Opinione scritta da Francj88

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Francj88 Opinione inserita da Francj88    03 Mag, 2011
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Il tempo è nulla!

Quando Henry incontra Clare, lui ha ventott'anni e lei venti. Lui non ha mai visto lei, lei conosce lui da quando ha sei anni..

Potrebbe sembrare l'inizio di una storia come tante. In realtà Henry DeTamble è affetto da una rara e incurabile malattia genetica che ha l'effetto di catapultarlo avanti e indietro nel tempo. Nei frequenti viaggi viene a contatto con il proprio io in diversi momenti della vita e incontra più volte la donna di cui si innamorerà, Clare in diversi momenti della sua vita. Gli incontri si susseguono nel corso del tempo in modo incontrollato e senza un preciso criterio creando intersezioni tra passato, presente e futuro. Il nostro protagonista non può portare con sé nulla di materiale durante i suoi viaggi, deve trovarsi abiti, cibo e riuscire a sopravvivere alle situazioni più improbabili. Spesso viene arrestato, spesso viene picchiato. Si trova costretto a mentire, rubare, scappare.
Gli capita di incontrare amici e parenti, ed anche se stesso invecchiato o bambino.
Parla con se stesso, impara dai suoi sé passati o futuri.
Può vivere e rivivere situazioni ma non può far nulla per cambiare gli eventi od impedire che qualcosa accada o accada in modo differente.

Questo è il racconto di un'intensa storia d'amore, raccontata da due voci che si alternano e si confrontano. Si costruisce così sotto gli occhi del lettore la vita di una coppia e poi di una famiglia cosparsa di gioie e di tragedie, sempre sotto la minaccia di qualcosa che nessuno dei due può prevenire o controllare.

La storia è originale, lo è anche la struttura stessa del racconto costruito come se fosse un diario con la data in cui si svolgono gli avvenimenti (e i viaggi temporali ovviamente) e la rispettiva età dei protagonisti. Spesso capita di leggere uno stesso avvenimento sia dal punto di vista di Henry che da quello di Claire. La narrazione è così completa e offre tante sfaccettature di significato al lettore.
Intreccio magistrale e storia intensa e commovente. Non posso che consigliarne la lettura!!




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Francj88 Opinione inserita da Francj88    03 Mag, 2011
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Piccole lettrici..

Possiedo "Piccole donne" da quando avevo 8 anni circa. Mi era stato regalato in occasione del mio compleanno e fu uno dei primi romanzi che lessi, anzi che divorai! Una edizione molto bella (anche se adesso un pò consunta)con delle graziose illustrazioni raffiguranti le quattro protagoniste del romanzo: Meg, Jo, Beth ed Amy: le sorelle March. Ricordo con tenerezza i pomeriggi passati in compagnia di questi personaggi cercando di individuare nelle illustrazioni il volto di ognuna di loro. La ragazzina bionda con il nasino a patata è senza dubbio Amy, la ragazza con splendidi capelli scuri intenta a leggere uno dei suoi amati libri è Jo, quella che gioca con i gattini è la dolce Beth e infine quella che ricama è Meg. Ricordo che io, figlia unica, immaginavo quanto sarebbe stato bello essere una delle sorelle March, andare in riva al lago e fare castelli in aria sognando un futuro felice, pattinare sul ghiaccio con Jo e Laurie (il loro amico e vicino di casa) o ancora partecipare alle riunioni del Circolo Pickwick.

Laurie il mio primo amore letterario. Jo la mia prima eroina, mi ci identificavo totalmente. Lunghi capelli scuri, alta di statura. Aspirante scrittrice, romantica, ribelle, anticonformista. Non molto dissimile da quella che poi sono io oggi.

Pubblicato da Louisa May Alcott nel 1868, questo romanzo, di ispirazione autobiografica, racconta la storia di una famiglia americana ai tempi della guerra di secessione. Protagoniste, una madre affettuosa, forte, energica, e socialmente impegnata, e quattro sorelle, di età compresa fra i 16 e i 12 anni: Meg, la maggiore dolce, assennata, e molto femminile; Jo, scrittrice, intellettuale, anticonformista; Beth, amante della musica, introversa, fragile, generosa e altruista ; Amy, la più piccola, un pò frivola e capricciosa, attratta dal lusso e della ricchezza, e tuttavia schietta e sincera. Una vicenda tutta al femminile in quanto il padre, pastore protestante, è lontano, impegnato come cappellano nella guerra civile.

Attraverso le pagine del romanzo il lettore viene introdotto in casa March, e reso partecipe delle vicende della famiglia, le cui condizioni economiche, già modeste, sono rese ancor più difficili, in seguito alla partenza del padre per la guerra. Malgrado ciò, in casa March l'atmosfera è tutt'altro che triste, le quattro sorelle, ciascuna con un carattere ed una personalità ben definiti, si dedicano ai lavori femminili, chiacchierano, giocano, litigano, si fanno dispetti, si riappacificano, sognano ad occhi aperti, e fanno progetti per il futuro. In questo non c'è niente di anacronistico sebbene siano passate molte lune da quando questo romanzo è stato pubblicato. I valori espressi in questo romanzo, la solidarietà, la stima reciproca, e soprattutto, cosa abbastanza innovativa per quei tempi, il rispetto per le singole individualità ed inclinazioni, sono universali. L'educazione non è mai intesa come repressione, nè l'obbedienza come sottomissione; iniziativa e spirito d'indipendenza vengono sempre incoraggiati. Jo è una donna libera, coraggiosa, una femminista, per quei tempi.

Tutti questi elementi concorrono a rendere Piccole Donne un classico "sempreverde", intramontabile. A me rileggerlo ogni volta scalda il cuore (e scendere qualche lacrimuccia). Lo consiglerei alle nuove generazioni di bambini e adolescenti come cura disintossicante al vuoto interiore dei modelli che vengono offerti loro.

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Francj88 Opinione inserita da Francj88    02 Mag, 2011
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Aforismario di ovvietà..

"Il giorno in più" è l'unico libro di Fabio Volo che io abbia mai letto. La molla che mi ha spinta a farlo è stata sicuramente la curiosità. Non vado particolarmente matta per i "casi editoriali" stra-pubblicizzati, hanno su di me l'effetto contrario: piuttosto che incuriosirmi mi infastidiscono. E poi devo ammetterlo, una punta di scetticismo (ok, palate di scetticismo!) sulle qualità di Volo scrittore le ho sempre avute. Nonostante ciò e non amando giudicare senza conoscere, mi sono avventurata nella lettura.. durata due giorni!! Questo infatti è un libro che si legge piuttosto velocemente. E' un romanzo molto scorrevole (fatta eccezione per un paio di punti morti).

Sullo stile non mi dilungherei molto. Sinceramente lo trovo scadente. Semplice si, ma non di quella semplicità delicata e ricca di contenuto di Banana Yoshimoto ad esempio. Piuttosto una semplicità tendente all'ovvietà e alla banalità.
Anche i contenuti non brillano per originalità, né per intelligenza o innovatività, eppure un grandissimo pregio solleva molto le sorti del libro: questo è, semplicemente, la sua quotidianità e condivisibilità. Fabio Volo racconta in prima persona i momenti di tutti i giorni, spesso tragicomici, di una persona normalissima, con le sue cadute di stile e i suoi momenti migliori. Parla di esperienze che in cui più o meno tutti potremmo rispecchiarci.

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A chi cerca una lettura leggera. Non aspettatevi granchè però, le vostre aspettative potrebbero venire deluse!!
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Francj88 Opinione inserita da Francj88    02 Mag, 2011
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Il Vangelo dei perdenti!

Da un'infanzia povera e un'adolescenza avventurosa alla maturità, la storia di un uomo che appagato dal successo economico, fallisce miseramente sul piano degli affetti e dei rapporti umani. Gesualdo Motta, amareggiato dagli egoismi della sua famiglia d'origine che lo sfrutta e nello stesso tempo gli rimprovera la conquista della ricchezza sposa poi la nobile decaduta Bianca Trao. Il matrimonio non riesce però a far dimenticare la sua modesta estrazione sociale e presto si rivelerà un "affare sbagliato". Un senso di estraneità e di alienazione domina Gesualdo che viene escluso dalla sua famiglia perchè arricchitosi, dalla moglie e dalla figlia e dal resto della nobiltà poichè di umili origini fino alla solitudine e alla morte senza in realtà godere veramente dei frutti sacrificio di una vita.

Che amarezza mi viene da dire..

Tuttavia Mastro-don Gesualdo ai cui personaggi, forse poco simpatici, a volte perfino irritanti, ci si affeziona, è un romanzo molto godibile. I protagonisti sono così vivi, così ben descritti e inseriti in un ambiente così realistico(la Sicilia rurale e paesana) da finire per sentirsi coinvolti, da non avvertire per nulla la “finzione letteraria”.

La potenza descrittiva di Verga, i dialoghi in una lingua più semplice del cosiddetto italiano colto ma non per questo meno efficace, il ritmo incalzante delle vicende, ne fanno un romanzo di straordinaria resa emotiva.


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Francj88 Opinione inserita da Francj88    24 Aprile, 2011
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L'erica e la brughiera..

Cime Tempestose.. bè che dire, credo che le migliori parole per descrivere questo romanzo siano quelle scritte da G. Tomasi di Lampedusa: "Wuthering Heights, un romanzo come non se non sono mai scritti prima, come non saranno mai scritti dopo. Lo si è voluto paragonare al King Lear. Ma veramente, non a Shakespeare fa pensare Emily, ma a Freud; un Freud che alla propria spregiudicatezza e al proprio tragico disinganno unisse le più alte, le più pure doti artistiche. Si tratta di una fosca vicenda di odi, di sadismo e di represse passioni, narrate con un stile teso e corrusco spirante, fra i tragici fatti, una selvaggia purezza. Il romanzo romantico se mi consente il bisticcio, ha qui raggiunto il proprio zenith."

La storia è davvero viscerale e si riesce a percepirne l'intensità anche grazie al paesaggio altamente simbolico che con le sue tempeste e raffiche di tramontana rispecchia le violente passioni cui soggiacciono i protagonisti: Catherine e Heathcliff! Essi vivono sentimenti ambigui, tormentate relazioni, opera di passioni scomode e violente. Cime Tempestose è leggibile come romanzo d'amore ma anche, se non di più, come romanzo di odio.

Bellissima ed esemplificativa del rapporto tra i protagonisti è secondo me l'immagine dell'erica che cresce nella brughiera, sebbene quest'ultima sia tormentata dai venti e dalle tempeste, l'erica resiste, ed è attaccata alla terra, sempre e comunque. Non la tradisce mai. Non la abbandona per rifiorire in posti più tranquilli. Le sue radici non muoiono, sanno che il loro destino è legato alla brughiera, anche se è aspra, ostile, ma l'amano cosi com'è. Senza riserve.
Chi non ha mai sognato una persona nella propria vita che sia forte e capace di amare come l'erica?

Che altro dire.. ogni parola in più sarebbe superflua, è questo meraviglioso romanzo che parla da sè. Direi che Cime Tempestose è senza dubbio un libro che andrebbe letto almeno una volta nella vita. Specialmente da chi ha uno spirito romantico (nell'accezione più ampia del termine), ma in definitiva da tutti!

Ah piccola annotazione musicale: Wuthering Heights è una bellissima canzone di Kate Bush, scritta nel 1978 e basata proprio sul libro in questione. Una canzone bellissima e forse una delle più difficili da cantare nella storia del pop. Consiglio di ascoltarla. Sicuramente i fans del libro come me la conosceranno già! :)

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Francj88 Opinione inserita da Francj88    23 Aprile, 2011
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"Fa' ciò che vuoi"

Bastiano Baldassarre Bucci ha perso la madre e vive solo con il padre con cui ha un rapporto difficile e non riesce a comunicare. Vive una realtà fatta di sogni e avventure attraverso le pagine dei libri che tanto ama e che lo allontanano dai suoi tanti problemi di giovane adolescente. Un giorno, mentre sta scappando da un gruppo di compagni di scuola che quotidianamente lo prendono in giro, si rifugia nel negozio di un libraio d'antiquario. Qui resta colpito da un grosso volume intitolato "La Storia Infinita", lo ruba (con l'intento di restituirlo!) e si rifugia nella soffitta della scuola per leggerlo.
Dopo poche pagine si scopre protagonista di una storia senza tempo, senza inizio e senza fine, a cui solo lui può dare un senso…

Considerare questo romanzo solo per ragazzi significherebbe sminuirne il valore, è in realtà destinato a chiunque voglia catapultarsi in una fantastica avventura e voglia riflettere.
Qui niente è fine a se stesso e nulla succede per caso.
Bastiano ha nelle sue mani l'intera storia, è l'unico in grado di spezzare il male che regna a Fantàsia, un mondo che posa su fondamenta di sogni dimenticati, ma è anche solo un ragazzino… e se con i suoi desideri può ricostruire un intero mondo, poco alla volta perde di vista il suo.
Un romanzo molto introspettivo che ha tra i suoi temi principali la riscoperta e l'accettazione di se stessi.
Bastiano rappresenta ogni singolo uomo che vorrebbe essere diverso da ciò che è, che sogna di avere quello che ancora non ha; ma Bastiano è anche colui che comprende che al di là della fantasia c'è una vita intera che lo aspetta, la sua, e che può rendere migliore con le sue forze. Fa ciò che vuoi, o meglio "Compi la tua vera volontà" è infatti il messaggio scritto sul medaglione indossato dal coraggioso guerriero Atreiu.

Ho amato e continuo ad amare follemente questo libro che insieme a Piccole Donne della Alcott e Ascolta il mio cuore della Pitzorno rappresentano il trittico della mia infanzia! :)

L'edizione Longanesi poi è bellissima, con il testo bicolore, rosso per il Mondo Reale e verde per il mondo di Fantàsia e con i bellissimi capilettera all'inizio di ogni capitolo. Ricorda molto le miniature medioevali.

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Chi ama volare con le ali della fantasia..
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Francj88 Opinione inserita da Francj88    23 Aprile, 2011
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Semplicità.. apparente!!

Il romanzo è suddiviso in 5 racconti e il fil rouge che li lega è la presenza di un personaggio che, a modo suo, si trova costretto a causa di un evento particolarmente spiacevole a riflettere sulla felicità. Ognuno di essi porta dentro di sé una piccola luce che aspetta di brillare a pieno, e potrà farlo ma solo ritroovando la fiducia in se stesso e negli altri.

Senza svelare la trama dei racconti posso dire di essere stata colpita, anzi forse è meglio dire "travolta" da un senso di tranquillità e pace interiore leggendo questo libro. Sarà grazie allo stile fresco, immediato dell'autrice e alla sua innata capacità di affrontare con semplicità temi complessi (ecco il perchè del titolo della mia recensione!).

Una cosa che poi io trovo deliziosa è che nei romanzi di Banana si sente molto forte la presenza del cibo, che viene vissuto come un rito da compiere in compagnia ed è l'elemento fondamentale che caratterizza i rapporti tra le persone. La descrizione dei cibi in questo romanzo mi fa sempre sembrare di sentirne gli odori, anche se si tratta di piatti che non ho mai assaggiato. Un elemento in più per chi come me ama la cultura giapponese.

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Amanti della cultura giapponese
Appassionati di culinaria
A chi si sente un pò giù di corda e ha bisogno di una iniezione di fiducia!! :)
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Francj88 Opinione inserita da Francj88    23 Aprile, 2011
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Caccia al destino!!

Herman Melville pubblicò questo romanzo nel 1851 quando, allora trentaduenne, aveva già alle spalle numerose esperienze marinaresche. Aveva già affrontato i pericoli che la navigazione per mari comporta e, guidato dalla sua naturale irrequietezza, si era sempre domandato il “perché”, il senso ultimo della vita umana, alla ricerca di un approdo, un porto sicuro, una verità ultima sulla vita e sull’uomo.
Elemento che ad una lettura superficiale può non essere percepito ma che è fondamentale e va tenuto ben presente.

La navigazione per mari della Pequod rappresenta in sostanza la navigazione dell’umanità nella sua interezza e la sua lotta contro la sorte avversa, Moby Dick, che in questo caso non sarebbe una comune preda di caccia ma rappresenterebbe la forza misteriosa della natura che invita l’uomo alla lotta, come direbbe Hemingway, una lotta in cui l’uomo si ritrova a volte vincitore a volte vinto.
Dunque Melville propone un interrogativo che attanaglia l’uomo ancora oggi. Esiste il destino? La nostra sorte è già stata scritta?
Le opinioni sono discordanti e mentre in molti hanno affermato che “quemque fabrum esse fortunae suae” ovvero “ognuno è artefice del proprio destino” in questo romanzo si afferma il contrario: l’uomo non può niente contro il “maligno destino” e si trova inesorabilmente sopraffatto da ciò che non può controllare.

Spesso quest’opera è stata considerata “per ragazzi” sminuendo così il suo grande valore artistico, ma è difficile che i ragazzi possano scoprire certi significati metaforici dell’opera: essi ammireranno il coraggio degli intrepidi marinai, si lasceranno trasportare per mari e oceani sconosciuti dalla loro fantasia, immaginando di essere anche loro a bordo della Pequod e di vivere mirabolanti avventure. Forse in questo sta il valore educativo del libro, nello stimolare la fantasia, e ad una lettura più attenta a riflettere su interrogativi, se vogliamo filosofici, che da sempre l’uomo si è posto.
Proprio per questo Moby Dick è indicato ai lettori più giovani come a quelli più adulti.

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Chi ama i romanzi d'avventura.
Chi ama la letteratura marinaresca, Conrad e London.
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Francj88 Opinione inserita da Francj88    23 Aprile, 2011
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Merveilleux!

“Sono già oggi trascorsi trecentoquarantotto anni sei mesi e diciannove giorni da che i parigini si svegliarono al frastuono di tutte le campane che suonavano a distesa nella tripla cerchia della Citè, dell’Universitè e dell’intera città. Il 6 gennaio 1482 non è però un giorno che la storia ricordi…”

L’autore ci introduce così nella Francia del ‘400 e dopo un’ampia digressione comincia ad introdurre i personaggi principali e a tessere la trama del romanzo.
L’arcidiacono di Notre-Dame, Claude Frollo, si innamora della celebre danzatrice zingara Esmeralda. Incarica perciò il grottesco campanaro della cattedrale, il gobbo Quasimodo, di rapirla.
Victor Hugo è stato spesso criticato per i suoi eccessi, non solo nel suo modo di vivere ma anche nel suo modo di scrivere. E’ ben noto il suo uso di ampie digressioni storiche, descrittive che procedono per elenchi che sembrano a volte interminabili.
Tuttavia egli rimane maestro indiscusso nella caratterizzazione dei personaggi, la cui psicologia così complessa li porta a vivere passioni talmente intense da coinvolgere il lettore in un vortice di emozioni. Per chi è tanto perseverante da superare la prima barriera che può essere di noia, tedio, si troverà calato in una atmosfera così magica, in un mondo che se da un lato sembra lontanissimo dalla nostra realtà, dall’altro sembra così reale, tangibile. Un coinvolgimento che lo scrittore francese è abilissimo a creare in tutte le sue opere.
Il suo periodare, il suo stile mi hanno affascinata oltre alla bellezza e alla tragicità ( elementi che spesso convivono strettamente in Hugo) della storia narrata.
Quando si arriva al termine della lettura, questo libro non può essere considerato come una cosa a se stante ma lascia qualcosa di sé nel cuore di chi l’ha letto. Almeno per me è stato così e non posso che consigliarne a tutti la lettura.

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Francj88 Opinione inserita da Francj88    21 Aprile, 2011
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Una storia senza storia!

Dopo aver letto Popco, L'isola dei segreti e Che fine ha fatto Mr. Y (li ho apprezzati tutti, in particolar modo Popco)ho acquistato, con molte aspettative, Il nostro tragico universo di Scarlett Thomas. Aspettative non deluse devo dire.

Il nostro tragico universo è un libro sui generis che gode di tutti i pregi della Thomas ovvero originalità, erudizione, fantasia. Un modo di scrivere brillante senza dubbio. Quella narrata è una storia senza storia non fa che ripeterlo (attraverso Vi, uno dei personaggi), così come non fa che ripetere di voler sfuggire allo schema in tre atti dei racconti convenzionali e di eroi che sconfiggono dragoni. Trovo poi che il finale, forse una delle cose più criticate di questo libro, non sia per niente inconcludente anzi credo sia il più riuscito tra quelli di Scarlett Thomas. Negli altri libri invece avevo trovato che la Thomas (mia umile opinione!)avesse qualche difficoltà a concludere, tirare le fila delle sue storie.

Secondo me vale la pena leggere questo libro (e anche gli altri di questa autrice) anche solo per farsene un'idea. I suoi libri sono decisamente particolari e oserei quasi definire il suo stile "di nicchia" quindi forse non consiglierei Il nostro tragico universo a chi ama le storie convenzionali con un inizio, uno svolgimento e una fine ben definiti. Agli altri invece mi sento di consigliane la lettura. Lo definirei illuminante.

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Gli altri libri di Scarlett Thomas
Anna Karenina
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