Malempin Malempin

Malempin

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Malempin, scrive André Gide nei suoi appunti per un libro su Simenon, è la «messa in pratica» perfetta di quello che l’autore definisce il suo «metodo»: «far rivivere il passato nel, e attraverso il, presente. Qui i ricordi del passato si alternano al racconto del momento attuale ... E il passato fa luce sul presente, che senza quello rimarrebbe incomprensibile». Del passato, mentre veglia notte e giorno il minore dei suoi figli, affetto da difterite maligna, il dottor Édouard Malempin rievoca soprattutto l’infanzia: perché è stata quella – è sempre quella, Simenon ne è convinto non meno di Freud – a fare di lui l’uomo che è oggi. Determinanti sono stati certi odori (quello della cucina della casa dei genitori, per esempio), certe sensazioni (la beatitudine che provava allorché, malato, poteva «fare assenza» e isolarsi dal mondo), certe scene (la notte in cui si era svegliato e aveva visto il padre chino su di lui, o quando avevano portato in manicomio la giovane zia, una «femmina allo stato puro», bionda rosea e polposa, in preda a una crisi di follia) che si sono fissati nella memoria – ma più ancora le zone d’ombra e i misteri che non è mai riuscito a penetrare fino in fondo: la scomparsa di uno zio a cui i suoi genitori dovevano un bel po’ di soldi, l’aver sentito la madre mentire a un gendarme venuto a interrogarla, e quel polsino con un gemello d’oro che poco tempo dopo aveva visto in una discarica andando a scuola, e sul quale aveva sempre taciuto...



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Malempin 2025-01-19 18:13:11 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    19 Gennaio, 2025
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"Tutto è fragile, tutto quanto ci circonda"

La storia sembra semplice. E' la vita di un uomo come tanti, Edouard Malempin, medico pediatra, sposato, due figli. La vita di tutti i giorni è scandita da rituali sempre uguali, casa e ospedale. L'acquisto di una macchina nuova con un colore (verde) eccentrico e la prospettiva, finalmente, di un viaggio in vacanza nel Sud della Francia sembrano proprio distoglierlo dalla monotonia della quotidianità quando un evento improvviso e inaspettato viene a creare una nuova atmosfera, densa di preoccupazioni: la malattia del figlio Bilot, un bimbo pallido e gracile, affetto da quella che sembra ad una prima diagnosi difterite maligna a probabile esito infausto. Malempin inizia la terapia vaccinale, iniziano i consulti, il viaggio non si fa più e la mente comincia a vagare in tempi lontani, alla vecchia fattoria dei genitori, alla madre finita in povertà pur provenendo da famiglia agiata, al padre, uno spavaldo garzone di campagna... I ricordi di una vita percorrono tutto il libro, trasportando il lettore in altre epoche, dove il piccolo Edouard cresce imparando dalle circostanze della vita e dai personaggi che lo circondano quanto sia difficile capire e relazionarsi con il prossimo. Ma sperimenta anche la realtà , così come è, della vita, tanto da fargli annotare poi che "gli unici anni della vita reale sono gli anni dell'infanzia". E dall'infanzia e dall'adolescenza scaturiscono ricordi che Malempin rivive con malcelata nostalgia. Ad esempio lo zio Tesson "un vecchio satiro che odora di caprone", un vecchietto che aveva smesso di esercitare la professione di avvocato, dedito ad affari loschi come prestasoldi, sposato con la zia Elise, bionda evanescente e grassoccia, che ospiterà più tardi Edouard quando dovrà frequentare la scuola superiore. Ed i ricordi diventano tormentosi, quando Tesson scomparirà, ed i genitori di Edouard, indebitati fino al collo, saranno sospettati di averlo in qualche modo eliminato...
Ma la vita continua. Tornando al presente, il piccolo Bilot si riprenderà e, forse, il programmato viaggio al Sud potrà realizzarsi. Insomma, un barlume di speranza ravviva la vita di Edouard, i ricordi evaporano lentamente, ma ritorna implacabile l'irrealtà della monotonia giornaliera. Lo zio Tesson ormai è definitivamente scomparso, la zia Elise si è risposata con un uomo violento, impazzirà, subirà il ricovero in manicomio dove si spegnerà. Edouard vive ora come in un sogno, distaccato dalla realtà, domandandosi il perchè di tanti avvenimenti: più che vivere sopravvive, cercando di calarsi in un'attualità che non lo capisce e che lui stesso non comprende. E quando Bilot gli chiede "che cosa mi hai portato?", gli viene di rispondere "Me !", quasi a sottolineare la sua stessa presenza nella realtà quotidiana, fragile e spesso incomprensibile. Ed è proprio la fragilità del tutto che lo turba e che lo induce a scrivere in un suo diario segreto: "Tutto è fragile, tutto quanto ci circonda, tutto quanto prendiamo per la realtà, per la vita: la fortuna, la ragione, la quiete... e la salute soprattutto, e l'onestà ...".
"Malempin", pubblicato per la prima volta nel 1940, è un grande romanzo, che non fa che sottolineare la grandezza dell'autore, Georges Simenon, troppo spesso etichettato solo come scrittore di romanzi gialli. L'autore ha il raro dono di far rivivere il passato attraverso il presente, presentandoci lo spaccato di una Francia del secolo scorso, ma viva, reale, attuale, filtrata attraverso personaggi ben riconoscibili. Il passato più o meno tormentato è sempre presente nei ricordi e nella nostalgia dolente del protagonista, un Edouard vigile anche nei tanti silenzi e nei tanti episodi non raccontati ma sicuramente vissuti o immaginati. Un Edouard che afferma di non sentirsi turbato neppure se i genitori si fossero sbarazzati dello zio Tesson, che afferma di non sapere il perchè del matrimonio con sua moglie, come se l'avesse scelta in un catalogo di offerte, che sostiene di essere gentile, ben educato con i malati, chiedendosi però se queste affermazioni sono sincere o solo una posa ... Insomma una figura nello stesso tempo enigmatica ma vera, un personaggio che solo la penna e l'abilità di un grande scrittore potevano farci apprezzare.



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Malempin 2024-10-12 05:38:37 68
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68 Opinione inserita da 68    12 Ottobre, 2024
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Passato nel presente…

Un segreto condiviso e taciuto in un giorno d’ infanzia, una madre da quel momento assente, una sparizione misteriosa conservata dentro di se’, che ha tracciato la propria essenza, angolo buio di presente e futuro.
Il dottor Édouard Malempin vive quell’ istante più o meno consapevolmente, ancorato a quei giorni, un sentimento assaporato per anni, incertezza, paura, sospetto, la convinzione che qualcosa sia andato storto, l’ improvviso allontanamento dalla propria famiglia mentre piccoli indizi della memoria riportano oggetti, sapori, odori nella casa della propria infanzia, fragranze smarrite nel presente.
Oggi, al capezzale del figlio Bilot, affetto da difterite maligna, giorni trascorsi tra la vita e la morte, in compagnia della moglie Jeanne con cui vive da quindici anni ignorandone l’ interiorità, ripercorre i giorni che ne hanno segnato l’ infanzia, la scomparsa improvvisa dello zio Tesson, una bugia che sa per certa, silenzi parlanti, l’ allontanamento dalla famiglia, la convivenza con la placida e florida zia Elise in seguito accusata di follia, il ritrovamento di un polsino con un gemello d’ oro, momenti di malattia e di assenza scolastica, l’ombra di una inquietante presenza accanto al proprio letto.
Quanto il presente restituisce il passato, immagini, sensazioni, comportamenti ne popolano le notti, che cosa gli altri vedono di lui oltre un buon padre e un buon marito, quanto il reale esiste veramente?
Eduard staziona tra il presente e il ricordo, un’ immagine semi cosciente sembra appartenergli, indizi più o meno presunti ricostruiscono giorni nebulosi e monchi del se’ bambino per concludere che gli unici anni di vita reale sono quelli dell’ infanzia.
Per anni ha cercato di ricostruire una figura paterna che per lui più conta ma che meno conosce, di cui fatica a ricordare il volto, un uomo affetto da innato egoismo, lui che deve tutto alla propria madre, dalla educazione ai vestiti di tutti i giorni, una donna alla quale oggi ancora chiede il conto, che guarda freddamente pur visitandola quotidianamente, impegnati in dialoghi scontati e ripetitivi che tuttavia sembrano appartenergli e ai quali non rinuncerebbero.
La parola castigo lo accompagna da sempre avvicinandolo alla propria colpa, un sentimento cresciuto e alimentato dal silenzio, dalle domande che non ha mai posto, una certa ritrosia a entrare nella camera del figlio come se con la propria presenza avesse paura di interrompere e rompere il sentimento condiviso da altri che non sembra appartenergli, dal quale si sente escluso,

…” perché ho imparato che tutto è fragile, tutto quanto ci circonda, tutto quanto prendiamo per la realtà, per la vita: la fortuna, la ragione, la quiete… e la salute, soprattutto!…. E l’ onesta’….
In certi giorni, se mi fossi lasciato andare…”

Malempin è un dettagliato e ossessivo viaggio a ritroso nel presente, un’ infanzia nebulosa che conserva la propria essenza in pochi momenti di assolutezza. L’oggi ripercorre e restituisce un trauma, tacitamente sepolto nei meandri della memoria, respiro di totale incertezza mentre le maschere del presente fingono di appartenerci nascondendo il vero volto della paura, un senso di menomazione, di esclusione, di assenza che si fa presenza, un’ apnea del profondo compagna di sempre che tuttora assaporiamo quotidianamente.
Ci sono immagini, fragori, fragranze, sembianze opalescenti venute da lontano, vissute, interiorizzate, scolpite dentro, a metà tra il sogno e la veglia, che raccontano interamente la propria storia, da sempre. Magistrale.

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