L'ultimo inverno
Letteratura italiana
Editore
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 2
L'ultimo Niffoi
L’ultimo sogno. L’ultimo delirio. L’ultimo amplesso. Con questo romanzo Niffoi disegna l’ultimo racconto ambientato nella sua Sardegna. In effetti nel suo ultimo libro la Sardegna è il regno di Degnasàr. Un luogo quindi distorto, fuori dal tempo, segnato da una lunghissima siccità che ingurgita ogni incubo e inaridisce tutte le fonti. La fonte da cui aveva attinto anche lui per disegnare quei personaggi che ormai non sono altro che scheletri che vagano in un paesaggio desolato. Chi può salvare quel mondo ormai alla fine della sua storia, ormai impotente e assetato, condannato alla pazzia della perdizione? Un colombaccio porta un messaggio a 5 donne che potranno salvare il mondo! Filò la puttana del paese di Pirocha, che aveva venduto la sua verginità per un paio di scarpe, è una prescelta. La pioggia tanto invocata finalmente arriva. Quella pioggia ridona un po’ di felicità, di speranza. Ma per un breve tempo. La pioggia è in realtà un diluvio che sommerge tutto. Solo le 5 donne, confermano la profezia e riescono ad arrivare al monastero di Taladdari e si salvano. Per loro inizia una nuova vita. Una vita quasi perfetta. In armonia con la natura. Ma solo quella buona. Quella che dà ispirazione, avvicina al cielo, e allontana i bassi istinti. Cristallizza quel mondo incantato sospeso nel nulla. Ma non può durare. Arriva la primavera e con essa le donne scoprono una natura diversa, maligna, che ha le sembianze di Criccheddu Mallone. Risorto dal peccato della sua misera vita precedente. Forse capace di fecondare quel mondo che oramai si avvicina la fine. Ci riuscirà? CHI VUOLE LEGGERE IL LIBRO SI FERMI QUA’! Ma il seme di Criccheddu è malato. Nonostante tutti i tentativi di redenzione il ventre delle 5 donne, che non sono altro che le muse ispiratrici di Niffoi, non viene fecondato. Quel mondo è definitivamente condannato. Criccheddu lo capisce e si toglierà la vita buttandosi in un pozzo attaccato ad un aratro, trascinato nel buio eterno dell’infertilità. Esdra, Nina, Frisia, Marta periranno dopo atroci supplizi. Filò, l’unica sopravvissuta, ammirerà quel mondo incantato fino alla fine. Riacquisterà quella purezza che aveva perso in giovinezza. La neve arriva a coprire tutto. La neve bianca come un foglio bianco. Il primo mondo di Niffoi è finito insieme a Filò. Aspettiamo gli altri.
Indicazioni utili
La vittoria del Male
A Pirocha, nell’isola di Degnasàr, così come in tutto il mondo, una grande siccità inesorabilmente brucia la natura e consuma ogni passione negli animi umani. Improvvisamente arriva una pioggia risanatrice che sembra far rifermentare gli ardori e rifiorire una vitalità che si era staticizzata in un’agonia che appariva infinita. Ma la Terra e i suoi abitanti devono essere purificati dal Male e la Natura o Dio stesso trasformano quell’acqua, inizialmente provvidenziale, in un vero e proprio diluvio la cui azione devastante e incontrastabile tutto e tutti distruggerà. Solo cinque donne, ognuna con la propria storia sulle spalle, avvertite dalla visitazione del colombaccio messaggero, saranno le prescelte che usciranno indenni da quella terribile Apocalisse. Trovato rifugio nell’antico monastero di Taladdari, arroccato su un’impervia montagna, esse si nutriranno della speranza di una rinnovata primavera e vedranno crescere l’angoscia e l’inquietudine della fine della specie. Nell’unico uomo esistente, riportato in vita dalla fangosa terra liquefatta dall’acqua, riporranno la loro fede nel concepimento di un “salvatore del mondo”. Criccheddu, ultimo Adamo, rozzo bandito abbandonato da piccolo e svezzato dalle capre, che imparò prima a belare che a parlare, alla perpetua ricerca della propria madre e della propria identità, sarà in grado di mutare con il suo seme il destino degli uomini? O la Terra continuerà a dirigersi crudelmente verso il grande freddo del suo ultimo inverno?
Una storia aspra, crudelmente viscerale, incatenata ad una natura vestita di violenza e di forti contrasti, una storia che non regala neanche uno spicchio di futura prospettiva dove la morte, dopo aver attraversato quella sorta di brodo primordiale, prende il sopravvento lasciando cadere intorno a sé i salvifici brandelli di una creazione, di una annunciazione e di una resurrezione inutili e che con ateistica visione condurranno alla vittoria del Male incastonandola in un estremo ed eterno gelo.