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Chi l'avrebbe detto
Dopo il profondo trauma cranico, provocato dal suo stupratore, lei ricordava ben poco. Il fattorino stava per andare via dopo aver consegnato le pizze. Lei nota il nome sulla targhetta della divisa. "Io ti conosco", dice lei. Tutti la guardavano increduli, proprio lei che fino a quel momento non ricordava neanche se la pizza le piacesse. "Io ti conosco" ripete lei, "Hai ucciso la mia migliore amica."
Dana, rapita è stata violentata nel corpo, nella mente e nell'anima. Forse il coraggio, la forza o la sua disperazione l'aiutano ad assassinare e scappare dal suo boia.
Dopo un periodo di coma Dana si riprende fisicamente ma ha la psiche a pezzi. Per cercare di ricostruire la sua vita parte alla ricerca di informazioni della sua amica sparita. Si fa aiutare dall'investigatore che otto anni prima ha indagato sul caso. Forse riuscirà a capire chi è lei, forse riuscirà a scoprire chi ha rapito la sua migliore amica e se è viva o morta, oppure se lei stessa è coinvolta e non ricorda più di esserlo. La verità, però, potrebbe essere ancora più sconvolgente.
Un grande thriller. Si voglio sbilanciarmi. Sono al mio esordio con l'autrice che, non me ne vogliano i più esperti, non conoscevo. In realtà Tami Hoag
ha scritto un primo romanzo in cui si dovrebbero narrare le storie delle prime otto vittime del serial killer. Spero di riuscire a leggerlo.
Un libro ricco di colpi di scena non forzati. La storia è ben studiata. Un libro "pieno". Mi ha catturato, anzi avvolto pienamente e mi scaraventato violentemente in una storia buia, lugubre e con un finale non proprio lieto. Dove c'è tanta violenza non è possibile avere un vero e proprio lieto fine. Sono conscio del fatto che non si affatto proponendo un'analisi oggettiva ma sono più che altro spinto dalla adrenalina che la lettura mi ha lasciato. Ancora appena distante dalla perfezione del thriller psicologico che per il momento ho trovato solo in Sebastian Fitzek, però cara Tami
continua così, perché hai trovato un altro fan.