente definitiva e a non lasciandosi abbindolare come invece era successo in precedenza. La protagonista mette in pratica tutti gli insegnamenti che i Benson le hanno dato e prende il coraggio di liberarsi dall'uomo che l'aveva ingannata quando era sola una ragazzina e si è approfittato di lei e della sua buona fede.
Ruth però non vuole vendicarsi, lo ha perdonato e non porta rancore all'uomo che l'aveva abbindolata, capiamo il suo profondo cambiamento quando mette in pratica i valori cristiani di compassione e umiltà.
La Gaskell non giudica Ruth non lo fa mai durante il testo, cerca sempre di "giustificare" quello che ha fatto dicendo che era giovane e che non aveva avuto una madre che le ha insegnato cosa era giusto fare e cosa no, come evitare le insidie della vita.
Mentre attraverso alcuni personaggi, l'autrice, dà voce alla società dell'epoca che giudica in maniera crudele Ruth, che la condanna senza appello, che come succedeva per molte donne avere un figlio fuori dal matrimonio era motivo di vergogna e di forte umiliazione.
Ruth è una delle tante fallen women, assieme alle donne divorziate, alle attrici, alle prostitute e a tutte quelle donne che non avevano né un marito, né una posizione economica importante che le potesse far vivere da sole.
Il signor Benson è un personaggio che stupisce per quanto sia avanti con i tempi, esprime durante il testo, la voglia di cambiare il modo di vedere e giudicare le donne nella società, che per tutte le ragazze come Ruth ci sia una possibilità di riscatto sociale e che attraverso la religione possano avere una seconda possibilità.
La società vittoriana era molto bigotta e ancorata a dei pregiudizi e tendeva a giudicare senza appello tutte le persone che non rispettassero le loro regole.
Anche la Gaskell per il tema trattato fu giudicata, anche in quanto donna vittoriana, l'autrice viveva secondo le regole della società dell'epoca, però nei suoi libri voleva dare voce a chi non ne aveva, agli operai, alle fallen women, agli emarginati ecc.
Ho conosciuto varie sfaccettature della Gaskell nei suoi romanzi ma i temi cari all'autrice sono presenti anche in questo testo come la perdita dei genitori, la religione e l'amore per i figli.
La Gaskell continua ad impressionarmi per la sua scrittura realista, emotiva, sensibile e soprattutto coinvolgente, Ruth è una ragazza molto sfortunata e che vive in un'epoca dove non viene capita ma solamente giudicata.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    17 Giugno, 2021
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UNA SAGA FAMIGLIARE INSIPIDA

I protagonisti principali di questo libro sono Rosario e Tobias, due giovani ragazzi che si ritrovano a vivere nella Barcellona prima della seconda guerra mondiale. Tobias torna in Spagna dopo essere andato in America e Rosario ha il sogno di diventare una cantante.
Al di là della trama che ho trovato poco coinvolgente ma che non è sicuramente il peggior difetto di questo libro, passiamo a quello che mi ha davvero sconvolto: lo stile dell'autrice, se si può definire tale.
La narrazione è piatta, insipida, una mera cronaca di quello che succede, un fatto dietro l'altro senza alcuna emozione, i protagonisti non mi hanno trasmesso nulla.
Questo libro ripercorre la storia vera dei nonni dell'autrice, credo che la Pobla sia stata troppo ambiziosa, l'idea sicuramente era buona ma è stata sviluppata male, la scrittura è molto semplice, anzi elementare e ho trovato dei difetti per quanto riguarda la struttura narrativa.
Mi spiego meglio.
I personaggi non sono delineati, sono banali e scialbi, sono descritti in maniera superficiale, non sono riuscita a capire ne come siano fisicamente ben che meno ho trovato un'analisi a livello psicologico.
I dialoghi sono inesistenti, ho trovato che l'intreccio narrativo sia un semplice elenco dei fatti, come se l'autrice si fosse creata una scaletta e l'abbia trascritta senza aggiungere nulla.
E' come se mancasse lo zampino dell'autrice, proprio quel qualcosa che rende la narrazione coinvolgente e appassionante ma anche credibile, non so se questo sia dovuto al poco talento dell'autrice oppure sia legato a un progetto narrativo troppo "grande" per la sua esperienza come scrittrice.
I primi capitoli non sono così disastrosi ma poi il romanzo precipita verso un punto di non ritorno.
Quello che non riesco proprio a superare sono i personaggi che risultano freddi e "solo su carta" non li conosciamo, non sappiamo cosa provano se non marginalmente, non risultano verosimili, manca proprio una sorta di "introspezione" che ce li avrebbe resi "umani e reali".
Ad un certo punto mi sono chiesta cosa stessi leggendo, poteva essere davvero qualsiasi cosa, gli ingredienti per una ricetta o un elenco della spesa.
Credo che in questo libro non esca la vera personalità dell'autrice, potrebbe essere scritto da chiunque questo romanzo, non ho riconosciuto uno stile, è tutto così insipido.
Non vedo nessun lato positivo, la storia tra i due protagonisti non la riesco a valutare perché non riesco ad andare oltre ad una narrazione che sicuramente risulta lenta e poco appassionate.
Non credo che il problema sia il genere inteso come saga famigliare, il vero difetto di questo romanzo è come ci viene raccontata la storia e purtroppo ci vuole uno sforzo in più per rendere un insieme di avvenimenti un libro.
Mi dispiace ma io sconsiglio la lettura.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    16 Giugno, 2021
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LONDRA AI TEMPI DELLA BREXIT

Trovo che lo stile della Craig sia molto scorrevole e appassionante anche quando la trama è meno coinvolgente, mentre lo sono di più le riflessioni attorno alla vita dei personaggi.
Davanti a me avevo un libro che non è un thriller anche se lo potrebbe essere all'inizio, ma piuttosto tende la mano a una storia d'amore e di riscatto personale e in parte sociale.
Hannah è una giovane donna che sta divorziando dal marito e ha una figlia piccola di nome Maisy; sta partendo per la Cornovaglia per dare l'ultimo saluto alla madre Holly.
Nel corso del testo capiamo quanto l'ex marito della protagonista, Jake, sia un uomo inqualificabile, incolpa la moglie di tutto, di non essere tornata a lavorare dopo la nascita della figlia, della fine del loro matrimonio, di non essere capace a fare la madre e di non riuscire a mantenersi da sola.
"A quasi trent'anni Hannah era esaurita da debiti, disperazione, solitudine, rabbia e dalla consapevolezza che, pur avendo fatto tutti i salti mortali giusti, la vita migliore i cui aveva riposto le proprie speranze non si sarebbe trasformata in realtà. La sensazione di aver fallito era peggio della fame, e praticamente impossibile da distinguere dalla fame, Vivevano separati da quasi due anni, e di recente lui le aveva chiesto il divorzio."
Non posso non stare dalla parte di Hannah, anche se è un personaggio che in alcuni momenti ho trovato poco credibile, non sono riuscita ad instaurare un legame con lei, non si è creata quell'empatia che pensavo si dovesse provare, per una donna che ha sofferto così tanto nel suo passato.
Jake l'ha maltratta, l'ha sminuita sia come donna si nel suo ruolo di madre, non perde occasione per umiliarla.
"Questo è il problema di un matrimonio finito male. Non si sa chi è pazzo, chi è cattivo e chi è solo triste."
Sul treno per la Cornovaglia Hannah incontra Jinni, che dopo aver raccontato il suo matrimonio infelice con Con, le propone di uccidere ognuno il marito dell'altra. Anche la protagonista ha pensato molte volte a come sarebbe stato non avere più suo marito, in alcuni giorni era un pensiero fisso. Pero, per sua figlia sarebbe stata devastante questa perdita e Hannah non ne può non tener conto.
Durante la fase del divorzio molte donne soffrono e si sentono arrabbiate con il marito tanto che pensano solo al peggio, ma come è stato rivelato da alcune ricerche, tra il sognare di essere vedove ed esserlo veramente c'è una grossa differenza.
Hannah è un personaggio che ho faticato a comprendere, è una ragazza che così giovane si trova davanti ad una serie di problemi che apparentemente non riesce a risolvere, da piccola si è sempre rifugiata nei libri e nelle storie contenute in essi. Si immaginava una vita perfetta come quella delle eroine della sua amata Austen, La sua famiglia era molto povera e questa "evasione" letteraria le permettere di sognare una vita migliore, ma nell'epoca regency non avrebbe potuto nemmeno fare la governante.
Grazie a queste storie lei viaggiava con la mente, si era allontanata dalla propria vita di St. Piran e aveva apprezzato il coraggio di eroine come Jane Eyre, soprattutto quando la giovane protagonista del romanzo di Charlotte Brontë aveva detto senza paura, che anche lei aveva un anima e un cuore, in un accesso confronto con Mr Rochester.
Hannah è cresciuta senza il padre, non sa cosa sia successo veramente tra lui e sua madre Holly, la protagonista ha sempre notato l'infelicità che aveva la sua mamma anche se non ha mai capito da cosa derivasse o se dipendesse da lei.
C'è anche spazio per delle riflessioni sul mondo delle donne oggi, dove c'è ancora quest'idea che il matrimonio per una donna sia un'aspirazione per fare carriera o per ottenere una posizione migliore.
Ho adorato il battibecco "letterario" tra Hannah e un altro personaggio (che non svelo) su quanto la Austen fosse femminista o meno e su quali temi avrebbe potuto scrivere e di quanto le Brontë fossero più coraggiose.
Io non sono un'amante della Austen però credo che il suo intento fosse quello di descrivere con ironia la società del suo tempo e dare un lieto fine alle sue protagoniste, ha dato loro un riscatto che molte altre donne non potevano avere.
Un argomento di grande attualità è la violenza sulle donne sia fisica che psicologica, l'autrice ha iniziato a scrivere questa storia sull'onda del movimento #Me Too, quando sono uscite delle storie terribili di maltrattamenti verso le donne.
Ma in questo libro c'è anche il rovescio della medaglia, anche le donne possono diventare pericolose forse anche più degli uomini in alcuni casi.

La violenza non va mai bene e non risolve nulla.

Un altro tema importante che l'autrice affronta in maniera approfondita è quello del divorzio, quanto il partner possano cambiare e diventare aggressivo e fare delle azioni veramente brutte quando decide di separarsi o subisce la separazione. Ma anche come possano rinfacciare scelte che prima erano state decise assieme al coniuge e che ora sembrano invece non essere state condivise.
Questo libro è ispirato al romanzo "Strangers on a Train" di Patricia Highsmith.
E' un libro che racconta varie storie, da vari punti di vista, di come le scelte possano influenzare la nostra vita e come la possano cambiare.
Nel testo l'autrice affronta anche il tema attuale della Brexit ripete spesso quanto gli affitti degli immobili siano alti, soprattutto per gli stranieri, di questa situazione si parla anche nei libri precedenti dell'autrice, come anche di immigrazione, di differenza tra chi è sempre più ricco e chi vive in povertà.
Anche questo romanzo, come i precedenti dell'autrice, fa parte di una serie di romanzi interconnessi dove i personaggi minori diventano maggiori e viceversa.
Per esempio le datrici di lavoro di Hannah, Polly e Kate compaiono in "Un castello di carte" e il figlio di Lottie, Xan, è il vicino di casa della protagonista e compare nel libro "Le circostanze".
E' un libro di grande attualità, che ti porta a riflettere sul nostro mondo, sulle donne, sulle relazioni, non è un thriller quindi se cercate suspense o altro non c'è.
Credo che questa autrice meriti di essere letta e apprezzata, tra i suoi romanzi che ho letto questo è quello che mi ha colpito di meno, anche se ho colto il suo intento che era quello di raccontare la società di oggi e le sue contraddizioni con una buona dose di satira.
Racconta la vita di persone normali che cercano di sopravvivere, di amare e di essere felici e di quanto sia difficile realizzare i propri sogni e accettare che alcune scelte che abbiamo fatto non si possono cambiare.
Io mi sento di consigliarlo.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    16 Giugno, 2021
Top 50 Opinionisti  -  

LA MAESTRA DEL NOIR

Questo romanzo è stato pubblicato nel 1953 ed è l'ultimo libro che ha scritto Elisabeth Sanxay Holding, lei è considerata come una delle scrittrici che ha contribuito a far nascere il noir.
La protagonista del romanzo è Tilly MacDonald, una donna in crisi che ha un figlio di nome Robert che ha cinque anni ed è rimasta vedova.
Tilly è oppressa dalla sua vita e dalla paura di non riuscire a mantenere suo figlio, è ossessionata dal controllo continuo e morboso, nei confronti del suo bambino.
E' imprigionata in questa vita, si sente soffocare e ripensa con amarezza ai pochi momenti felici che ha vissuto con il marito Ian, non lavora e l'unico obbiettivo della sua vita è quello di proteggere suo figlio con ogni mezzo.
Tilly sta passando l'estate in campagna con la cugina Sybil, anche se il rapporto con la donna non è dei migliori.
Il libro inizia con il racconto di un particolare giorno in cui Sybil decide di far un riposino pomeridiano e prende una pillola per dormire che le porta Tilly, la donna si addormenta immediatamente; anche se alla protagonista questa cosa sembra strana, decide di uscire subito dalla camera perché è in costante ansia per il figlio.
Alla sera c'è una festa, dopo l'arrivo degli ospiti, Sybil non è ancora scesa e quando la chiamano trovano la donna morta e poco dopo arriva la polizia per capire cosa sia successo.
Anche il marito di Sybil, Howard, è stato avvelenato ma si è salvato.
Si scopre che Sybil è stata avvelenata con il cianuro, ma Tilly quando viene interrogata, non dice la verità; in questo l'autrice è stata brava a far nascere dei dubbi nel lettore su quello che poco prima aveva letto e quindi sul fatto che Tilly potrebbe essere la responsabile dell'accaduto.
Sybil si poteva salvare?
Tilly perché non si è insospettita quando la cugina si sia addormentata subito?
Perché non dice alla polizia la verità?
Tilly ha paura di essere in un qualche modo incriminata e che lei non possa più prendersi cura di suo figlio, oltre a questo si sommano una serie di piccole cose strane che ci fanno dubitare un po' di tutti i personaggi che ruotano attorno a questo romanzo.
Tutti mentono in questo libro per salvare se stessi o gli altri, l'autrice è riuscita a creare dei personaggi vividi e molto realistici.
Tilly è un personaggio che sta attraversando un periodo difficile della sua vita, quindi in molti punti del romanzo ho creduto che lei potesse aver fatto qualcosa di veramente forte, un errore, una distrazione che le poteva costare caro. Aver perso suo marito e averlo anche vissuto così poco, l'ha portata a sviluppare una sorte di "protezione" ossessiva nei confronti del figlio.
Mi sento di consigliare questo libro, ho apprezzato l'analisi psicologica dei personaggi e la loro caratterizzazione, il modo dell'autrice li ha resi reali e molto vicini a come sono le persone nella realtà, dove devono fare i conti anche con le proprie debolezze e fragilità.



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ALI77 Opinione inserita da ALI77    15 Giugno, 2021
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UN THRILLER POCO CREDIBILE

Leah è la protagonista di questo libro, è una ragazza di trent'anni che ama la routine, adora i libri, non ha amici e non si fida di nessuno, sembra nascondere qualcosa, un segreto che viene dal suo passato.
Un giorno riceve delle strane mail, qualcuno che la conosce e che sa quello che le successo molti anni prima.
L'idea iniziale è interessante ma l'autrice ha sviluppato male la narrazione, rendendola piatta, senza ritmo, né suspense.
Provando ad analizzare il romanzo, ho trovato che ci siano troppi salti temporali che non giovano alla scorrevolezza del testo, la narrazione non risulta mai essere incalzante ed è priva di tensione, non è sicuramente un thriller.
Il difetto principale credo sia proprio Leah, una protagonista incoerente e poco verosimile, la costruzione del suo personaggio è debole e fa acqua da tutte le parti. All'inizio del libro intuiamo che ha paura di qualcosa, non capiamo bene cosa sia, ma questo suo nascondersi all'interno del suo appartamento, il non volere nemmeno andare a bere un caffè con la sua collega è sicuramente un sentore di un disagio che lei prova, per qualcosa che le accaduto.
Poi cambia improvvisamente e non ha più paura quando inizia a chattare con uno sconosciuto in una chat per appuntamenti online, inoltre in merito alle mail che riceveva invece di chiedere aiuto alla polizia fa di testa sua. Da una pagina all'altra prende un coraggio invadibile.
Lo stile è molto semplice, la narrazione l'ho trovata poco scorrevole e in alcuni punti alquanto confusa perché i molti passaggi temporali non aiutano in questo, inoltre mancano i cliffhanger alla fine dei capitoli che avrebbero reso la narrazione più interessante e avvincente.

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    15 Giugno, 2021
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IL SECONDO CASO DI LEO CALDAS


L'autore ci accompagna con la sua penna coinvolgente e arguta in un crime che mi ha appassionata moltissimo.
La vittima di questo giallo spagnolo è Julio Castelo, soprannominato il Biondo, un uomo celibe sulla quarantina che lavorava al porto come marinaio e viveva a Panxón.
Il corpo è stato trovato alla deriva sul bagnasciuga della spiaggia di Madorra, l'uomo aveva le mani legate da una fascetta e delle ferite sulla fronte e sulla nuca. E' stata ritrovata anche una medaglietta d'oro della Virgen del Carmen, nelle tasche una higa e una busta di sale, delle banconote e delle chiavi.
Tutto fa pensare a un suicidio, il Biondo ha un passato difficile alle spalle legato alla droga, ma l'ispettore incaricato alle indagini Leo Caldas non la pensa così e inizia a indagare sulla vita dell'uomo e su un naufragio che lo ha coinvolto, avvenuto dieci anni prima.
L'ispettore Caldas è un uomo che proviamo a conoscere durante la lettura, è molto silenzioso e riservato e non ama mostrare i propri sentimenti. Leo non riesce ad esprimere l'affetto per il padre e per lo zio malato e la malinconia per la scomparsa della madre. Nel suo passato c'è anche un'ex ragazza Alba che è sempre presente nei suoi pensieri, come una ferita che ancora non si è rimarginata.
Nel suo lavoro è curioso, attento e scrupoloso cerca di scavare in profondità per capire cosa spinga una persona a commettere un atto così terribile, come quello di uccidere. Questo è il suo vero scopo oltre che assicurare alla giustizia i criminali.
Discorso a parte per il suo collega Rafael Estévez, che rispetto a Caldas, prende il suo lavoro in maniera più irruente è un uomo impulsivo, veemente e istintivo forse anche troppo, è sicuramente una coppia strana, ma che a mio avviso funziona. Rafael non è galiziano come Caldas, ma aragonese quindi proviene dalla parta nord est della Spagna.
L'indagine è molto tortuosa, l'autore dissemina indizi, false piste, assistiamo a un vera e propria corsa per trovare il colpevole e ho trovato la narrazione molto credibile.
Il giallo al centro del libro è di per sé semplice, ma ho apprezzato molto come l'autore sia riuscito, attraverso la sua abilità narrativa, a costruire una trama che appassiona, che tiene il lettore incollato alle pagine. Non ci sono colpi di scena eclatanti o una serie di morti violente, il caso si risolve con gradualità andando a scavare in profondità, nel passato della vittima, non dando nulla per scontato.
Il ritmo della narrazione è veloce sebbene le pagine sia quasi cinquecento, l'autore ha usato sapientemente molte tecniche per riuscire a incuriosire il lettore e a invogliarlo a continuare la lettura. I dialoghi sono brevi e non sempre forniscono nuovi elementi, ma è come se stessimo vedendo due persone parlare tra di loro nella vita reale. Utilizza anche il cosiddetto "sommario", quando Caldas legge le relazioni dei colleghi ci racconta quello che sostanzialmente già sappiamo. Inoltre anche i capitoli abbastanza brevi e i tagli di scena, evitano delle lunghe e noiose descrizioni e questo aiuta sicuramente a tenere un ritmo veloce.
Oltre al caso giallo che è il protagonista del libro, qui un ruolo importante è ricoperto dall'ambientazione: la Galizia dell'autore. E' un luogo suggestivo, che viene voglia di visitare, ci vengono descritti con dovizia di particolari il clima, il cibo, lo stile di vita degli abitanti e i marinai che vivono lì. La spiaggia di Madorra con la sua sabbia fine e bianca offre sicuramente un ambiente magnifico e incantevole e perfetto per il ritrovamento di un cadavere. L'ambientazione non fa da cornice alla storia ma è un elemento che interagisce con essa, che riempie la storia di atmosfera e arricchisce di fascino la trama narrata.
In questo libro conosciamo anche la comunità che abita questi bellissimi luoghi e attraverso le loro abitudini, la loro cultura, riusciamo a comprendere meglio come viveva la nostra vittima e il contesto sociale in cui era inserita.
Un ispettore come Leo Caldas così imperfetto e anche pieno di ombre e vizi, pensate al solo fatto che fuma troppo, così solitario e introverso lo rende sicuramente un personaggio interessante. I lettori tendono a prendere a cuore personaggi imperfetti più vicini possibile a una persona reale, io credo che in questo l'autore abbia centrato l'obbiettivo e spero possa creare ulteriori sviluppi attorno alla sua vita nei capitoli successivi.
Questo romanzo mi ha coinvolto moltissimo, appassionato, adoro come scrive l'autore e con onesta vi dico questo libro mi ha veramente sorpresa.

*Piccola nota finale:*

L'autore non ci racconta molto della vita dell'ispettore Caldas essendo questa una serie, probabilmente ci verrà svelato qualcosa di più nei prossimi libri. In realtà ho scoperto che questo è il secondo caso con protagonista Leo Caldas, il primo si chiama "Occhi di acqua" pubblicato sempre dalla casa editrice Ponte alle grazie anche se ora l'ho trovato fuori catalogo. Mentre il terzo libro è "L'ultimo tragetto" pubblicato lo scorso anno.
Volevo appunto recuperare anche il primo libro ma non ci sono riuscita, in quanto è introvabile anche in ebook, rimaneva solo il prestito bibliotecario che però aveva dei tempi troppo lunghi. Quindi ho rinunciato anche se non del tutto, perché mi sono informata con alcuni lettori spagnoli su Goodreads e mi hanno confermato che i libri si possono leggere anche in ordine differente e nel primo romanzo non viene svelato molto di più sul protagonista.

Ricapitolando in ordine di scrittura:

Occhi di acqua pubblicato nel 2008 ma fuori catalogo

(Leo Caldas #1)

La spiaggia degli affogati pubblicato nel 2021

(Leo Caldas #2)

L'ultimo traghetto pubblicato nel 2020

(Leo Caldas #3)

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ALI77 Opinione inserita da ALI77    13 Giugno, 2021
Top 50 Opinionisti  -  

IL PEGGIOR LIBRO DELLA SERIE

**E' fortemente sconsigliato leggere questa recensione se non si sono letti i volumi precedenti, perché ci sono degli spoiler.**

Il libro inizia con il matrimonio di Guy con Louisa, finalmente dopo tanti anni arriva anche per la protagonista un po' di meritata felicità e può lasciare definitivamente la famiglia Mitford, visto che ora seguirà un corso di stenografia e potrà trovare un lavoro migliore.

Louisa continua a essere in soggezione davanti alla famiglia Mitford, nonostante ora sia sposata e non debba più lavorare per loro, la ragazza viene ancora trattata come prima, quando era una semplice cameriera. Per le Mitford lei non è mai stata un'amica o una confidente, ma solamente una loro dipendente e in fondo ora le cose per loro non sono ancora cambiate.

Louisa però si sente molto riconoscente nei confronti della famiglia Mitford, loro sono stati la sua salvezza, anni prima era scappata dallo zio che la costringeva a rubare e lavorare per loro, ha cambiato per sempre il corso della sua vita.

Il rapporto con i suoceri è teso, la madre di Guy vorrebbe che Louisa stesse più a casa e non lavorasse ma la protagonista incarna l'idea della nostra donna moderna, vuole lavorare e avere un po' di indipendenza.

Nancy la primogenita dei Mitford propone a Louisa di accompagnare la madre e le sorelle Diana, Unity e Decca in crociera per tre settimane, ma la ragazza rifiuta perché ormai è sposata e può aspirare a un lavoro diverso.

Nancy vuole allontanare la sorella Diana, prossima al divorzio dal primo marito Brian Guinness, dal fondatore dell'Unione britannica Sir Oswald Mosley.

Un giorno però Louisa è costretta a tornare dalle Mitford e ad accettare la loro proposta di partecipare alla crociera, questo gesto è dovuto all'incontro della donna con uno sconosciuto che chiede il suo aiuto per sorvegliare Diana e Unity. Le due sorelle Mitford sono iscritte all'Unione britannica e questo incarico di "spia" lo dovrà svolgere per il governo britannico che vuole impedire lo scoppio di un'altra guerra.

Così Louisa lascia Guy e parte per questo viaggio, ma tutto si complica quando un passeggero verrà ucciso brutalmente nella sua cabina.

Ho trovato questo libro il peggiore della serie, la trama crime è troppo scontata e prevedibile e l'intreccio narrativo è fin troppo semplice e il colpevole è facilmente intuibile.

La narrazione è piatta e la storia è poco convincente, il finale è troppo sbrigativo e lascia insoddisfatto il lettore.

Lo stile dell'autrice l'ho trovato lineare, ma meno coinvolgente, i nuovi personaggi che introduce sono poco caratterizzati e fin troppo stereotipati.

Per me è stata una vera delusione, speriamo che i prossimi siano migliori di questo.

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