Dettagli Recensione
Una partita di bowling
Dieci personaggi si ritrovano su un'isola, ciascuno per uno scopo differente. Chi è stato invitato da un amico, chi ha ricevuto una proposta di lavoro e chi ha accettato una sfida. Ben presto tuttavia si accorgeranno che la vera motivazione per la quale si trovano sull'isola non è quella che credono e che si tratta di un macro inganno architettato ad arte da un personaggio misterioso (un certo U.N.O.) che, ad uno ad uno, li farà morire tutti seguendo pedissequamente una filastrocca.
La trama è decisamente semplice, senza fronzoli e sottotesti. Il romanzo non ha una morale nè segue i classici stereotipi della narrativa moderna (la vittima, il mostro, il movente, le indagini, l'empatia dei protagonisti, l'epilogo...non necessariamente in questo ordine!).
Premetto che non avevo mai letto nulla della Regina del Thriller e la motivazione per la quale ho scelto proprio questo libro è perché la Christie non ha mai collaborato alle produzioni cinematografiche che, negli anni, hanno tentato di portare questa storia sul grande schermo. Anzi, la stessa ha espressamente dichiarato di non aver apprezzato nessuna trasposizione cinematografica del suo romanzo. Ciò mi ha quindi incuriosito per due motivi: 1) la storia ha destato interesse in tanti produttori; 2) non apprezzo, di norma, i libri che vengono "violati" al cinema.
Quindi mi sono detta...dai...proviamo!
La sensazione è che, ad eccezione di alcuni passi (soprattutto parole) che si appalesano anacronistiche, il romanzo non sembra essere nato in un'epoca tanto diversa da quella odierna. I suoi 70 anni se li porta benissimo, assieme alla completa assenza di passaggi logici superati dal tempo. Tuttavia ho trovato difficile assimilare, oltre i nomi, le personalità di ciascun protagonista. D'altronde la mole contenuta e "smilza" del libro, non avrebbe permesso di sviscerarle più compiutamente. Purtroppo, però, questo non crea pathos nel lettore che, quindi, oltre a non ricordare i nomi, non instaura alcun tipo di relazione emotiva con i personaggi. Si è costretti a tornare indietro diverse volte per ricordare di chi si stia parlando e solo al 70% del libro si acquisisce familiarità. Peccato che poi, assieme alla familiarità, arriva anche la consapevolezza della trama, che appare meccanica e quindi prevedibile e priva di suspance. Inoltre, sebbene in molti abbiano valutato molto positivamente l'impossibilità (oggettiva) di scovare il colpevole (gridando a gran voce al capolavoro), personalmente sono dell'idea che non riuscire a capire come vengano compiuti i delitti non rende un intreccio letterario un capolavoro...lo rende semmai improbabile.
La fine non è male. Per evitare spoiler non mi dilungherò, ma non posso esimermi dal dire che ho trovato originale dar voce al "cattivo" che, in maniera molto chiara, ha ricostruito tutti i tasselli del puzzle che mancavano, regalando all'opera quella sensazione di scorrevolezza e chiusura del cerchio che non dovrebbe mai mancare.
Se consiglio la lettura? Dipende cosa cercate: un cult senza troppe pretese, veloce e leggero? Sì, lo coniglio. Se invece cercate intrecci più profondi e trame più articolate, volgete lo sguardo altrove!
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