Opinione scritta da ombraluce
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Incanto notturno di una terrazza sulla città
Questo è uno dei classici della letteratura indiana, e come tale rispecchia la mentalità e il modo di prendere le cose tipicamente indiani: in un vortice di incredibili storie e personaggi, viste da dietro il bancone di un hotel, si snoda l’avventura umana di Shankar. Costui è un giovane ex impiegato rimasto senza lavoro dopo la morte dell’avvocato per cui lavorava (ah, il senso di casualità indiano!) che riesce, grazie a un detective aiutato da lui spesso in passato, a farsi assumere presso il più celebre hotel di una Calcutta degli anni Cinquanta, un grandissimo palazzo che sembra veramente una città nella città… Allo Shajahan Hotel la gente va e viene in continuazione e Shankar avrà occasione di incontrare personaggi davvero particolari, a cominciare dal direttore Marco Polo, per continuare con l’affascinante figura di Bose-da, addetto alla reception e dispensatore di saggezza spontanea e immediata (“ Non c’è nulla di permanente in questa straordinaria città, neppure la vita…….La fama? E’ fugace come una cometa che solca il cielo. Quello che ieri era un imperatore e passava la notte nella camera più lussuosa dello Shahjahan Hotel, oggi è un poveraccio e dorme in mezzo alla strada.”) E poi storie di amori clandestini, di ballerine e nani, di segretarie che scappano e poi ritornano…. Ma, soprattutto, il fascino incantevole di quelle notti stellate sulla terrazza dello Shahjahan, piena di cubicoli e tettoie che costituiscono, per dirla come Bose-da, la “locanda gratuita” degli inservienti dell’hotel. E vive lì anche Gomez, il capo musicista (“Non ho altra scelta. Quando la notte lo spettacolo finisce, in città non girano più tram e autobus”, risponderà a un esterefatto Shankar che lo sorprende alle quattro del mattino sulla terrazza con un fornelletto a preparare un caffè). Ecco, nonostante abbia letto il libro un po’ di tempo fa, quel che mi è restato intatto è il senso di notturna umanità di quella terrazza, dove tra scrosci di risate, brandelli di conversazioni e dolcissime sinfonie suonate di prima mattina, la vita si dipanava in mille sfumature pronta, ogni volta, a reinventarsi di nuovo nel turbinio del giorno nascente.
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Un libro da leggere a vent'anni (o anche prima!)
Questo è uno di quelli che io definisco “libri chiave”, in quanto contiene la chiave che può aprire la porta per una vita più autentica e, quindi, felice. Selvadurai, in questo romanzo delicato e scorrevole, è sublime nell’evidenziare l’importanza di una vita consapevole e l'agguato che spesso viene teso dalla società e dalle persone che ci sono vicine. L'importanza,cioè, di una vita nella quale le scelte siano pertanto sinceramente nostre e non di chi ci circonda, neanche se sono persone che ammiriamo e amiamo. Si soffre e ci si stupisce insieme ai personaggi del libro, provando disperazione e sollievo insieme a loro. Annalukshmi è una giovane ragazza che vive la difficoltà della condizione femminile a Ceylon negli anni venti, Balendran è un uomo maturo con famiglia che dovrà fare i conti con la sua mai sopita omosessualità e la dipendenza totale dal padre. La lezione che se ne ricava è magistrale, per questo mi sento di consigliarlo ai più giovani: un libro così può fare veramente molto bene, toglie quel velo di apatia inconscia che a volte non ci si accorge di portare. Per chi invece è più avanti nell’avventura della vita, la lettura di queste storie tormentate può comunque consentire si “salvare il salvabile” o, almeno, può avvertire dal non scivolare nell’errore di voler padroneggiare la vita degli altri.
Una grande tristezza in un libro pungente
Dico innanzitutto una cosa: per leggere questo libro ho dovuto superare il disgusto iniziale provocato dalle pagine iniziali. Splendido per descrivere alienazione e solitudine dei protagonisti, ma veramente un po' eccessivo se uno non è preparato a una tale situazione. Poi, però, succede una cosa stranissima: ho cominciato a vedermi davanti questi personaggi. Prima di tutti la malata Lia, poi il fratello Sid, l'infermiere Sotiris e la ragazzina Nina, tutti con le loro vite di solitudine e con un grandissimo bisogno, in fondo, d'amore e comprensione e, alla fine, ho sentito di amarli, di amarli tutti con le loro fragilità e i loro difetti a volte celati e a volte evidenti, a volte ai limiti della depravazione e altri spaventati dalla vergogna... Un romanzo di un'intimità sconvolgente, dove senti odore di corsia d'ospedale e profumo d'arance, l'aria stantia e pesante di un monolocale non riordinato e la brezza del mare tranquillo su cui galleggiano le pittoresche barchette dei pescatori... Nel libro c'è bruttezza e c'è bellezza, proprio come nella vita. Ed è veramente poetica e commovente l'immagine della piccola Nina, ancora intatta nella sua giovane purezza di vita, che cerca in tutti i modi di sfuggire agli "zombi" che la circondano e di mantenere l'equilibrio mentale. Un libro che non dà lezioni, troppo difficili in questo sconclusionato girotondo di vite e vicende, ma alla fine facciamo tutti il tifo per Nina...
Il segreto è nella salsa...
Non leggere questo libro significa privarsi di un grande piacere. Non conoscere la Signora Threadgoode (Ninny) significa non ascoltare le sue indimenticabili storie su quanto succedeva a Whistle Stop negli anni della Grande Depressione, non partecipare alle vicende di Ruth e Idgie, la coppia di amiche che gestiva il Caffè e, soprattutto, non entrare in quell'America difficile ma ancora solidale, di viaggi in treno e di premi in cibo offerti ai vagabondi per i loro lavori, che le multinazionali e la modernità hanno fatto purtroppo scomparire. E non entrare in quest'atmosfera nostalgica, ma sempre fondamentalmente positiva e ottimista, può voler dire non scuotersi di dosso apatia e inerzia che, in modo subdolo, possono attaccare chiunque, ma, in questo caso, hanno colpito la Signora Evelyn Couch, casalinga quasi cinquantenne che si deve recare ogni domenica alla casa di riposo Rose Terrace per incontrare la noiosa e scontrosissima suocera. Ed ecco la singolare genialità della Flagg: questa scrittrice, con la grazia di un'incantatrice d'api, riesce a far emergere una speranza, una possibilità, proprio da un contesto che appare assolutamente privo di attrattiva in questo senso. E invece... Da una fuga nel salottino dei visitatori sul retro, per Evelyn arriva la salvezza... nelle sembianze della vecchia Signora Threadgoode che le dice :" Mi chieda in che anno qualcuno si è sposato, con chi e che cosa indossava la madre della sposa e nove volte su dieci saprò dirglielo, ma, accidenti a me, proprio non saprei dirle quand'è che sono diventata così vecchia!... " Da qui partirà l'indimenticabile racconto che cambierà la vita di Evelyn (e quella di suo marito...) e, senza esagerare, un po' anche quella di chi seguirà le vicende. Non voglio anticipare nulla per non togliere la sorpresa; dirò solo che, qui, argomenti "toccanti" come omosessualità o eutanasia sono trattati in modo talmente aggraziato e delicato che vien da chiedersi come possano invece a volte costituire motivo di interminabili diattribe e polemiche sterili.
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Il libricino dei lettori annoiati
Incuriosita dal titolo e dall'accattivante ricetta riportata in copertina, ho acquistato il libro, che era anche in appetibile sconto. Ecco, la parte più appetibile è stata proprio questa, il prezzo irrisorio... perchè, per il resto, sono arrivata alla fine solo per pura forza di volontà. In questa storia non ho trovato trasporto: dall'inizio alla fine uno sbiadito tentativo di avvicinare il lettore ai sentimenti intimi di Jacques, maldestro e impacciato vedovo da sette anni (nonostante l'appoggio e la fiducia degli amici e un magnifico locale che sta mandando alla rovina), col risultato di farmelo diventare sempre più antipatico... poi l'incontro con la mitica Chaterine, che dovrebbe rappresentare il colpo di scena del romanzo, ma in realtà si capisce come va a finire molto prima che lo capiscano loro. E tutto senza nessuna sorpresa, nessun ostacolo (se si eccettua la pateticità di certe scene "culinarie" veramente banali) e nessun phatos duramte la lettura. Un vero "piattume", che fa accogliere con sollievo la parola "fine" ! Non consiglio la lettura neanche sotto l'ombrellone, niente a che vedere con "La scuola degli ingredienti segreti" di E. Bauermeister... Forse cercavo la stessa atmosfera, ma stavolta non sono stata così fortunata...
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Mai filosofia buddista fu così...divertente!
Ci sono tanti modi per un approccio al buddismo, magari da parte di chi non se ne è mai interessato: David Safier lo propone, in questo frizzantissimo libro, in maniera originale e divertentissima, pur nella profondità del messaggio che ci viene trasmesso. Kim Lange, conduttrice televisiva in carriera, in seguito a morte improvvisa quanto assurdamente imprevedibile, si ritrova reincarnata in formica, poichè nella sua vita ha prodotto poco Karma positivo. E subito chi legge si comincia a sentire un po' vicino a questo non invidiabile destino (scoprirete, leggendo, quanto possa essere complicata, se non addirittura pericolosa, la vita di una formichina...), poichè... a chi di noi non succede di dare per scontato certe cose, ad esempio l'amore dei nostri cari e le cose belle che ci circondano, specialmente quando si è presi da cose "importanti" come carriera, viaggi, centri benessere e via dicendo?
Safier sceglie di far parlare Kim in prima persona, coinvolgendo il lettore nei suoi sentimenti e nelle sue vicissitudini (ovviamente, dovrà passare attraverso altre molteplici reincarnazioni...), cogliendo perfettamente alcuni lati tragicomici della psicologia femminile, e aggiunge anche le memorie di Casanova (si, proprio Giacomo... a sua volta reincarnato in formica!) come note a piè di pagina, sicchè le storie sono in realtà due, si completano e si intrecciano in un insieme incredibilmente divertente, oserei dire spassoso... Vi basti pensare che ridevo da sola (e quando l'ho letto in altre recensioni ero un po' scettica!) Alla fine il libro vi prenderà moltissimo, non riuscirete a lasciarlo prima di leggere il finale, che, vedrete, non vi deluderà!
P.S. Adesso voglio leggere Delirio di mezza estate, dello stesso autore! Anche in questo caso, il titolo promette bene...
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Un inno alla buona cucina e alla condivisione
"Il cibo può essere il veicolo, ma il carburante sono le persone!" Questa è la frase che si può trovare nell'intervista finale all'autrice del libro, Erica Bauermeister. Un'idea interessante riportare questa conversazione, poichè ci permette di capire lo spirito con cui il libro è nato e lo smisurato amore per ricette e ingredienti che da esso traspare. In effetti, per essere una che offriva spesso come cena maccheroni al formaggio in scatola (abitudine nel mondo frenetico di Seattle), la permanenza di due anni in Italia è stata veramente un'occasione per scoprire un modo totalmente diverso di cucinare, un modo in cui "gli ingredienti fanno parte di una conversazione" e il cibo può trasmettere quella sensazione di familiarità altrove sconosciuta. Da qui la necessità effettiva, per Erica, di iscriversi a un corso di cucina una volta tornata a Seattle e di trasmettere in un libro una storia ambientata in un corso simile, ricreando il tepore di certe serate trascorse a cucinare insieme, scoprendo nuovi gusti e nuove magie. E il libro riesce perfettamente nell'intento! Lilian, la proprietaria di un delizioso ristorante circondato da antichi ciliegi e cumuli di erbe aromatiche, ha affrontato e vinto, da ragazzina, la sfida di risvegliare la madre dall'esaurimento in cui era caduta dopo l'abbandono del marito. L'ha fatto attraverso il cibo: con un buon purè di patate, uno dei cibi più confortanti, l'ha aiutata a sentirsi al sicuro, poi, con una cioccolata calda al caffè e anice, le ha ricordato la passione e,ancora, con una fragrante mela semplice e fresca le ha ricordato la vita presente, richiamandola a sè. Per Lillian, quindi, il cibo non è semplice nutrimento per il corpo, ma diventa uno strumento per mandare alle persone messaggi di amore, perdono, comprensione, solidarietà e amicizia. E la sua scuola di cucina è davvero speciale... Sapori, ingredienti e consistenze vengono amalgamati in modo da riportare la felicità nella vita dei suoi iscritti: Claire, giovane sposa con due bimbi piccoli e tutte le problematiche del caso, si sentirà nuovamente "persona" assaggiando una squisita polpa di granchio; Carl ed Helen, anziani coniugi, riscopriranno le radici del loro amore assaggiando una deliziosa torta bianca, come quella che al loro matrimonio non avevano potuto avere... La giovane Chloe capirà il suo valore e riuscirà a lasciare l'egoista fidanzato dopo aver cucinato delle appaganti tortillas, e così via ... ogni protagonista riuscirà ad individuare quel particolare ingrediente che gli permette di trovare che cosa manca nella sua vita. Alla fine, giustamente, anche Lillian scoprirà questo ingrediente... ma per conoscerlo dovete leggere il libro!
P.S. Non ultimo, mi ha fatto anche piacere veder descrivere in modo soave alcuni prodotti italiani che fanno veramente la differenza: pomodori fiorentini, dadi italiani, prosciutto e melone...
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La storia di tutte le storie
Magico, spettacolare, originale... bellissimo! Non starò a dilungarmi sulla trama, ormai nota a tutti. Voglio soltanto dire che leggere di Fantasìa, entrando nel suo mondo fatato e imprevedibile, mi ha fatto veramente sognare e fantasticare ad occhi aperti. Così come mi hanno fatto trattenere il fiato le magnifiche avventure di Atreiu prima e di Bastiano dopo, mescolate agli avvenimenti e ai personaggi incontrati. Questo è veramente un libro di rara bellezza, da leggere ininterrottamente fino alla fine, poichè ogni capitolo spinge a cercare un seguito nel successivo. L'idea di scriverlo in due colori (rosso per le storie nel mondo degli uomini e verde per quelle di Fantasìa) fa già intuire la particolarità di questo libro, che, in realtà, racchiude tre storie in una: quella del libro sottratto alla libreria, quella vissuta da Bastiano e quella scritta dal Vecchio della Montagna. Contrariamente al film, che termina con Bastiano in volo sulla città reale, nel libro c'è tutta un'altra parte in cui Bastiano finirà per comprendere, a sue spese, che tutto può essere desiderato ma ogni desiderio ha un prezzo, e ogni scelta produce, inevitabilmente, una conseguenza che, a volte, non è prevedibile. Questo è un messaggio diretto oltre che ai ragazzi, che cominciano a muovere i primi passi nella vita, anche agli adulti, poichè tutti facciamo parte di una rete intrecciata all'infinito, nella quale tirare un filo ha effetto su tutti gli altri. Nel film (pur bello, mi ricordo ancora la scena della Palude della Tristezza, quando Atreiu perde il suo cavallino bianco) questo messaggio non c'è, ed è per questo che anche ai giovanissimi consiglio di più il libro del film. Un grande grazie a chi mi ha consigliato questa lettura meravigliosa.
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Magico libricino che rinfresca animo e cuore
Libricino letto durante un viaggio in treno Bologna-Modena, ma da riassaporare, riscoprire ed apprezzare ancora per lungo, lungo tempo... Io Mauro Corona lo leggerei sempre, non mi stanco di ritemprarmi nelle meravigliose vallate descritte come lui solo sa fare, di immaginare le montagne sia amiche che impervie che ci offre nei suoi libri e, soprattutto, non mi stanco di leggere di uomini che "tra disagi e fatiche, tirano avanti l'esistenza coi denti". Però.... sono sereni e, forse, anche in pace... Santo cielo, che salutare distacco dall'affannosa ricerca del possesso e del "successo". Corona ha il dono di farci ritrovare le cose che davvero contano, i valori cardine dell'esistenza, senza tanti discorsi e tante parole spesso superflue, ma con una grazia ed eleganza veramente uniche, che ti legano alla lettura fino alla fine e, quando arriva, ti fanno capire quanto sia fatuo il concetto di "vincita" legata al "successo" e quanto sia invece importante capire ciò che può davvero fare la differenza nella nostra vita.
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LA PERICOLOSITA' DEL PREGIUDIZIO
Ho letto questo libro nelle notti del terremoto. Avevo bisogno di una lettura avvolgente, che mi prendesse a tal punto da farmi scordare le scosse appena sentite e l'ansia per quelle imprevedibili future. Così, sistemata vicino alla porta d'uscita, scivolavo nelle pagine del romanzo, vivevo piano piano l'inizio dell'amore adolescenziale dell'americano Ishmael e della giapponesina Hatsue, entravo nel terrore vissuto dai giapponesi in terra americana dopo l'attacco di Pearl Harbor (risolto con l'allontanamento dei giapponesi dall'isola in cui era cresciuto il loro amore), soffrivo per l'ingiustizia e la casualità delle cose fino a rabbrividire leggendo di come Hatsue e sua madre dovevano vivere nel campo riservato ai giapponesi... Gutterson è bravissimo a spiegare stati d'animo e situazioni, al punto da far comprendere al lettore, per vie parallele, le varie evoluzioni che i personaggi compiono durante i loro percorsi di vita. Con un amore così bello e così sincero, un amore che mai avrebbero voluto spezzare... non basta la loro volontà per farlo continuare, per farlo vivere... Lei sposerà Kabuo, giapponese, e lui non si legherà a nessuna, perchè il suo cuore è già occupato. Ma l'apoteosi del libro, il senso della pericolosità dei pregiudizi e dei rancori, si ha con la descrizione del processo a Kabuo, che viene accusato per la morte di un pescatore americano, Carl Heine. Qui Gutterson è formidabile nei dialoghi e nelle prove a favore e a discapito dell'imputato, sceneggiando la storia in modo da far sì che anche chi legge non sappia, subito, se questi è o meno colpevole. Poi la verità si dipana, e la verità può essere una sola... ma c'è un solo uomo che la sa, e quell'uomo potrebbe avere la donna che da tanto ama tutta per sè, se la tenesse nascosta. Cosa sceglierà? Ovviamente non lo dirò, ma vi anticipo solo che l'ultima parte del libro è uno dei capitoli più intensi e emozionanti che abbia mai letto.
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LIBRO INDISPENSABILE ( E BELLISSIMO)
Il libro racconta in autobiografia una straordinaria testimonianza di vita e di pace, tutta racchiusa in questa frase:” Ho perso le mie figlie, e nonostante la rabbia e lo sconcerto so che non odierò. ” Sulla figura di Izzeldin Abuelaish, medico ginecologo nato a Jabalia, il più grande campo profughi della Striscia di Gaza, ci sarebbe tantissimo da dire, mi limito qui a ricordare che è stato proposto come premio Nobel per la pace e che, nemmeno dopo la tragedia che lo ha colpito, ha smesso di credere che la pace tra israeliani e palestinesi sia possibile, né di prestare la sua opera di medico sia a Gaza che in Israele, primo medico a esercitare la sua professione sui due versanti della “frontiera”. Il libro è molto forte, coinvolgente, fa arrabbiare e commuovere, ma, soprattutto, devo dire che fa riflettere. Lasciandomi, insieme all’infinita tristezza di tante morti di innocenti, assurde da una parte e dall’altra, la meravigliosa testimonianza di questo grandissimo uomo, che propone ai politici di “costruire ponti di pace, non muri” e alle persone di” non giudicarsi senza sapere nulla l’uno dell’altro, ma di essere mentalmente aperti da volersi conoscere, cominciando a rispettare le reciproche differenze e, soprattutto, cominciando a rendersi conto di quanto si è simili.” Quanto c'è bisogno di queste parole, di queste storie... Oggi ognuno guarda male chiunque sia diverso da sè, solo per il fatto che è diverso, ma in realtà siamo tutti un po' meno "diversi" di quanto crediamo. Si vede bene nelle disgrazie, quando si superano tutte le barriere per aiutarsi a vicenda. Izzeldin ha visto, in quanto medico, che negli ospedali i pazienti, israeliani e palestinesi, imparano a conoscersi e ad apprezzarsi a vicenda, superando le iniziali diffidenze . E se succede in ospedale.... Perchè non può succedere nella vita? Questo il magnifico interrogativo che lo scrittore si pone e ci pone, arrivando a compiere una scelta fondamentale per quanto riguarda il suo percorso di vita: ha perso le figlie, è un uomo distrutto, ma sceglie di non abbandonarsi a odio e vendetta perchè vuole che la morte delle sue figlie sia come un sacrificio per evitare che queste cose succedano ancora. Il capitolo in cui Izzeldin fa questa scelta, solo, in mezzo alle macerie e con l'animo devastato è veramente toccante, non nascondo che la commozione ha avuto a volte il sopravvento sulla lettura. Questo è un libro "vivo", attuale, struggente, problematico e tremendamente umano. Mi sento fortunata per averlo letto , mi ha arricchito moltissimo e lo consiglio vivamente a tutti.
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Delicato, struggente, accorato... bellissimo!
Leggere questo romanzo è come fare un tuffo in un mare di tenerezza, di sentimenti autentici e di un amore che resterà per tutta la vita e che, ovviamentee sarà la prima cosa da salvare in caso di incendio. Vaclav e Lena bambini inteneriscono, incuriosiscono e commuovono riportandoci, con la loro ingenuità e allegria, alle sensazioni della nostra infanzia. Vaclav e Lena giovani ci mostrano come un amore possa vincere su tempo e distanza, sulle brutture della vita, sulle incognite del destino. Poi la storia ci mostra anche l'amore delle madri, determinato a proteggere nonostante tutto, a costo di incomprensioni che poi la vita stessa risolverà, quando vorrà... E' un libro unico, travolgente e sincero. Un libro da salvare in caso di incendio...
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Ineluttabile risveglio dell'anima
Questo romanzo mi ha tenuto compagnia per tre serate e solo perché nelle prime si era fatto veramente troppo tardi! E’ stata una lettura agile, insolita e deliziosa, che mi ha fatto attraversare i tormenti e le vicissitudini di queste tre amiche cinquantenni, arrivate, ognuna con una storia e una problematica diversa alle spalle, a un bivio nella loro scelta di vita. E, come sempre accade, questo bivio non si palesa espressamente come le indicazioni ad un incrocio stradale, ma si nasconde abilmente nell’atmosfera ovattata e neutrale delle loro vite, fino a quando può…. Poi, però, il susseguirsi degli eventi, con la scomparsa di Carmen e il coinvolgimento sempre più forte dei loro amici più cari, lo vedrà manifestarsi in tutta la sua prorompente potenzialità, fino a quando anche le più piccole, subdole e malcelate parti di opportunismo dovranno essere per forza cancellate e sostituite con qualcos’altro, pena il pensionamento dell’anima, la rassegnazione assurda a un’esistenza in cui non riescono più a riconoscersi. Ma attenzione, le donne di questo romanzo non sono una sorta di Thelma e Louise all’italiana, non hanno niente del loro estremismo e della loro totale mancanza di speranza nel domani; le donne di questo romanzo sono semplicemente “non addomesticate”, riescono a sentire che è l’ora del cambio della marea e si abbracciano non per disperazione, ma per trasmettersi l’un l’altra quella forza che, dopo le esperienze che ognuna di loro ha passato, sentono ora di avere e di non voler più perdere. La frizzante leggerezza che traspare dai loro dialoghi (a volte forse un po' troppo prolungati e "analitici") e la tragicomica essenza di qualche scena nulla tolgono al profondo senso di ricerca interiore e alla drammaticità di episodi che rendono la storia intensamente umana e attuale. L'autrice riesce quindi a guidare il lettore,con tenace dolcezza, verso la consapevolezza che la vita non è un libro già stampato ma è un romanzo che noi stessi scriviamo, giorno dopo giorno.
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Un'avvincente avventura contemporanea
Visto e preso in libreria, perché mi attirava il titolo. E ancora una volta l’istinto mi ha guidato verso il libro giusto… Scoprendo il “diario” di Veronica, si entra con lei nell’angusto labirinto del matrimonio fallito dei suoi genitori, degli studi pesanti e non amati che si sente costretta a fare per non deludere il padre, delle pressioni di un fidanzato che vuole che tu lasci tutto per andare a vivere con lui…. Insomma, sembra quasi di sentire l’odore dei corridoi del dormitorio dove Veronica vive e di vederla con i grandi occhi neri spalancati quando, alla porta nel dormitorio, bussa sua madre per chiederle ospitalità, perché è stata sfrattata e non sa dove trascorrere la notte. Una madre senzatetto!!! Qua si ribaltano tutte le cose che credeva certe e incrollabili, qua si ribalta il mondo… Ma, attraverso sguardi, toni di voce, sforzi , sfumature impercettibili ma fondamentali in un percorso di crescita, l’evoluzione emotiva di entrambe maturerà in maniera sorprendente: anche chi legge vivrà questa crescita personale, (la madre, la figlia… ma quando si finisce di “crescere”, forse mai…) identificandosi, soffrendo, ma anche sorridendo parecchio, poiché il tono della scrittrice, pur nella tragicità di certe situazioni, conserva la freschezza e l’immediatezza di una ragazza di vent’anni, prima “smarrita” poi determinata a rimettere nella direzione giusta la sua vita. Le persone cambiano, si muovono, niente è immobile nell’avventura imprevedibile della nostra vita… Bellissimo anche il personaggio della sorella maggiore, tutto da scoprire… E si scivola, pagina dopo pagina, verso un finale che qui non rivelo, ma che mi ha lasciato un senso di serenità e ottimismo nella vita , non sdolcinato, artefatto e obbligato, ma vero, concreto e straordinariamente evidente.
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Una carezza per il cuore
Fannie Flagg si riconferma con questo libro autrice unica e confortante come una carezza sul cuore.
Per leggere questo romanzo bisogna spegnere la Tv, sedersi comodamente sul divano e assaporare, per un po', la dolce atmosfera e la fragranza leggera che le pagine trasmettono, facendo pace con tutto e tutti. La dolce ma energica vecchietta che si ritrova in Paradiso dopo essere caduta dal fico del suo giardino (e punta da uno sciame di vespe, per di più...) ci fa vivere il più magico e stupefacente viaggio a cui si possa pensare, anche perchè non è detto che sia un viaggio di sola andata... E le vite di chi la conosceva ne saranno comunque coinvolte... Leggendo la storia, in cui non manca l'immancabile irresistibile imprevisto risolto alla Fannie Flagg, il tempo scorre piacevolmente, tra ricordi di zia Elner, incontri inattesi e l'immancabile profumo di una torta al caramello.
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Radio, ricette e l'imprevedibile ironia della vita
Questo è un delizioso romanzo d’altri tempi, un piccolo gioiello che, con la delicatezza e l’umorismo tipici della Flagg, trasporta il lettore su un altro pianeta, in cui tutto è semplice e amichevole. Chi non vorrebbe vivere a Elmwood Spring? Qui le persone si conoscono e si aiutano, affrontano con coraggio e serenità le prove, grandi e piccole, che la vita presenta loro e devo dire che alcune hanno veramente tanto da insegnarci (ad esempio Beatrice, la ragazzina cieca dalla nascita che canta come un angelo, conosciuta dagli ammiratori della radio come il Piccolo Usignolo Cieco). Tramite la dolcissima Dorothy Neighbor, che trasmette un programma radio direttamente dal salotto di casa sua (con tanto di Nonna Smith al piano , pettegolezzi e notizie sugli abitanti, gli eventi e ricette da far venire l’acquolina in bocca…) il lettore impara, poco a poco, a conoscere tutti, con le loro debolezze e i punti di forza… C’é Bobby, il suo amato figlio di dieci anni, suo marito Doc, Norma, Macky e zia Elner, oltre a Betty Raye, Hamm Sparks, Cecil Figgs e tanti altri. Ma non spaventatevi! La lettura è piacevolissima e l’intreccio fra le vite di questi personaggi (a volte assai bizzarri e divertenti) arriva spontaneamente e si sviluppa in un crescendo veramente curioso… con finale a sorpresa per chi avrà avuto la pazienza ( e il divertimento) di arrivare fino al punto! (“Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop” insegna…) Consigliato,consigliato,consigliato!!!
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Storie e natura da ritrovare
Per fortuna che Mauro Corona,quando ha scritto questo libro, era"stufo di case,stanze e porte chiuse"! In effetti leggerlo è come respirare a pieni polmoni aria fresca e pura, riposando gli occhi con tanto, tanto verde e sentendo in sottofondo rumori di boscaioli al lavoro e cinguettio di uccellini... Queste sono storie all'aria aperta, che ci parlano di animali, persone, leggende e ci trasportano nella magica atmosfera di natura e amicizia che resiste nel tempo, senza bisogno di parole o particolari sforzi. Il tutto permeato da un innato amore per gli animali , espresso pienamente, ad esempio, quando dice che "qualsiasi animale, anche una gallina, è importante per chi trascorre gli anni in solitudine". E la storia di "Icio e i cagnetti", questo omaccione che va in giro sotto la pioggia con una borsa piena di cagnolini per consegnarli a un amico che stava in una valle vicina (quando c'era chi l'aveva consigliato, sbrigativamente, di disfarsene), beh... è una storia che fa commuovere e sperare. I personaggi, anzi, le persone di cui ci parla Corona sono forse lontano dalla nostra realtà quotidiana, ma sono molto vicine al nostro cuore.
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OGNUNO HA LA SUA VERITA'
La copertina di questo libro esprime già la varietà e la moltitudine dei personaggi, con tanto di nome e cognome e nazionalità. Ecco, la nazionalità è il vero perno attorno cui ruota il racconto che, partendo dall'omicidio dell'equivoco "Gladiatore", ci fa conoscere ad uno ad uno i personaggi del condominio da lui abitato, appunto un palazzo di piazza Vittorio, il quartiere più multietnico di Roma. Indovinatissima è la scelta di presentare ognuno di questi con la sua verità e la sua ipotesi su chi possa essere l'assassino, attraverso una miriade di congetture e diattribe condominiali che culminano puntualmente sull'ascensore, oggetto di uso comune di persone di varie provenienze e classi sociali.Ufficialmente c'è un indiziato, Amedeo, che è sospettato per il semplice fatto di essere scomparso dopo l'omicidio, ma i condomini e i suoi amici, sia italiani che no, non sono d'accordo con questa ipotesi. Amedeo sembra anzi essere l'unica persona che tutti rispettano e nel quale hanno fiducia.La portinaia Benedetta Esposito, ad esempio, lo difende perchè lo crede una brava persona, e, pur dicendo che bisogna cacciare tutti i lavoratori immigrati, è convinta di non essere razzista... Attraverso le voci dei vari protagonisti affioreranno tutte le incomprensione, le false certezze e le diffidenze con cui le persone si trovano a contatto quotidianamente, in una mescolanza di episodi sia drammatici che divertenti che ci porteranno al finale inaspettato e... veramente illuminante!
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Un minuto che cambia una vita
Ho acquistato questo libro in edicola, durante una vacanza. Non mi aspettavo granchè. Ho dovuto ricredermi. Narra la disperazione di un padre che lascia il figlioletto addormentato in auto, per andare a osservare due splendidi cervi sulla cima dell'Angels Crest e, al ritorno, non lo trova più. E' un padre separato, che ha ottenuto la custodia del figlio dopo una dura battaglia legale con l'ex-moglie. Si sentiva vincitore... finalmente libero...e invece deve dare l'allarme per cominciare le ricerche nei boschi, a cui tutta la comunità parteciperà. Vi lascio immaginare la reazione non solo dell'ex- moglie, ma di tutti i conoscenti e anche dei media, pronti a condannare un uomo che è il primo a condannarsi e a non trovare un senso a quello che è successo, un uomo che sta scomparendo... Ma questa immensa tragedia servirà anche a molti per affrontare questioni irrisolte della loro vita, fino a "chiudere il cerchio" e ciò varrà anche per il giudice a cui è toccato il caso... Un libro commovente e avvincente, che ci fa vivere in prima persona l'angoscia di una tragedia più grande di noi.
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Un amore bellissimo
Questo è un racconto bellissimo, che racconta il grandissimo amore tra un nonno pugile e la sua nipotina down, che per lui è "la bambina più bella del mondo". Tante sono le vicende tristi e tragiche che il nonno e la nonna devono affrontare (i genitori, ognuno in modo diverso, si sono arresi) e si arriva a un finale sorprendente ma assolutamente veritiero, che lascia comunque un senso di speranza e fiducia nella vita. La particolarità del racconto è costituita dallo stile, scorrevole e immediato, e da un tocco di umorismo che riesce a trasparire anche nella tragicità della vicenda. Riporto la frase di copertina perchè è molto significativa e rende in pieno la spirito del libro: "non importa perdere,piccola. Si può perdere anche tutta la vita. Capita. Importa come si perde. Come." Non si può non leggerlo...
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Un libro che appassiona e travolge
"Tutte le vite che potremmo vivere,tutte le persone che non conosceremo mai, o che non saremo, sono ovunque. E' questo il mondo". Ecco la frase che introduce al libro. Ed ecco lo spirito che attraversa ogni pagina, in un turbinio di vicende e sentimenti che trascinano il lettore nell'evolversi di un disegno in avvenire, che si dispiega piano piano attraverso una trama dal fascino coinvolgente e appassionato. Intorno alla figura dell'equilibrista Philippe Petit, che tutti ammirano e guardano stupiti e immobili(cosa che, in diversi momenti, accomuna tutti i protagonisti),si dipanano le storie fragili e immense delle persone, come se la vita stessa fosse costituita, nella sua essenza, dal tentativo di restare in equilibrio su un filo sottile. Il romanzo è piacevolissimo, si legge d'un fiato. Solo all'inizio ho avuto un po' di difficoltà a collegare le storie, poichè lo stile è insolito e un po' frammentato. Proseguendo, però, tutto risulta chiaro e ,anzi, gli intrecci di storie e voci coinvolgono ancora di più perchè non erano dati per scontati. E viene da pensare che restano così tante storie da raccontare...
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La giusta indignazione nella magia della realtà
Sepùlveda è uno dei pochi scrittori che, pur affrontando temi etici drammatici, riesce a non far mai mancare ironia e poesia alle sue pagine. Accompagna il lettore nelle sfaccettature della vita, facendo riscoprire la giusta indignazione e il proposito di non dimenticare la barbarie. L'idea è quella di raccontare vicende lontane fra loro, prendendo il via dai ricordi recenti e passati.
Alcuni racconti invitano alla rilettura, come "La dura e tenera fragilità degli eroi" o "Il mio amico, il vecchio".
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Impareggiabile romanzo d'autore
Non esiste commento, frase o parola che possa rendere la magistrale epopea di questo memorabile romanzo! Potrei tentare dicendo che l’ho letto d’un fiato, che mi sono addentrata in paesaggi descritti in modo assolutamente fantastico, che ho vissuto la tenerezza di sentimenti dolcissimi e ineguagliabili, al punto che mi sembrava di conoscere veramente i personaggi coinvolti, e che mi sono commossa fino alle lacrime nei momenti più duri e sconvolgenti di realtà tanto lontane ma che paiono lì, dietro la porta di fanatismi e intolleranze inizialmente quasi invisibili… Vorrei dare un esempio della scrittura meravigliosa di Cheng, che sembra dipingere quadri anziché descrivere, citando la descrizione di nuvole e nebbie del del monte Lu, il mitico monte che accompagnava le giornate dei ragazzi del villaggio. Eccola: “nuvole e nebbie del monte Lu, talmente famose da diventare un motto che sta a indicare un insondabile mistero, una bellezza nascosta e ammaliante. Con il loro moto capriccioso, imprevedibile, con quei colori incerti, rosa o porpora, verde giada o grigio argento, trasformavano la montagna in un’opera di magia. Volteggiavano in mezzo ai numerosi picchi e dossi del monte Lu, indugiando nelle vallate, levandosi verso le cime, e così conservando intatta un’aura di mistero. Ogni tanto, all’improvviso, si dissolvevano svelando all’occhio umano tutto lo splendore della montagna. Con la loro serica consistenza, il loro profumo di sandalo bagnato, quelle nuvole e nebbie erano paragonabili a un essere materiale e al tempo stesso irreale, un messaggero venuto da chissà dove per dialogare un attimo o a lungo, secondo l’umore, con la terra…” Non vi sembra di vedere la scena, di respirarne gli odori e di avere spalancata davanti a voi la splendida natura possente della montagna? Ebbene, Cheng ha questo dono particolare, che rende il lettore spettatore della vicenda e del contesto in cui questa si sviluppa. Pur avendo letto tanti autori, non avevo mai scoperto una tale ricchezza di poesia descrittiva. La stessa poesia che mette nel disegnare il legame sentimentale fra i protagonisti , nonché la sofferta ricerca spirituale esplosa nel confronto tra le due civiltà, occidentale e orientale. Il lettore non deve però credere che tutto il romanzo sia permeato da delicati affreschi e tocchi gentili; nella seconda parte, quando Tianyi fa ritorno in Cina finendo poi nel campo di lavoro al Grande Nord, nulla delle tremende condizioni di vita e delle laceranti umiliazioni costrette a subire dai prigionieri viene risparmiato al lettore-spettatore! Mi sono trovata a chiedermi “Ma come fa ad essere ancora qui, a raccontare la storia? “ E il mio cuore gridava che no, non era possibile tanta durezza, tanta crudeltà in una sola storia, o nelle tante storie nelle quali man mano il protagonista finiva per intrecciare le sue vicende. E il finale… quello lo lascio scoprire a chi, come me, si lascerà trasportare a vivere questa avventura, perché di questo si tratta. E anche se so che farà soffrire, è il minimo che possiamo dedicare a queste vite pure, soffocate dalla durezza di una realtà degenerata.
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Si ride veramente, come con una vera amica
Questo piacevole libro ha il dono di portare con grazia il lettore all'interno delle vicende della famiglia Battles. Questa non è la famiglia da Mulino Bianco,ma, per intenderci, assomiglia più ai Simpson, con tutti gli equivoci e le incomprensioni che ciò comporta, solo che i figli sono più grandi, la madre lavora in uno studio professionale di psicologi e il padre...Lo lascio scoprire a chi leggerà. Dico soltanto che questo libro potrebbe essere letto con altrettanta empatia sia dalla cinquantenne un po' confusa che dall'adolescente "incompresa", sia dal ragazzino dandy che dal padre di famiglia con ambizioni di punto fermo della situazione ma quasi senza voce in capitolo. Libro apparentemente leggero, ma in realtà assai importante, poichè ti riporta veramente a riscoprire la meraviglia che si cela dietro il quotidiano indaffararsi, appunto "la meraviglia delle piccole cose".
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Per essere trasportati in un'altra dimensione
Ho cominciato molto bene le letture del 2012, poichè questo è proprio il libro di cui avevo bisogno: un'immersione globale e molto benefica nei veri valori e significati della nostra esistenza qui sulla terra, così offuscati in questi tempi confusi. Avevo già letto il primo libro della Morgan (...E venne chiamata Due Cuori)e mi era piaciuto, ma in questo, ancora di più, il lettore può conoscere, tramite l'esperienza di Beatrice/Mapyal, i modi di vivere e di considerare l'esistenza della Vera Gente, cioè la tribù di aborigeni australiani dell'Outback presso la quale la ragazza arriva a vivere un considerevole periodo della propria vita. E può riconoscersi nei valori e nel significato della nostra esistenza, ottenendo anche risposta a domande molto profonde e alle quali il mondo moderno e progredito non sembra prestare la minima attenzione. Il tutto scritto in modo scorrevole, appassionante e coinvolgente, al contrario di certi testi filosofici che fanno molto sfoggio di sapienza, ma che in realtà annoiano e stancano. Il finale, col Messaggio dal Sempre scritto da Bee Lake, è a dir poco stupefacente.
Da leggere, senza esitazione, e da assimilare pienamente.
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il valore che viene dalle parole
Ho letto il libro in due serate, e a malincuore ho dovuto riporlo la prima sera. Rarissimo caso di storia che avvince fino all'ultimo e che entra veramente nell'animo del lettore e lì resta anche ben oltre il termine della lettura. Oltre che con gli occhi, si legge con il cuore. Alla fine il cuore ringrazia, perchè una storia come questa non può non rendere migliore chi la attraversa mettendosi a fianco del protagonista. Trovo molto bello lo stile narrativo, questo dialogo tra il protagonista e la moglie scomparsa, perchè mi ha completamente assorbito emozionalmente. Lo consiglio a chi non ha paura di guardarsi dentro e a chi è stanco di superficialità e materialismo. Questo libro ha un grande valore: può rendere migliori.
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