Dettagli Recensione
Un macigno
Non si può certo dire che Foscolo fosse d'animo gaio, considerato quanto di autobiografico ci sia nel suo Jacopo Ortis.
Romanzo epistolare sulla falsariga de "I dolori del giovane Werther" di Goethe, le Ultime Lettere sono testimonianza dell’animo tormentato d'un giovane senza patria, diventato nemico politico in seguito al trattato di Campoformio. Egli si rifugia sui Colli Euganei, dove vivono anche colei che è oggetto del suo amore, Teresa, e la sua famiglia. Teresa, purtroppo, è promessa sposa a Odoardo, un uomo ricco e glaciale che lei non ama. Molto presto, Jacopo e Teresa finiranno preda d’un amore che non porterà loro altro che tragedia, vista la sua impossibilità a concretizzarsi.
L'amore deluso non farà altro che esacerbare l'animo già devastato del povero Jacopo: nelle sue lettere indirizzate al caro amico Lorenzo Alderani, infatti, emergono tutti i turbamenti che erano propri del Foscolo e del suo contesto storico: il trattato di Campoformio gli sbatte in faccia l'assoggettamento del suo Paese e il tradimento delle speranze riposte in Napoleone. Jacopo si ritrova senza una patria e sarà costretto a fuggire o nascondersi per non essere braccato dal nemico. Ma questo è solo uno dei suoi tanti tormenti, principalmente di natura esistenziale: egli è un uomo il cui infausto destino è assegnato da principio e sembra infatti avulso da quel mondo che vede la virtù solo nel denaro; che tollera nei ricchi ogni sorta di barbarie e punisce ai poveri ogni delitto, anche se perpetrato solo per non soccombere; mal sopporta l'arroganza dei fortunati che, non avendo mai saputo cos'è la sventura, si pongono al di sopra di essa e giudicano coloro che sono dovuti scendere a patti con la propria miseria; vede l'essere umano come una bestia sanguinaria venuta al mondo al preciso scopo di spargere i cadaveri del suo prossimo, solo per vedere appagata la propria ambizione. L’amore di Teresa era l’unico balsamo che potesse placare i tormenti di Jacopo, e al matrimonio di lei con Odoardo tutti questi si fanno per lui insostenibili.
Sebbene contenga paragrafi di grande profondità, “Le ultime lettere di Jacopo Ortis" è carico d'una tristezza che per il lettore è un macigno, non abbastanza bilanciata, secondo me, dai suoi contenuti: sicuramente un affresco appropriato dell’uomo italiano di quel tempo (ma solo di quello politicamente impegnato), ma forse a questo contesto fin troppo legato per risultare totalmente apprezzabile. Sebbene certi brani siano davvero notevoli (il dialogo con Parini, il racconto dell'emigrato, il dialogo con la vecchia amante di Olivo e il suo nuovo marito) essi sono sommersi dal delirio di Jacopo, che doveva avere in Lorenzo Alderani un amico davvero prezioso, per riuscire a reggere tanto "dolore passivo".
“Coloro che non furono mai sventurati, non sono degni della loro felicità. Orgogliosi! Guardano la miseria per insultarla: pretendono che tutto debba offerirsi in tributo alla ricchezza e al piacere. Ma l’infelice che serba la sua dignità è spettacolo di coraggio a’ buoni, e di rimbrotto a’ malvagi.”
Commenti
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probabilmente sì. Mi sono ritrovato a leggerlo perché, dopo essermi iscritto all'Università (Lingue, Culture e Letterature Moderne Europee), ne è stata richiesta la lettura integrale al corso di Letteratura Italiana. Questo romanzo è uno di quei pilastri da cui, soprattutto i professori vecchio stampo, proprio non riescono a staccarsi. A essere onesto non ne consiglierei la lettura... non a quel tipo di lettori quali siamo noi.
Sì concordo... una lettura bella tosta.
probabile che dovrò leggere qualcosa de "I sepolcri", mi sarà d'aiuto per l'esame. Sarà complicato perché non sono amante della poesia, ma il tuo consiglio mi sprona a fare uno sforzo!
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