Opinione scritta da Sordelli

80 risultati - visualizzati 51 - 80 1 2
 
Narrativa per ragazzi
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    17 Settembre, 2012
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Né più né meno come il primo

Mi aspettavo un risvolto; un risvolto serio. O meglio, mi aspettavo che il secondo capitolo di questa saga così ampiamente elogiata, fosse qualcosa che prendesse il lettore e dicesse «ok, adesso ti obbligo a comprare tutti i libri successivi perchè non puoi più fare a meno di questi personaggi, delle loro storie in quanto tutto è fin troppo intricato, originale ed imprevedibile». Invece no. Per molti aspetti, anche questo romanzo come il primo, pecca di prevedibilità che per me, purtroppo, non è più accettabile in un romanzo fantasy.
É altrettanto vero però, che l'ho letto velocissimamente, per cui....in parte mi è sicuramente piaciuto (infatti, sono una che se non apprezza nemmeno in minima parte un libro...ci mette una vita e mezza a finirlo XD)

Quindi...che dire? In questo secondo romanzo della Clare scopriamo i doni particolari di Jace e Clary, ma il mistero non viene svelato del tutto: che esperimenti avrà fatto Valentine per rendere i figli così speciali?
Una cosa che ho apprezzato molto è stata la bravura della Clare nel caratterizzare il personaggio dell'Inquisitrice: in tutto e per tutto una vera vipera, st****a e accecata dall'odio! Si redimerà mai...? Questo sta a voi scoprirlo.
In linea di massima, non credo che acquisterò il terzo volume; però è probabile che lo prenderò in biblioteca: a modo suo, un po' di curiosirtà l'ha risvegliata in me. Non abbastanza da voler disperatamente acquistare il seguito, ma nemmeno così poco da volerlo lasciar perdere totalmente. Unica cosa: sono consapevole che quando leggo questa saga, ho di fronte una lettura poco impegnativa e quasi rilassante, nulla che richieda un particolare uso di neuroni ;)

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Città di ossa e l'ha trovato appassionante e coinvolgente.
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    11 Settembre, 2012
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Forse mi aspettavo troppo

Non vorrei smontarvi, ma....che delusione! Ok, non è un brutto romanzo: è abbastanza coinvolgente, la storia degli Shadowhunters non è male ma...mi aspettavo di più. Forse a causa delle commenti favorevoli che avevo sentito, non saprei. Fatto sta che quando mi sono ritrovata a scambiare alcuni miei libri con Shadowhunters 1 e 2, ero sicuramente piena di grandi aspettative, la maggior parte delle quali sono andate a farsi benedire.
La storia è quasi quella di sempre, perchè nonostante l'idea dei cacciatori di demoni e altre creature, la storia di fondo potrei riassumerla così: la solita ragazzina che non ha nulla di speciale che all'improvviso comincia a vedere cose che non dovrebbe; il che la coinvolge in una storia apparentemente non sua e, per non farsi mancare nessun tocco di banalità, si trascina dietro l'amico innamorato di lei da quasi una vita (naturalmente, senza che lei se ne accorgesse), mentre lei si innamora del belloccio (e stronzo!) di turno. Tuttavia, questo romanzo non ha solo aspetti "negativi": come dicevo, l'idea è abbastanza originale, il fatto che gli Shadowhunters utilizzino le rune per proteggersi e/o per attaccare, mi è moto piaciuta. Anche la storia, a tratti, ha dei risvolti interessanti e dei colpi di scena che lasciano in lettore abbastanza sconcertato.
Una cosa che non mi è piaciuta molto è stata la parte finale: a mio avviso il dialogo tra Jace, Valentine e Clary è quasi esasperante, in quanto è una specie di tira e molla continuo; spezzettato qualche volta da gente che entra per uccidere Valentine.
A favore del romanzo, posso dire che l'ho letto in due giorni: se non mi fosse almeno un po' piaciuto, non sarebbe stato così, l'avrei tirato per le lunghe.
Io penso che il problema non sia il romanzo in sé, ma le aspettative che mi ero creata leggendo i commenti di altri! Probabilmente, senza quelle illusioni, sarei stata molto meno delusa.
Ad ogni modo, consiglio vivamente di leggerlo: agli appassionati del genere piacerà, perchè ha quel pizzico di diversità che lo distingue da molti romanzi post-Twilight!
Io per ora mi dedico al secondo, poi chi vivrà, vedrà!

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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    11 Settembre, 2012
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Questa volta ti ho fregato, Jeffery!

Taylor Lockwood è una brillante giovane che lavora per la Hubbard, White & Willis, un rinomato studio legale di New York. L'altra sua grande passione è la musica jazz, che coltiva suonando in alcuni locali.
La sua vita è abbastanza tranquilla, fino a quando Mitchell Reece, intrigante avvocato del suo studio, le affida un importantissimo compito, chiedendole la massima riservatezza. Così, l'affascinante Taylor, si trasformerà ben presto in una spia e detective privata, scoprendo che dietro alla facciata di quegli "uomini della giustizia", spesso si nascondono delle persone tutt'altro che giuste, capaci di ricorrere ai mezzi più subdoli per vincere le loro lotte di potere o, peggio, persone che nascondono vizi e depravazioni che di legale non hanno proprio nulla.
La sua attività però, la metterà spesso in pericolo. E quando tutto vi sembrerà concluso....non preoccupatevi, perchè non lo sarà per davvero.

Che dire?! Dunque, cominciamo dicendo che sono totalmente di parte, in quanto amo Jeffery Deaver e la sua mente brillante, che partorisce sempre (o quasi) dei romanzi intricati che ti permettono di oliare gli ingranaggi della mente, spesso assopiti dalla tranquillità e banalità della vita quotidiana.
Il mio problema con Deaver è che non sono mai riuscita ad azzeccare chi fosse il colpevole, il che mi ha sempre inviperita in maniera incredile; beh, mai....fino a questo romanzo! Non so se è perchè ormai conosco abbastanza Deaver o se perchè ero stranamente "sveglia", ma ho capito subito chi fosse il mandante e chi avesse architettato tutto! Non capivo però il movente, ma...ehi, non si può capire tutto, no?
Tornando al romanzo, devo dire che mi è davvero piaciuto: la caratterizzazione dei personaggi è eccellente, e il fatto che "l'investigatrice", del resto, sia una ragazza normale (e non un detective pluridecorato o chessò io!) mi ha coinvolta particolarmente. Così mi sono ritrovata anche io ad indagare su questa famigerata cambiale scomparsa, mi sono ritrovata invischiata nella triste cattiva condotta di molti avvocati illustri e mi sono anche un po' innamorata.
Lo stile, a mio parere, è impeccabile. Non ho mai avuto problemi a seguire il filo del discorso e ho letteralmente divorato questo romanzo. Ho trovato altresì interessante l'ambientazione, che forse mi ha anche dato da pensare che probabilmente questo "marciume" descritto da Deaver esiste davvero. Ma questa è solo una mia riflessione e supposizione.
Io, ora, vi lascio alle vostre ;) non perdetevi questo romanzo, ricco di suspense, divertimento (Taylor ha un sarcasmo che adoro!) e di verità nascoste....

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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    28 Agosto, 2012
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Davvero super

La scena che Will Trent, agente speciale del Georgia Bureau of Investigation, si trova ad osservare gli suggerisce presto (oltre ad un grande orrore) che le prime valutazioni della polizia di Atlanta sono state....errate.
Non è Emma Campano a giacere inerme in una pozza di sangue col corpo brutalmente martoriato, bensì la sua amica Kayla. Chi è stato? Perchè Emma è ancora viva? E anche se lo fosse...in quali condizioni si troverebbe? Will Trent deve cercare di trovare degli indizi e dei collegamenti il prima possibile...se vuole ritrovare Emma viva.

Purtroppo, devo iniziare dicendo che questo libro si è beccato non poche imprecazioni da parte mia: invece di fare ciò che dovevo, mi sono completamente dedicata a lui! E così, l'ho finito in due sere e mezza. Mi è piaciuta la storia e ancora di più la caratterizzazione di scene e personaggi. In un certo senso, mi sembrava di essere lì mentre i fatti si svolgevano. Io ragionavo con Will Trent, io pensavo a cosa volesse il rapitore di Emma insieme alla madre e sempre io volevo premere il grilletto e farlo fuori quando viene identificato. Insomma, ero parte del romanzo, ero uno dei personaggi! Questa è, secondo me, la grande forza di questo romanzo: farti sentire parte della storia. Questo credo sia dovuto al fatto che l'autrice è in grado di descrivere minuziosamente scene ed emozioni pur senza risultare mai noiosa, banale e scontata.
Consiglio vivamente questo romanzo agli amanti del thriller, innanzi tutto perchè mette bene in evidenza la sofferenza di una famiglia all'apparenza perfetta; una sofferenza che, a differenza di quello che ci sembra di notare in molti altri romanzi/film di questo genere, non cessa di esistere a caso risolto. Inoltre, consiglio questo romanzo per la grande capacità che ha di tenere il lettore incollato alle sue pagine, facendolo agitare e palpitare come se lui stesso stesse indagando a fianco di Will Trent e della sua partner.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    24 Agosto, 2012
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Io amo Bethany!

Bethany l'ha visto. Ha visto il grande terremoto, la malattia della sua precedente terapeuta; e poi l'alluvione, il ciclone, il caos e la tribolazione. Il problema è che Bethany è una sedicenne matricida, ricoverata in una clinica psichiatrica per giovani "disturbati"; e, di conseguenza, nessuno le crede.
E nessuno, ancora, sa per quale motivo abbia ucciso sua madre con 48 colpi di cacciavite.
Il compito di riabilitarla spetterà a Gabrielle Fox, la quale però sta tentando di riabilitare anche sé stessa.
In questo intrigante romanzo si intrecciano le vite di persone totalmente differenti: un fisico divorziato, la cui ex moglie si riscopre di gusti sessuali differenti, una psichiatra con problemi legati al suo incidente e Bethany che, come detto prima, è una ragazzina matricida con l'apparente dono di saper predire gli eventi.
La lettura è scorrevole e lo stile della Jensen è assolutamente accattivante: chiudere il libro per una pausa caffé o anche per andare a dormire è stato, per me, davvero complicato.
Mi sono appassionata subito alla vicenda, ho apprezzato da morire il personaggio cinico e ribelle di Bethany e le ho voluto bene sin dall'inizio (anche se devo dire che lei non era molto d'accordo che qualcuno le si affezionasse....!)
La continua lotta contro il tempo, contro sé stessi e il proprio passato caratterizzano il romanzo dall'inizio alla fine.
Vi consiglio vivamente di acquistarlo e leggerlo, perchè anche se non è un tradizionale thriller (con assassino super intelligente e investigatori altrettanto arguti), il ritmo spasmodico vi terrà incollati alle pagine e sarete letteralmente impossibilitati ad alzare gli occhi!

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Fantascienza
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    13 Agosto, 2012
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Buono il primo...!

Sookie è una ragazza con la dote della telepatia; questo suo dono/condanna le rende la vita un inferno, fino a quando.....non incontra un vampiro. I vampiri ormai sono riconosciuti dalla società, grazie all'invenzione del sangue sintetico che permette loro di vivere senza attingere dagli esseri umani (almeno teoricamente). In un periodo difficile, in cui gli esseri umani faticano ad accettare e a lasciar integrare queste creature, Sookie apre il suo cuore a Bill il vampiro, del quale lei non sente nessun pensiero e ciò le dona una pace e una serentià mai provata prima. Ma questa storia è tutt'altro che tranquilla e le difficoltà del loro rapporto si fanno presto sentire.
Inoltre, la tranquilla cittadina di Bon Temps è scossa da efferati omicidi di donne che frequentano i vampiri; Sookie sarà in pericolo o Bill riuscirà a proteggerla?

Ho preso questo libro, il primo della saga di Sookie Stackhouse, soprattutto per vedere quanto la serie televisivia True Blood gli fosse rimasta fedele.
Sono rimasta soddisfatta di questo romanzo, l'ho divorato in pochissimo tempo sia perchè la lettura è molto scorrevole, sia perchè conoscevo le vicende ed ero sempre più curiosa di vedere come l'autrice avesse descritto i personaggi e i fatti.
Lo consiglio vivamente agli amanti del genere "vampiresco": lo trovo sicuramente migliore di romanzi in cui i vampiri luccicano, sono buoni come il pane e camminano in mezzo a noi di giorno. Qui i vampiri sono cattivi, conducono spesso una vita ai limiti della decenza (oltrepassandoli, spesso e volentieri), non luccicano e sono comunque.....estremamente sexy.

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Fantascienza
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    07 Agosto, 2012
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Mosca come non l'avete mai vista!

"A chi avrebbe dovuto credere? Ma soprattutto, in cosa? Nel Grande verme, il dio cannibale dalla forma di un treno elettrico, che popolava di esseri viventi la terra brulla e inaridita; in Geova, il dio iracondo e geloso oppure nel suo vanitoso opposto, Satana; nel trionfo del comunismo in tutta la Metropolitana o nella supremazia degli uomini biondi con i nasi all'insù rispetto a quelli con i capelli ricci e la pelle scura? C'era qualcosa in Artyom che gli suggeriva che non vi erano differenza. Per l'uomo, ciascuna di queste confessioni rappresentava una stampella che lo manteneva in piedi. Quando Artyom era più giovane, il patrigno gli raccontava spesso della scimmia che aveva trovato un bastone da passeggio e che usandolo era diventata uomo. Questa storia lo faceva molto ridere.
Dopo averlo trovato, l'intelligente macaco non lo aveva più lasciato andare, perchè si era accorto che senza non sarebbe mai riuscito a stare dritto. Lo stesso succedeva per l'uomo: senza la fede, la vita si sarebbe trasformata in una galleria vuota, abbandonata."

Ero un po' indecisa su come iniziare questa recensione; poi mi sono ricordata di questo passo che mi ero segnata mentre leggevo e ho deciso che era abbastanza di "impatto" per cominciare.
Bello bello bello! Ecco cosa penso di questo romanzo.
Partiamo dall'ambientazione: uno scenario apocalittico in superficie, in una Mosca annientata dai bombardamenti; e il tentativo di sopravvivere e ricreare una civiltà nel sottosuolo, nell'enorme reticolato formato dalla metropolitana. L'autore ha ideato un mondo intricato e complesso, pieno di misteri e di persone ancora troppo cattive e ignoranti per capire il vero valore che la vita umana ha: ecco allora che ci troviamo davanti a nazisti convinti, incontriamo fanatici religiosi, popolazioni cannibali, comunisti vecchio stampo. Insomma, persone che non rispettano altre persone solo per poter difendere i propri ideali; come se il disastro provocato in superficie non fosse bastato a gettare le basi di un nuova era, basata solo e soltanto sul rispetto nel prossimo.
Al di là di queste riflessioni completamente personali, il viaggio compiuto dal nostro protagonista (Artyom) non è solo una missione da compiere, ma un vero e proprio viaggio di crescita; molti gli spunti che lo scrittore ci offre per riflettere su temi come "perchè esistiamo", "chi ci ha creato", "cos'è la fede". E spunti anche su temi meno "religiosi", come la relatività delle cose. Artyom incontrerà diversi personaggi, buoni e cattivi; tutti lo aiuteranno, a modo loro.....a crescere.
Questo romanzo non è solo una bella storia, un'avvincente avventura nei meandri oscuri della Metropolitana di Mosca, ma è anche e soprattutto un viaggio in cui ogni lettore, assieme al protagonista, affronta le paure più recondite i quesiti più impensabili. Il tutto, alla scoperta di sé stessi.

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Fantasy
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    04 Mag, 2012
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Viaggio ad Aldimondo...

Zak Elliot è un ragazzo di 14 anni, orfano e con una sola passione: quella per la lettura.
Un mattino si ritrova, per l'ennesima volta, ad inseguire la cosa più sfuggente di tutta la sua vita: l'autobus per andare a scuola. Rassegnatosi all'averlo perso, torna sui soi passi; mentre riflette, arriva davanti alla vecchia libreria, abbandonata da molto tempo. Incuriosito si mette a sbirciare all'interno di essa, scorgendo scaffali pieni di libri polverosi. Improvvisamente, nel tentativo di evitare lo schizzo che una macchina aveva alzato da una pozzanghera, Zak si tuffa verso la porta della libreria, la quale cede. Una volta dentro, la porta si richiude e Zak è costretto a cercare qualcuno che possa aiutarlo ad uscire. Presto incontrerà un misterioso personaggio che gli racconterà di un altro mondo e di una guerra lontana, di un importante libro perduto e di eredi....e quando Zak sente profumo di avventura, non può che buttarsi a capofitto nell'impresa.

"Zak Elliot e il Libro del Destino" è la prima avventura de "Le Cronache di Aldimondo".
Aldimondo è un regno magico, abitato da gnomi, elfi, giganti e altre bizzarre creature. Zak si ritrova completamente catapultato da una vita pressoché normale, in un'avventura che ha dell'incredibile. La lettura è scorrevole e un capitolo "tira l'altro". L'unico difetto, se così si può definire, è che questo romanzo (io personalmente) lo catalogherei come un romanzo per ragazzi: durante la lettura, mi sono spesso immaginata a leggerlo a mio figlio, un giorno. Per i più giovani è un libro prezioso anche per il bell'insegnamento che lascia: l'unione fa la forza e anche nei momenti di sconforto non bisogna mai smettere di sperare.
Un'altra cosa molto bella di questo libro è la grafica: infatti è ricco di disegni e le pagine stesse sono stampate in modo tale da sembrare fogli antichi dai bordi rovinati.
Insomma, se volete tornare un po' ragazzi, sorridere e vivere una carinissima avventura, questo libro fa per voi!

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Romanzi storici
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    13 Marzo, 2012
Top 500 Opinionisti  -  

Buono...

Carlo nasce nel 1815, figlio inatteso e non deisiderato di una coppia di bifolchi che coltivano un piccolo podere lungo le sponde del Tevere. Alla fine, viene adottato dal fabbro maniscalco del paese e da sua moglie i quali, che già avevano avuto due figli, desiderano impartirgli l'arte del padre acquisito in modo tale da assicurarsi una vecchiaia sicura, tramite un figlioccio che possa continuare l'attività rifiutata dai figli naturali.
Carlo cresce amato e coccolato e all'età di otto anni affianca già quello che lui ritiene essere il suo vero padre nella bottega sotto casa: è un ragazzo molto buono e ubbidiente e il fabbro e sua moglie si sentono davvero felici. Poi, per Carlo arriva l'età in cui prendere possesso dell'attività del padre: benchè questi lo affianchi sempre, per lo più coi suoi preziosi consigli, è ormai troppo anziano per poter lavorare il ferro e mantenere il ritmo richiesto dal suo lavoro; è così il buon Carlo che si fa carico di tutto. Un dì, si reca ad un convento: qui la madre badessa lo aveva fatto chiamare per affidargli certi lavori circa delle inferriate da apporre alle finestre delle novizie; per puro caso (o forse no?), Carlo incontra la domestica, tale Genoveffa. Se ne innamora subito ed è così preso dalla su apparizione, da dimenticare domande importanti per svolgere il suo lavoro; quando ritorna a casa il padre lo sgrida amorevolmente, capendo lo stato d'animo del figlio. Dopo pochi incontri, di cui un paio anche tra la madre badessa e la mamma adottiva di Carlo, il matrimonio si può compiere. Carlo e Genoveffa sono felici, si amano molto e presto nasce il frutto del loro travolgente amore: Maria.
Ma è proprio poco dopo la nascita della piccina che Carlo deve andare fuori cifttà per lavoro e, sulla strada, incapperà nel suo malaugurato destino.
A distanza di 200 anni, Gregory è sulle tracce del suo antenato Carlo, detto Buri. I documenti in suo possesso non lo aiutano troppo nella ricostruzione storica di ciò che gli accadde e Gregory, pur senza nutrire troppe speranze, cerca di scoprire qualcosa in più. In un'Italia scossa dalla vicina votazione di fiducia al governo, possibile ma non sicura, Gregory alterna sue riflessioni sul mondo attuale, sul suo antenato Buri e sul soggetto femminile che incontra quasi casualmente e che lo colpisce nel profondo.

La lettura di questo romanzo è abbastanza piacevole, ma se (come si legge dalla dedica dell'autore), l'intento era quello di dar rilievo a tutti gli eroi che hanno perso la vita combattendo volontariamente o mandati a morire per l'Unità d'Italia, allora posso dire che l'obiettivo non sia stato del tutto raggiunto. In questo libro si parla di molti argomenti (la vita e le peripezie di Carlo, la vita di Genoveffa, la situazione politica nell'Italia del 2010, le avventure dei seguaci di Garbaldi, il viaggio di Gregory) senza però dare particolare importanza a qualcuno di questi, secondo il mio punto di vista. Anzi, se dovessi dire a quali argomenti viene dato più spazio, direi la vita sentimentale dei personaggi. Troppe poche le pagine dedicate agli scontri tra seguaci del Papa e garibaldini, troppi pochi dettagli.
Nel complesso, il romanzo non mi è dispiciuto, si legge facilmente e ci si trova molto coinvolti dal carico emotivo che l'autore ci comunica; storicamente mi sembra ben adattato ed anzi, credo sia molto fedele agli usi e costumi dell'epoca, il che denota attente ricerche o comunque grande conoscenza, da parte dell'autore stesso, di questo periodo storico.
Ne consiglio la lettura più che altro per gli interessanti punti di vista adottati dall'autore: quello di Carlo, quello di Genoveffa e quello di Gregory e per avere un quadro interessante dello Stato Pontificio.

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Fantasy
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    07 Marzo, 2012
Top 500 Opinionisti  -  

Che schifo il Pacific Trash Vortex!

2095.
Picabo Swayne vive a Coldbay, con la madre e gli amici Fitz e Lethem. E fin qui, nulla di strano.
Peccato che Coldbay sia una specie di prigione, bloccata su tre lati dall'oceano di rifiuti, il Pacific Trash Vortex (meglio noto come "la Zuppa") e da un lato dalla Death Valley. Non solo: la madre di Picabo è stata prelevata, apparentemente per lavorare nel Grande Inceneritore, che incanala i rifiuti e li trasforma in energia.
A Coldbay si vive secondo i regimi di "Civiltà Nuova": qui i Quattro Regnanti hanno deciso di far sparire qualunque riferimento al passato e di instaurare delle nuove regole di vita basate su Presente, Procrezione e Produzione. Presente perchè, appunto, ogni riferimento al passato è stato annientato e vige il divieto più assoluto di pensarvici: è necessario vivere il presente. Procreazione, perchè ogni donna di Coldbay, compiuti i 16 anni di età, deve dare alla luce almeno un figlio, per il bene della civiltà: i genitori poi, un giorno, entreranno a lavorare nel Grande Inceneritore da cui (complice anche l'alto livello di tossicità) non faranno mai più ritorno; ciò rientra nel concetto di Produzione.
Dopo esser rimasta sola, Picabo non sa cosa fare: deciderà di sposare Lethem, ma quando andrà a consegnare i documenti per il matrimonio, si troverà già sposata a....Barnaba Cox, un uomo terribile, nonchè personalità più importante a Coldbay dopo i Quattro Regnanti.
Inizia così la fuga, la paura, le insicurezze...e la meraviglia di avere con sé un oggetto antico e con peculiarità straordinarie: la macchina fotografica di sua madre che immortala il presente, il passato e probabilmente anche il futuro.
Quale sarà il destino di Picabo, del Gruppo di Sovversione, Barnaba Cox e gli altri?

Bello, bello, bello! Ecco cosa posso dire di questo romanzo (basti pensare che ho letto le sue 375 pagine in due sere). Ho apprezzato i personaggi, la vicenda e l'ambientazione; mi sono invaghita di Axel e spero di trovarmici faccia a faccia un giorno (consiglio: per scoprire quanto è gnocco, leggete il romanzo!).
Il finale poi è apertissimo e lascia intravedere solo in parte come andrà a finire: a questo proposito, mi auguro che gli autori vogliano lavorare ad un seguito!
La lettura è scorrevole e anzi, una pagina tira l'altra; non mi sono mai annoiata e non c'è stata una parte del romanzo in cui non mi sia sentita coinvolta. Il tema sviluppato è interessante e privo di eccessi: potrebbbe il mondo venire "invaso" da un'ondata di rifiuti? Sì, per come stanno le cose ora lo ritengo probabile. E possono questi rifiuti estinguere le specie animali, cambiarne altre e generare esseri umani con deformità o caratteristiche particolari? Sì, si chiama adattamento della specie, l'umanità e il mondo animale interi sono passati e passano continuamente da questo.
Quindi per quanto possa sembrare fantasioso, questo romanzo lancia anche un avvertimento agli abitanti del nostro pianeta: tenere pulito il mondo oggi per averlo pulito domani ;)


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Romanzi
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    28 Febbraio, 2012
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Piacevole ed interessante

Zio Dieci è morto; al suo funerale la Signora, Elisabetta, Maman e Patrigno sembrano afflitti.
Ma ma pare che la Gran signora dei Tonti sia l'unica a dubitare che quello di zio Dieci sia stato davvero un suicidio.
La Gran Signora dei Tonti, altri non è che Margherita, nipote di zio Dieci allontanatasi dalla città e dalla famiglia per molto tempo. Quali le cause? Il rifiuto, da parte della sua famiglia, di accettare l'uomo che lei amava.
Ora lo spirito di zio Diecipercento si aggira tra i suoi cari e sente ogni singolo pensiero. Non è ancora giunto, per lui, il momento di allontanarsi dalla terra: prima deve ricostruire la sua vita, mettere insieme i pezzi mancanti e capire com'è morto.
Anche Margherita è lì per rimettere insieme qualche frammento della sua vita; e così zio e nipote, ricongiunti nella morte di lui dopo anni di separazione, sembrano darsi la mano e accompagnarsi a vicenda in un viaggio sulla strada del passato, nel paese dei ricordi.
La storia è molto bella e avvincente, raccontata ora dal punto di vista di Margerita, ora da quello dello spirito di zio Dieci; non credo di aver mai letto un romanzo di questo genere e devo dire di averlo molto molto apprezzato.
La storia è tutta un viaggio nella vita e nei sentimenti dei personaggi, che riesaminano le scelte fatte nella loro vita e ciò che esse hanno comportato.
Mi è piaciuto entrare in questa famiglia per niente per bene e piuttosto arida nell'animo; ho apprezzato moltissimo il personaggio di Margherita e, anche se un po' meno, quello di zio Dieci.
Questo romanzo mi ha fatto riflettere molto: non quello che è giusto per noi, spesso lo è anche per gli altri; e a volte, prima di intrometterci nelle vite altrui e giudicare a sproposito, dovremmo semplicemente fermarci, contare fino a dieci prima di parlare e capire quali sono i reali bisogni della persona che si sta confidando con noi. É un valore importante questo, che stiamo lentamente perdendo...abituati come siamo a pensare di essere sempre e solo noi nel giusto.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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4.0
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4.0
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    01 Febbraio, 2012
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Un romanzo un po' diverso

Il medico patologo Nathan Forrester non riesce a credere ai risultati della sua autopsia: il cadavere che sta esaminando sembra esser stato completamente prosciugato di tutto il sangue. L’unica traccia presente sul cadavere stesso sono due piccoli forellini, simili a punture, a livello della giugulare.
Questo sembra un caso davvero curioso agli occhi dello stimato dottore e potrebbe entrare a far parte dei suoi “casi particolari” tenuti da parte per la stesura di un romanzo.
La sua curiosità lo spinge ad avvicinarsi all’affascinante antropologa Helen Nortwich, la quale gli fornirà il suo aiuto senza indugio e che anzi, combinerà un incontro con lo stimato professore Steven Lynus, antropologo di fama che lavora in Terra Santa.
È proprio l’incontro con Lynus a cambiare radicalmente la vita di Nate ed Helen, catapultandoli in un mondo che nessuno dei due credeva davvero esistesse. In mezzo ai revenant e agli amicus mali, la coppia si troverà a dover scegliere se cambiare completamente vita e dedicarsi ad un compito di grande importanza nella lontana Gerusalemme: quello di proteggere il Graal dal Primum Malum, l’Anticristo.

«La Maddalena» continuò Lynus lentamente «condusse il Sang Raal in Francia. Portò fuori pericolo il sangue di discendenza reale. Stava portando il figlio di Gesù. Maria Maddalena era sua moglie, Nate.»

Un ritmo incalzante, consentito anche dai capitoli brevi e ricchi di suspense. Un romanzo da divorare. Per il genere, devo dire, è anche piuttosto brillante nel contenuto; mi spiace solo per il finale, che si risolve in una paginetta o poco più, deludendo di molto le aspettative del lettore che si aspetta di vedere sangue e feriti ovunque. Invece nulla. Una misera paginetta e voilà, è tutto a posto.
Ribadisco, per il genere (ormai i vampiri spopolano) è quasi innovativo: nessuna patetica storiella d’amore tra un’umana e un vampiro (o viceversa) che giocano al gatto col topo e prima si prendono, poi si mollano e poi arriva il cattivone di turno a disturbare le loro scaramucce; no, niente di tutto questo. I vampiri di questo romanzo sono veri vampiri, cattivi e assetati di sangue e potere. E anche un po’ bruttini, ma poco importa. È anche vero che questo romanzo non è molto “pro-vampiro”, tutt’altro.
Non aggiungo altro, altrimenti tra poco vi rivelo anche il finale: se ne avete l’occasione, leggetelo. Se vi piace il genere vi lascerà piacevolmente sorpresi.

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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    01 Febbraio, 2012
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Un'intrigante avventura

Desmond Garrett, rinomato archeologo, scomparve nel deserto alcuni anni fa e di lui non si ebbe più alcuna notizia. E allora perchè il figlio Philip si ritrova a parlare con un comandante della Legione straniera proprio di suo padre? Quello che il comandante gli propone è di analizzare il libro che gli era stato spedito dal padre stesso (e che la Legione ha voluto prima esaminare, senza successo) per poterlo ritrovare; ma tutto ha un prezzo e quello del comandante è la conoscenza. Philip, all'inizio riluttante, accetta.
Si ritrova così catapultato in un mondo di indizi e segreti, di messaggi in codice che solo lui può comprendere.
Intanto, in Vaticano, Guglielmo Marconi è convocato nel cuore della notte nell’osservatorio della Specola dove una potentissima radio, da lui costruita in gran segreto, sta captando un misterioso segnale che giunge dagli abissi dello spazio. Padre Boni, il direttore della Specola, ha fatto realizzare quello strumento dopo aver scoperto gli appunti del suo predecessore padre Antonelli che, dieci anni prima e proprio con l’aiuto di Desmond Garrett, era riuscito a tradurre un testo sepolto da secoli nei più nascosti recessi della Biblioteca Vaticana, le tavole di Ammon. Si tratta di una specie di Bibbia elaborata da una civiltà molto più antica delle prime civiltà storiche. Prima di estinguersi, ha costruito la Torre della Solitudine e ha lanciato un segnale nelle profondità dell’Universo.
Ma chi è quell’essere tenebroso che dorme nella Torre? Che succederà quando il raggio dell’ultima conoscenza penetrerà nel sarcofago? Chi sono gli abitanti, se davvero esistono, del feroce popolo dei Blemmi di cui hanno favoleggiato gli antichi viaggiatori?
Il destino di Philip, quello del padre, del nemico giurato Selznick, che nasconde molti segreti, si uniranno presto a quelli di El Kassem, un condottiero formidabile, della popolazione della leggendaria Kalaat Hallaki, della Santa Chiesa e della Legione straniera; e tutti questi destini graviteranno misteriosamente intorno alla Torre della Solitudine.
Dalla Francia a Napoli, da Antiochia ad Aleppo, da Gerusalemme al deserto di Giuda fino a Petra e al deserto Paran, la lotta contro il male comincia, senza quartiere.

Un bel romanzo, intrigante. Peccato che l’ho trovato un po’ lento e “pesante”: ci ho messo parecchio a leggerlo proprio per questa mancanza di scorrevolezza. E nonostante questo, mi è piaciuto. Sarà la capacità di Manfredi di trascinare nelle sue storie? Sarà che Manfredi mi piace e quindi sono un po’ di parte? Non lo so, però mi è piaciuto. Prendetevi il giusto tempo per gustarvelo.

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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    31 Gennaio, 2012
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Viaggio a Londra Sotto

Richard Mayhew ha, tutto sommato, una bella vita: una donna in carriera come fidanzata, un lavoro importante, un bell’appartamentino, anche se un po’ disordinato. Richard vive a Londra; Londra Sopra. E naturalmente non ha la benché minima idea che esista una Londra Sotto: per lui, sotto Londra ci sono solo le fognature. Ma presto, dovrà ricredersi.
Una sera, mentre con la petulante Jessica (la fidanzata), si reca ad una cena importante in un ristorante di classe, una ragazza sconvolge i suoi piani e, da quel momento, la sua esistenza: notando che la giovane sbucata dal nulla fosse coperta di sangue, Richard decide di non dare importanza alle lamentele insistenti alle minacce di Jess; così prende la giovane e la porta a casa sua per prestarle soccorso.
La ragazza si chiama Porta e proviene da Londra Sotto; ma queste cose, Richard, le scoprirà troppo tardi, ovvero quando si renderà conto che per Londra (la sua Londra!) lui non è mai esistito.
Si troverà dunque costretto a inseguire Lady Porta nel fantastico mondo di Londra Sotto: ratti che parlano, il popolo dei Parla-coi-Ratti, un mercato Fluttuante, Cacciatori, assassini, angeli, il Conte, il Marchese de Carabas…tutto quello che pensate non esista, a Londra Sotto c’è!
Secondo il mio parere, questo è un romanzo meraviglioso, ricco di una fantasia così bella e semplice da far passare tutte le stramberie di Londra Sotto per reali!
Per quanto losche, mi sono piaciute molto le figure di mister Croup e mister Vandemar: ho apprezzato molto il loro modo di dialogare, quasi teatrale e così discordante con la loro professione di torturatori e assassini. Devo dire che ho trovato quasi commovente il legame di amicizia e collaborazione che c’è tra i due (questa affermazione la capirete meglio quando arriverete verso la fine del libro).
Credo che non ci sia un dettaglio del romanzo che io non abbia apprezzato. Inoltre la lettura è scorrevole, e trasporta il lettore in un’altra dimensione…letteralmente! Consiglio di leggerlo soprattutto per estraniarsi un po’ dal mondo che ci circonda e ci opprime; troverete sicuramente il posto giusto anche per voi, laggiù, nella Londra Sotto…

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    26 Gennaio, 2012
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Bocciato!

Non è facile esprimere un parere su questo romanzo; partiamo dalle note positive.
Marie Parks è la solita Marie: un’esplosione di brutalità, freddezza, sarcasmo e cinismo. La trovo tremendamente sensuale: sì, per me è assolutamente fantastica. La caratterizzazione del suo personaggio è complessa e molto dettagliata: se ne “Il Vangelo secondo Satana” mi è piaciuta, qui l’ho adorata.
Ho trovato splendida anche la caratterizzazione di tutti gli altri personaggi, a partire dal cross killer Daddy, fino ad arrivare alle Reverende, ai vari Guardiani e, per ultima ma non meno importante, alla piccola Holly Amber Habscomb.
La trama è notevolmente complessa: si inizia con un cross killer molto pericoloso, ma che non c’entra col resto del romanzo; almeno così sembra. Poi ci sono viaggi interminabili nelle vite delle Reverende, le loro lotte col Nemico. L’archeologo Gordon Walls che riscopre la sua vita passata. La base di Puzzle Palace e Burgh Kassam. E così via dicendo.
Passiamo ora alle note negative.
Il romanzo a tratti è veramente noioso, ho fatto una fatica indicibile a portarlo a termine. La complessità di cui parlavo sopra è anche troppa, per i miei gusti. È pesante, davvero tanto. Avevo apprezzato molto il Vangelo secondo Satana, nonostante anche quel romanzo vada molto oltre la normale razionalità; ma questo…beh questo è totalmente e clamorosamente irrazionale.
Se dovessi fare un bilancio finale, direi che no…non mi è piaciuto.
Mi aspettavo molto meglio. Che delusione. Per fortuna che c’è Marie……

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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    11 Gennaio, 2012
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Nel mondo di Leonarda Cianciulli

Inizio premettendo che di Leonarda Cianciulli non sapevo nulla; ma dopo questa lettura sicuramente mi informerò.
É la prima volta che leggo un libro così, che mischia realtà, testimonianze e discorsi inventati ma che, per quanto ne sappiamo, possono essere assolutamente plausibili.
Quello che é certo é che i veri motivi che hanno spinto la Cianciulli a compiele questi delitti, non li sapremo mai. In fin dei conti, il motivo potrebbe essere anche molto più semplice: si era accorta che usando gli esseri umani, il sapone veniva più profumato e buono; e lo stesso per le candele. Poi per caso ha scoperto l'utilizzo del sangue nei dolci. Insomma, potremmo fare mille congetture. Quello che conta é che questo romanzo é veramente coinvolgente e riesce quasi a far passare Leonarda per una persona per bene che ha fatto ciò che doveva fare per salvare la famiglia. Ho detto quasi, però.
Mi é piaciuto lo stile e le riflessioni della Cianciulli mi hanno molto coinvolta; non mi ha particolarmente impressionata o 'schifata': questo probabilmente per i troppi anni passati a vedere film horror e serie tv sui peggiori serial killer della nostra era.
Sicuramente negli uomini c'é del marcio: c'é sempre stato e sempre ci sarà.
godetevi questa piacevole e appassionante lettura e poi divertitevi, come me, a fare i profiler e a chiedervi come sia andata veramente.

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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    11 Gennaio, 2012
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Una splendida lettura!

Gabriele è un ragazzo d'oro: accudisce la nonna fino al giorno della sua morte, fa le pulizie, va a far la spesa e cucina. L'unico problema è che Gabriele ha avuto una grave malattia all'età di tre anni: la febbre alta gli ha bruciato le cellule cerebrali e quindi è, come dice lui di sé stesso, "un po' duro di comprendonio". Dopo vari avvenimenti, si ritrova a vivere da solo nella casa acquistata solo due anni prima dalla madre.
Per sopravvivere ha una pensione di invalidità di novecentomila lire, con la quale però deve pagare le bollette, le seicentomila lire di mutuo e farsi la spesa. Una vera impresa. Qualche entrata sembra arrivare dalle pulizie di condominio e dalla nuova occupazione in casa del figlio della defunta vicina. Solo che in quell'appartamento non vi abita il legittimo proprietario: un giorno infatti egli arriva con un personaggio strano che dovrà vivere lì appartato; e da quel momento Gabriele è, in un certo senso, il suo badante: gli fa la spesa, lava i piatti, lava i panni e stira e pulisce la casa.
L'inquilino alle volte è molto maleducato con Gabriele, ma a lungo andare finisce per affezionarsi a quel ragazzo un po’ tontolone, ma tanto premuroso ed efficiente. Tra i due nasce un'improbabile quanto tenera amicizia e Gabriele consuma quasi tutti i pasti a casa dell'uomo, che è un eccellente cuoco.
I soldi però cominciano a scarseggiare, per entrambi i due personaggi. Così l'uomo misterioso, in un gesto di follia, pensa ad una soluzione; l'unica persona che può fare ciò di cui ha bisogno, però, è Gabriele. Come finirà questa storia?
Un romanzo dolcissimo, che non può non smuovere gli animi. Un’amicizia quasi impossibile, tenerissima. Quasi a dimostrare che “il Dio ingannatore”, che ti illude con periodi di felicità per poi bastonarti, non può nulla contro l’affetto sincero.
Mi è piaciuto davvero molto, l’ho finito in un’ora e mezza di viaggio in treno; c’è anche da dire che non ho nemmeno mai alzato gli occhi per vedere dove fossi. Mi ha coinvolto tantissimo e mi ha molto emozionata. Se lo consiglio? Altroché! A chiunque, perché sinceramente ho dei forti dubbi che non possa piacere. Una storia particolare e tenera, scritta in maniera semplice ed proprio per questo che riesce a raggiungere il cuore di tutti.
Oltretutto, condivido assolutamente la teoria (se così possiam chiamarla) del “Dio ingannatore”, quel Dio che ti fa intravedere la luce (la felicità) per poi farti pentire di averla vista, lasciandoti precipitare nel buio.

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Fantascienza
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    10 Gennaio, 2012
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Poteri paranormali, inganni e sostanze tossiche..

Il Progetto ASAB venne condotto dal dottor Stone, su bambini con frequenti mal di testa. Il dottor Stone però, racconta la dottoressa White sua stretta collaboratrice, è morto ed alcuni di quei bambini, ormai cresciuti, si ritrovano con un’eredità che forse non avrebbero voluto: parti silenti del loro cervello sono state attivate. Il progetto infatti (ASAB = Activation of Silent Areas of Brain) prevedeva l’attivazione di queste aree silenti del cervello umano. Così la ricercatrice Helena, ha visioni inerenti il passato; David legge nel pensiero e Thomas sposta gli oggetti con la sola forza del pensiero.
La dottoressa White si è premurata di trarre in salvo dai servizi segreti militari i tre con poteri paranormali; ma saranno davvero in salvo al centro?
In un 2412 automatizzato ed inquinato, le uniche cose a non essere automatiche ed inquinate sono l’amore, la lealtà e la fiducia.
La storia è davvero carina e coinvolgente; ho apprezzato molto i dialoghi, distinti in dialoghi veri e propri e in pensieri. La distinzione non è difficile: i dialoghi sono racchiusi nelle classiche virgolette (« dialogo »), mentre i pensieri stanno, per così dire, tra due apostrofi (‘ pensiero ‘).
La divisione in capitoli brevi ed incisivi, a mio parere, rende la lettura ancora più accattivante.
Penso che il romanzo sia un po’ troppo breve per esser chiamato tale, è più un racconto lungo: in tre orette neanche l’ho finito e questo è dovuto anche al fatto che si fa fatica a staccarsene.
L’ho trovato un po’ frettoloso nel finale, ma comunque ben spiegato.
Lo consiglio anche a persone che non amano troppo il genere fantascientifico, in quanto l’argomento non è pesante o stressante. Inoltre, ho trovato carina l’idea dell’autrice di inventarsi questa sostanza tossica, l’aneurite. Quindi, oltre al tema principale che naturalmente è la questione dei poteri paranormali dei tre ragazzi, ho apprezzato molto anche la storia di contorno.
Mi viene da sperare che l’autrice voglia scrivere ancora qualcosa circa questa strana sostanza; anche perché un po’ mi incuriosisce sapere se quelle querce prospereranno. . . .

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Romanzi
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    09 Gennaio, 2012
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Un amore dolcemente travolgente

Kyra Castelli è una bella ragazza, intelligente, solare, un po’ “stronza” ma troppo sexy; e Tomas non ne resta affatto indifferente. Dopo continui ed inutili litigi, con lei ha il classico colpo di fulmine e si strugge d’amore per la bella Kyra. Così va male a scuola, i rapporti con la sua band peggiorano ed inizia a bere e a fare lo sciocco. Il problema è che Kyra, oltre a non contraccambiarlo è anche sua sorella maggiore; anzi, sorellastra. Cosa succederà?
Kyra e Tomas si raccontano in prima persona e ci portano con loro nelle loro vite, nelle gioie, paure e sfide quotidiane. Il lettore si trova ad essere il confidente di entrambi e proverà simpatia e affetto per questi due giovani che in fondo sanno così poco dell’amore, di quello vero. Ma lo scopriranno presto.
Questo romanzo è giovane e fresco e fa vivere al lettore, attraverso i due protagonisti di cui sopra, un amore travolgente, fatto di struggimento e desiderio, paura ed esitazione; è un amore puro e semplice, così semplice da esser disarmante ed estremamente bello. Oltre a questa storia d’amore che è l’epicentro del romanzo, mi è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi, la descrizione delle loro vite e dei loro impegni. Ad esempio Kyra è una ballerina ventiduenne e lavora nel bar della sorella Elinor; Tomas è un ragazzo di diciassette anni, va a scuola, fa parte di una band di cui è il vocalist, assomiglia molto al cantante dei Tokio Hotel e lavora come cameriere nei weekend per racimolare qualche soldo. Tuttavia, benché i personaggi siano ben descritti, la lettura è fluida perché naturalmente i dettagli non sono elencati a mo’ di “lista della spesa”, bensì sono sparsi qua e là e raccontati dagli stessi personaggi: il coinvolgimento del lettore nella storia è totale.
Consiglio assolutamente questo libro a tutte le persone romantiche che hanno voglia di lasciarsi trascinare in una bellissima storia d’amore tutt’altro che stupida e scontata.

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Racconti
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    06 Gennaio, 2012
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Ben fatto, Stephen!

Se mentre leggete questa recensione vedete un ratto, non preoccupatevi è solo uno dei ratti mandati da Arlette; almeno suo marito Wilfred vi direbbe così, dopo averla assassinata brutalmente. Per ottenere cosa, poi? Che il terreno che lei aveva ereditato dal padre, non venisse venduto alla porcilaia della Farrington! Beh, sempre meglio marcire morta in un pozzo, coi ratti che la vendicano, che marcire viva in una canaletta, vi direbbe invece Tessa Jane. Dopo essere stata barbaramente stuprata e seviziata da quello stramaledetto Maxicamionista. Un energumeno che picchia le sue vittime e le stupra fino a quando non è felice e soddisfatto, poi le lascia a marcire nella canaletta tanto amata, la quale conserva i suoi segreti morti; solo che Tessa Jane non è morta, anche se è riuscita abilmente a farglielo credere. Beh, a questi esseri umani si può far credere ogni cosa, dopotutto ogni mercante vende la sua roba, no? Ah, questo che vi parla è sicuramente George Elvid, e posso assicurarvi che lui la sua merce sa venderla molto bene! Quasi vorrei incontrarlo…sarò meschina, ma io ce l’avrei qualche personcina su cui scaricare tutte le disgrazie…davvero un uomo per bene e simpatico; da conoscere. A differenza di Beadie, cioè, scusate: di Bob Anderson. Anche se Beadie e Bob sono la stessa persona e Darcy, la moglie solo di Bob, scopre la doppia personalità del marito un po’ troppo tardi. Sì, 27 anni direi che son molti. E adesso che farà?
Io lo so, voi che aspettate a scoprirlo? Leggete questa meraviglia!
Vi dirò una cosa: io per le raccolte di racconti di King sono un po’ di parte, dato che mi sono innamorata al primo colpo di “A volte ritornano”. Quest’autore è assolutamente un genio. Buona lettura!

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    12 Dicembre, 2011
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Io parteggio per il Conte!

Sin dalle prime pagine, ci troviamo immersi nella Londra dell’Ottocento nei panni di Mina Murray, la giovane assistente della direttrice di un famoso collegio femminile. Dietro l’apparenza della ragazza pacata e tranquilla, però, c’è qualcosa di misterioso e oscuro, qualcosa che lei ha sempre cercato di reprimere ma che continua a emergere sottoforma di visioni, strani sogni ed episodi di sonnambulismo. La ragazza si confida col lettore (in realtà si confida col suo diario, ma vi sembrerà di esser voi i veri destinatari dei sui segreti!) sin dalle prime pagine e dai primi avvenimenti strambi nella sua vita, come l'accidentale incontro con un misterioso individuo che le salva la vita una notte in cui, sonnambula, era finita nelle mani di uno stupratore.
Mina è fidanzata con Jonathan Harker, un uomo come tanti che di professione fa il notaio. Quando Jonathan è costretto per motivi di lavoro a recarsi in Austria presso uno strano Conte, Mina coglie l’occasione per prendersi un periodo di vacanza e decide di andare a trovare la sua amica Lucy. Quella che però dovrebbe essere una vacanza tranquilla e rilassante si trasforma presto in qualcosa di inaspettato anche perché Mina viene a conoscenza delle abitudini sessuali sregolate della sua amica, promessa sposa di un Lord molto influente e amante appassionata di un artista americano. Si troverà così a difendere l'amica davanti agli altri e a rimproverarla in privato.
Nel frattempo, al porto del paese giunge una nave senza equipaggio, dalla quale scende solo un cane che fugge via, veloce. Questo avvenimento turba Mina, ma non gli da grande importanza.
Il peggio, però, è che all’improvviso, grazie alle sue misteriose doti, Mina scopre che il suo amato Jonathan è in pericolo di vita: preoccupata per lui, parte per l’Austria per assisterlo e qui lo sposa. Al fine di prendersi cura di suo marito, poi, Mina decide di farlo ricoverare all’ospedale psichiatrico del dottor Seward, un personaggio molto ambiguo che sembra molto più interessato a lei che a Jonathan, tanto che inizia a sottoporla a una serie di trattamenti (torture più che altro) tipici di quel tempo.
All’interno dell’ospedale, inoltre, Mina scopre della triste sorte toccata a Lucy, la sua migliore amica: non appena sposata, suo marito l’ha fatta ricoverare proprio nella clinica del dottor Seward. E dopo poco per la sua amica giunse la morte.
Quando ogni speranza sembra ormai persa, il misterioso Conte che ha intrappolato Jonathan le salva la vita e la porta nel suo castello in Austria. Qui, la ragazza scopre la verità sulle sue misteriose doti e riceve da lui un’offerta molto allettante: l’immortalità.
Divisa fra l'amore per Jonathan e la passione travolgente per il Conte, Mina si trova comunque a credere di voler stare col suo immortale amante per sempre.
Il vero passato di Mina torna a galla, ma il suo nuovo stato di salute la mette di fronte ad un'importante scelta. E il Conte........ok ora non posso svelarvi altro. Se fino ad ora non vi ho invogliato a leggerlo, non ci riuscirò nemmeno continuando.
Non ho mai letto Dracula di Bram Stoker, ma questo romanzo mi ha fatto venir voglia di farlo, anche solo per curiosità.
L'ho trovato veramente appassionante e coinvolgente; e molto, molto emozionante. Mi son trovata a parteggiare per il Conte e a sperare fino alla fine che finalmente fosse riuscito a coronare il suo sogno d'amore. É un libro romantico, certo, ma mai sdolcinato!
L'ho letteralmente divorato, come spesso mi succede coi libri che riescono a trascinarmi in ciò che raccontano....

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    12 Dicembre, 2011
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Una ninna nanna poco appassionante

Personaggi tra i più comuni come una ragazzina fragile, un aspirante scrittore alle prese con una crisi personale e una madre soffocante e una ragazzina bella e intelligente, si ritrovano uniti da una catena di omicidi inspiegabili.
Pagina dopo pagina si fa strada, tra le righe e dentro di voi, una musica ossessiva e una manciata di domande spaventose: quali segreti può nascondere il passato di un'apparente famiglia modello? Cosa spinge una giovane studentessa a sprofondare in continue crisi di autolesionismo? É possibile uccidere nel nome della dea Ispirazione?

Trovo difficile dire cosa mi sia piaciuto e cosa no, di questo romanzo: ha sicuramente un ritmo incalzante, non lascia respiro; vuole essere iniziato e finito in un giorno. Però...però l'ho trovato caotico e poco appassionante.
Quando l'ho finito sono stata quasi contenta di essermelo tolto di mezzo, non mi sono soffermata a pensarci sopra, l'ho solo chiuso e messo via: ed è una cosa strana, a me i libri lasciano sempre qualcosa a cui pensare!
Non l'ho potuto apprezzare, mi spiace molto, ma forse semplicemente non era il genere più adatto a me.

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Narrativa per ragazzi
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    12 Dicembre, 2011
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Nastasya ha trascorso la sua lunga esistenza tenendo il collo accuratamente coperto. Naturalmente nei suoi quattrocento anni, qualcuno avrà visto l'oscuro disegno impresso sulla sua pelle con un amuleto rovente; nessuno che sia ancora vivo comunque.
Sono tante le domande a cui Nastasya non sa rispondere, perchè è rimasta orfana all’età di 10 anni, perchè ha troppa paura di lasciarsi andare a ricordi dolorosi, perchè è terrorizzata di scoprire se è una persona malvagia. Di una cosa però è certa: è immortale, l’ha scoperto quando al culmine della disperazione, molti secoli prima, aveva tentato il suicidio con ben scarsi risultati.
“Per quanto riguarda me, sono nata nel 1551, un bel numero palindromo. Sono passati quattrocentocinquant’anni e al bar mi chiedono ancora i documenti. Prima che gridiate Fichissimo! lasciate che vi dica che è una gran rottura di coglioni. Sono un’adulta. Sono grande da sempre. Ma sono intrappolata in un corpo da fine adolescenza eterna e non posso ignorare il mio aspetto. D’altra parte, sembra che molti adolescenti si sentano immortali, si comportano come se non potesse succedergli niente. Il concetto di pericolo o di morte non sembra sfiorarli. Quindi forse io sono ancora un adolescente. Okay, lo so , è una storia triste.”
Nas non può dimenticare il massacro della sua famiglia per mano del Carnefice d'Inverno, come lo chiamava la sua gente. Non era il protagonista di un'antica leggenda, ma lo spietato predatore del Nord che fece strage dei suoi genitori per impadronirsi di un amuleto dai grandi poteri. É da quel momento che la ragazza gira alla larga dalla magia. Fino a quando il suo amico Innocencio non la usa per uccidere un tassista. E tutte le sue certezze vanno in frantumi.
Decide di partire, lasciando falsi indizi circa la sua destinazione.
Ed è così che arriva a River's Edge, una comunità di immortali. Una sorta di casa di recupero.
E qui, trova l'amore, l'orrore dei suoi ricordi, la consapevolezza della sua forza e tutto quello che di sé stessa era rimasto celato per così tanti secoli......

Ho letto questo libro in pochissimo tempo, perchè si lascia letteralmente divorare. É un romanzo giovane e ribelle, come la sua protagonista: Nastasya.
Mi sono ritrovata molte volte a ridacchiare della sua stupidità (come se Nas fosse reale!) e la sensazione che si ha fino alla fine è quella di essere i confidenti personali di questa donna immortale; infatti, sembra sempre che si apra con voi, che esprima i suoi dubbi e le sue paure (nonché rabbie) direttamente al lettore, come se fosse il suo migliore amico.
É un libro molto carino, non particolarmente impegnativo ma comunque coinvolgente e anche un po' intrigante; mi piacciono gli accenni alla magia sparsi qua e là, mi piace l'atteggiamento di Nas (un po' da adolescente pazzerella) e mi piace anche River's Edge e tutti i suoi componenti. Tutti, o quasi.
Se si cerca una storia che mescoli con sapienza fantasia, magia e romanticismo (che comunque è molto celato, non è assolutamente un libro sdolcinato!), ebbene quella storia la troverete in questo romanzo della Tiernan. La "delusione" più grande arriva alla fine, quando si capisce che la storia avrà un seguito: non perchè ciò che viene raccontato nel primo libro lasci a bocca asciutta, ma perchè semplicemente sarete troppo curiosi di sapere cos'altro combinerà Nastasya!

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Romanzi
 
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4.5
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3.0
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    12 Dicembre, 2011
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Un fantasy di grande originalità..

Julia Valentine è una diciannovenne di GreenKitch un po’ svogliata a scuola, sola e solitaria. Ha grandi occhioni verdi con cui osserva il mondo circostante, in particolare ciò che la circonda nella sua bella villa; e ciò che vede, la terrorizza. Vive da ormai undici anni senza la mamma, scomparsa improvvisamente, con la sorella e il fidanzato della stessa che si prendono cura di lei.
Julia ha paura della porta sbarrata, dietro la quale si trova la vecchia stanza della madre: spesso sente dei rumori, come di passi; o vede figure per casa, in particolare nella sua camera. Realtà o suggestione? Non riesce a spiegarselo, ma di certo c’è che lei ne è realmente atterrita.
Aleksander LaFleur è anch’egli un diciannovenne ed è bassista dei Black Punk, un giovane gruppo esordiente. Per motivi familiari è costretto a trasferirsi a GreenKitch, proprio nel momento in cui aveva conosciuto un’interessante ragazza sul sito del suo gruppo.
Ma quella ragazza è proprio Julia e dopo una serie di incontri/scontri i due cominciano a frequentarsi.
Ad Alek torna la voglia di suonare e insieme a Dave, lo strano compagno di banco, riesce a creare dal nulla un gruppo; nel frattempo Julia riesce a confidare ad Alek le sue paure più profonde e nascoste. Ed un giorno, insieme, decidono di aprire la porta sbarrata ed entrare nella vecchia camera della madre. Qui uno strano pendolo li porterà in un mondo parallelo e così si troveranno catapultati in una magica avventura.

Che libro coinvolgente, magico e martellante! Non c’è un attimo di tranquillità! Mi sono ritrovata spesso nella storia, innamorata persa di Alek; oppure rannicchiata nel letto con le spalle al muro, ad osservare cosa accadesse nel buio della camera. Come Julia.
Con i protagonisti, ho sofferto, sorriso e mi sono preoccupata. Sicuramente l’autore sa come rendere partecipi i suoi lettori e premia la loro fiducia con una storia molto originale e nuova: finalmente qualcosa di diverso dalle proposte editoriali che vanno tanto di moda di questi tempi.
Che emozione, poi, trovarsi nel mondo parallelo, spaesati come lo sono i protagonisti; e scoprire insieme a loro i segreti di Villa Valentine, della madre di Julia e di quella di Alek; conoscere il Duca, il Conte, il gigante nero Nadir….
Infine, il romanzo si conclude in maniera inaspettata e anche molto emozionante: all’ultima pagina ho creduto seriamente di piangere!
Un libro consigliatissimo, non c’è che dire.
Unico neo: per la pignoleria che mi contraddistingue, non posso non dire che vi sono errori veramente grossi, di ortografia e grammatica; ecco perchè ho dato voto 3 allo stile, altrimenti sarebbe stato un 5 netto. Il contenuto è certamente importante ma purtroppo (o per fortuna) anche la forma lo è! Aspetto con ansia il secondo libro di Alessandro Siani, sperando però che la prossima volta, ad una storia tanto bella, originale ed appassionante, aggiunga anche una maggiore cura nell’esposizione.

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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    08 Dicembre, 2011
Top 500 Opinionisti  -  

Da leggere tutto d'un fiato!

Elisa è una sedicenne che non è mai stata considerata dal padre. Egli però ora è morto e lei sente il profumo della sua eredità; peccato che prima di lei, vengano due fratelli nei quali il padre riponeva grande fiducia per la conservazione e la costante crescita del capitale di famiglia. Insomma, buona parte dell'eredità è affidata a loro. Con una forte delusione a bruciarle l’animo, Elisa affronta ogni giorno una vita ostile, che non sente sua e che non le piace: odia i suoi fratelli, odia il defunto padre e odia anche sua madre, la quale le ha sempre donato pochissimo amore ed ora si dimostra ancora più avara; per non parlare poi dell’avarizia nel darle qualche spicciolo per le piccole cose di ogni giorno.

Paola è una donna giovane e bellissima, affascinante e molto chic; ed è una escort di alto borgo. Col suo lavoro si può permettere ogni lusso e sfarzo ed è ben felice di non farsi mancare nulla. È una donna fredda e calcolatrice, che pensa ogni giorno alla sua vendetta personale.
Elisa e Paola, in realtà, sono la stessa persona.
A distanza di pochi anni dalla morte di suo padre, la giovane donna, che si è rifatta una vita che ora le permette di vivere di un lusso sfrenato, può attuare la sua vendetta.
Ma la vendetta, si sa, può sempre ritorcersi contro.


Che dire? Un libro unico, appassionante e tremendamente vero.
Veri i sentimenti, vere le situazioni e ancor più vere le sensazioni, il tutto narrato in maniera fluente e accattivante.
Dalle mie parti si dice “amore di fratello, amore di coltello” (in dialetto rende molto meglio l’idea), per esprimere che il rapporto tra fratelli spesso non è come lo si immagina, anzi: frequentemente il rancore cresce fino all’odio e al desiderio di vedere in rovina la persona con cui siamo cresciuti.
Ed a descrivere questo rapporto, Paride Marseglia è davvero bravo; il risultato? Una storia attuale (anche per l’ambientazione e i personaggi, ma qui non vi svelo nulla….), di lettura scorrevole e appassionante; l’unico difetto? Arriverete alla fine e vi dispiacerà che sia finito.

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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    06 Dicembre, 2011
Top 500 Opinionisti  -  

Che confusione!

Finito di leggere questo libro, mi trovo a dover dare un giudizio: non qui, ma una cosa mia personale che faccio sempre. Questa volta, senza rielaborarlo, è esattamente quel giudizio che voglio condividere con voi.
Da una parte trovo una trama interessante, sicuramente un'idea particolare sviluppata sul più grande poeta del nostro paese; dall'altra...beh, dall'altra uno stile complesso rende il romanzo di una pesantezza indescrivibile. La sintassi delle frasi è complessa, spesso c'è un "pensiero nel pensiero", separato da sole virgole; diciamo che ci sono "incisi degli incisi" e arrivare a fine frase seguendone il senso è davvero difficile. Non nascondo che più d'una volta son dovuta tornare indietro a rileggere, da inizio frase.
Ad un'idea secondo me geniale è quindi affiancato uno stile così pesante, una sintassi così strutturata da rendere la lettura un vero mattone. E non voglio dire che non ho apprezzato il romanzo; la verità è che l'entusiasmo della bella idea è totalmente smorzato dallo stile. E confesso anche che alcune parti sono come dei buchi neri nella storia, perché pur avendoli riletti li ho trovati espressi talmente male da non voler farmi venire l'emicrania per poterli comprendere.
Un vero peccato. Mi ha intrigato la caratterizzazione dei personaggi e le vicende, l'idea del presunto 4o figlio del sommo poeta (sarà poi un'idea...?) e i nove novenari nascosti nella Divina. Ma tutto questo non basta a farmi dare un voto positivo al libro, mi spiace. Lo stile è tutto; e un libro, per essere leggibile, deve essere scorrevole oltre che interessante.
Ah, dimenticavo! Odio le troppe citazioni in latino: mi hanno dato spesso l'impressione di voler dimostrare obbligatoriamente la grande cultura dell'autore, ma non tutti abbiamo studiato latino e innervosisce vederlo così spesso!

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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    04 Novembre, 2011
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Chapeau!

E così siamo giunti alla fine!
Quando si inzia a leggere ci sono mille quesiti che frullano nella testa: ce la farà Lisbeth? E come farà a cavarsela con tutte le accuse a suo carico? come nei precedenti romanzi, la lettura è più che scorrevole e accattivante.
Presto vi troverete a fare il tifo per l'astuto Blomkvist, quasi cercando di avvisarlo quando vedrete chi cercherà di mettergli i bastoni fra le ruote.
Intrigante e sorprendente fino all'ultima pagina; di nuovo Larsson ci proprone un argomento interessantissimo, ovvero quello che i servizi segreti hanno combinato, combinano e (chissà) combineranno.
Premettendo che amo questa trilogia, penso che quest'ultimo libro sia il mio preferito. Questo credo sia dovuto a diversi fattori: trovo particolarmente coinvolgenti le indagini di Blomkvist sui servizi segreti e i pericoli che corre; adoro il processo a Lisbeth, con la sorella di Blomkvist che adotta una tattica unica e spiazzante (soprattutto per l'accusa); e potrei continuare all'infino, perchè non c'è un dettaglio che io non abbia colto e apprezzato.
Un'atmosfera cupa, intensa e violenta da assaporare pagina per pagina, lasciandosi coinvolgere e travolgere dall'immensa bravura di Larsson, che sta proprio nel farci sentire parte del suo romanzo.

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Uomini che odiano le donne, La regina dei castelli di carta
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    02 Novembre, 2011
Top 500 Opinionisti  -  

Sconvolgente

Il primo capitolo intriga. Il secondo lascia assolutamente senza fiato.
Ritroviamo la problematica Lisbeth, a cui è impossibile non affezionarsi; la ritroviamo dapprima a godersi il suo anno sabbatico in una specie di paradiso e di lì a poco catapultata in una realtà inspiegabile, in cui lei è una ricercata, sospettata di un triplice omicidio...
Di nuovo Larsson riesce a lasciarmi senza parole, aprendo una nuova parentesi sia sulla vita di Lisbeth sia su una tematica ancora una volta piuttosto scomoda, ovvero il traffico di prostitute: minorenni straniere, strappate dai loro paesi con una promessa di un lavoro e poi usate per il mercato del sesso. Se l'affare Wennerström vi ha fatto riflettere su tutto ciò che si nasconde dietro ai magnanti dell'industria dei nostri giorni (perchè Wennerström altro non è che un capro espiatorio), il reportage sul trafficking vi toccherà il cuore.
La bellezza di questi romanzi credo proprio che stia nell'intrecciare ad una storia sensazionale, temi scomodi ma importanti e assolutamente attuali.
La capacità di questa trilogia è quella di far riflettere il lettore su tutto ciò che lo circonda e di aprirgli gli occhi.

E Lisbeth, che fine fa? Beh, sarà un po' impegnata a tenersi al coperto e a cercare di mettere insieme i pezzi di uno strano puzzle, di cui lei è il soggetto principale. Se solo riuscisse a trovare quel fascicolo riservato che riguarda lei e il padre...
I suoi ostacoli saranno molti e se tra questi c'è anche un energumeno affetto da analgesia congenita, il cammino verso la sua libertà sembra essere davvero lungo e tortuoso...

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Consigliato a chi ha letto...
Uomini che odiano le donne
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Gialli, Thriller, Horror
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    02 Novembre, 2011
Top 500 Opinionisti  -  

Intrigante e geniale

Da dove partire? Per un romanzo simile ci sono mille punti da cui cominciare. Per esempio, dall'interessante storia di una problemtica Lisbeth Salander. O dall'incasinato giornalista Blomkvist. Oppure...oppure potrei partire dal fatto che non ho mai letto nessun romanzo che, forse enfatizzando troppo, sottolineasse le violenze sulle donne in maniera così aperta; un romanzo in cui il mistero di una sparizione si intreccia con violenze continue e perpetrate per anni e con la storia di un imprenditore truffatore di dimensioni bibliche. Ho trovato il romanzo appassionante e tremendamente coinvolgente (600 e più pagine di romanzo le ho divorate in meno di tre giorni!).
Lo stile è scorrevole, il contenuto ricco e sfaccettato: non pensate di trovare una storia unica e noiosa all'interno del romanzo; anzi! Qui si intrecciano le storie di una ragazza poco più che ventenne e problematica, benchè intelligente e perspicace; di un giornalista molto brillante e che esercita grande fascino sulle donne; di un anziano tormentato dalla sparizione della sua adorata nipote e la cui famiglia nasconde segreti inconfessabili; di un imprenditore che ha fatto del suo impero una copertura per affari sporchi; di una Svezia bella e misteriosa.
Consiglio fortemente questo romanzo perchè vi appassionerete sicuramente alla storia e vi troverete a gioire e piangere insieme ai personaggi, a bere caffè con loro e a scervellarvi anche voi per quello che fa impazzire loro.
Mi sentirei quasi di definire questo libro (e la trilogia in sè) un grande capolavoro: vivo, vero e attuale.

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Thriller
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Gialli, Thriller, Horror
 
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4.0
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    31 Ottobre, 2011
Top 500 Opinionisti  -  

Interessante

Ho trovato per caso questo libro in super offerta mentre gironzolavo in libreria; lo tenevo d'occhio già da un po' e quell'occasione non potevo farmela sfuggire.
Leggendo la quarta, mi ero già appassionata, in fondo la trama del libro era basata su un "fattaccio" avvenuto nella bella Firenze, di cui non avevo mai sentito parlare. Così ho iniziato, fiduciosa ma attenta a non lasciarmi andare ad eccessivo ottimismo. E invece, per l'ennesima volta, il mio sesto senso non mi ha tradita.
Secondo me è coinvolgente l'alternarsi di un capitolo nella Firenze di oggi (con Ana e il professor Rossi che riflettono, discutono, interpretano in una crescente complicità) con uno nella Firenze del 1478, governata da un Lorenzo de' Medici dipinto quasi come "uno stinco di santo", un Masoni paranoico e una congiura architettata da un personaggio insospettabile.
Sicuramente lo consiglio perchè cerca di riproporre in maniera il più fedele possibile un tema che letto su un libro di storia risulterebbe quasi noioso; inoltre non mi sento di criticare i dettagli che la scrittrice ha usato, perchè (come precisa lei stessa nei ringraziamenti) lei non è una storica, bensì una scrittrice di romanzi: è importante sì, attenersi alla storia, ma il romanzo prende vita solo se lei decide di entrarci dentro e cercare di vedere con gli occhi dell'epoca, benchè forse non restando sempre fedele ai dettagli.
L'ho trovato veramente appassionante e ben scritto. Inoltre, da donna, non ho potuto fare a meno di sentirmi coinvolta nelle vicende di Ana: ad un certo punto sembra che il lettore sia il suo confidente ed io, completamente assorta nella lettura, ho partecipato alle sue emozioni, ai suoi dubbi, alle sue paure.
Essendo una lettrice abbastanza attenta, ho avuto modo di apprezzare alcune riflessioni inserite all'interno del romanzo: piccole sciocchezze magari di tutti i giorni, ma la cui ovvietà, lì scritta, mi ha spiazzato. Quindi non l'ho trovato solamente interessante dal punto della vicenda narrata, ma anche profondo; ho apprezzato dunque lo stile, anche piuttosto particolare, in cui a volte lunghi elenchi di cose apparentemente non accomunabili, rende perfettamente l'idea di uno stato d'animo.
Vi consiglio di prendervi un paio di giorni perchè quando lo inizierete, difficilmente deciderete di smettere di leggerlo!

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