I fratelli Kristmas
Letteratura italiana
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Babbo, il mio nome è Babbo Natale..
«Niklas, te lo dico chiaro e tondo: hai la pressione alle stelle, il cuore alle stalle, la circolazione in rovina, l’artrite al galoppo, la periartrite, l’artrosi, l’alitosi, la spondilite, l’ernia del disco, l’osteoporosi, le vene varicose, l’ulcera, il gomito del tennista, il ginocchio della lavandaia, l’orecchio del mercante, pochi globuli bianchi, pochi globuli rossi, niente piastrine e zero cervello! QUINDI OGGI TU NON ESCI, E’ CHIARO?» p. 16
E’ la notte del 23 dicembre, ed ormai è chiaro ed inequivocabile: le condizioni di salute di Babbo Natale, di cui all’incipit, impediscono categoricamente allo stesso di procedere alla consueta missione di distribuzione dei doni ai bambini di tutto il mondo. Che fare? Quale soluzione adoperare se non quella di coinvolgere e chiedere aiuto a Luciano Kristmas, fratello di Niklas, nonché uguagliatore con cui da oltre cinquant’anni quest’ultimo è in lite? Ma d’altra parte, ne va dello spirito del Natale, ne va di una delle ricorrenze più attese e, purtroppo, più commercializzate, e Santa Claus, vista la sua veste, deve cercare in ogni modo di tutelare questo spirito che è sempre più in decadenza.
I preparativi hanno inizio, gli orologi del tempo sono pronti e la slitta è carica. Allo scattare della mezzanotte tra il 24 e il 25 Dicembre, lo smilzo ed alto Luciano e, il nano picchiatore Efisio, partono alla volta del mondo. Ma, c’è sempre un ma. Luciano, infatti, non è d’accordo con la diseguagliata distribuzione dei pacchetti talché decide di dare ad ogni bambino n. 3 regali; doni questi che sarebbero dovuti servire a ripristinare, almeno per una volta, quell’uguaglianza che in realtà non esiste. Una sorta, dunque, di Babbo Natale, provvisorio, versione comunista. Peccato però che questa idea non sia ben vista dai “piani alti” ed in particolar modo dal cattivo di turno; Mister Flynch, perfido magnate del mondo dei giocattoli nonché dei parchi giochi di tutto il pianeta, pronto a ricorrere ad ogni espediente pur di realizzare i suoi malefici piani espansionistici. Al tutto si sommano Pietro, detto P, dodici anni, e Maddalena, detta Mad, di anni otto; giovani veneziani che trascorreranno la notte più impensabile e fantasiosa della loro vita.
Con “I fratelli Kristmas”, Giacomo Papi, dà vita ad un romanzo piacevole, che seppur partendo dal classico cliché – passatemi il termine – trito e ritrito dell’impossibilità di Babbo Natale di consegnare i regali, riesce, grazie ad uno stile ironico e leggero, a farsi apprezzare. E come il lettore è consapevole di non trovarsi innanzi ad un capolavoro né stilistico né di originalità, chiaramente detta pretesa è assente anche nelle intenzioni dello scrittore, il quale, si prefigge un obiettivo più sottile, di carattere morale, che ha quale destinatario niente meno che quello “spirito natalizio” sempre più distante, sempre più oggetto di consumismo, materialismo, frenesia agli (e degli) acquisti. E’ una critica che, grazie al “tradimento” dello standard di consegna da parte di Luciano, porta il lettore a riflettere su quelle che sono anzidette diseguaglianze e disparità (si pensi alla contessina dai diciassette nomi che avrebbe dovuto ricevere 135 regali rispetto al bambino di anni 3 abbandonato al freddo e al gelo con le crosticine sotto al naso e destinatario di alcun dono se non quella calda coperta di cui Luciano si priva pur di scaldarlo), che risveglia costui dal torpore, poiché per essere felici non occorre quello smartphone di ultima generazione ed appena uscito nelle sale espositive dei negozi (che ormai sono diventate dei veri e propri saloon dove ogni luce e dettaglio è studiato per invogliare il visitatore all’acquisto di quel buon e caro vecchio bisogno indotto, come l’economia politica insegna), basta molto meno, è sufficiente un piccolo pensiero purché questo sia capace di strappare un sorriso, al piccino ed ancora di più al grande (vittima/e inconsapevole/i di questa frenesia/guerra agli acquisti).
Un libro gradevole, senza pretese, adatto a chi cerca un testo leggero con cui trascorrere qualche ora lieta. Infine, degna di nota e perfettamente calzante la copertina: complimenti al disegnatore Gipi che ha creato una “vignetta” che nei suoi colori attrae e racchiude l’essenza del libro.
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Vidi un comunista volare vestito da Babbo Natale
Una piacevole storia sul Natale. Così si potrebbe sintetizzare a grandi linee il contenuto de “I fratelli Kristmas” di Papi, autore finora a me sconosciuto e scoperto per caso girando tra scaffali e banchetti in libreria, che si cimenta in questo lungo racconto dal sapore fortemente natalizio. Pienamente in tema col periodo.
La vicenda parte da un clichè narrativo trasversale che ha visto riproposizioni dello stesso tema in vari ambiti artistici, cinematografico soprattutto. Il tema in questione è l’impossibilità di Babbo Natale di consegnare i regali la notte di Natale. L’impiccio nel testo di Papi è il sopraggiungere di un’influenza che costringe Babbo Natale a letto. Ecco allora l’intervento provvidenziale di Luciano Kristmas, fratello di Niklas (alias Babbo Natale); l’unico in grado di sostituire con la sua figura smilza e aquilina il vecchio e grasso signor Natale. Luciano, un cosiddetto “uguagliatore”, accompagnato dal nano Efisio parte per consegnare nella notte più magica dell’anno miliardi di regali a tutti i bambini del mondo; con una curiosa variante sul tema: ogni bambino, che sia esso ricco o povero, ha diritto agli stessi regali. È questa la filosofia di Luciano, un uguagliatore ovvero una specie di comunista natalizio. Da questi presupposti si evolve la vicenda che vedrà coinvolti due bambini veneziani e un miliardario senza scrupoli, disposto a tutto pur di ottenere il controllo sul Natale in una rincorsa lunga una notte.
Lo stile è venato da una leggera ironia che ben si addice alla leggerezza della composizione e il lessico si adegua a questo tono narrativo. Non c’è la ricerca di virtuosismo compositivo da parte dell’autore e non c’è aspettativa di trovarsi in mano un capolavoro da parte del lettore. Premesse e tacito patto che aiutano ad apprezzare la fluidità e la lievità del romanzo. Sotto traccia corre l’intenzione morale dell’autore che, tramite l’alter ego Luciano ed il suo atteggiamento votato al socio-comunismo, punzecchia il famoso “spirito natalizio”, dietro al quale si nascondono frenesia, consumismo e materialismo. Il Natale non fa altro che acuire le differenze sociali esistenti al posto di ridurle: chi ha tanto riceve tanto, chi ha poco riceve di conseguenza e Luciano non sa darsi pace tanto da “tradire” lo standard di consegna del fratello. È una critica, seppur molto leggera visto il tenore generale del libro, alle disparità sociali alle quali ogni giorno assistiamo e in questo caso a ballare non sono milioni di euro, automobili extralusso, smartphone e computer, ma un semplice regalo, un dono capace di rendere felice un bambino anche per poche ore.
In conclusione si tratta di un libro piacevole, da leggere per trascorrere qualche ora di rilassatezza senza aspettarsi il capolavoro letterario e per scoprire da dove, curiosamente e allegoricamente, sia nato il Natale. Una nota di merito va, a mio avviso, al disegnatore Gipi, autore della copertina che riesce da un lato ad attrarre magneticamente il lettore e dall’altro a suggerire, senza svelare, il potenziale contenuto del libro, stuzzicando l’immaginazione di che vede il disegno.
“Grazie a lui aveva capito che neppure il Natale rendeva uguali le persone. Era diventato la festa in cui le differenze si facevano ancora più visibili e misurabili poiché si trasformavano in cose.”
FM